La rilevanza dell’IVA nella riscossione dei tributi

di Marco Castellani

Pubblicato il 20 giugno 2014



le attività locali di riscossione dei tributi gestite tramite società in house sono soggette ad IVA?

Con la recente risoluzione n. 56/E del 30 maggio 2014, l’Agenzia delle Entrate torna a rimarcare l’assoluta irrilevanza dello schema in house providing ai fini IVA.

 

Il modello in house providing, come da consolidata giurisprudenza comunitaria ed italiana, sussiste tutte le volte in cui un ente pubblico affida direttamente e senza procedura ad evidenza pubblica un servizio pubblico locale o strumentale ad una società interamente partecipata che opera in misura esclusiva o prevalente con l’ente stesso e sulla quale viene esercitato un controllo analogo a quello esercitabile se i servizi affidati fossero gestiti direttamente dall’ente.

L’evoluzione normativa e giurisprudenziale ha di fatto reso equivalente lo schema in house sui servi pubblici locali e sui servizi strumentali. Le società posso avere anche più enti pubblici soci, in questo caso si dovrà verificare l’esercizio congiunto del controllo analogo.

 

Ma se la legittimazione giuridica dell’in house ha trovato anche la sua valenza costituzionale (Sentenza Corte Costituzionale 46/2013), il Fisco non ha mai riconosciuto questo istituto come rilevante ai fini dell’inquadramento dei rapporti economici tra Enti e Società, puntando l’attenzione sull’esistenza o meno del “sinallagma” tra ente affidante e società partecipata.

In particolare occorre distinguere tra contributi e corrispettivi di servizi.

  1. I contributi in c/esercizio (art. 85 c. 1 DPR 917/86) sono a fondo perduto e hanno la funzione di abbattimento dei costi di gestione. Per l’ente o società che li riceve costituiscono ricavo di esercizio per competenza economica (art. 109 c. 1 DPR 917/86) e quindi indipendentemente dall’effettiva percezione poiché rileva il momento in cui esiste al certezza giuridica del trasferimento (sono imputati alla voce A5 dello schema di conto economico civilistico). L’ente locale contabilizza il contributo nell’intervento 05 della spesa corrente. Sotto il profilo fiscale non sono generalmente soggetti ad IVA (RM n. 162/E del 31/05/2002), salvo il caso in cui siano dovuti in base ad un contratto e pertanto sono direttamente riconducibili alla cessione di beni o alle prestazioni di servizio.

Il massiccio ricorso a questi contributi per sostenere i bilanci degli organismi partecipati ha reso, nel tempo, necessarie una serie di prese di posizione dell’Agenzia delle Entrate (R.M. n. 532 del 08/07/1994, RM n. 56/E del 07/04/1997, e RM n. 188/E del 07/12/2000) con le quali si precisa l’assoggettamento ad IVA in presenza di contratti o convenzioni che individuano un rapporto sinallagmatico tra ente e società. I contributi i c/esercizio sono soggetti a ritenuta alla fonte con aliquota del 4% a titolo di acconto (art. 28, c. 2. DPR 917/86) il cui versamento è posto a carico dell’ente locale.

 

b) Trasferimenti in conto impianti

I contributi in conto impianti (art. 88 c. 3 lett. B DPR 917/86) sono concessi per l’acquisto di specifici beni ammortizzabili. Per l’organismo partecipato non costituiscono né ricavi né sopravvenienze attive e concorrono a formare il reddito di esercizio in base al principio di competenza scegliendo tra due metodi alternativi così come previsto dai principi contabili per gli enti locali per i contributi in c/capitale e per gli oneri di urbanizzazione in sede di redazione del prospetto di conciliazione.

I due metodi sono:

      • costo netto: il costo di acquisto del bene è contabilizzato al netto del contributo stesso, per cui lo stesso contribuisce a determinare il risultato d’esercizio sotto forma di minori ammortamenti del cespite finanziato;

      • ricavo pluriennale: il costo del di acquisto del bene è contabilizzato al lordo del contributo, pertanto lo stesso viene contabilizzato tra i componenti positivi del conto economico (voce A5 dello schema di conto economico civilistico) e concorre a formare il reddito di esercizio sotto forme di quote di risconti passivi calcolati in proporzione alle corrispondenti quote di ammortamento del cespite finanziato.

L’ente locale contabilizza questi contributi nell’intervento 07  del titolo II della spesa dove vanno imputati anche i generici contributi in c/capitale (art. 88 c.3 DPR 917/86) che non sono, a differenza dei contributi in c/impianti,  legati all’obbligo di effettuare uno specifico investimento da parte dell’organismo partecipato che quindi si arricchisce patrimonialmente senza vincoli particolari salvo quelli legati al divieto di ricapitalizzazione di società in perdita. Tali contributi per l’organismo partecipato costituiscono delle sopravvenienze attive (voce E 20 dello schema di conto economico civilistico) e concorrono alla formazione del risultato d’esercizio, nell’esercizio di incasso o, in quote costanti, nel medesimo esercizio e nei quattro successivi.

Ai fini IVA, anche in questo caso, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta più volte ribadendo che la non rilevanza IVA dei contributi sussiste solo qualora non si configuri un rapporto sinallagmatico tra ente concedente e società beneficiaria (art. 2 c. 3 DPR 633/72).

A titolo di esempio con RM n. 110/E del 15/05/2003, in merito ai contributi erogati dal Comune a società sportive dilettantistiche per l’esecuzione, sulla base di apposite convenzioni, di opere di costruzione, rifacimento e completamento di campi da calcio insistenti sul territorio comunale, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che solo nel caso i cui i contributi sono relativi a realizzazioni che restano di proprietà del soggetto beneficiario e sono da lui stesso gestite, allora non costituiscono corrispettivi di prestazioni di servizi, in quanto anche se tali contribuiti sono concessi a condizione che l’opera sia ultimata, non configurano alcun obbligo di fare (CM 10/081998, n. 46 e RM n. 56/E del 07/04/1997). Se, al contrario, i beni sono di proprietà dell’ente locale magari affidati in concessione, allora si tratta di corrispettivi e sui contributi in c/impianti o in c/capitale va applicata l’IVA come precisato anche dalla più recente RM. N. 112/E del 23/05/2007 relativa ad opere di manutenzione straordinaria effettuate da una società che gestisce alloggi di edilizia sociale per conto dei comuni soci.

 

Sul tema si segnalano anche le risoluzioni: n. 37E/2007 (società strumentale servizi informatici), n. 155E/2008 (in tema di reverse charghe in edilizia) e la n. 34E/2013 con la quale il Fisco nell’analizzare i casi in cui si può parlare di effettivo contributo e non di corrispettivo, ribadisce che l’in house non rileva ai fini fiscali.

 

Procedendo ora ad analizzare la più recente 56E/2014, occorre rimarcarne l’importanza visto che molti Comuni, in attesa di una riforma compiuta di tutto il sistema della riscossione, per smarcarsi dal modello Equitalia hanno dato vita a società in house providing alle quali hanno affidato tutto il sistema della riscossione, financo quella coattiva.

 

Per l’Agenzia delle Entrate, il servizio di riscossione svolte da società in house non può ritenersi escluso dall’applicazione dell’IVA ai sensi dell’articolo 4 del DPR 633/72. Agli effetti dell’IVA tali società si configurano quali soggetti che esercitano attività commerciali, per i quali non rileva, la modifica apportata al quinto comma dell’articolo 4.

L’Agenza delle entrate prosegue nella sua analisi stabilendo che il corrispettivo che l’Ente riconosce alla società è imponibile ai fini IVA sia per l’attività di riscossione spontanea sia per quella coattiva nel loro complesso (gestione di ruoli e liste, nella notifica di cartelle ed avvisi di pagamento, nella ricezione di pagamenti, nel riconoscimento di eventuali dilazioni o sospensioni di pagamento, nell’attività di esecuzione forzata senza alcuna distinzione rispetto all’origine della pretesa).

L’esenzione ai fini IVA stabilita dall’articolo 10, primo comma, numeri 1 e 5 è relativo solo ad operazioni meramente di transito finanziario e prescinde dal soggetto che lo effettua (banca o altro soggetto).

A titolo di esempio l’eventuale compenso o commissione il servizio di versamento di imposte mediante F24, o di pagamento di altre entrate come il canone della RAI o il bollo automobilistico, rientrano nei casi di esenzione citati.

L’Agenzia precisa che qualora la società in house percepisca un compenso unico per l’intero servizio di accertamento, riscossione e liquidazione di tributi, nell’ambito del quale vi sia anche la remunerazione per le attività di mero transito finanziario esenti IVA, l’intero corrispettivo deve essere assoggettato ad IVA.



20 giugno 2014

Marco Castellani