Diario quotidiano del 3 giugno 2014: introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica

Pubblicato il 3 giugno 2014



istituiti codici e causali per versare i contributi a E.N.P.A.P.I. e E.N.P.A.C.L.; sgravi per i contratti di secondo livello: decreto in G.U.; fondazione studi CDL: in studio il Pos non è obbligatorio; riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati: redditi derivati da prestazioni previdenziali; introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica; trattamento Iva delle attività di riscossione e pagamento di imposte; pubblicati i Regolamenti BCE sulla cooperazione nell’ambito del meccanismo di vigilanza unico e sulle sanzioni irrogabili; imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e a lungo termine; analisi e statistiche sulle dichiarazioni fiscali 2013 Irpef, studi di settore, Iva;al via le agevolazioni per gli autotrasportatori

 

 Indice:

 1) Istituiti codici e causali per versare i contributi a E.N.P.A.P.I. e E.N.P.A.C.L.

 2) Sgravi per i contratti di secondo livello: decreto in G.U.

 3) Fondazione studi CDL: in studio il Pos non è obbligatorio

 4) Riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati: redditi derivati da prestazioni previdenziali

 5) Introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica

 6) Trattamento Iva delle attività di riscossione e pagamento di imposte

 7) Pubblicati i Regolamenti BCE sulla cooperazione nell’ambito del meccanismo di vigilanza unico e sulle sanzioni irrogabili

 8) Imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e a lungo termine

 9) Analisi e statistiche sulle dichiarazioni fiscali 2013 Irpef, studi di settore, Iva

 10) Al via le agevolazioni per gli autotrasportatori

 

 

1) Istituiti codici e causali per versare i contributi a E.N.P.A.P.I. e E.N.P.A.C.L.

Sono operativi, dal prossimo 3 giugno, le causali di versamento e i codici tributo istituiti dall’Agenzia delle entrate con le risoluzioni 55/E e 54/E del 29 maggio 2014, per versare, rispettivamente, all’Ente nazionale di previdenza e assistenza per i consulenti del lavoro (Enpacl) e all’Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica (Enpapi) i contributi dovuti, a vario titolo, dai loro assistiti. I primi dovranno utilizzare il modello F24, i secondi l’F24 Accise.

L’istituzione di codici e causali è frutto delle convenzioni sottoscritte nel mese di aprile dall’Agenzia delle Entrate e dai due Enti previdenziali, per regolare il servizio di riscossione, mediante F24, dei contributi dovuti dagli iscritti ai rispettivi Istituti Causali Enpacl.

Per tutti i gusti le causali a uso dei consulenti del lavoro per i versamenti all’Enpacl. Le somme dovute riguardano, infatti, i contributi connessi al reddito, ma anche il riscatto del periodo di militare e di laurea, e poi sanzioni, ravvedimento e altro ancora.

 

2) Sgravi per i contratti di secondo livello: decreto in G.U.

In G.U. il decreto, già in vigore. Il datore risparmia il 25%, il lavoratore il 100%. Subito le domande all'Inps per la decontribuzione.

Via libera alla decontribuzione dei premi di risultato erogati nell'anno 2013. A partire dal 29 maggio 2014 è possibile, per i datori di lavoro, inviare le domande all'Inps tese ad ottenere il riconoscimento dello sgravio contributivo (25% a favore degli stessi datori di lavoro e 100% ai lavoratori) sulle somme di produttività erogate l'anno scorso in base a contratti aziendali o territoriali. La parola passa adesso all’Inps che deve indicare le modalità operative nonché fissare il termine ultimo di presentazione, a partire dal quale l’istituto avrà 60 giorni di tempo per comunicare l’ammissione o meno allo sgravio. Gli accordi di produttività, se non già fatto, vanno depositati alla direzione territoriale del lavoro (Dtl) entro il 30 giugno. Lo stabilisce il DM 14 febbraio 2014 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 123 del 29 maggio 2014.

La decontribuzione è finalizzata ad agevolare la contrattazione di prossimità (ossia quella di secondo livello): aziendale e territoriale. Introdotta dal 1° gennaio 2008 dalla legge n. 247/2007 (protocollo Welfare) in via sperimentale per il triennio 2008/2010, è stata prima prorogata per l’anno 2011 dalla legge n. 220/2010 (legge Stabilità 2011) e poi resa strutturale dalla riforma del mercato del lavoro Fornero, la legge n. 92/2012, dall'anno 2012. Il bonus, per poter operare, necessita di autorizzazione ministeriale annua, attraverso apposito decreto che deve fissare la misura massima di sconto (non oltre il 5% della retribuzione contrattuale dei lavoratori), nonché le modalità applicative.

Il decreto pubblicato in G.U. disciplina l’incentivo con riferimento ai premi di produttività che sono stati erogati nel 2013 e stanzia le relative risorse, pari a 607 milioni di euro. Il 62,5% è destinato alla contrattazione aziendale (379 milioni di euro), il restante 37,5% alla contrattazione territoriale (228 milioni di euro).

Lo sgravio contributivo, che opera sui premi di risultato e su tutte le erogazioni stabilite dai contratti di secondo livello, aziendali e/o territoriali, è a favore sia dei datori di lavoro che dei lavoratori. Ai primi è concesso nella misura del 25%, ai lavoratori del 100% delle rispettive aliquote di contribuzione.

Condizioni di accesso

Lo sgravio, stabilisce il decreto, si applica sulla quota di erogazione prevista dai contratti di secondo livello (aziendali o territoriali), nel limite del 2,25% della retribuzione contrattuale percepita dal lavoratore. Per esempio, un lavoratore che abbia una retribuzione annua di euro 34 mila darà diritto allo sgravio su un importo massimo di premio aziendale di 765 euro (cioè il 2,25% di 34 mila euro). Per accedere allo sgravio, i contratti aziendali e territoriali ovvero di secondo livello devono avere queste caratteristiche:

- essere sottoscritti dai datori di lavoro e depositati (se non già fatto) presso le direzioni territoriali del lavoro entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto (cioè entro il prossimo 30 giugno);

- prevedere erogazioni legate a incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione ed efficienza organizzativa, oltre che collegate ai risultati riferiti all'andamento economico o agli utili della impresa o a ogni altro elemento rilevante ai fini del miglioramento della competitività aziendale.

 

3) Fondazione studi CDL: in studio il Pos non è obbligatorio

Professionisti senza obbligo di Pos. Il DL n. 179/2012 non costringe infatti gli studi professionali a dotarsi dello strumento di pagamento elettronico, ma dà facoltà ai clienti privati di potere pagare con il bancomat le fatture superiori ai 30 euro.

Tuttavia, la mancata installazione del Pos non produce un inadempimento sanzionabile, né tantomeno una perdita del credito: qualora il professionista fosse sprovvisto dell’apparecchiatura per il pagamento elettronico si avrà la fattispecie della mora del creditore (di cui all’art. 1206 c.c.).

E’ questa la precisazione che è contenuta nella circolare n. 12 del 29 maggio 2014 della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, che richiama l’interpretazione resa dal Consiglio nazionale forense con la circolare n. 20 del 20 maggio 2014. I consulenti del lavoro, che già si erano espressi in questo senso con un parere del 28 gennaio 2014, criticano l’attuale disciplina dei pagamenti tramite Pos affermando che questa «introduce solamente inutili adempimenti a danno dei professionisti, incremento dei costi per gli studi professionali e benefici solo a favore degli istituti di credito».

 

4) Riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati redditi derivati da prestazioni previdenziali

L’INPS ha illustrato le prestazioni previdenziali interessate dalle disposizioni di riduzione del cuneo fiscale ex DL 66/2014.

Dopo i recenti interventi dell’Agenzia delle Entrate in merito al bonus di 80 euro mensili – ossia 640 euro complessivi per il 2014 – previsto dal nuovo comma 1-bis dell’art. 13 del TUIR (introdotto dall’art. 1 del DL 66/2014), anche l’INPS fornisce i propri chiarimenti in materia con la circolare n. 67 del 29 maggio 2014, individuandone l’applicabilità o meno alle diverse prestazioni previdenziali.

Dopo avere riassunto i caratteri generali della disciplina, come ad esempio le condizioni necessarie per accedervi e gli adempimenti previsti per il sostituto d’imposta, l’Istituto previdenziale passa innanzitutto in rassegna le principali prestazioni a sostegno del reddito suscettibili di erogazione del bonus in argomento, differenziando quelle legate al verificarsi di eventi temporanei ed imprevedibili nella durata, che possono insorgere durante il rapporto di lavoro, come ad esempio la CIG, le indennità di maternità o malattia, da quelle che si verificano alla sua cessazione, come nel caso dell’indennità mobilità, dell’ASpI e della mini ASpI.

Tali prestazioni, ribadisce l’INPS facendo seguito a quanto esaminato nella C.M. 9/2014 dell’Agenzia delle entrate, rientrano nell’ambito di applicazione del bonus in esame, in quanto considerate redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti ai sensi degli artt. 49 e 6 del TUIR, così come peraltro già chiarito, sempre dall’Agenzia. Ciò premesso, l’Istituto previdenziale ricorda che in molti casi le citate prestazioni sono anticipate al lavoratore dal datore di lavoro e conguagliate con i contributi dovuti da quest’ultimo all’INPS e, in tale ipotesi, il sostituto di imposta è il datore di lavoro, il quale dovrà riconoscere l’eventuale bonus spettante.

Invece, per le prestazioni il cui pagamento viene effettuato direttamente all’assicurato sarà l’INPS che, in qualità di sostituto di imposta, riconoscerà in via automatica l’eventuale credito.

Riguardo a quest’ultimo caso, l’INPS raccomanda agli assicurati che non sono in possesso dei requisiti per il beneficiare del bonus, di darne celere comunicazione all’Istituto (in qualità di sostituto di imposta), il quale potrà recuperare il credito eventualmente erogato dagli emolumenti successivi e, comunque, entro i termini di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno.

Un’altra particolare categoria di prestazioni previdenziali, inclusa tra le ipotesi di beneficio del bonus degli 80 euro, è rappresentata dalle prestazioni di accompagnamento alle pensioni, tra le quali spicca la recente prestazione di esodo ex art. 4, commi da 1 a 7-ter della L. 92/2012, riconosciuta ai lavoratori prossimi alla pensione e fruibile nei casi di eccedenza di personale. Infatti, come sottolineato dall’INPS, l’applicabilità del bonus trova fondamento nel fatto che anche a questo tipo di emolumento si applica la tassazione ordinaria con riconoscimento delle detrazioni per lavoro dipendente.

Un’altra parte della circolare 67/2014 riguarda invece le prestazioni previdenziali che sono escluse dall’applicazione del bonus, oltre ovviamente alla esplicita esclusione prevista dal DL 66/2014 per i titolari di redditi da pensione di cui all’art. 49, comma 2, lett. a) del TUIR (al contrario, possono beneficiare del credito in questione i percettori di prestazioni pensionistiche complementari ex DLgs. 124/93).

In particolare, si includono in tale novero le prestazioni a sostegno del reddito soggette a tassazione separata di cui all’art. 17 del TUIR, quali ad esempio il TFR erogato dal Fondo di garanzia ex art. 2 della L. 297/1982 oppure l’una tantum a favore dei lavoratori a progetto prevista dall’art. 2, commi 51 e ss. della L. 92/2012.

Tra le altre ipotesi di esclusione, l’INPS segnala i casi in cui è previsto il pagamento anticipato dell’indennità per incentivare l’avvio di un’attività di lavoro autonomo da parte dell’assicurato. È il caso dell’anticipazione delle indennità ASpI e Mini ASpI prevista dall’art. 2, comma 19 della L. 92/2012, o dell’anticipazione dell’indennità di mobilità ex art. 7, comma 5 della L. 223/1991. Anche in questo caso, tali tipologie di indennità non rientrano nel campo di applicazione del credito ex art. 1 del DL n. 66/2014, in quanto è prevista per loro l’applicazione del regime fiscale della tassazione separata.

Inoltre, sono escluse, in quanto costituiscono redditi da lavoro autonomo, le indennità di maternità per lavoratrici autonome (artigiane e commercianti, imprenditrici agricole professionali, coltivatrici dirette, colone, mezzadre), nonché le indennità di maternità e indennità di malattia per gli iscritti alla gestione separata, in qualità di liberi professionisti e titolari di partita IVA. Infine, sono esclusi dal bonus i trattamenti di famiglia, in quanto redditi che non ricadono nella base imponibile ai sensi dell’art. 12 del TUIR, come ad esempio l’assegno di maternità e per il nucleo familiare concesso dai Comuni ex art. 19 del DM 452/2000.

 

5) Introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica

A seguito di quanto disposto dal Decreto Ministeriale n. 55 del 3 aprile 2013 (entrato in vigore il 6 giugno2013), le novità si rendono applicabili anche nei confronti dell’INPS, difatti, tale provvedimento ha fissato la decorrenza degli obblighi di utilizzo della fatturazione elettronica nei rapporti economici con la Pubblica Amministrazione ai sensi della Legge 244/2007, art. 1, commi da 209 a 214.

In ottemperanza a ciò, l’Istituto, a decorrere dal 6 giugno 2014, non potrà più accettare fatture che non siano trasmesse in forma elettronica secondo le modalità previste dagli allegati del decreto n. 55 del 3 aprile 2013. Inoltre, trascorsi 3 mesi da tale data, non potrà procedere ad alcun pagamento, nemmeno parziale, sino all’invio delle fatture in formato elettronico.

L’art. 25 (Anticipazione obbligo fattura elettronica) del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, recante «Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale», in corso di conversione, ha, inoltre, rafforzato tale obbligo per i pagamenti dovuti dalla pubbliche amministrazioni, alle quali è fatto divieto di procedere al pagamento delle fatture elettroniche che non riportano il Codice identificativo di gara (CIG) e il Codice unico di Progetto (CUP).

Di conseguenza, l’INPS, e per essa tutte le strutture titolari di poteri di spesa a livello centrale e territoriale:

- a decorrere dal 6 giugno 2014, potrà ricevere esclusivamente fatture trasmesse in modalità elettronica, secondo le modalità definite dal suddetto decreto n. 55 del 3 aprile 2013 e dalle successive disposizioni normative e interpretative;

- a decorrere dal 6 settembre 2014, potrà procedere al pagamento delle sole fatture pervenute in formato elettronico.

La disposizione suddetta si applica anche al cd. “ciclo attivo”, cioè al processo di emissione di fatture da parte dell’Istituto verso Ministeri, Agenzie fiscali ed altri Enti previdenziali pubblici.

Implementazione del sistema

Al fine di ottemperare agli obblighi previsti dalle disposizioni citate e implementare correttamente, anche sotto il profilo informatico, il percorso di adeguamento all’utilizzo della fatturazione elettronica nei rapporti economici tra pubblica amministrazione e fornitori, l’Istituto ha delineato una strategia di adeguamento che prevede i seguenti adempimenti:

- identificazione nell’ambito dell’IPA (Indice delle Pubbliche Amministrazioni, di cui all’art. 11 del D.P.C.M. 3 dicembre 2013) dell’Ufficio Destinatario di Fattura Elettronica (Uff_eFatturaPA) con il codice univoco UF5HHG,attività già completata da parte della DCSIT.

Tale nuovo codice rappresenta l’unico punto di “accettazione” (Polo di smistamento dell’Istituto) delle fatturazioni elettroniche passive verso INPS.

Con l’obiettivo di poter gestire nel tempo eventuali modifiche organizzative senza alcun impatto sui sistemi esterni (IPA, AVCP, …), le procedure interne, delineano il percorso per veicolare correttamente le fatture elettroniche pervenute a tutte le strutture identificate (Direzioni centrali e Direzioni Territoriali) per il pagamento;

identificazione dei contratti in essere al fine di comunicare ai fornitori il codice IPA di INPS (“UF5HHG”) e le nuove modalità di fatturazione da seguire per la fatturazione elettronica verso INPS;

- integrazione del colloquio tra sistemi gestionali dell'Istituto con il Sistema di Interscambio (SdI) mediante la specifica PEC (fatturazioneelettronica@postacert.inps.gov.it), a carico della DCSIT;

gestione automatica della protocollazione e Registro unico delle fatture passive, a carico della DCSIT.

Attività da porre in essere

Per il completamento del processo di sviluppo e consolidamento della fatturazione elettronica,

la cui implementazione è sotto la responsabilità delle Strutture titolari di budget in indirizzo, in raccordo con la Direzione Centrale Sistemi Informativi e Tecnologici (DCSIT) è necessario provvedere al caricamento dei contratti in essere che consentirà la comunicazione, ai fornitori titolari dei contratti, del codice univoco IPA UF5HHG e dei codici ufficio presenti nel sistema SIGEC – Gestione Contratti

Tale attività è di competenza, rispettivamente, delle strutture in indirizzo ai fini di un corretto indirizzamento, liquidazione e pagamento delle fatture elettroniche, e della DCSIT per le comunicazioni in forma massiva ai fornitori.

È, infatti, indispensabile procedere a inserire, sull’applicativo SIGEC – Gestione contratti, tutte le informazioni relative al rapporto contrattuale necessarie al pagamento, con particolare riferimento alle seguenti:

- oggetto dell'ordine/incarico/contratto;

- CIG (Codice Identificativo Gara) e/o CUP (Codice unico di Progetto);

- nominativo del RUP, censito su AVCP, che dovrà ricevere tramite posta elettronica comunicazione in merito alla fattura da liquidare;

- cod. fornitore INPS e riferimento e-mail del fornitore

- date di rilevanza contrattuale

- riferimento alla determina di aggiudicazione

- importo del contratto al lordo di IVA.

Non è possibile inviare alcuna comunicazione al fornitore per i contratti non censiti correttamente sul SIGEC, né risalire agevolmente al codice CIG o CUP della Stazione appaltante, o al nominativo del RUP e individuare la Sede di riferimento per il pagamento, se non indicata al fornitore.

Si invita, pertanto, a monitorare efficacemente l’inserimento delle informazioni necessarie al corretto instradamento della fattura elettronica, provvedendo altresì a regolarizzare i codici CIG e CUP sul sito dell’Autorità di vigilanza per i contratti pubblici, e, laddove necessario, aggiornare tempestivamente le informazioni.

Per tutte le altre tipologie di rapporti che rientrano nell’obbligo della fatturazione elettronica, e non sottoposte ai controlli dell’Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici, al fine di prevenire eventuali difficoltà di smistamento delle fatture è necessario comunicare sin dalla fase di ordine/incarico/contratto al fornitore (ovvero in occasione degli atti propedeutici al pagamento) tutti i riferimenti contrattuali individuati dall’Istituto e indicare allo stesso il codice della sede Amministrativo-Contabile che si ritiene competente.

Questo codice specifico di Istituto è composto dal codice della sede amministrativo contabile della sede competente al pagamento e dal codice specifico per tipologia di rapporto.

Le medesime informazioni circa il codice specifico di Istituto per i summenzionati rapporti - non censiti su SIGEC ovvero non previamente individuati da un codice CIG o CUP - sono altresì pubblicate sul sito Internet dell’INPS alla sezione “Fatturazione elettronica”, dove saranno, altresì indicati i successivi aggiornamenti per l’emergere di ulteriori casistiche.

La comunicazione del codice specifico di Istituto al fornitore che dovrà emettere fatturazione elettronica, comprensivo del codice della sede amministrativo contabile competente al pagamento,è, pertanto, adempimento di ciascuna struttura in indirizzo, e permetterà di:

- indirizzare la fattura alla sede Amministrativo-Contabile competente;

- attribuire la fattura automaticamente al codice del Fornitore gestito nei sistemi amministrativo-contabili dell’Istituto;

- monitorare lo stato di pagamento della fattura per il fornitore.

(INPS, circolare n. 66 del 28 maggio 2014)

 

6) Trattamento Iva delle attività di riscossione e pagamento di imposte

L’affidamento in house comporta l’applicazione dell’Iva. In particolare, la riscossione dei tributi evita l’Iva solo se è direttamente il Comune a svolgere l’attività.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 56/E del 30 maggio 2014, ha fornito alcuni chiarimenti in merito al trattamento Iva relativo all’attività di riscossione e pagamento delle imposte. L’intervento si è reso necessario in seguito all’evolversi della disciplina e, in particolare, alle modifiche apportate dall’art. 38 del D.L. 179/2012, agli artt. 4 e 10 del Dpr 633/1972.

Scendendo nei dettagli, l’Agenzia ha risolto le seguenti problematiche:

- l’eventuale esenzione Iva per il servizio svolto da società a capitale interamente pubblico (società in house), partecipate dagli stessi enti impositori per conto dei quali agiscono gli ambiti operativi dell’attività di riscossione e conseguente imponibilità;

l’esenzione per le operazioni connesse al pagamento delle imposte.

Peraltro, le nuove regole e, tra queste, l’abolizione dell’esenzione d’imposta per la riscossione dei tributi, è conseguente al recepimento dei principi indicati nella direttiva Ce del 28 novembre 2006, n. 112.

Il primo interrogativo a cui la risoluzione risponde riguarda l’esenzione Iva relativa all’attività di riscossione (art. 4, comma 5, del Dpr 633/1972) nel caso essa sia svolta da società in house ovvero con capitale interamente pubblico, partecipate da enti locali per i quali lavorano.

La risoluzione chiarisce che tali aziende mancano del requisito soggettivo, richiesto dall’art. 13 della direttiva Ce 112/2006, per beneficiare dell’agevolazione. Le operazioni in questione, infatti, non sono, imponibili soltanto se effettuate direttamente dagli enti impositori. Viceversa, le società che svolgono il servizio per conto di quest’ultimi, anche se controllate al 100%, rappresentano imprese commerciali e soggetti giuridicamente distinti.

Tale interpretazione è supportata da numerosi documenti di prassi, nonché dalla disciplina e dalla giurisprudenza comunitaria. Né la questione, di carattere strettamente tributario, può essere mutuata dal diritto pubblico e in particolare dalla normativa e dalla giurisprudenza riguardanti gli appalti, che equiparano, in certi casi, queste società agli enti pubblici.

Cancellata l’esenzione e modificato l’art. 10, comma 1, n. 5, del Dpr 633/1972, l’Agenzia precisa che sono diventate imponibili tutte le attività connesse alla riscossione di entrate tributarie e patrimoniali di enti pubblici o privati.

Di conseguenza, partendo dal presupposto che lo schema operativo seguito è sempre lo stesso, la risoluzione individua come imponibili, tra gli altri, i compensi percepiti per la gestione di ruoli e liste, la notifica di cartelle e avvisi di pagamento, la ricezione di pagamenti, il riconoscimento di eventuali dilazioni o sospensioni, l’esecuzione forzata della riscossione, senza fare alcuna distinzione, mette in chiaro la risoluzione, tra riscossione coattiva e riscossione spontanea.

Niente Iva per il tributo solo in transito

Infine, il nuovo art. 10 del Dpr 633/1972 (combinato disposto dei numeri 1 e 5

del comma 1), esenta i corrispettivi ricevuti per operazioni di pagamento delle imposte o altri tipi di entrate (come il canone Rai e bollo auto), effettuate “a norma di specifiche disposizioni di legge, da aziende e istituti di credito” per conto dei contribuenti.

Qui il dubbio poteva nascere dai margini ristretti che, in apparenza, presenta la norma, indicando tra i soggetti coinvolti dall’esclusione soltanto “aziende e istituti di credito”.

In realtà, per l’Agenzia delle entrate, l’esenzione si riferisce alle operazioni e non agli operatori che le compiono che, naturalmente, devono essere però abilitati al servizio.

In particolare, a sostegno di tale conclusione, la risoluzione ricorda l’art. 135 della direttiva 112/2006, “le operazioni, compresa la negoziazione, relative ai depositi di fondi, ai conti correnti, ai pagamenti, ai giroconti, ai crediti, agli assegni ed altri effetti commerciali, ad eccezione del recupero dei crediti”, e la decisione con la quale la Corte di giustizia Ce chiarisce che tali attività sono esenti anche se non realizzate da una banca: “l’esenzione non è soggetta alla condizione che le operazioni siano effettuate da un certo tipo di istituti di credito, da un certo tipo di persona giuridica o, in tutto o in parte, in una determinata maniera, elettronica o manuale”.

Tornando alla normativa nazionale, in armonia con la linea Ue, l’art. 10 considera esenti, tra l’altro, “le dilazioni di pagamento, le operazioni, compresa la negoziazione, relative a depositi di fondi, conti correnti, pagamenti, giroconti, crediti e ad assegni o altri effetti commerciali, a eccezione del recupero dei crediti (…) e il servizio bancoposta” e la circolare 205/2001 precisa che anche i connessi servizi informatici utilizzati per eseguire tali movimenti non scontano l’Iva.

In definitiva, l’imposta non si applica quando il servizio riguarda un mero transito di mezzi finanziari, a prescindere dall’operatore incaricato.

In pratica, sono esenti i corrispettivi ricevuti per i servizi di versamento effettuati tramite modello F24 e F23, gli eventuali diritti o commissioni percepiti in relazione al pagamento di altre entrate (canone Rai, tassa automobilistica regionale, ecc.), anche se riscossi non da istituti di credito ma da agenti della riscossione, uffici postali, tabaccai, Aci o altri intermediari autorizzati.

L’esenzione viene meno e l’aliquota è quella ordinaria (risoluzione 25/2003) se il corrispettivo è unico e cumulativo per più servizi, alcuni dei quali imponibili, come la riscossione, l’accertamento o la liquidazione di tributi. In tal caso, l’Iva è dovuta e va calcolata sull’intero compenso.

 

7) Pubblicati i Regolamenti BCE sulla cooperazione nell’ambito del meccanismo di vigilanza unico e sulle sanzioni irrogabili

Sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea del 14 maggio 2014 due Regolamenti della Banca centrale europea (BCE) sulla cooperazione nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico (MVU) e sulle sanzioni irrogabili dalla BCE nell’esercizio dei suoi compiti in materia di vigilanza.

Il primo Regolamento (Regolamento (UE) n. 468/2014 della Banca centrale europea del 16 aprile 2014) stabilisce le modalità pratiche di attuazione dell’articolo 6 del regolamento UE n. 1024/2013 del Consiglio sul meccanismo unico di vigilanza, che attribuisce alla BCE la responsabilità del buon funzionamento del sistema. Il nuovo Regolamento BCE, adottato a seguito di una consultazione pubblica, istituisce il quadro di cooperazione tra la BCE e le autorità nazionali competenti nell’ambito del meccanismo di vigilanza unico a partire da novembre 2014, quando il meccanismo assumerà il ruolo di autorità di vigilanza per gli enti creditizi dell’area dell’euro. In particolare vengono fissati i criteri per l’individuazione delle banche significative, che saranno soggette alla vigilanza diretta della BCE. Vengono, inoltre, stabilite le modalità pratiche di cooperazione riguardanti compiti e strumenti macroprudenziali e di scambio di informazioni tra la BCE e le autorità nazionali competenti.

Il secondo Regolamento della BCE (Regolamento (UE) n. 469/2014 della Banca centrale europea, del 16 aprile 2014) modifica il Regolamento (CE) n. 2157/1999 sul potere della Banca centrale europea di irrogare sanzioni. Lo scopo è assicurare un regime coerente ed efficace per l’irrogazione di sanzioni nel contesto del meccanismo unico di vigilanza in base al quale, per assolvere i compiti di vigilanza, la BCE può, in caso di violazione di propri regolamenti o decisioni, imporre sanzioni amministrative pecuniarie risultando quest’ultima una violazione del diritto dell’UE direttamente applicabile. Il nuovo regolamento della BCE precisa quindi i principi e le procedure applicabili all’imposizione di sanzioni e chiarisce quali sanzioni sono irrogabili dalla BCE nell’esercizio dei suoi compiti di banca centrale diversi da quelli di vigilanza, previste appunto dal regolamento del 1999, e quali quelle irrogabili nell’esercizio dei propri compiti di vigilanza previste dal regolamento del Consiglio sul meccanismo unico di vigilanza.

(Assonime, nota del 30 maggio 2014)

 

8) Imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e a lungo termine

Questo l’argomento trattato da Assonime con la circolare n. 17 del 2014: Imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio e a lungo termine: applicabilità in base ad opzione e operazioni di finanziamento strutturate come emissioni di obbligazioni.

Con tale circolare illustra le modifiche apportate alla disciplina dell’imposta sostitutiva sui finanziamenti con le quali l’imposta è divenuta applicabile solo a seguito di esercizio di apposita opzione e l’ambito oggettivo di applicazione del tributo è stato esteso alle operazioni di finanziamento strutturate come emissioni di obbligazioni.

 

9) Analisi e statistiche sulle dichiarazioni fiscali 2013 irpef, studi di settore, Iva

Il Dipartimento delle Finanze pubblica le statistiche relative agli Studi di Settore, alle dichiarazioni delle persone fisiche in base al reddito prevalente, alle dichiarazioni IVA e ad altri dati trasmessi dai contribuenti nel 2013, relativi al periodo d’imposta 2012.

Vengono inoltre diffusi i dati statistici sulle scelte dei contribuenti e sugli importi dell’otto per mille destinati allo Stato ed alle Confessioni Religiose per gli anni di erogazione dal 2008 al 2013.

STUDI DI SETTORE

L’applicazione degli Studi di Settore nel 2012 ha riguardato circa 3,7 milioni di soggetti (per il 65% persone fisiche), con un aumento del 6,3% rispetto all’anno precedente, dovuto principalmente dall’ingresso dei soggetti fuoriusciti dal vecchio regime dei minimi (in vigore fino al 2011), che escludeva l’applicazione degli Studi di Settore (1) . L’aumento dei soggetti si registra principalmente nel settore dei professionisti (+19,3%).Nonostante la crescita del numero dei contribuenti, il reddito totale dichiarato, pari a 100 miliardi di euro, registra comunque una diminuzione (-5,8% rispetto al 2011) ascrivibile alla forte contrazione dell’economia registrata nell’anno (il PIL è risultato in flessione del 2,4%). Il reddito medio dichiarato è risultato pari a 25.700 euro per le persone fisiche (-8,1% rispetto al 2011)(2) , 35.900 euro per le società di persone (-6,4%) e 23.600 euro per le società di capitali ed enti, che registrano un notevole calo rispetto all’anno precedente (-26,3%). Ponendo l’attenzione sull’attività esercitata, il reddito medio più elevato, analogamente allo scorso anno, si è registrato nel settore delle attività professionali (43.400 euro) seguito dal settore delle attività manifatturiere (27.200 euro) e dal settore dei servizi (24.100 euro), mentre il reddito medio più basso si è rilevato nel commercio (17.200 euro).

Molto elevata è la differenza tra il reddito medio dei soggetti “congrui” rispetto a quello dei soggetti non “congrui” (3): escludendo i soggetti di minori dimensioni(4) , si passa complessivamente da un reddito medio di 40.700 euro per i soggetti congrui, ad una perdita media di 10.700 euro per quelli non congrui.

Tutti i dati sugli Studi di Settore, compresi i redditi medi per singolo studio, sono disponibili sul sito www.finanze.gov.it seguendo il percorso: “dati e statistiche fiscali/studi di settore”.

STATISTICHE IRPEF IN BASE AL REDDITO PREVALENTE

I dati statistici delle dichiarazioni Irpef delle persone fisiche, pubblicati lo scorso 26 marzo, vengono ora arricchiti dalla classificazione dei contribuenti in base al reddito prevalente e dall’analisi integrata delle dichiarazioni fiscali dei dipendenti con quelle dei propri datori di lavoro. L’82,7% dei 41,4 milioni di contribuenti detiene prevalentemente reddito da lavoro dipendente o pensione e solo il 6,1% ha un reddito derivante dall’esercizio di attività d’impresa o di lavoro autonomo, in linea con l’anno precedente. Si segnalano comunque, rispetto all’anno precedente, 93.000 soggetti in meno che dichiarano prevalentemente reddito da lavoro dipendente, e 140.000 in più che dichiarano prevalentemente redditi da pensione.

Dall’analisi integrata delle dichiarazioni dei dipendenti con quelle dei propri datori di lavoro si osserva che circa il 78% dei dipendenti ha prestato lavoro presso lo stesso datore di lavoro nell’arco dell’anno, mentre il restante 22% ne ha avuti due o più. Analizzando la natura giuridica del datore di lavoro, si rileva che il 55% dei lavoratori dipendenti presta servizio presso società per azioni, società a responsabilità limitata e società cooperative, seguiti da coloro che sono occupati presso ditte individuali (10%), società di persone (8%), enti pubblici (7%), altre organizzazioni senza personalità giuridica (6%) ed enti e istituti di previdenza e assistenza sociale (4%). Esaminando il settore di attività economica dei lavoratori, si rileva che il reddito medio più elevato si registra per coloro che operano nel settore dell’industria (25.066 euro), mentre i redditi medi più bassi si osservano nelle costruzioni (17.966 euro) e nell’agricoltura (8.389), settori caratterizzati dalla stagionalità. Il reddito medio da lavoro dipendente presenta un’elevata variabilità rispetto alla diversa natura del datore di lavoro(5) : il reddito medio più basso, pari a 10.450 euro, si osserva nel caso di lavoratori dipendenti il cui datore di lavoro è una persona fisica (1,6 milioni di dipendenti), il valore sale a 13.500 euro nel caso di dipendenti di società di persone (1,5 milioni), a 23.108 euro per i dipendenti della Pubblica Amministrazione(6) (3,3 milioni), mentre il reddito medio più elevato, pari a 23.390 euro, si registra nel caso di dipendenti di società di capitali (10,6 milioni)(7) .

E’ anche possibile effettuare un corretto confronto tra il reddito dichiarato dai lavoratori dipendenti e quello dei corrispondenti datori di lavoro(8) : nel caso di datori di lavoro persone fisiche il reddito medio è pari a 31.303 euro, che equivale a circa il triplo del reddito medio dei propri dipendenti. Nel particolare, analizzando i diversi settori, i datori di lavoro persone fisiche di industria, costruzioni e commercio dichiarano circa il doppio dei propri dipendenti, mentre quelli che operano nelle attività professionali dichiarano quasi cinque volte il reddito dei propri addetti. Il reddito medio dei datori di lavoro società di persone (42.390 euro) è invece circa il triplo rispetto al reddito dei propri dipendenti, mentre quello delle società di capitali (175.590 euro) è maggiore di sette volte.

DICHIARAZIONI IVA

Sono circa 5,4 milioni i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva per l’anno d’imposta 2012, con un aumento del numero dei contribuenti (6,1%) imputabile principalmente ai soggetti che fuoriusciti dal vecchio regime dei minimi (in vigore fino al 2011) che erano esonerati dagli adempimenti IVA(9) .Dal confronto con l’anno precedente emerge che, sia il volume d’affari complessivo dichiarato (pari a 3.157 miliardi di euro), sia gli acquisti e le importazioni (pari a 2.551 miliardi di euro) hanno subito un decremento (rispettivamente -2,6% e -3,3%), determinato dalla fase economica negativa. La differenza tra questi due valori rappresenta il “valore aggiunto fiscale”, che risulta in leggero incremento (+0,5%) rispetto all’anno precedente. L’Iva di competenza dell’anno d’imposta, intesa come saldo tra Iva a debito e Iva detraibile, mostra un incremento del 2,9%, dovuto principalmente all’applicazione dell’aliquota ordinaria al 21% nell’arco di tutto l’anno, mentre nel 2011 era stata applicata l’aliquota ordinaria al 20% fino al 16 settembre(10).

OTTO PER MILLE

Vengono inoltre diffusi i dati statistici sulle scelte dei contribuenti e sugli importi dell’otto per mille destinati allo Stato e alle Confessioni Religiose. I dati riguardano le scelte relative agli anni d’imposta dal 2004 al 2009, corrispondenti agli importi erogati dal 2008 al 2013 (l’erogazione dei fondi avviene il terzo anno successivo alla scelta di destinazione).

ALTRE STATISTICHE

Completano la pubblicazione le statistiche sulle dichiarazioni dei titolari di partita Iva, delle società di persone e degli Enti non commerciali e le statistiche sul registro e sulle successioni.

Tutti i dati statistici sulle dichiarazioni fiscali sono disponibili sul sito www.finanze.gov.it seguendo il percorso: “dati e statistiche fiscali/studi di settore”, dove sono disponibili le analisi dei dati, le novità normative e le note metodologiche per la corretta interpretazione delle statistiche. 

(1) Il “regime dei minimi” escludeva l’applicazione degli Studi di Settore. A partire dall’anno d’imposta 2012 il “regime dei minimi” introdotto nel 2008, con la Legge 244/2007, è stato sostituito dal “regime fiscale di vantaggio” introdotto dal D.L. 98/2011 (aliquota 5%), applicabile alle persone fisiche che intraprendono un’attività d’impresa o di lavoro autonomo nel 2012 o l’hanno intrapresa successivamente al 31/12/2007; nel 2012 numerosi ex “contribuenti minimi” non avevano quindi i requisiti per aderire al nuovo regime e sono stati oggetto degli Studi di Settore.(2) Il reddito medio diminuisce di più del reddito totale per effetto dell’ingresso, tra le persone fisiche, degli ex “contribuenti minimi”, i cui redditi dichiarati sono al di sotto della media.(3) Si ricorda che un contribuente è congruo se i ricavi o i compensi dichiarati sono uguali o superiori a quelli stimati dagli Studi di Settore, tenuto conto delle risultanze derivanti dall’applicazione degli indicatori di normalità economica.(4) Si considerano soggetti di minori dimensioni le persone fisiche con ricavi/compensi inferiori a 30.000 euro.(5) Il focus riguarda soltanto i lavoratori dipendenti con sostituto d’imposta che dichiara un reddito da attività economica definito come somma del reddito da lavoro autonomo, reddito d’impresa in contabilità ordinaria e semplificata e reddito da allevamento. E’ comprensivo dei valori negativi.(6) In questo caso la P.A. è stata individuata in base al codice ATECO e non in base alla natura giuridica del soggetto.(7) Non sono state analizzati i redditi medi di lavoratori presso datori di lavoro con altre forme giuridiche in quanto difficilmente interpretabili a causa della eterogeneità.(8) Il termine “datore di lavoro” viene spesso erroneamente confuso con quello di “imprenditore”; si ricorda invece che un “imprenditore” non necessariamente ha lavoratori alle proprie dipendenze. In questa analisi vengono classificati come “datori di lavoro” i soggetti che, presentando il modello 770, operano come sostituti d’imposta dei propri lavoratori dipendenti, può trattarsi sia di imprenditori sia di lavoratori autonomi sia di agricoltori. (9) Il “regime dei minimi” esonerava dagli adempimenti Iva: i contribuenti minimi non applicavano l’IVA sulle cessioni di beni e servizi ma non avevano diritto ad IVA detraibile (si veda anche la nota n. 1).(10) L’aliquota ordinaria è passata dal 20% al 21% a decorrere dal 17 settembre 2011 ed è ora pari al 22%, a decorrere dal 1 ottobre 2013.

(MEF, Comunicato Stampa N° 133 del 30 maggio 2014)

 

10) Al via le agevolazioni per gli autotrasportatori

Prorogate anche per il 2014 le agevolazioni per gli autotrasportatori. Confermati gli stessi importi del 2013.

Nel dettaglio:

- le imprese di autotrasporto merci – conto terzi e conto proprio – possono recuperare nel 2014 fino ad un massimo di 300 euro per ciascun veicolo (tramite compensazione in F24) le somme versate nel 2013 come contributo al Servizio Sanitario Nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile, per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore adibiti a trasporto merci di massa complessiva a pieno carico non inferiore a 11,5 tonnellate. Anche quest’anno per la compensazione in F24 si utilizza il codice tributo “6793”;

- per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa (autotrasporto merci per conto di terzi) è prevista una deduzione forfetaria di spese non documentate (articolo 66, comma 5, primo periodo, del TUIR), per il periodo d’imposta 2013, nelle seguenti misure:

- 56,00 euro per i trasporti all’interno della Regione e delle Regioni confinanti. La deduzione spetta anche per i trasporti personalmente effettuati dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35 per cento di quello spettante per i medesimi trasporti nell’ambito della Regione o delle Regioni confinanti;

- 92,00 euro per i trasporti effettuati oltre tale ambito.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 67 del 30 maggio 2014)

 

Vincenzo D’Andò