Diario quotidiano del 19 giugno 2014: parte il riordino della normativa sul diritto d’autore

Pubblicato il 19 giugno 2014



frode carosello e fatture false; direttiva sulla risoluzione delle crisi bancarie; avvio del riordino della materia dei diritti connessi al diritto d’autore; TASI: nuovi termini di versamento dell’acconto; obbligo del POS dal 30 giugno; modello 730/2014: rimborsi superiori a 4.000 euro; aggiornamento del catasto terreni: funzionalità di Pregeo 10; D.L. Irpef: Camera, sì definitivo al testo

 

 Indice:

 1) Frode carosello e fatture false

 2) Direttiva sulla risoluzione delle crisi bancarie

 3) Avvio del riordino della materia dei diritti connessi al diritto d’autore

 4) TASI: nuovi termini di versamento dell’acconto

 5) Obbligo del POS dal 30 giugno

 6) Modello 730/2014: rimborsi superiori a 4.000 euro

 7) Aggiornamento del catasto terreni: efficienza e velocità con le nuove funzionalità di Pregeo 10

 8) D.L. Irpef: Camera, sì definitivo al testo

 

 

1) Frode carosello e fatture false

Frode carosello, la prova è del fisco. Infatti, la detrazione Iva non può essere negata all’imprenditore che acquista dalla cartiera se questa ha una parvenza di regolarità che prova la sua buona fede.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 13787 del 17 giugno 2014. Respinto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria. La buona fede dell’operatore è dimostrata dalla parvenza di regolarità della cartiera.

Fatture false, ok detrazioni Iva. Diventa difficile per il Fisco dimostrare le fatture soggettivamente false. Con l’ordinanza n. 13792 del 17 giugno 2014 la Corte di Cassazione ha stabilito che la detrazione Iva, nell’ambito di una presunta frode carosello, non può essere negata dall’Amministrazione all’impresa che ha avuto pochissimi contatti con la cartiera. In queste circostanze, quindi, si ritiene provata la buona fede del contribuente. Respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.

Accertamento prima dei sessanta giorni. L’Agenzia delle Entrate può emettere l’accertamento anche prima del termine di 60 giorni se l'atto impositivo scaturisce da controlli a tavolino dell’ufficio, in questo caso sul questionario, e non da una vera e propria ispezione nella sede del contribuente. A tanto è giunta la Corte di cassazione con la sentenza n. 13588 del 13 giugno 2014 che ha accolto il secondo motivo del ricorso presentato dall’Amministrazione finanziaria. I giudici di legittimità hanno ribaltato il verdetto pronunciato dalla Commissione tributaria di Torino che aveva invece ritenuto necessari più di 60 giorni in caso di mancanza di particolare urgenza per le verifiche, per spiccare l’atto impositivo.

 

2) Direttiva sulla risoluzione delle crisi bancarie

Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 12 giugno 2014 (L 173) è stata pubblicata la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 maggio 2014 che armonizza le procedure per la risoluzione delle crisi degli enti creditizi o delle imprese di investimento. Lo comunica Assonime con una nota del 17 giugno 2014.

La novità principale della direttiva è l’introduzione del principio secondo cui, al fine di limitare l’impatto sui bilanci pubblici degli interventi per il salvataggio delle banche in difficoltà (bail-out), la copertura delle perdite è affidata in primo luogo agli azionisti, agli obbligazionisti e ai creditori delle stesse (bail-in).

La direttiva prevede che ogni ente prepari e tenga aggiornato, in via preventiva, un piano di risanamento, sottoposto alla valutazione dell’autorità competente, che indichi le misure che l’ente sarà tenuto a prendere per ripristinare la sua situazione finanziaria a seguito di un eventuale deterioramento significativo.

La procedura di risoluzione viene avviata quando un’autorità competente, previa consultazione dell’autorità di risoluzione, determina che l’ente è in dissesto o a rischio di dissesto. Un ente è considerato tale quando viola i requisiti per il mantenimento dell’autorizzazione (o è probabile che li violi in un prossimo futuro); quando le sue attività sono inferiori alle passività (o è probabile che lo siano in un prossimo futuro); quando non è in grado di pagare i propri debiti in scadenza (o è probabile che non li sia in un prossimo futuro); quando necessita di un sostegno finanziario pubblico straordinario (tranne casi specifici individuati dalla direttiva).

Tra i principi che governano la risoluzione vi sono: che azionisti e creditori sostengano una quota adeguata delle perdite (gli azionisti sostengono le perdite per primi e i creditori le sostengano dopo gli azionisti, purché nessun creditore subisca perdite superiori a quelle che avrebbe subito se l’ente fosse stato liquidato con procedura ordinaria di insolvenza); che gli organi di amministrazione e la direzione della banca vengano in linea di massima sostituiti; che i costi della risoluzione siano ridotti al minimo; che i creditori della stessa categoria ricevano pari trattamento; che i depositi protetti siano interamente salvaguardati.

Gli strumenti di risoluzione, che possono essere utilizzati individualmente o in combinazione tra loro, sono:

- la vendita dell’attività d’impresa;

- la costituzione di un ente-ponte, cioè la cessione di tutte le attività, i diritti e le passività o di parte di essi a un ente interamente o parzialmente di proprietà di un’autorità pubblica;

- la separazione delle attività non in sofferenza dell’ente da quelle deteriorate o in sofferenza;

- il bail-in (svalutazione e conversione dei titoli) degli azionisti e dei creditori dell’ente. In particolare, azionisti e creditori partecipano al piano di ristrutturazione fino a un limite massimo dell’8 per cento delle passività della banca, e secondo una precisa gerarchia di intervento (azionisti, obbligazionisti junior, obbligazionisti senior e titolari di depositi oltre i 100.000 euro). Sono esclusi in ogni caso dal bail-in i depositi sotto la soglia dei 100.000 euro, le passività garantite e quelle nei confronti dei dipendenti per retribuzioni e pensioni.

Nel caso in cui i fondi forniti da azionisti, obbligazionisti e creditori non siano sufficienti, è previsto il ricorso al fondo unico di risoluzione per un ammontare fino al 5% delle passività della banca in crisi.

Gli Stati membri devono recepire la direttiva entro il 31 dicembre 2014. In parallelo è stato approvato un regolamento (non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) che istituisce un sistema centralizzato a livello europeo per la gestione delle crisi bancarie. Il regolamento sarà direttamente applicabile; il suo ambito di applicazione comprenderà gli Stati membri “partecipanti”, cioè quelli la cui moneta è l’euro, e gli Stati membri non partecipanti che abbiano instaurato una cooperazione stretta con la BCE ai sensi dell’articolo 7 del regolamento (UE) n. 1024/2013 sul meccanismo unico di vigilanza.

 

3) Avvio del riordino della materia dei diritti connessi al diritto d’autore

Con il DPCM 17 gennaio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 102 del 5 maggio 2014, è stato avviato il riordino della materia dei diritti connessi al diritto d’autore, che tiene conto della liberalizzazione dell’attività di amministrazione e intermediazione di tali diritti introdotta dal decreto legge n. 1/2012.

Il DPCM, come rileva Assonime con una nota del 17 giugno 2014, reca anzitutto la definizione di artista primario e comprimario nel settore musicale e in quello cinematografico, cioè dei titolari dei diritti connessi. Il decreto fissa poi i criteri di ripartizione dei compensi dovuti agli artisti interpreti ed esecutori da parte degli utilizzatori; viene previsto in particolare che le imprese di intermediazione dei diritti connessi concludano accordi sulle condizioni e le modalità con cui favorire la più equa e celere ripartizione dei compensi dovuti ai rispettivi mandanti. Nei casi in cui i compensi sul medesimo fonogramma o sulla medesima opera cinematografica siano dovuti ad aventi diritto appartenenti a diverse imprese intermediarie, l’eventuale mancato accordo tra intermediari entro novanta giorni dall’adozione del DPCM impone all’utilizzatore di versare i compensi secondo il criterio di ripartizione più favorevole al comprimario.

Il decreto stabilisce inoltre le modalità di ripartizione dei compensi derivanti dalla riproduzione privata, ad uso personale, di fonogrammi e di videogrammi, prevedendo l’attribuzione dei compensi a ciascuno dei soggetti intermediari dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori in misura percentuale rapportata, separatamente per il settore audio e per il settore video, all’ammontare dei diritti degli artisti stessi amministrati da ciascuno degli intermediari.

Per consentire un’adeguata circolazione delle informazioni, funzionale all’attività di intermediazione, e l’interoperabilità dei sistemi informativi, sono previsti specifici obblighi di comunicazione: i produttori e i distributori, anche attraverso le associazioni di categoria, devono comunicare alle società di gestione collettiva, entro trenta giorni dalla data di distribuzione o utilizzazione dell’opera, l’elenco dei fonogrammi da essi prodotti e distribuiti, con l’indicazione degli artisti interpreti ed esecutori che vi hanno preso parte. Ai fini dei compensi di cui agli articoli 73 e 73-bis della legge sul diritto d’autore, gli utilizzatori hanno l’obbligo di comunicare ai produttori o alle associazioni di categoria, entro trenta giorni dalla data di utilizzazione, comunicazione o diffusione, l’elenco dei fonogrammi utilizzati, comunicati al pubblico o diffusi. Ai fini dei compensi di cui agli articoli da 80 a 84 della legge sul diritto d’autore, gli utilizzatori devono comunicare alle società di gestione collettiva, entro trenta giorni dalla data di utilizzazione, comunicazione, diffusione rappresentazione o divulgazione, l’elenco delle opere cinematografiche o assimilate commercializzate, comunicate al pubblico, diffuse, rappresentate o comunque pubblicamente divulgate.

Il decreto rinvia a successivi provvedimenti il completamento del riordino della materia dei diritti connessi per le parti da esso non disciplinate.

 

4) TASI: nuovi termini di versamento dell’acconto

Sono stati rivisti i termini di versamento dell’acconto che, rispetto alla norma originaria, non variano più a seconda del tipo di immobile.

Per determinare la scadenza occorre distinguere a seconda della data di pubblicazione, nel sito informatico del MEF, della deliberazione di approvazione delle aliquote e delle detrazi­oni, come illustrato nella tabella seguente.

In tutti i casi il saldo va versato entro il 16 dicembre 2014.

Data di pubblicazione della delibera

Acconto (50%) da versare entro

entro il 31 maggio 2014

(invio deliberazione entro il 23 maggio)

- il 16 giugno 2014, applicando l’aliquota e le detrazioni deliberate dal comune.

Se la deliberazione comunale contiene una data successiva, il suo rispetto non dovrebbe determinare l’applicazione di sanzioni e interessi da parte del Comune, a cui spetta il potere di accertamento della TASI.

entro il 18 settembre 2014

(invio deliberazione entro il 10 settembre)

- il 16 ottobre 2014, applicando l’aliquota e le detrazioni deliberate dal comune;

oltre il 18 settembre

(invio deliberazione dopo il 10 settembre)

- il 16 dicembre 2014, insieme al saldo, applicando l’aliquota di base dell’1 per mille, nel rispetto del limite massimo previsto, dato dalla somma IMU + TASI (10,6 per mille).

Considerata la situazione di incertezza normativa che ha caratterizzato il versamento dell’acconto, i versamenti tardivi non dovrebbero essere soggetti a sanzioni e interessi.

 

5) Obbligo del POS dal 30 giugno

La mancata attivazione del POS non è sanzionata. L’art. 15 del D.L. n. 179/2012 ha introdotto l’obbligo, tra gli altri anche per i professionisti, di ricevere pagamenti mediante carte di debito (bancomat). L’obbligo in oggetto, inizialmente fissato per il 1° gennaio 2014, è stato posticipato al 30 giugno 2014.

Nel frattempo, il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il 24 gennaio 2014, ha emanato un apposito decreto attuativo, contenente le linee guida relative al provvedimento in oggetto. La norma si inserisce nel più ampio disegno di continuo incremento del pagamento tramite strumenti elettronici e contestuale limitazione alla circolazione del contante quale potenziale fonte di evasione e frode.

Operazioni interessate dal POS

Le operazioni interessate dal suddetto provvedimen­to sono quelle che riguardano i pagamenti:

- effettuati da privati cittadini sprovvisti della partita Iva;

- per im­porti superiori a € 30,00.

Soggetti interessati

Sono interessati dall’obbligo in esame non solo i commercianti ed i prestatori di servizi (pubblici esercizi, carrozzieri, barbieri, saloni di bellezza, società di servizi, ecc.), ma anche i produttori, gli agricoltori, gli ambulanti ed i professionisti (geometri, ingegneri, avvocati, ecc.).

L’art. 15 comma 4 del D.L. n. 179/12, così come modificato dall’art. 9, co. 15-bis del D.L. 150/13 (convertito dalla L. n. 15/14) ha previsto che:

“A decorrere dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l'attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito. Sono in ogni caso fatte salve le disposizioni del D.Lgs. n. 231/07”.

Utilizzo dello strumento elettronico

Quale strumento deve essere utilizzato?

Lo strumento individuato nella norma in oggetto è la carta di debito, meglio conosciuta come bancomat. Esistono attualmente 3 tipi di POS:

- quello tradizionale;

- il cordless (consente di operare con un raggio di azione di circa 100/150 metri dalla sorgente);

- il gsm, collegato a una rete di telefonia mobile.

La scelta di uno piuttosto che di un altro tipo di POS da utilizzare dipende essenzialmente dal tipo di atti­vità svolta e quindi dalle esigenze annesse.

Dal punto di vista dei costi, è previsto un canone mensile di installazione, che attualmente può variare tra i 10 e i 30 euro, a seconda di quale delle tre tipologie sopra esposte venga utilizzato.

Al costo di cui sopra va poi aggiunto l’importo che l’I­stituto di credito applica ad ogni singola transazione.

La mancata attivazione non è sanzionata

Sulla questione circa la obbligatorietà di installare un POS e dell’eventuale sanzione in caso di non attivazione, si sono mossi quasi tutti gli ordini professionali, nonché il TAR del Lazio, a seguito di ricorso presentato Consiglio Nazionale degli Architetti.

Poiché la norma non stabilisce un obbligo di dotazione del POS ma solo che nel caso in cui il cliente voglia pagare con una carta di debito, il professionista sia tenuto ad accettare tale forma di pagamento; nel caso in cui il professionista fosse sprovvisto del terminale POS, si determinerebbe la mora del creditore, che non libererebbe il debitore dall’obbligazione.

Alla luce anche dei documenti di prassi, l’attivazione del POS va considerata un’opportunità per chi intende offrire ai propri clienti l’utilizzo del pagamento tramite tale strumento elettronico. La mancata attivazione del POS, e quindi la risposta negativa alla richiesta del cliente di utilizzare tale strumento, non costituisce violazione di un obbligo giuridico.

 

6) Modello 730/2014: rimborsi superiori a 4.000 euro

Ultimi giorni per la compilazione dei modelli 730 con le nuove regole per quanto concerne i rimborsi superiori a 4.000 euro. In base alla Legge di Stabilità 2014 (Legge 147/2013, art. 1, commi 586 e 587), infatti, la restituzione del rimborso del Modello 730, per i contribuenti che godono di detrazioni per carichi familiari e/o per i contribuenti che nell’anno precedente hanno versato più imposte di quelle dovute e riportano un’eccedenza di imposta, non avverrà a luglio, come succedeva precedentemente ma bisognerà attendere fino a ottobre, stando al comunicato stampa dello scorso 10 giugno dell’Agenzia delle entrate.

I contribuenti che vantano un credito superiore a 4.000 euro che si è formato senza il concorso delle detrazioni per familiari a carico (modello 730-3, righi 21-22-23-24), nonché senza eccedenze risultanti dalle precedenti dichiarazioni (quadro F sezione III) riceveranno le somme spettanti direttamente dal sostituto d’imposta nel mese di luglio (datore di lavoro) oppure nei mesi di agosto o settembre (ente pensionistico).

Se invece il credito si è formato con il concorso di almeno una delle voci in monitoraggio, allora il rimborso verrà operato direttamente dall’Agenzia una volta conclusosi il controllo preventivo e il relativo credito risulterà esposto nel campo 164 del modello 730-3.

In dottrina viene ipotizzata una variante nel caso in cui il credito spettante venga compensato nel quadro I del modello 730, portando il credito al disotto dei 4.000 euro.

Se da un credito superiore a 4.000 euro, formatosi per effetto delle voci sotto controllo, viene operata una compensazione tra imposte previa compilazione del quadro I del mod. 730, con presentazione in via autonoma di un modello F24 (per compensare per esempio IMU, TASI o TARI), con il risultato finale di portare quel credito sotto la soglia di controllo, allora il credito residuo verrà rimborsato in via ordinaria direttamente dal sostituto d’imposta.

 

7) Aggiornamento del catasto terreni: efficienza e velocità con le nuove funzionalità di Pregeo 10

Aggiornamenti catastali più rapidi, automatici e trasparenti. È questa la direzione intrapresa dall’Agenzia delle Entrate che ieri nel corso di un workshop ha presentato le nuove funzionalità di Pregeo 10, il software utilizzato dai professionisti per l’aggiornamento del catasto terreni.

L’incontro è stato organizzato in collaborazione con tutti i Consigli nazionali degli ordini professionali abilitati all’aggiornamento del catasto (geometri, ingegneri, architetti, periti industriali, periti agrari, agrotecnici, dottori agronomi e forestali) con l’obiettivo di supportare i professionisti e i tecnici degli Uffici Provinciali – Territorio dell’Agenzia delle Entrate nella sperimentazione della nuova procedura, che sarà avviata dal prossimo 1° luglio su tutto il territorio nazionale. Il nuovo sistema di aggiornamento diventerà, invece, obbligatorio a partire dal 2 gennaio 2015.

L’evento è stato trasmesso anche in diretta streaming presso le sedi degli Ordini professionali e quelle degli Uffici Provinciali – Territorio.

Come funziona il Pregeo

Attualmente i professionisti abilitati presentano gli atti di aggiornamento del catasto terreni (come, ad esempio, frazionamenti, tipi mappali per dichiarazioni di nuovi fabbricati, ecc.), su incarico dei soggetti interessati, utilizzando la procedura Pregeo 10, che permette di inviare telematicamente le istanze all’Agenzia delle Entrate, senza doversi recare presso gli sportelli e in qualunque momento della giornata.

Verso l’aggiornamento automatico del catasto terreni

Con le nuove funzionalità presentate oggi, l’aggiornamento avverrà senza alcun intervento manuale: Pregeo 10 riconoscerà, infatti, gli atti di aggiornamento in maniera automatica, partendo dalla proposta presentata dal professionista, dall’estratto di mappa e dal modello per il trattamento dei dati censuari. In questo modo ci sarà un più elevato grado di automatizzazione e semplificazione, che consentirà all’Agenzia di risparmiare risorse e accelerare notevolmente i tempi di aggiornamento.

Durante la manifestazione è stato consegnato all’Agenzia delle Entrate anche un attestato di riconoscimento, da parte dei presidenti dei Consigli Nazionali degli Ordini Professionali, per aver reso il procedimento di aggiornamento catastale più rapido e trasparente.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 82 del 18 giugno 2014)

 

8) D.L. Irpef: Camera, sì definitivo al testo

Via libera dal Parlamento alla conversione in legge del D.L. 66/2014. Dopo l’ok di Palazzo madama, arriva anche quello dei deputati. Queste le principali novità fiscali rispetto alla versione originaria del provvedimento.

Relativamente al bonus Irpef per i lavoratori dipendenti, viene ribadito che si tratta di una misura circoscritta al periodo di imposta 2014, in attesa di un intervento strutturale affidato alla prossima legge di stabilità. Questo – è stato ora puntualizzato – dovrà privilegiare innanzitutto il carico di famiglia e, in particolare, le famiglie monoreddito con almeno due figli a carico.

I sostituti d’imposta, poi, possono recuperare le somme corrisposte a titolo di bonus mediante compensazione, gli enti pubblici e le amministrazioni statali anche riducendo i versamenti delle ritenute e, per l’eventuale eccedenza, dei contributi previdenziali.

Circa la tassazione dei redditi di natura finanziaria (per i quali è confermato l’innalzamento di ritenute e imposte sostitutive dal 20 al 26%), viene introdotto un credito di imposta per le Casse di previdenza private (cioè, gli enti previdenziali di diritto privato che gestiscono forme pensionistiche di base), pari alla differenza tra l’ammontare di ritenute e imposte sostitutive applicate al 26% nel periodo 1° luglio-31 dicembre 2014 e l’importo delle stesse conteggiate con la precedente aliquota del 20%. Il credito potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione, a partire dall’1 gennaio 2015.

Altra novità, l’innalzamento dall’11 all’11,50%, per il solo anno 2014, dell’aliquota dell’imposta sostitutiva sul risultato dei fondi pensione (articolo 17, comma 1, Dlgs 252/2005).

Riscritto il calendario per versare l’imposta sostitutiva dovuta per la rivalutazione dei beni d’impresa. La norma originaria, contenuta nella legge di stabilità 2014, prevedeva tre rate annuali di pari importo: la prima entro il termine del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita, le altre due entro il saldo delle imposte sui redditi relative ai periodi d’imposta successivi. Il decreto legge 66, inizialmente, aveva eliminato la possibilità di rateizzare l’importo dovuto, disponendo il versamento in un’unica soluzione entro il saldo delle imposte sui redditi per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013. La versione definitiva del provvedimento ripristina la chance del versamento rateizzato, ma secondo una tempistica diversa. L’imposta sostitutiva andrà corrisposta nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2013 in tre rate di pari importo, senza pagamento di interessi, aventi scadenza entro il giorno 16, rispettivamente, del sesto, del nono e del dodicesimo mese dalla fine del periodo di imposta (pertanto, 16 giugno, 16 settembre e 16 dicembre, per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare).

In materia di Tasi, viene disposta una disciplina transitoria per il 2014, prevedendo, nei comuni che non hanno inviato al ministero dell’Economia e delle finanze entro il 23 maggio scorso le delibere di approvazione delle aliquote e delle detrazioni, lo slittamento del versamento della prima rata dal 16 giugno al 16 ottobre, sulla base delle deliberazioni trasmesse entro il 10 settembre. In assenza di tali provvedimenti anche a quella data, il versamento della Tasi sarà dovuto in unica soluzione entro il 16 dicembre, applicando l’aliquota di base dell’1 per mille rispettando, comunque, il limite previsto dalla legge di stabilità 2014 (cioè, la somma delle aliquote di Tasi e Imu per ciascuna tipologia di immobile non deve superare l’aliquota massima consentita per l’Imu al 31 dicembre 2013).

Inoltre, in caso di mancata decisione da parte del Comune, la quota di Tasi a carico dell’occupante (inquilino, comodatario) sarà pari al 10% dell’ammontare complessivo, calcolato con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale sull’immobile.

Va ricordato che queste modifiche in materia di Tasi sono state recepite e riproposte in un apposito decreto legge (n. 88 del 9 giugno 2014), per consentire che il differimento del versamento entrasse in vigore prima della scadenza fissata per il 16 giugno scorso.

In materia di riscossione, viene introdotta la possibilità, per i contribuenti che sono decaduti dal beneficio della rateizzazione dei debiti fiscali, di richiedere un nuovo piano di dilazione. La disposizione è applicabile alle decadenze intervenute entro il 22 giugno 2013; la richiesta va presentata non oltre il 31 luglio prossimo. La nuova rateazione potrà arrivare fino a 72 rate mensili e non sarà prorogabile; il beneficio verrà meno in caso di mancato pagamento di due rate anche non consecutive.

Posticipata di un anno l’efficacia della norma che interviene sulla determinazione del reddito imponibile derivante dalla produzione e cessione di energia elettrica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche effettuate da aziende agricole.

Dal 2015 (e non più da quest’anno), dunque, cesserà il criterio di determinazione del reddito agrario definito su base catastale e il reddito imponibile sarà determinato applicando il coefficiente di redditività del 25% all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni soggette a registrazione Iva.

Per il 2014, invece, viene prevista una disciplina transitoria, in base alla quale il regime di tassazione dipende dai livelli di produzione: fino a un certo limite si applica il precedente regime (reddito catastale), oltre tale livello il coefficiente di redditività del 25%. In particolare, si considerano ancora attività connesse all’esercizio dell’impresa agricola e, dunque, produttive di reddito agrario:

la produzione e la cessione di energia elettrica da fonti rinnovabili agroforestali, sino a 2,4 milioni di kwh anno, e fotovoltaiche, sino a 260mila kwh anno la produzione e la cessione di carburanti ottenuti da produzioni vegetali provenienti prevalentemente dal fondo e di prodotti chimici derivanti da prodotti agricoli provenienti prevalentemente dal fondo effettuate da imprenditori agricoli.

 

Vincenzo D’Andò