Diario quotidiano del 25 giugno 2014: fattura elettronica, i chiarimenti dal’Agenzia

Pubblicato il 25 giugno 2014



F24: nuova causale contributo per l’Ente bilaterale nazionale; pubblicata in G.U. la legge di conversione del c.d. decreto IRPEF; S.P.A. con capitale sociale solo di € 50.000; Imu e Tasi senza sanzioni: risoluzione del MEF; indirizzo PEC univoco ed esclusivo per l’impresa; chiarimenti sulle novità della fatturazione elettronica: il fisco risponde anche ai quesiti su fattura differita e semplificata; correttivi congiunturali ai fini degli studi di settore per l’anno 2013; mancata convocazione dell’assemblea: sindaci responsabili con gli amministratori

 

Indice:

1) F24: nuova causale contributo per l’Ente bilaterale nazionale

2) Pubblicata in G.U. la legge di conversione del c.d. decreto “IRPEF

3) SpA con capitale sociale solo di € 50.000

4) Imu e Tasi senza sanzioni: risoluzione del MEF

5) Indirizzo Pec univoco ed esclusivo per l’impresa: circolare Mise

6) Chiarimenti sulle novità della fatturazione elettronica: il fisco risponde anche ai quesiti su fattura differita e semplificata

7) Correttivi congiunturali ai fini degli studi di settore per l’anno 2013

8) Mancata convocazione dell’assemblea: sindaci responsabili con gli amministratori

 

 

1) F24: nuova causale contributo per l’Ente bilaterale nazionale

I datori di lavoro devono riportarla nell'apposita sezione “Inps” della delega di pagamento unificato, in corrispondenza del campo denominato “importi a debito versati”.

Nel modello F24 si scrive “Ebin” e i contributi trovano la corretta via per arrivare all’Ente bilaterale nazionale. Con la risoluzione n. 66/E del 23 giugno 2014, l’Agenzia delle entrate ha, infatti, istituito la specifica causale contributo con la quale i datori di lavoro dovranno versare le somme destinate alla previdenza.

La genesi di “Ebin” affonda le sue radici nella convenzione siglata dall’Amministrazione finanziaria e l’Inps il 9 gennaio 2008, che ha individuato nella delega di pagamento unificato il miglior mezzo per il versamento dei contributi.

La nuova causale deve essere esposta nella sezione “Inps” del modello, in corrispondenza del campo “importi a debito versati”. La compilazione dell’F24 si completa, poi, indicando negli specifici campi il codice della sede Inps competente e la matricola Inps dell’azienda. Infine, nel campo “periodo di riferimento”, vanno riportati il mese e l’anno di competenza nella colonna “da mm/aaaa”, mentre non va riempita la colonna “a mm/aaaa”.

 

2) Pubblicata in G.U. la legge di conversione del c.d. decreto “IRPEF

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 143 del 23 giugno 2014 è stata pubblicata la Legge 89 del 23 giugno 2014 di conversione del D.L. 66/2014

La Camera ha approvato definitivamente il Ddl di conversione del decreto legge Si prevede l’erogazione del bonus mensile da 80 euro ai lavoratori dipendenti, il taglio Irap del 10% e l’innalzamento della tassazione delle rendite finanziarie al 26% (con l’aumento della tassazione sui fondi pensione dall’11 all’11,5%).

Nel pacchetto di misure fiscali contenute nel provvedimento figurano anche il versamento in tre rate (16 giugno, 16 settembre e 16 dicembre) dell’imposta sulla rivalutazione dei beni d’impresa e il calendario Tasi (16 giugno la prima rata per i Comuni in regola con le nuove aliquote, 16 ottobre gli altri). Il testo riammette inoltre i contribuenti alla rateizzazione Equitalia.

Ecco in breve le principali misure contenute nel testo.

- BONUS IRPEF: si prevede un bonus fiscale pari a 640 euro per i lavoratori dipendenti con redditi non superiori a 26.000. Il credito è riconosciuto automaticamente da parte dei sostituti d’imposta, a partire dal primo periodo di paga utile successivo al 24 aprile 2014. Per effetto delle modifiche apportate al Senato si affida alla legge di stabilità 2015 la stabilizzazione della misura, con l’impegno di prevedere misure fiscali che privilegino il carico di famiglia. Il sostituto d’imposta recupera le somme versate mediante compensazione

- OK A TAGLIO IRAP: Il taglio del 10% per le imprese è in via strutturale e viene finanziato con l'aumento del prelievo sulle rendite finanziarie dal 20 al 26%.- VIA ALLE AUTO BLU: Saranno solo cinque per ministero. I sottosegretari, aveva annunciato Renzi presentando la misura, andranno a piedi.- RENDITE FINANZIARIE: L’aliquota della tassazione dei redditi di natura finanziaria passa dal 20 al 26% a decorrere dal 1° luglio 2014; contestualmente si introduce, in via compensativa, un credito di imposta in favore delle Casse di previdenza private e un elevamento all’11,5%, per l’anno 2014, dell'aliquota sui fondi pensione.

- DALLE BANCHE 1,8 MLD: La misura servirà come copertura del bonus. Ad aumentare dal 12% al 26% è la tassazione sulle plusvalenze ottenute da banche e assicurazioni con la rivalutazione delle quote possedute nel capitale di Bankitalia.

- ALTRI 8 MLD DA P.A. A IMPRESE: Il governo ha sbloccato altri 8 miliardi di debiti verso le imprese. E conta sul fatto che questi, insieme agli altri già mobilitati, genereranno nel biennio 2014-2015 1,6 miliardi di incassi Iva.

- TASI: tra le novità introdotte al Senato c’è l’atteso rinvio del pagamento della Tasi al 16 ottobre nei Comuni che non hanno deliberato l’aliquota. La misura - che per arrivare entro la scadenza iniziale del 16 giugno è stata approvata anche in un apposito decreto che verrà fatto decadere - vale solo per il 2014. Il versamento dell'acconto Tasi è previsto entro il 16 giugno nei Comuni che hanno deliberato l’aliquota entro fine maggio; slitta al 16 ottobre per quelli che deliberano entro il 10 settembre; in unica soluzione il 16 dicembre per chi non ha deliberato in tempo (applicando l’aliquota base dell’1 per mille).

- CARO PASSAPORTO: per ottenere il rilascio del passaporto (oltre al costo del libretto) si dovranno sborsare 73,50 euro.

- TAGLIO A RAI, SALVE LE SEDI: Per la Rai si conferma il taglio di 150 milioni. Salve le sedi regionali e si potrà procedere alla cessione di quote di Rai Way. La tv pubblica e la Consip sono invece escluse dai tagli alle partecipate dello Stato che dovranno ottenere risparmi di almeno il 2,5% nel 2014 e 4% nel 2015.- SALVA-CASSE: Aumenta dall’11 all’11,5% il prelievo sui fondi pensione per concedere un credito di imposta alle casse previdenziali.

- MENO SPAZIO PER DIPENDENTI: Lo spazio destinato al lavoro dei dipendenti pubblici si restringe da 44 a 24 metri quadrati.

L’obiettivo è quello di risparmiare sugli affitti.

- TETTO A STIPENDI PUBBLICI ANCHE MAGISTRATI: Il limite è a 240.000 euro per gli stipendi del settore pubblico. Non sarà retroattivo e non riguarderà le pensioni. Toccherà però i magistrati.

- LOTTA ALL’EVASIONE:

Il provvedimento dispone che il Governo dovrà attuare un programma per la definizione di ulteriori misure al fine di conseguire nell’anno 2015 un incremento di almeno 2 miliardi di euro di entrate dalla lotta all’evasione fiscale rispetto a quelle ottenute nell’anno 2013, e destina le maggiori entrate alla copertura del decreto-legge.

- TASSA SUL FUMO: proroga dell’incremento del prelievo fiscale sui prodotti da fumo.- EQUITALIA: Si consente ai contribuenti che sono decaduti dal beneficio della rateizzazione dei debiti fiscali di richiedere, entro e non oltre il 31 luglio 2014, la concessione di un nuovo piano di rateazione.

- AGRICOLTURA: Con riferimento al settore agricolo, si segnalano gli interventi rivolti alla riduzione delle aliquote ordinarie IRAP, alla rideterminazione delle modalità di tassazione delle agroenergie e alla ridefinizione del perimetro delle esenzioni dall'IMU dei terreni montani e di collina.

 

3) SpA con capitale sociale solo di € 50.000

Dimezzato il capitale necessario per costituire una società per azioni. Ridotta poi la platea degli enti sottoposti a controllo legale.

SpA con 50 mila euro di capitale ed esclusione, nelle srl, degli obblighi di controllo legale legati a un ammontare minimo del capitale sociale. Sono queste le modifiche di maggior rilievo apportate agli art. 2327 e 2477 del codice civile dal dl sulla crescita e la produttività approvato il 13 giugno scorso dal Consiglio dei ministri.

Semplificazioni riguardano anche procedure di stima nei conferimenti e l’esercizio del diritto di opzione nella emissione di nuove azioni.

Viene consentito di costituire una SpA con un capitale ridotto, e quindi anche in sede di sottoscrizione dell'atto costitutivo il 25% dei conferimenti in denaro da versare in banca da parte dei soci (ex art. 2342 c.c.) si ridurrà da 30.000 euro a 12.500. Nei casi di conferimenti in natura o crediti e nelle spa unipersonali il capitale da conferire o versare in banca in unica soluzione sarà invece di 50.000 euro;

Riguardo le perdite, l'art. 2447 c.c., in particolare, prevede che gli obblighi legati alla perdita di oltre 1/3 del capitale che riduca lo stesso al di sotto del minimo legale andranno a prodursi quando il capitale, per effetto di perdite, si riduca al di sotto degli 80.000. Tale limite, d'ora in avanti sarà pari a 33.333. In altri termini solo qualora il capitale scendesse al di sotto di quest’ultimo valore i soci saranno obbligati alla ricapitalizzazione (immediata), alla trasformazione regressiva o allo scioglimento della società.

Meno controlli nelle Srl

Dopo aver ridotto il numero dei controllori da 3 a uno nelle Srl, il legislatore interviene con ulteriore “mannaia” sull’organo di controllo. Con modifiche mirate all’art. 2477 c.c., infatti, viene “sciolto”, il vincolo tra l’obbligo di nomina dell’organo di controllo monocratico o di un revisore’ e capitale sociale, rendendo del tutto irrilevante l’ammontare di quest’ultimo ai fini della nomina del controllore (come peraltro avviene negli altri ordinamenti europei).

In pratica, d’ora innanzi la nomina dell’organo di controllo sarà legata esclusivamente al superamento dei parametri che obbligano la società alla redazione del bilancio in forma ordinaria, al fatto che la Srl sia tenuta alla redazione del bilancio consolidato o che controlli una società legata a sua volta al controllo legale dei conti. Di contro l’ammontare del capitale sociale, pari a 50 mila o a 120 mila euro, non determinerà più alcun obbligo di nominare un controllore.

 

4) Imu e Tasi senza sanzioni: risoluzione del MEF

Non si applicano sanzioni e interessi per mancato o insufficiente versamento di Imu e Tasi. Lo stesso vale anche per gli enti non commerciali.

Lo ha precisato la risoluzione n. 1/DF del 23 giugno 2014 del Dipartimento Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) chiamato a rispondere a numerosi quesiti formulati dai comuni in merito all’applicabilità di sanzioni e interessi nel caso in cui, alla data del 16 giugno 2014, non sia pervenuto o risulti insufficiente il versamento da parte dei contribuenti della prima rata del tributo per i servizi indivisibili (Tasi) e dell’imposta municipale propria (Imu). La risposta dei tecnici di via dei Normanni è stata offerta basandosi sui principi dello Statuto dei diritti del contribuente.

Difatti, la Legge n. 212/2000, partendo dall’assunto che i rapporti tra contribuente e amministrazione finanziaria sono improntati al principio della collaborazione e della buona fede stabilisce, che:

- non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, che si è conformato a indicazioni contenute in atti dell’amministrazione finanziaria, ancorché successivamente modificate dall’amministrazione medesima, o quando il suo comportamento è posto in essere a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni od errori dell’amministrazione stessa;

- le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria o quando si traduce in una mera violazione formale senza alcun debito di imposta.

Nel documento di prassi si precisa inoltre che, considerata la situazione di incertezza normativa che ha caratterizzato l’istituzione della TASI con conseguenze anche sul versamento IMU, l’inapplicabilità delle sanzioni si estende anche agli enti non commerciali i quali entro il 16 giugno 2014 avrebbero dovuto versare l’IMU a saldo dell’anno 2013, nonché la prima rata IMU e TASI, ove dovute, per l’anno 2014.

 

5) Indirizzo Pec univoco ed esclusivo per l’impresa: circolare Mise

Ai fini del corretto adempimento degli obblighi pubblicitari presso il Registro delle imprese per le imprese (societarie o individuali) e per i professionisti iscritti ad albi ed elenchi è necessaria l’iscrizione di un indirizzo Pec univocamente ed esclusivamente riferibile a ciascuno di essi.

Esiste, dunque, l’obbligo di utilizzare un proprio ed esclusivo indirizzo Pec da parte di ogni singola impresa senza alcuna possibilità di eccezione, tanto che le Camere di commercio sono tenute a procedere alla cancellazione del duplicato ogni volta che, dietro segnalazione, rilevano una riproduzione dei citati indirizzi di posta elettronica certificata.

Lo ha ribadito il Ministero dello Sviluppo Economico, con la circolare n. 3670 del 23 giugno 2014.

L’Agenzia per l’Italia Digitale informa di aver ricevuto una comunicazione dall’Inail nella quale si evidenzia la presenza nel Registro delle imprese di un elevato numero di indirizzi Pec condivisi da due o più imprese.

A tal riguardo ha richiesto al Mise, in vista della necessità di aggiornare il suddetto Registro, di contribuire a rimuovere le duplicazioni ora presenti. Il Mise si adopererà, così, al fine di individuare e applicare le modalità e le procedure per rendere disponibile in tempo reale sia le informazioni acquisite mediante interrogazione del portale sulle imprese sia gli aggiornamenti dei dati per i quali è prevista la trasmissione massiva a favore delle pubbliche amministrazioni richiedenti.

 

6) Chiarimenti sulle novità della fatturazione elettronica: il fisco risponde anche ai quesiti su fattura differita e semplificata

È una fattura elettronica anche quella cartacea trasformata in documento informatico per essere spedita e ricevuta dal destinatario via posta elettronica. Al contrario, non possono essere considerate elettroniche le fatture che, seppur create tramite un software di contabilità, vengono inviate e ricevute in formato cartaceo. Via libera, inoltre, al documento fiscale digitale anche senza un precedente accordo con il destinatario e all’utilizzo dei sistemi tecnologici che si ritengono più idonei a garantire i requisiti di autenticità e integrità della fattura elettronica. Sono questi alcuni dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 18/E del 24 giugno 2014 che, alla luce delle modifiche agli artt. 21 e 39 del DPR n. 633/1972 (introdotte dalla Legge di Stabilità 2013), detta nuove indicazioni per il corretto adempimento dell’obbligo di fatturazione in formato elettronico. Il documento di prassi risponde, inoltre, ai quesiti sottoposti all’Amministrazione in tema di fattura differita e semplificata.

L’invio e la ricezione fanno la differenza

La circolare chiarisce che per distinguere le fatture elettroniche da quelle cartacee non è rilevante il formato (elettronico o cartaceo) utilizzato per la sua creazione, bensì la circostanza che la fattura sia in formato elettronico quando viene emessa o messa a disposizione, ricevuta e accettata dal destinatario. Così, ad esempio, non possono essere considerate elettroniche le fatture che, seppure create in formato elettronico tramite un software di contabilità, vengono successivamente inviate e ricevute in formato cartaceo. Al contrario, possono essere considerate fatture elettroniche quelle che, seppur create in formato cartaceo, vengono successivamente trasformate in documenti informatici e inviate e ricevute tramite posta elettronica. Viene, inoltre, espressamente chiarito che la fattura può essere elettronica per chi la emette e analogica per chi la riceve e viceversa. Laddove l’emittente trasmetta o metta a disposizione del ricevente una fattura elettronica, quest’ultimo può non accettare il processo, e la fattura si considererà elettronica in capo al primo, con conseguente obbligo di conservazione elettronica, e analogica in capo al ricevente.

I tratti distintivi della fattura elettronica

In relazione all’obbligo, previsto dall’art. 21 del DPR n. 633/1972, di assicurare l’autenticità dell’origine, l’integrità del contenuto e la leggibilità della fattura elettronica, la circolare precisa che sono tenuti a garantire il rispetto di questi requisiti sia il fornitore/prestatore sia il cessionario/committente, anche adottando modalità indipendenti l’uno dall’altro. La circolare, richiamando quanto previsto dalle note esplicative alla Direttiva 2010/45/UE, precisa che l’origine di una fattura si considera autentica quando l’identità del fornitore/prestatore o dell’emittente sono certi e che l’integrità del contenuto è garantita anche quando varia il formato della fattura (conversione in altri formati, come ad esempio da MS word a XML), a patto che i dati non siano alterati. Infine, il documento di prassi ricorda che il requisito di leggibilità deve essere garantito per tutto il periodo di archiviazione della fattura attraverso un visualizzatore adeguato e affidabile del formato elettronico.

Come garantire i requisiti di autenticità e integrità

Chi emette la fattura elettronica, come previsto dalla nuova formulazione dell’art. 21 del DPR n. 633/1972, può utilizzare i sistemi tecnologici che ritiene più idonei a garantire i requisiti di autenticità e integrità. La circolare prende in esame a titolo esemplificativo i sistemi di controllo di gestione, la firma elettronica e i sistemi EDI. In particolare, chiarisce che chi sceglie di utilizzare un sistema di controllo di gestione deve assicurarsi che non venga conservata soltanto la fattura ma che, per tutto il ciclo di vita del documento, sia disponibile anche la documentazione che ne garantisce l’autenticità e l’integrità, consentendo cioè che il valore di un componente sia verificabile almeno con una fonte indipendente.

Invio delle fatture più flessibile

Il nuovo art. 21 del DPR n. 633/1972 non richiede più il “previo accordo con il destinatario” per avvalersi della trasmissione elettronica della fattura. È quindi sufficiente l’accettazione da parte del destinatario del mezzo di trasmissione utilizzato. Inoltre, è possibile trasmettere per via elettronica allo stesso destinatario più fatture elettroniche raccolte in un unico lotto, inserendo una sola volta le informazioni comuni (come ad esempio le generalità dell’emittente, la partita Iva, la data di emissione, ecc.), a patto che sia possibile accedervi da ogni fattura. La circolare chiarisce, infine, che, anche nel caso in cui il destinatario non accetti il documento elettronico, l’emittente può comunque procedere all’integrazione del processo di fatturazione con quello di conservazione elettronica, sempre che siano rispettati i requisiti di autenticità, integrità e leggibilità dal momento della sua emissione fino al termine del periodo di conservazione.

Ok alla fattura differita anche per le prestazioni di servizi

Gli operatori economici possono emettere fattura differita anche in caso di prestazioni di servizi, e non più solo in presenza di cessione di beni, a patto che nel documento siano indicate nel dettaglio le operazioni effettuate e che sia disponibile la relativa documentazione commerciale attestante la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti.

La fattura semplificata si fa ancora più snella

Nella fattura semplificata, prevista per importi non superiori a 100 euro, è possibile, senza precludere l’esercizio del diritto alla detrazione, riportare alternativamente o gli elementi “tradizionali” (ditta, denominazione, nome, cognome, ecc.) o, a seconda dei casi, il codice fiscale, la partita Iva, il numero di identificazione Iva per i soggetti passivi stabiliti in altro Stato Ue.

Inoltre, in fase di registrazione, è possibile riportare soltanto il numero di partita Iva o il codice fiscale del cessionario/committente, se questo è l’unico dato indicato. In più, in modalità semplificata, la fattura rettificativa può essere emessa a prescindere dall’importo certificato. Da ultimo, la circolare conferma che anche la fattura semplificata può sostituire la fattura-ricevuta fiscale.

 

7) Correttivi congiunturali ai fini degli studi di settore per l’anno 2013

Con il D.M. 2 maggio 2014, pubblicato in G.U. n.108 del 12 maggio 2014, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha approvato la revisione congiunturale speciale degli studi di settore per il periodo di imposta 2013, che individua specifici correttivi (si tratta di riduzioni che vanno ad abbassare il ricavo minimo e puntuale emergente dalla prima analisi di congruità e normalità economica) da applicare al software Gerico al fine di tenere conto degli effetti prodotti dalla crisi economica.

I correttivi, individuati tanto per le imprese quanto per i soggetti che producono reddito di lavoro autonomo (prevalentemente i professionisti), sono sostanzialmente invariati rispetto allo scorso anno.

Quattro correttivi riguardano le imprese e, precisamente:

- modifica dei valori soglia dell’indicatore della durata delle scorte: tale correttivo, che incide sull’analisi di normalità economica e agisce sull’indicatore “Durata delle scorte”, neutralizza l’effetto dell’invenduto delle imprese non congrue. Condizione per l’accesso al correttivo è la presenza di un calo dei ricavi 2013 rispetto al 2012 e che abbiano valori coerenti sulle rimanenze iniziali;

- riproposizione dei correttivi specifici per l’incremento del prezzo dei carburanti: tale correttivo, che incide sulla verifica di congruità, agisce per gli studi VG72A (taxisti), VG72B (altri trasporti di passeggeri) e VG68U (autotrasportatori e servizi di trasloco) tenendo conto dell’andamento del costo del carburante nel periodo di riferimento; essendo stato traslato nei prezzi/tariffe delle prestazioni, ha inevitabilmente ridotto la marginalità delle imprese;

- correttivi congiunturali di settore: tali correttivi, che incidono sulla verifica di congruità, hanno la funzione di adattare la formula di regressione di stima dei ricavi tenendo conto proprio dell’andamento del settore di appartenenza. Tale categoria di correttivi agisce in modo automatico sul valore teorico dei ricavi stimati per tutte le imprese non congrue e terrà conto oltre che dello studio anche del cluster di appartenenza dell’impresa;

- correttivi congiunturale individuali: tali correttivi, che incidono sulla verifica di congruità, agiscono per la parte di crisi evidenziata dall’impresa in maggior misura rispetto a quella del settore di appartenenza. Il correttivo agisce a condizione che l’impresa abbia sostenuto nel 2013 costi variabili di entità inferiore rispetto al biennio precedente (ovvero 2012 e 2011). La determinazione dell’entità del correttivo è modulata per settore/cluster e territorialità dell’impresa.

Anche per quanto riguarda le attività professionali vengono riproposti i medesimi correttivi previsti per lo scorso anno anche se, ovviamente, con effetti applicati all’andamento della crisi del 2013. Per tali soggetti:

- il correttivo congiunturale di settore viene determinato sulla base dell’andamento della riduzione delle tariffe professionali per gli studi che basano la stima dei compensi sulla base delle prestazioni professionali effettuate;

- il correttivo congiunturale individuale è basato sull’incidenza dei compensi relativi agli incarichi per i quali sussistono solo saldi/acconti rispetto a quelli iniziati e completati nell’anno.

Campo “note aggiuntive”

I richiamati correttivi per la crisi, anche se mirano a cogliere il massimo dettaglio (settore, individualità e territorio), hanno inevitabilmente una valenza generalizzata e conseguentemente potrebbero sussistere situazioni in cui il contribuente non si riconosce nell’analisi e nei conseguenti correttivi applicati. Va, infatti, sottolineato che le tendenze riscontrate sono dei valori medi che rappresentano, ancor più degli scorsi anni, gruppi di imprese con una variabilità estremamente rilevante.

Per conseguenza occorre, ancor più degli scorsi anni, segnalare eventuali anomalie, anche con riferimento alla situazione di crisi, nel campo “note aggiuntive” del modello dello studio di cui l’Amministrazione finanziaria deve tenere conto già in fase di selezione dei soggetti da sottoporre a controllo. Occorre inoltre ricordare che tali segnalazioni potrebbero portare ad approfondimenti di analisi e modifiche qualora i correttivi non fossero risultati adeguati in determinate casistiche.

 

8) Mancata convocazione dell’assemblea: sindaci responsabili con gli amministratori

Decisione della Suprema Corte nel campo civilistico: i sindaci sono responsabili in via solidale con gli amministratori quando, in caso di perdite che superano il capitale sociale, non convocano l’assemblea per gli opportuni provvedimenti. Il danno risarcibile va imputato in solido a tutti gli amministratori e sindaci che si erano succeduti negli esercizi nei quali le perdite si sono prodotte.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10452 del 14 maggio 2014.

Nel caso di specie, il curatore fallimentare di una cooperativa a responsabilità limitata conveniva in giudizio tutti gli amministratori e sindaci succedutesi nella gestione della società durante gli esercizi in cui la perdita aveva completamente eroso il capitale sociale. L’obbligo di adottare gli opportuni provvedimenti, che il codice prevede in dette situazioni, doveva già essere assolto alla chiusura del bilancio in cui il capitale risultava completamente eroso per perdite, ed inoltre le perdite erano continuate negli esercizi sociali successivi.

Il danno imputato solidalmente ad amministratori e sindaci è stato quantificato dal giudice di prime cure pari alla perdita realizzata dalla società nei due esercizi.

La sentenza della Cassazione, confermando le pronunce di primo e di secondo grado, individua nella «prosecuzione dell’attività, malgrado le perdite dell’intero capitale sociale, la condotta illecita degli amministratori e nella mancata assunzione di iniziative la fonte di responsabilità dei sindaci».

A riguardo, secondo i giudici di legittimità, non rappresenta un esimente, per i sindaci subentranti, il fatto che alcune irregolarità (in particolare la perdita che erodeva il capitale) già emergessero nei bilanci approvati anteriormente alla loro nomina.

 

Vincenzo D’Andò