Diario quotidiano del 5 giugno 2014: le FAQ in materia di TASI e di IMU

Pubblicato il 5 giugno 2014



Decreto Irpef: allargamento bonus a famiglie numerose; la disciplina delle perdite su crediti: recenti novità e prospettive; illegittimo l’accertamento che applica al costo del venduto una maggiorazione non giustificata; fattura elettronica per operazioni con PA: dal 6 giugno 2014 decorre l’obbligo; processo telematico dal 30 giugno 2014; rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni: circolare delle Entrate con tutti i chiarimenti; MEF: le FAQ in materia di TASI e di IMU

 

 Indice:

 1) Decreto Irpef: salta allargamento bonus a famiglie numerose

 2) La disciplina delle perdite su crediti: recenti novità e prospettive

 3) Illegittimo l’accertamento che applica al costo del venduto una maggiorazione non giustificata

 4) Fattura elettronica per operazioni con PA: dal 06 giugno 2014 decorre l’obbligo

 5) Processo telematico dal 30 giugno 2014

 6) Rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni: circolare delle Entrate con tutti i chiarimenti

 7) MEF: le FAQ in materia di TASI e di IMU

 

 

1) Decreto Irpef: allargamento bonus a famiglie numerose

Via libera al decreto dalle commissioni del Senato, ora va in Aula. Tasi rinviata al 16 ottobre per i Comuni ritardatari.

E’ iniziato, nell’Aula del Senato, la discussione generale sul decreto Irpef. Il decreto deve passare poi al vaglio della Camera, dove è atteso in Aula il 13 giugno e deve essere convertito entro il 23 giugno, pena la sua decadenza. Rimane quindi l’ipotesi che il governo, per stringere i tempi, ponga la fiducia sul provvedimento.

In mattinata è arrivato il via libera al DL Irpef dalle commissioni Bilancio e Finanze del Senato. Approvato il rinvio della Tasi al 16 ottobre per i Comuni ritardatari.

Ok rinvio Tasi a 16 ottobre per ritardatari

Ok da parte delle commissioni Bilancio e Finanze del Senato al rinvio del pagamento della Tasi al 16 ottobre nei Comuni che non hanno ancora deliberato l'aliquota, solo per il 2014. Le delibere devono essere pubblicate entro il 18 settembre e i comuni devono a inviare le deliberazioni, esclusivamente in via telematica, entro il 10 settembre.

Il ministero dell'Interno anticiperà entro il 20 giugno ai Comuni ritardatari fondi per il 50% del gettito annuo della Tasi, stimato ad aliquota base, a valere sul fondo di solidarietà comunale.

Salta allargamento bonus a famiglie - Niente allargamento del bonus fiscale alle famiglie monoreddito con figli. L’accordo raggiunto nella maggioranza prevede di rinviare l’intervento alla legge di stabilità.

 

 

2) La disciplina delle perdite su crediti: recenti novità e prospettive

La circolare di Assonime n. 18 del 30 maggio 2014 fa seguito all’analisi già svolta nella circolare Assonime n. 15 del 2013 ed esamina le novità normative ed interpretative nel frattempo intervenute in merito alla disciplina delle perdite su crediti. Nella prima parte vengono commentate le modifiche introdotte dalla legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014) per il settore bancario ed assicurativo, nonché per la generalità delle imprese, modifiche che realizzano ex ante gran parte delle indicazioni della recente delega fiscale. La seconda parte si sofferma sulle indicazioni più significative contenute nella circolare dell’Agenzia delle entrate n. 26/e del 2013 che conservano, tuttora, una rilevanza applicativa per le imprese nonché sulle tematiche ancora aperte che meriterebbero un intervento normativo. L’ultima parte, infine, è dedicata alle problematiche ancora non risolte in tema di IVA che meriterebbero anch’esse una auspicabile soluzione normativa.

Relativamente ai crediti vantati verso debitori non soggetti a procedure concorsuali, particolarmente significative appaiono le considerazioni svolte con riferimento alle perdite di natura valutativa.

In particolare, secondo Assonime, se gli elementi certi e precisi, atti a fondare il diritto alla deducibilità della perdita, si manifestano in un determinato esercizio, ma in quell’esercizio nessun componente negativo è stato imputato a Conto economico (né sotto forma di perdita, né sotto forma di svalutazione), l’impresa deduce la perdita nel momento in cui interviene tale imputazione (sia sotto forma di perdita, sia sotto forma di svalutazione).

Invece, nel caso opposto in cui la previa imputazione della perdita/svalutazione sia già avvenuta, ma non siano ancora soddisfatti gli elementi certi e precisi, la perdita deve essere necessariamente dedotta nell’esercizio in cui detti elementi si manifestano.

 

 

3) Illegittimo l’accertamento che applica al costo del venduto una maggiorazione non giustificata

E’ illegittimo l’accertamento che applica al costo del venduto una maggiorazione del 31% quando l’Amministrazione finanziaria non ha indicato il parametro utilizzato per effettuare tale rettifica.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12438 del 03 giugno 2014.

Adempimenti fiscali/Rateizzazione

Va ammessa la richiesta di rateizzazione avanzata dal contribuente che versi in obiettive difficoltà economiche relativamente a un inadempimento fiscale (Corte di Cassazione, sentenza n. 22931 del 03 giugno 2014).

Sequestro preventivo

Accolta la richiesta di revoca del sequestro preventivo nel caso in cui il debito tributario a seguito di una sentenza della Ctr si sia notevolmente ridotto (Corte di Cassazione, sentenza n. 22935 del 03 giugno 2014).

Operazione non è elusiva se risponde a strategia aziendale

Per contestare l’intento elusivo di un’operazione, l’Amministrazione finanziaria deve addurre valide argomentazioni, non essendo a tal fine sufficiente che le fatture e i contratti siano generici e che non vi sia ulteriore documentazione probatoria di sostegno. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8847 del 16 aprile 2014, pone un freno alle sempre più frequenti contestazioni di abuso di diritto, aprendo così uno spiraglio di difesa per i contribuenti.

4) Fattura elettronica per operazioni con PA: dal 06 giugno 2014 decorre l’obbligo

Riguardo all’obbligo di utilizzo delle fatture elettroniche per le operazioni effettuate, a partire dal 6 giugno prossimo, con le Amministrazioni pubbliche (ministeri, agenzie fiscali ed enti previdenziali) e, nel corso del 2015, per tutti gli altri Entri della pubblica amminis­trazione, sono state introdotte delle novità riguardanti il contenuto della fattura e l’anticipo del termine di operatività previsto per questi ultimi.

Contenuto Fattura

E' stato stabilito (art. 25, D.L. n. 66/2014) che le fatture elettroniche (c.d. fatture PA), devono riportare anche i seguenti dati:

- il Codice identificativo di gara (CIG), tranne i casi di esclusione dall’obbligo di tracciabilità (pagamenti in favore di enti previdenziali, assicurativi e istituzionali, nonché quelli in favore di gestori e fornitori di pubblici servizi, ovvero quelli riguardanti tributi);

- in caso di fatture relative a opere pubbliche, interventi di manutenzione straordinaria, interventi finanziati da contributi comunitari, il Codice unico di Progetto (CUP).

Tali dati serviranno ad assicurare l’effettiva tracciabilità dei pagamenti da parte delle pubbli­che amministrazioni.

Termine di operatività per le operazioni con gli altri enti della PA

Il termine del 6 giugno 2015, previsto originariamente per l’entrata in vigore dell’obbligo di utilizzo della fattura elettronica nei confronti di tutti gli altri Enti della Pubblica Amminis­trazione, è stato anticipato al 31 marzo 2015.

Tale termine è applicabile anche all’obbligo di fatturazione elettronica nei confronti degli Enti Locali (Regioni, Province, Comuni, ASL, ospedali, ecc.) che era in attesa di fissazione.

 

 

5) Processo telematico dal 30 giugno 2014

Dal 30 giugno 2014 il processo civile telematico (c.d. PCT) rappresenterà la normale modalità di svolgimento del processo (anche del lavoro) con riferimento alla formazione, al deposito degli atti processuali e dei relativi documenti (destinati a confluire nel fascicolo d’ufficio), alle comunicazioni, alle notificazioni e alle richieste di copie di atti

Riferimenti normativi

Portale dei servizi telematici e punti di accesso

Tutte le attività rientranti nel PCT sono svolte attraverso il portale dei servizi telematici e appositi punti di accesso. Tali strumenti consistono in “infrastrutture informatiche”, accessibili da internet mediante auten­ticazione personale, gestite rispettivamente dal ministero della Giustizia e dagli ordini pro­fessionali (o da altri soggetti abilitati).

Lo scambio dei dati fra i soggetti operanti nell’ambito del PCT (ad es. avvocati, cancellieri e magistrati) è coordinato da un gestore dei servizi telematici che fa capo al ministero della Giustizia.

Professionisti coinvolti: dati e indirizzi di posta elettronica

I profession­isti a vario titolo coinvolti nel processo (avvocati, notai, consulenti tecnici, ecc.) devono pos­sedere un indirizzo PEC.

I loro dati identificativi e gli indirizzi PEC sono raccolti in un apposito registro (ReGIndE – Registro Generale degli Indirizzi Elettronici), gestito dal ministero della Giustizia e alimentato dai dati comunicati dagli ordini professionali.

I professionisti non iscritti ad albi, o per i quali l’ordine di appartenenza non ha effettuato tale comunicazione, possono autonomamente iscriversi al ReGIndE mediante comunicazione firmata digitalmente e inoltrata attraverso un punto di accesso o il portale dei servizi tele­matici.

- La possibilità di autonoma iscrizione al ReGIndE non vale per gli avvocati, che sono automatica­mente iscritti.

- Le caselle PEC dei professionisti devono disporre di uno spazio minimo (almeno 1 Gigabyte).

Atti del processo

Gli atti del processo, da depositare in via telematica, devono essere:

- in formato .pdf, ottenuto mediante trasformazione di un documento di testo (e non mediante digitalizzazione di un documento cartaceo);

- privi di elementi attivi (ad es. link a siti internet);

- firmati digitalmente o mediante firma elettronica qualificata;

- corredati da un file “di servizio” in formato .xml, firmato digitalmente, che contiene tutte le informazioni relative alla causa e i dati della nota di iscrizione a ruolo.

Documenti allegati

I documenti informatici da depositare unitamente agli atti sono ammessi solo in alcuni formati, che corrispondono alle tipologie più diffuse di file di testo (ad esempio .txt e .pdf) e di immagini (ad esempio .jpg).

I file contenenti i documenti possono venir compressi (solo nei formati .zip; .rar; .arj).

I documenti possono essere firmati digitalmente o mediante firma elettronica qualificata; se sono inseriti in un archivio compresso, la firma deve essere apposta dopo la compressione.

E’ opportuno firmare digitalmente tutti i documenti per i quali, nelle tradizionali modalità cartacee di deposito, è richiesta la sottoscrizione autografa del difensore (ad esempio, la procura alle liti).

- I formati ammessi per i documenti da allegare agli atti sono: pdf;.rtf; txt;.jpg; gif; tiff; xml; eml e .msg (se contenenti file nei formati elencati).

- I documenti probatori e gli allegati in formato analogico (non digitale) devono essere descritti in un’apposita sezione dell’atto e devono riportare, per l’individuazione dell’atto al quale si riferiscono:

- il numero di ruolo della causa;

- il numero progressivo dell’allegato;

- l’indicazione della prima udienza successiva al deposito.

Busta telematica

Gli atti e i documenti da depositare sono inseriti nella “busta telemat­ica” e successivamente trasmessi all’ufficio giudiziario di destinazione.

La busta telematica deve avere un “peso” non superiore a 30 Megabyte; pertanto, è consigli­abile comprimere i documenti allegati e/o digitalizzarli con un livello di definizione non eccessivo (fermo restando che gli stessi devono risultare perfettamente leggibili).

La busta telematica, dopo l’invio, viene sottoposta a un controllo di correttezza formale da parte del gestore dei servizi telematici, che può riscontrare tre diversi tipi di anomalie:

- WARN: anomalia che non blocca la trasmissione della busta telematica, ma individua un errore o una carenza (ad esempio, la mancanza della procura alle liti);

- ERROR: anomalia che non consente la trasmissione, ma che può essere superata dall’inter­vento dell’ufficio ricevente (ad esempio, certificato di firma non valido);

- FATAL: anomalia non gestita o non gestibile, nemmeno dall’ufficio ricevente (ad esempio, mancanza di elementi fondamentali della busta elettronica).

Il gestore dei servizi telematici comunica al mittente (mediante PEC) sia le segnalazioni di anomalie, sia l’esito dell’eventuale intervento dell’ufficio ricevente.

Notifiche e comunicazioni

Le notifiche e le comunicazioni fra uffici giudiziari e professionisti avvengono mediante PEC.

In presenza di dati sensibili, le notifiche e le comunicazioni sono effettuate per estratto, e il destinatario riceve un avviso di diponibilità del documento, che dovrà essere scaricato dal portale dei servizi telematici previa identificazione informatica dell’utente.

Anche le notifiche richieste agli uffici NEP, o gestite direttamente dagli avvocati a ciò autoriz­zati, sono effettuate in via telematica, in conformità alle regole previste in materia di forma degli atti e di sottoscrizione digitale.

Copie

La richiesta di copie di atti e documenti viene inoltrata in via telematica alla cancel­leria dal punto di accesso o dal portale dei servizi telematici. Tali documenti, richiedibili in formato sia cartaceo che digitale, possono essere rilasciati in forma semplice, autentica o esecutiva.

Le copie richieste in formato digitale sono inviate al richiedente mediante PEC.

 

 

6) Rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni: circolare delle Entrate con tutti i chiarimenti

Rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni al restyling. I chiarimenti sulla nuova disciplina nella circolare delle Entrate.

Ok alla rivalutazione per tutti i beni d’impresa (esclusi i beni merce) e le partecipazioni in società controllate e collegate. Rilevanza fiscale con il versamento dell’imposta sostitutiva e riallineamento dei valori fiscali ai maggiori valori iscritti in bilancio. Inoltre, riduzione di due esercizi della sospensione degli effetti fiscali che passa dal quinto al terzo esercizio successivo a quello della rivalutazione. Questi, i principali elementi di interesse su cui si sofferma la circolare n. 13/E del 04 giugno 2014, con cui l’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti sulla nuova disciplina di rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni per i soggetti che non adottano i principi contabili internazionali nella redazione del bilancio reintrodotta dalla Legge di Stabilità 2014.

Quali beni rivalutare

I beni che possono essere rivalutati sono tutti quelli d’impresa, ad esclusione dei beni merce, e le partecipazioni in società controllate o collegate che costituiscono immobilizzazioni finanziarie. I beni materiali e immateriali alla cui produzione o scambio è diretta l’attività d’impresa non possono formare oggetto di rivalutazione. La circolare, inoltre, chiarisce che l’esclusione dalla disciplina riguarda tutti i beni merce, nonostante la norma preveda l’esclusione soltanto per gli immobili merce. Per effettuare la rivalutazione, i beni e le partecipazioni devono essere iscritti sia nel bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2012, sia nel bilancio relativo all’esercizio successivo.

Effetti fiscali

La circolare chiarisce che, anche nell’attuale legge di rivalutazione, è necessario attribuire rilevanza fiscale alla rivalutazione operata in bilancio tramite il versamento dell’imposta sostitutiva poiché non è consentito effettuarla con rilevanza solo civilistica. In sede di rivalutazione, il maggior valore attribuito ai beni ammortizzabili si considera fiscalmente riconosciuto, ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap, a partire dall’esercizio che inizia il primo gennaio 2016. In aggiunta, la sospensione degli effetti fiscali della rivalutazione è ridotta di due esercizi rispetto al periodo previsto dalla precedente legge di rivalutazione. Infatti, gli effetti fiscali vengono prodotti a partire dal terzo esercizio successivo a quello in cui è effettuata la rivalutazione invece che dal quinto.

Versamento dell’imposta sostitutiva

I contribuenti con esercizio coincidente con l’anno solare, che eseguono la rivalutazione nel bilancio chiuso al 31 dicembre 2013, devono pagare l’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap entro il 16 giugno 2014, oppure entro il trentesimo giorno successivo a questo termine con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse.

Disciplina del riallineamento

I valori fiscali possono essere adeguati ai maggiori valori dei beni relativi all’impresa che risultano iscritti nel bilancio in corso al 31 dicembre 2012 (cosiddetto riallineamento), a patto che i beni siano presenti anche nel bilancio dell’esercizio successivo (2013). La disciplina del riallineamento dei valori è estesa ugualmente ai soggetti che utilizzano i principi contabili internazionali.

 

 

7) MEF: le FAQ in materia di TASI e di IMU

Il Ministero dell’Economia e delle finanze ha pubblicato sul proprio sito internet il 04 giugno 2014 le risposte a domande frequenti in materia di TASI e di IMU, per la determinazione dei due tributi in vista della prossima scadenza del versamento del 16 giugno 2014.

 

PROBLEMI APPLICATIVI DI CARATTERE GENERALE

1) Il proprietario paga solo l’IMU o anche la TASI?

Risposta:

L’IMU non è stata sostituita dalla TASI ma è stata abolita solo per le abitazioni principali diverse da quelle di lusso (A/1, A/8 e A/9). Quindi, il proprietario paga tutti e due i tributi, sempre nel rispetto del limite secondo il quale la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU per ciascuna tipologia di immobile non è superiore all’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’IMU al 31 dicembre 2013, fissata al 10,6 per mille e ad altre minori aliquote, in relazione alle diverse tipologie di immobile. Per il 2014, l’aliquota massima della TASI non può eccedere il 2,5 per mille.

Per il solo anno 2014 il comune può deliberare una maggiorazione di aliquota TASI non superiore complessivamente allo 0,8 per mille tra l’abitazione principale e gli altri immobili.

2) La prima rata dell’IMU si paga entro il termine del 16 giugno 2014?

Risposta:

3) Per il versamento della prima rata della TASI, che scade il 16 giugno 2014, quali delibere occorre prendere in considerazione ai fini della determinazione del tributo?

Risposta:

Le uniche delibere che devono essere prese in considerazione sono quelle pubblicate sul sito www.finanze.it entro la data 31 maggio 2014. A tal fine i comuni devono aver inviato detta delibera entro il 23 maggio 2014 al Ministero dell’economia e delle finanze.

Il Ministero dell’economia e delle finanze non ha, quindi, preso in considerazione le delibere trasmesse successivamente alla data del 23 maggio 2014, indipendentemente dal fatto che il comma 688 dell’art. 1 della legge di stabilità 2014, vigente alla data della pubblicazione delle presenti FAQ, per gli immobili diversi dall’abitazione principale si riferisca alle delibere adottate entro il 31 maggio 2014.

Si deve, infatti, sottolineare che l’ultimo periodo del comma 688 in esame stabilisce che, ai fini del versamento della TASI per gli immobili diversi dall’abitazione principale, il comune è tenuto ad effettuare l’invio della deliberazione, esclusivamente in via telematica, entro il 23 maggio 2014, mediante inserimento del testo della stessa delibera nella sezione del Portale del federalismo fiscale.

Pertanto, per tutti i beni immobili l’inserimento della delibera TASI deve essere avvenuto entro il 23 maggio 2014, affinché l’acconto sia corrisposto sulla base dell’aliquota deliberata dal comune.

4) Nel silenzio della norma, la TASI va calcolata sui giorni di possesso o sui mesi, applicando, in quest’ultimo caso, le regole dell’IMU (ossia conteggiando per intero il mese nel quale il possesso o la detenzione si sono protratti per almeno 15 giorni)?

Risposta:

Si ritiene che si possano applicare, in questo caso, le regole dell’IMU.

5) E’ legittimo ritenere che la rata d’acconto TASI debba essere calcolata seguendo le stesse regole dell’IMU e non sia, quindi, rapportata al periodo di riferimento (es. trimestre, semestre, ecc)?

Risposta:

Si ritiene che si possano applicare, anche in questo caso, le regole dell’IMU. Se, ad esempio, il contribuente ha acquistato il fabbricato a maggio, la prima rata deve essere calcolata in ragione del 50% dell’imposta dovuta su otto dodicesimi.

6) L’art. 22 c. 2 del D.L. n. 66 del 24/4/2014 ha sostituito il c. 5 bis dell’art. 4 del D.L. n. 16/2012 prevedendo un decreto con il quale sono individuati i comuni nei quali, a decorrere dall'anno di imposta 2014, si applica l'esenzione per i terreni agricoli sulla base della loro altitudine, diversificando eventualmente tra terreni posseduti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, e gli altri ed in maniera tale da ottenere un maggior gettito complessivo annuo non inferiore a 350 milioni di euro a decorrere dal medesimo anno 2014. Si chiede:

- visto l’approssimarsi della scadenza dell’acconto IMU, è possibile sapere se il decreto previsto dalla nuova disposizione è in fase di emanazione?

- nel caso in cui il suddetto decreto non venga emanato in tempo utile per il pagamento dell’acconto IMU, è possibile continuare a riferirsi all’elenco allegato alla Circolare n. 9 del 14/6/1993, così come previsto dalla circolare del MEF n. 3/2012.

Risposta:

Se il decreto non viene emanato in tempi utili per il versamento della prima rata dell’IMU, i contribuenti applicano le norme attualmente in vigore e, quindi, ci si deve continuare a riferire all’elenco allegato alla Circolare n. 9 del 14 giugno 1993, così come previsto dalla circolare del MEF n. 3 del 2012.

7) Qual è l’aliquota TASI da applicare ai fabbricati rurali strumentali? Può essere aumentata per il 2014 fino al 2,5 per mille?

Risposta:

L’aliquota TASI da applicare ai fabbricati rurali ad uso strumentale è pari all’1 per mille e non è possibile in alcun caso aumentarla, né applicare la maggiorazione dello 0,8 per mille, in quanto il comma 678 dell’art. 1 della legge n. 147 del 2013, stabilisce che l’aliquota non può comunque superare l’1 per mille.

Si ricorda che per questi fabbricati l’IMU non è dovuta, a norma del successivo comma 708.

INDIVIDUAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE TASI

8) Considerando che l’art. 1, comma 675, della legge di stabilità per l’anno 2014 dispone che la base imponibile della TASI è quella prevista per l’IMU, si chiede se trovino automatica applicazione le riduzioni al 50% del valore imponibile di cui all’art. 13, comma 3, del D.L. n. 201 del 2011, concernenti gli immobili inagibili o inabitabili e i fabbricati di interesse storico e artistico.

Risposta:

Il comma 675 dell’art. 1 della legge di stabilità 2014, prevede che la base imponibile della TASI è quella stabilita per l’applicazione dell’IMU; pertanto, si ritiene che si debbano applicare tutte le disposizioni concernenti la determinazione della base imponibile IMU, comprese quelle attinenti agli immobili di interesse storico artistico e ai fabbricati inagibili o inabitabili.

9) Nella riformulazione del comma 669, dell’art. 1 della legge di stabilità per l’anno 2014, il presupposto impositivo della TASI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di fabbricati ivi compresa l’abitazione principale e le aree edificabili, come definiti ai fini IMU, ad eccezione in ogni caso dei terreni agricoli. Si chiede se il rinvio alla disciplina IMU, per la definizione degli immobili da assoggettare al tributo, comporta l’applicazione del comma 2 dell’art. 13, D.L. n 201/2011, secondo cui per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali di cui all’art. 1 del D.Lgs n. 99/2004, iscritti alla previdenza agricola, trova applicazione la c.d. “fictio iuris” (ex art. 2, comma 1 del D.Lgs n. 504/92), per effetto della quale non si considerano fabbricabili i terreni posseduti e condotti dai predetti soggetti e sui quali persiste l’esercizio delle attività agricole.

 

Si chiede, cioè, se per tali beni, dal momento che vengono considerati terreni agricoli, vale l’esclusione ai fini TASI.

Risposta:

Al quesito si deve dare risposta positiva. Pertanto, sono esclusi dalla TASI i terreni posseduti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali di cui all’art. 1 del D. Lgs n. 99 del 2004, iscritti alla previdenza agricola e condotti dagli stessi soggetti, sui quali persiste l’esercizio delle attività agricole.

10) L’art. 1, comma 671, della legge di stabilità per il 2014 stabilisce che la TASI è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo le unità immobiliari di cui al comma 669 della stessa legge.

 

Nel caso in cui le aree edificabili non sono possedute da coltivatori diretti (CD) e da imprenditori agricoli professionali (IAP) di cui all’art. 1 del D. Lgs n. 99 del 2004, iscritti alla previdenza agricola, ma sono date in affitto a CD o IAP che coltivano l’area edificabile, la TASI è dovuta?

In caso di risposta positiva, si chiede se l’eventuale detentore o utilizzatore del terreno (affittuario o comodatario) è tenuto a pagare la quota di sua spettanza, a norma dall’art. 1, comma 681, L. n. 147/2013.

Risposta:

La TASI è dovuta, poiché il terreno resta area edificabile.

L’imposta complessiva deve essere determinata con riferimento alle condizioni del proprietario e, successivamente, ripartita tra quest’ultimo e l’affittuario o il comodatario sulla base delle percentuali stabilite dal comune.

APPLICAZIONE DELLA TASI TRA POSSESSORI

E TRA POSSESSORE E OCCUPANTE

11) Posto che l’art. 1, comma 671, della legge di stabilità per l’anno 2014 dispone che i possessori sono coobbligati in solido al pagamento della TASI, a prescindere quindi dalla quota di possesso, qualora un fabbricato sia posseduto da due soggetti con percentuali di proprietà diverse (es. comproprietario A 70% e comproprietario B 30%) e solo per uno dei due (ad es. il soggetto B) quell’immobile sia adibito ad abitazione principale, come devono pagare i due soggetti nel caso in cui il Comune abbia fissato un’aliquota del 3 per mille per l’abitazione principale e dello zero per mille per gli altri immobili?

Risposta:

Ognuno dei possessori paga in base alla propria quota e applica l’aliquota relativa alla propria condizione soggettiva. Pertanto, se uno solo dei comproprietari ha adibito ad abitazione principale l’immobile, detto soggetto applicherà l’aliquota, pari al 3 per mille, e l’eventuale detrazione deliberate dal comune.

La disposizione di cui al comma 671 richiamata nel quesito consente al comune di rivolgersi indifferentemente all’uno o all’altro soggetto coobbligato per la riscossione dell’intero debito tributario. La solidarietà prevista dalla norma non incide, quindi, sulla determinazione del tributo.

12) Si chiede se per un appartamento in multiproprietà facente parte di un immobile nel quale è presente una sala condominiale autonomamente accatastata:

- il proprietario paga per la quota di possesso dell’appartamento;

- l’amministratore versa per la sala condominiale rivalendosi sui singoli.

Risposta:

L’amministratore è tenuto al versamento sia dei locali di uso comune sia di quelli utilizzati in regime di multiproprietà, seguendo un’interpretazione anche in linea con l’esigenza di semplificazione degli adempimenti tributari. L’amministratore si rivarrà nei confronti dei singoli proprietari in ragione delle quote di possesso.

13) Come si ripartisce la TASI nel caso in cui l’immobile è locato?

Risposta:

Il comma 681 dell’art. 1 della legge di stabilità 2014, prevede che il titolare del diritto reale e l’occupante sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria; l’occupante versa la TASI nella misura compresa tra il 10% e il 30% dell’ammontare complessivo dell’imposta, in base alla percentuale stabilita dal comune nel proprio regolamento, calcolata applicando l’aliquota determinata dal comune. La norma prevede, infine, che la restante parte dell’imposta sia corrisposta dal titolare del diritto reale.

Le disposizioni appena richiamate portano a concludere che l’imposta complessiva deve essere determinata con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale e successivamente ripartita tra quest’ultimo e l’occupante sulla base delle percentuali stabilite dal comune.

Si può fare l’esempio di un comune che abbia fissato all’1 per mille l’aliquota per gli immobili locati e al 2,5 per mille l’aliquota per l’abitazione principale.

In tal caso, nell’ipotesi di un immobile locato, l’imposta è determinata applicando l’aliquota dell’1 per mille prevista dal comune, senza tenere conto dell’eventuale utilizzazione dell’immobile da parte dell’inquilino a titolo di abitazione principale.

L’imposta così determinata deve essere ripartita tra proprietario e inquilino sulla base delle percentuali stabilite dal comune.

Occorre, comunque, sottolineare che resta nella facoltà del comune prevedere particolari detrazioni a favore dell’occupante.

14) Se il comune nella delibera non ha indicato la percentuale per il riparto dell’imposta tra proprietario e inquilino, come si paga la TASI?

Risposta:

L’occupante deve versare il tributo nella misura minima del 10 per cento, in quanto si ritiene che una diversa percentuale di imposizione a carico del detentore debba essere espressamente deliberata dal comune stesso.

15) Nel caso in cui i fabbricati posseduti da ex IACP siano assoggettati a IMU, poiché non hanno i requisiti dell’alloggio sociale, per l’IMU è prevista la sola applicazione della detrazione per abitazione principale. Come deve essere calcolata la TASI?

Risposta:

In questo caso, l’immobile non è equiparato ai fini IMU all’abitazione principale.

La TASI deve, quindi, essere calcolata sul valore complessivo dell’immobile con l’aliquota prevista dal Comune per gli immobili diversi dall’abitazione principale, sottraendo, poi, per intero l’eventuale detrazione prevista dal Comune. L’importo così ottenuto deve essere versato in parte dal proprietario (IACP) e in parte dall’assegnatario “occupante” secondo le quote deliberate dal Comune.

16) In caso di mancato versamento della propria quota TASI da parte dell’inquilino, il proprietario è responsabile del mancato pagamento?

Risposta:

No, ognuno è titolare di un’autonoma obbligazione tributaria. La responsabilità solidale è prevista dal comma 671 dell’art. 1 della legge di stabilità 2014 solo tra possessori o detentori e non, quindi, tra possessore e detentore.

17) Ai fini TASI, in caso di abitazione principale parzialmente locata (es. viene locata una camera) come deve essere considerato il locatario (occupante)?

Risposta:

L’imposta complessiva deve essere determinata con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale e successivamente ripartita tra quest’ultimo e l’occupante sulla base delle percentuali stabilite dal comune. In questo caso, ovviamente, si applicherà l’aliquota dell’abitazione principale.

ABITAZIONE PRINCIPALE

18) In caso di proprietari di un immobile, per quote diverse, la detrazione TASI eventualmente deliberata dal Comune deve essere ripartita in parti uguali tra i proprietari che utilizzano l’immobile come abitazione principale?

Risposta:

Si prenda, ad esempio, un immobile il cui valore ai fini TASI è di € 84.000 (rendita catastale base = 500, rivaluta del 5% = 525 x coefficiente 160 = 84.000 IMPONIBILE TASI) di cui sono comproprietari A e B.

A è proprietario del 30% e B è proprietario del 70%.

Il Comune ha deliberato per l’abitazione principale l’aliquota TASI del 2,8 per mille e una detrazione di € 200

Nel caso in cui A e B hanno entrambi adibito ad abitazione principale l’immobile:

-A calcola l’imposta in relazione alla propria percentuale di possesso (84.000 x 30% = 25.200 Imponibile TASI) con l’aliquota deliberata dal Comune per l’abitazione principale (25.200 : 1.000 x 2,8 = 70,56) dal risultato ottenuto detrae il 50% dell’importo della detrazione (70,56 – 100).

A non paga, quindi, la TASI essendo la detrazione superiore all’imposta;

- B calcola l’imposta in relazione alla propria percentuale di possesso (84.000 x 70% = 58.800 Imponibile TASI) con l’aliquota deliberata dal Comune per l’abitazione principale (58.800 : 1.000 x 2,8 = 164,64) dal risultato ottenuto detrae il 50% dell’importo della detrazione (164,64 – 100).

B paga la TASI per € 64,64.

IMMOBILI EQUIPARATI ALL’ABITAZIONE PRINCIPALE

19) I soci delle cooperative a proprietà indivisa e gli assegnatari di “alloggi sociali devono essere considerati “occupanti” ai fini TASI?

Risposta:

Occorre, innanzitutto, premettere che nel caso in cui l’immobile è occupato da un soggetto diverso dal proprietario o dal possessore a diverso titolo, questi soggetti sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria; pertanto:

- l’occupante versa la TASI nella misura, stabilita dal comune, compresa fra il 10% e il 30% dell’ammontare complessivo dell’imposta;

- il proprietario o il possessore a diverso titolo versa la restante parte.

 

Si deve anche precisare che la TASI si applica sui fabbricati, compresa l’abitazione principale, e sulle aree edificabili, come definiti per l’IMU. Ai fini TASI, quindi, per la definizione di abitazione principale, si deve richiamare l’art. 13 del D. L. n. 201 del 2011 in cui è racchiuso il regime applicativo dell’abitazione principale, nel quale rientrano anche le abitazioni assimilate per legge o per regolamento comunale a quella principale.

Pertanto, in tutte le ipotesi in cui si può parlare di abitazione principale, l’obbligo di versamento TASI ricade interamente sul proprietario e non sull’occupante.

Ad esempio, l’imposta, in capo alla cooperativa edilizia a proprietà indivisa deve essere calcolata applicando:

- l’aliquota prevista dal Comune per l’abitazione principale;

- la detrazione eventualmente prevista dal Comune per l’abitazione principale.

 

Nulla è dovuto dal socio.

20) Quali sono i requisiti di alloggio sociale per poter beneficiare delle agevolazioni IMU e TASI?

Risposta:

Si deve, innanzitutto, ricordare che sono equiparati all’abitazione principale i fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come definiti dal decreto del Ministro delle infrastrutture del 22 aprile 2008. Pertanto, l’esenzione IMU si applica solo quando gli immobili hanno i requisiti e le caratteristiche indicate dal decreto.

Ai fini TASI, l’equiparazione di tali alloggi all’abitazione principale rende applicabile l’aliquota e le agevolazioni/detrazioni eventualmente stabilite dal comune.

A tale proposito, si fa presente che, l’art. 2, comma 5-bis, del D. L. n. 102 del 2013, prevede che per questi immobili deve essere presentata la dichiarazione. Pertanto, nel modello di “Dichiarazione IMU” il proprietario dell’alloggio sociale deve anche barrare il campo 15 relativo alla “Esenzione” e riportare, nello spazio dedicato alle “Annotazioni” la seguente frase “l’immobile possiede le caratteristiche e i requisiti richiesti dalla lett. b), comma 2, dell’art. 13 del D. L. n. 201/2011”.

La dichiarazione IMU vale anche ai fini TASI.

21) Nel caso di un militare che ha la casa a Palermo, in comproprietà con la moglie, ma che, per motivi di lavoro, ha fissato la residenza a Roma, dove risiede anche la moglie, l’equiparazione ad abitazione principale, ai sensi dell’art. 13, comma 2, lett. d), del D. L. n. 201 del 2011 vale solo per lui?

Risposta:

- il personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di polizia ad ordinamento civile;

- il personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco;

- il personale appartenente alla carriera prefettizia.

Solo per questi soggetti si applicano le agevolazioni IMU per l’abitazione principale, indipendentemente dalla sussistenza delle condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica, purché gli stessi posseggano un unico immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, non concesso in locazione.

Ai fini TASI, l’equiparazione di tali immobili all’abitazione principale rende applicabile l’aliquota e le agevolazioni/detrazioni eventualmente stabilite dal comune.

A tale proposito, si fa presente che l’art. 2, comma 5-bis, del D. L. n. 102 del 2013, prevede che deve essere presentata la dichiarazione per questi immobili; perciò, nel modello di “Dichiarazione IMU”, il proprietario dell’immobile deve anche barrare il campo 15 relativo alla “Esenzione” e riportare, nello spazio dedicato alle “Annotazioni” la seguente frase “l’immobile possiede le caratteristiche e i requisiti richiesti dalla lett. d), comma 2, dell’art. 13 del D. L. n. 201/2011”.

La dichiarazione IMU vale anche ai fini TASI.

22) Nel caso di unità immobiliare assegnata dal giudice della separazione, il coniuge assegnatario è considerato ai fini IMU come titolare di un diritto di abitazione; pertanto, in quanto titolare di un diritto reale, è soggetto passivo del tributo. La stessa conclusione vale anche per la TASI?

Risposta:

Si conferma che lo stesso principio si applica anche alla TASI.

In tal caso, il coniuge è titolare del diritto di abitazione e, indipendentemente dalla quota di possesso dell’immobile, è il solo che paga la TASI con l’aliquota e la detrazione, eventualmente prevista, per l’abitazione principale.

Se, invece, la casa assegnata fosse in locazione (esempio casa in locazione abitata dai coniugi prima della separazione, poi assegnata dal Giudice della separazione ad uno di essi), la TASI deve essere calcolata dal proprietario con l’aliquota prevista dal Comune per gli immobili diversi dall’abitazione principale e l’importo ottenuto verrà pagato in parte dal proprietario e in parte dal locatario, in base alle quote deliberate dal Comune.

23) Ai fini IMU, in caso di assimilazione dell’unità immobiliare concessa in comodato gratuito ad un parente in linea retta di primo grado che la abita, con riferimento alla quota di rendita risultante in catasto non eccedente il valore di € 500, tale limite è da riferirsi solo all’abitazione o anche alle pertinenze? Come si applica la TASI?

Risposta:

Trattandosi in sostanza di un’equiparazione all’abitazione principale, si ritiene che in tali ipotesi le disposizioni si estendano anche alle pertinenze, nei limiti previsti per l’abitazione principale dal comma 2 dell’art. 13 del D. L. n. 201 del 2011 per l’IMU.

Ciò vale sia per l’IMU sia per la TASI.

Si deve, inoltre, precisare che l’assimilazione effettuata dal comune nel caso prospettato opera come una franchigia; per cui si deve prima di tutto sommare la rendita dell’abitazione principale e quella delle pertinenze e poi:

-IMU per le abitazioni diverse da quelle classificate in A/1, A/8 e A/9:

- esenzione fino al valore di 500 euro della rendita catastale;

- versamento dell’IMU con aliquota ordinaria per la quota eccedente il valore di 500 euro.

 

-IMU per le abitazioni classificate in A/1, A/8 e A/9 (cosiddette di lusso) il contribuente calcola l’imposta nel seguente modo:

- fino al valore di 500 euro applica l’aliquota e la detrazione prevista per l’abitazione principale;

- per la quota eccedente il valore di 500 euro applica l’aliquota ordinaria.

 

-TASI il contribuente calcola l’imposta nel seguente modo:

- fino al valore di 500 euro applica l’aliquota e la detrazione, eventualmente prevista dal comune, per l’abitazione principale;

- per la quota eccedente il valore di 500 euro applica l’aliquota ordinaria.

 

24) Nel caso in cui l’unità immobiliare concessa in comodato gratuito ad un parente in linea retta di primo grado, assimilata all’abitazione principale, è di proprietà di più soggetti come si ripartisce la detrazione ai fini IMU o TASI?

Risposta:

La detrazione si applica in parti uguali tra i proprietari dell’immobile, indipendentemente dalle rispettive quote di proprietà.

 

Vincenzo D’Andò