La riforma degli enti locali: ecco le principali novità

di Marco Castellani

Pubblicato il 6 maggio 2014



le principali novità introdotte per gli enti locali dalla Legge n. 56/2014 recante “Disposizioni sulle citta' metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni” (cosiddetta Legge Delrio): facciamo il punto su città metropolitane e province

CITTA’ METROPOLITANE

I commi 5 e seguenti della riforma Delrio istituiscono nove città metropolitane che andranno rispettivamente a sostituire le istituzioni provinciali che insistono sul rispettivo territorio. Le città sono Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Reggio Calabria. A queste si aggiungeranno le Città metropolitane che eventualmente potranno essere istituite dalle Regioni Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna in ossequio alla loro autonomia speciale.

Territorio

Il comma 6 si preoccupa di individuare il territorio della Città metropolitana, che in via ordinaria è ritenuto coincidente con quello della omonima Provincia.

Variazioni a questa configurazione territoriale possono essere possibili nei casi in cui i Comuni interessati assumano l'iniziativa in tal senso, sentita la Regione - secondo il procedimento disegnato dall'articolo 133, primo comma della Costituzione, il quale prescrive appunto l'iniziativa dei Comuni, il parere della Regione e la determinazione con legge statale.

Il comma 6 prevede espressamente che l'iniziativa può essere assunta dai Comuni interessati, anche nei casi in cui essi siano capoluoghi di Province limitrofe. Lo stesso comma 6 approfondisce la disciplina del procedimento, con particolare riferimento all’evenienza in cui il parere della Regione sia negativo, disponendo che sta al Governo promuovere un'intesa entro i novanta giorni successivi, e se questa non sopraggiunge, decidere entro quel medesimo termine - sentito il Presidente della Regione - circa l'approvazione e presentazione al Parlamento del conseguente disegno di legge di variazione territoriale.

 

Istituzione

I commi da 12 a 18 regolano le procedure di prima istituzione delle Città metropolitane, da completarsi entro il 31 dicembre 2014. Il Sindaco del Comune capoluogo, che ne diviene Sindaco metropolitano, indice le elezioni per una conferenza statutaria, incaricata della stesura di un progetto di statuto. La conferenza è formata da 14 o 18 o 24 membri (a seconda che la Città metropolitana abbia popolazione inferiore a 800.000 abitanti o tra 800.001 e 3 milioni ovvero superiore a 3 milioni). Queste conferenze statutarie vengono elette indirettamente, con ponderazione dei voti secondo un indice commisurato alla popolazione complessiva della fascia demografica dei Comuni appartenenti alla Città metropolitana, secondo quanto previsto ai commi 25 e seguenti del testo di legge. Di fatto perciò l’elezione della Conferenza metropolitana segue le medesime modalità di formazione previste “a regime” per l'elezione del Consiglio metropolitano. La conferenza statutaria è tenuta a terminare i suoi lavori il 30 settembre 2014, trasmettendo al Consiglio metropolitano la proposta di statuto. Entro la stessa data si dovranno tenere le elezioni per il Consiglio metropolitano e della Conferenza metropolitana, sempre indette dal Sindaco del Comune capoluogo.

Il passaggio di consegne fra la Provincia uscente e la Città metropolitana è regolato dal comma 16 in base al quale le città metropolitane il prossimo 1 gennaio 2015 dovranno subentrare in tutti i rapporti attivi e passivi delle vecchie istituzioni provvedendo ad esercitarne le funzioni. A partire da tale data il Sindaco del Comune capoluogo assume le funzioni di Sindaco metropolitano e la Città metropolitana opera con il proprio statuto ed i propri organi. Nei casi in cui al 1 gennaio 2015 non risulti essere stato ancora approvato lo statuto della Città metropolitana, troverà applicazione lo statuto della Provincia, con le disposizioni dello statuto relative al Presidente della Provincia e alla Giunta provinciale che andranno riferite al Sindaco metropolitano; le disposizioni relative al Consiglio provinciale si applicheranno invece al Consiglio metropolitano.

Nel periodo transitorio compreso fra la data di entrata in vigore della Riforma Delrio e l’entrata a regime delle nuove Città metropolitane, il comma 14 dispone la permanenza in carica, fino al 31 dicembre 2014, del Presidente della Provincia (che assume anche le funzioni del Consiglio provinciale) e della Giunta in carica, per l'ordinaria amministrazione e per gli atti urgenti improrogabili. È in tal modo disposta la deroga, espressa, all'articolo 1, comma 325 della legge n. 147 del 2013 (Legge di stabilità 2014), che estendeva le disposizioni sul commissariamento delle Province ai casi di scadenza naturale o cessazione anticipata del mandato di organi provinciali, intervenienti tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2014. Si sottolinea che il testo di legge specifica che questa permanenza in carica del Presidente della Provincia e dei membri della Giunta deve avvenire a titolo gratuito.

Organizzazione

La nuova città metropolitana si presenta come un organo di secondo livello, i cui organi non sono eletti, salvo particolari eccezioni, direttamente dalla popolazione. La riforma Delrio delinea al comma 7 gli organi della città metropolitana con un'organizzazione tripartita in:

  • un Sindaco metropolitano;

  • un Consiglio metropolitano;

  • una Conferenza metropolitana.

La disciplina degli organi è demandata allo statuto metropolitano, fuorché alcuni profili, che il disegno di legge disciplina direttamente ai commi 8 e 9.

 

Sindaco metropolitano

Il sindaco del Comune capoluogo è di diritto il sindaco metropolitano. Al primo periodo del comma 8 troviamo indicazione delle funzioni attribuite al Sindaco metropolitano:

rappresentanza dell’ente;

convocazione e presidenza del Consiglio metropolitano e della Conferenza metropolitana;

sovrintendenza al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti;

esercizio di altre funzioni eventualmente attribuite dallo statuto.

 

Consiglio metropolitano

Il Consiglio metropolitano è l'organo di indirizzo e di controllo dell’ente. È deputato ad approvare regolamenti, piani, programmi, nonché ogni altro sottopostogli dal Sindaco ed è il titolare dell'iniziativa circa l'elaborazione dello statuto e le sue modifiche. Ad esso è inoltre riservata l’approvazione del bilancio ad esso presentato dal Sindaco.

Il Consiglio metropolitano ha una composizione numerica variabile, a seconda della popolazione "residente":

  • 24 componenti, per una popolazione sopra 3.000.000 "abitanti":

  • 18 componenti, per una popolazione tra 800.001 e 3.000.000 abitanti;

  • 14 componenti, per un popolazione fino a 800.00 abitanti.

L'elezione del consiglio metropolitano è disciplinata dai commi 25 e seguenti della Legge Delrio ed è in via ordinaria costituita da un’elezione indiretta, in cui gli elettori dello stesso sono i Sindaci e i Consiglieri comunali dei Comuni ricompresi nella Città metropolitana. Ognuno di questi elettori esprime un voto, ponderato sulla base di un indice determinato in relazione alla popolazione complessiva della fascia demografica del Comune di cui è rappresentante. I medesimi soggetti sono, inoltre, esclusivi titolari dell'elettorato passivo. Il comma 22 ammette tuttavia la facoltà che lo statuto metropolitano possa prevedere per il Consiglio - e per il Sindaco – un’elezione diretta, subordina ad alcune precise condizioni.

Normalmente il Consiglio metropolitano dura in carica cinque anni , ma si procede al suo rinnovo, in caso si giunga alla conclusione del mandato e alla successiva elezione del Consiglio del Comune capoluogo.

 

Vicesindaco

Secondo quanto stabilito dal comma 40 il sindaco metropolitano può nominare un vicesindaco (e delegargli stabilmente funzioni), scelto tra i consiglieri metropolitani, dandone immediata comunicazione al consiglio. Il vicesindaco esercita le funzioni del sindaco in ogni caso in cui questi ne sia impedito, e qualora il sindaco metropolitano cessi dalla carica per cessazione dalla titolarità dell'incarico di sindaco del proprio Comune, il vicesindaco rimane in carica fino all'insediamento del nuovo sindaco metropolitano.

Consiglieri delegati

La Legge Delrio non prevede l'istituzione di una Giunta metropolitana, ossia di un organo collegiale esecutivo. Ai sensi del comma 41 il Sindaco metropolitano può assegnare, nel rispetto del principio di collegialità, deleghe a consiglieri metropolitani (consiglieri delegati) secondo le modalità e nei limiti stabiliti dallo statuto.

 

Conferenza metropolitana

La Conferenza metropolitana è l’organo deliberativo dello statuto della Città metropolitana e delle sue proposte di modifica. Ha anche una funzione consultiva sul bilancio. È composta dal Sindaco metropolitano, che la convoca e la presiede, e dai Sindaci dei Comuni appartenenti alla città metropolitana.

Gratuità delle cariche ed eventuali deroghe

Il comma 24 sancisce la gratuità dell'incarico sia per il Sindaco che per i componenti del Consiglio metropolitano e della Conferenza metropolitana. Nel testo della disposizione è inserita tuttavia l’eventualità che una legge statale possa derogare a tale principio, riconoscendo al Sindaco metropolitano una specifica indennità di funzione.

Funzioni

I commi 44 e seguenti offrono un’elencazione delle funzioni di competenza delle nuove Città metropolitane, a cui spettano:

  • le funzioni fondamentali delle Province e quelle delle Città metropolitane attribuite entro il processo di riordino delle funzioni delle Province (cfr. commi 85-86);

  • l’adozione e l’aggiornamento annuale del piano strategico triennale del territorio metropolitano (atto di indirizzo per gli enti del territorio metropolitano), nel rispetto delle leggi regionali nelle materie di loro competenza;

  • la pianificazione territoriale generale comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture "appartenenti alla competenza" della Città metropolitana;

  • la strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, nonché organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano (per questo riguardo, la Città metropolitana altresì può, d'intesa con i Comuni interessati, predisporre documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive);

  • le funzioni in materia di mobilità e viabilità;

  • la promozione e il coordinamento dello sviluppo economico e sociale;

  • la promozione e il coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione

Lo Stato e le Regioni possono inoltre attribuire ulteriori funzioni alle Città metropolitane in attuazione dei principi dell’articolo 118 della Costituzione.

Si tratta pertanto di un ventaglio di funzioni più ampio rispetto quello assegnato alle amministrazioni provinciali uscenti, che presumibilmente richiederà adeguati trasferimenti di personale e risorse per assicurare l’assolvimento delle nuove attività. Si osserva che tuttavia nel testo della Legge Delrio non vi è traccia di maggiori risorse in termini di personale e patrimonio che teoricamente dovrebbero essere ai nuovi enti in ragione delle nuove funzioni ad essi attribuite.

Norma di chiusura della disciplina

Il comma 50 introduce infine una norma di chiusura della disciplina delle Città metropolitane, con la previsione che ad esse si applichino, in quanto compatibili, le disposizioni in materia di Comuni presenti nel Testo unico sull'ordinamento degli enti locali (D.Lgs. n. 267/2000) e le disposizioni sulla potestà normativa degli enti locali di cui alla Legge n. 131/2003.

 

Province

La Legge Delrio sancisce l’uscita di scena delle Province perlomeno nella versione che noi attualmente conosciamo. Il comma 51 le ridefinisce come “enti di area vasta”, e la loro disciplina è posta "in attesa della riforma costituzionale del titolo V e delle relative norme di attuazione".

Organizzazione

Le nuove Province si presentano come enti di secondo livello, i cui organi non sono più eletti direttamente dalla popolazione. Il sistema adottato per l’elezione degli organi di governo delle Province prevede infatti un’elezione di secondo grado attraverso il voto degli amministratori comunali ad essa appartenenti in un unico collegio provinciale. Il voto è ponderato con riferimento alla popolazione dei Comuni del territorio in modo che i Comuni maggiori abbiano una peso maggiore nella decisione, secondo modalità del tutto similari rispetto quelle già illustrate con riferimento agli organi delle Città metropolitane.

Il comma 54 stabilisce che gli organi della Provincia sono costituiti:

  • dal Presidente della Provincia;

  • dal Consiglio provinciale;

  • dall'Assemblea dei sindaci.

 

Presidente della Provincia

Il Presidente della Provincia è eletto dai Sindaci e dai consiglieri dei Comuni della Provincia. A regime non necessariamente il Presidente della Provincia deve essere il Sindaco del Comune capoluogo dell’ente. Ai sensi del comma 60 infatti sono eleggibili i sindaci dei Comuni appartenenti alla Provincia il cui mandato scada non prima di diciotto mesi dalla data delle elezioni. Il Presidente resta in carica quattro anni, ma decade in caso di cessazione dalla carica di Sindaco.

Al primo periodo del comma 55 si enunciano le funzioni attribuite al Presidente della Provincia:

  • rappresentanza dell’ente;

  • convocazione e presidenza del consiglio provinciale e dell’assemblea dei sindaci

  • sovrintendenza al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti;

  • esercizio di altre funzioni eventualmente attribuite dallo statuto.

 

Vicepresidente

Il Presidente della Provincia può nominare un vicepresidente, scelto tra i consiglieri provinciali "nel rispetto del principio di collegialità", che esercita le funzioni del Presidente in caso di impedimento. Il Presidente della Provincia può assegnare deleghe al vicepresidente e, nei casi e nei limiti previsti dallo statuto, a consiglieri provinciali.

Consiglio provinciale

Il Consiglio provinciale, secondo quanto previsto al secondo periodo del comma 55, è l'organo di indirizzo e controllo della Provincia. Ad esso sono attribuiti i poteri di

  • proporre all'Assemblea dei sindaci lo statuto e le sue successive modificazioni;

  • approvare regolamenti, piani, programmi;

  • approvare o adottare ogni altro atto ad esso sottoposto dal Presidente della Provincia;

  • esercitare le altre funzioni attribuite dallo statuto;

  • adottare su proposta del Presidente della Provincia gli schemi di bilancio da sottoporre al parere dell'Assemblea dei sindaci;

  • una volta ottenuto il parere espresso dall'Assemblea dei sindaci, approvare in via definitiva i bilanci dell’ente.

Il Consiglio è composto dal Presidente della Provincia e da un numero di consiglieri, variabile in base alla popolazione:

  • 16 consiglieri, se la popolazione è superiore a 700.000 abitanti;

  • 12 consiglieri, se la popolazione è tra 300.000 e 700.000 abitanti;

  • 10 consiglieri, se la popolazione è inferiore a 300.000.

Il Consiglio provinciale è un organo elettivo di secondo grado, per il quale hanno diritto di elettorato attivo e passivo i Sindaci e i consiglieri dei Comuni della Provincia. Anche in questo caso ogni elettore esprime un singolo voto ponderato secondo un sistema basato sulla popolosità dei singoli Comuni della Provincia.

La cessazione dalla carica comunale comporta la decadenza da consigliere provinciale. A norma del comma 78, i seggi che rimangono vacanti per qualunque causa, ivi compresa la cessazione dalla carica di Sindaco o di consigliere di un Comune della Provincia, vanno attribuiti ai candidati appartenenti alla medesima lista dei consiglieri cessati che nel corso delle ultime elezioni avevano ottenuto la maggiore cifra individuale ponderata di voti. Rimangono comunque in carica i consiglieri provinciali eletti o rieletti a Sindaco o a consigliere in un Comune facente parte della Provincia.

Si nota la differente durata della carica del consiglio provinciale (2 anni) rispetto a quella del mandato del Presidente della Provincia (pari a 4 anni). La ratio di questa differenza potrebbe essere individuata nella volontà del legislatore di assicurare un rapido adeguamento della composizione dei Consigli ai possibili mutamenti che di anno in anno potrebbero coinvolgere le amministrazioni del territorio provinciale, a fronte di un profilo di maggiore continuità che si vuole invece assicurare alla figura del Presidente della Provincia.

Consiglieri delegati

In linea con quanto sancito per le Città metropolitane, la Legge Delrio non prevede l'istituzione di una giunta provinciale. Ai sensi dell’ultimo periodo del comma 66 il Sindaco metropolitano può comunque assegnare, nel rispetto del principio di collegialità, deleghe a consiglieri provinciali secondo le modalità e nei limiti stabiliti dallo statuto.

 

Assemblea dei sindaci

L’Assemblea dei sindaci è un organo, costituito dai Sindaci dei Comuni appartenenti alla Provincia, che, a norma del quarto periodo del comma 55, ha poteri propositivi, consultivi e di controllo. All’Assemblea dei sindaci è affidata la funzione di adottare o respingere lo statuto proposto dal Consiglio e sue eventuali modificazioni.

Gratuità delle cariche

L’impatto dell’esordio delle nuove Province sulle finanze pubbliche è blindato dal comma 84 della Legge Delrio che impone la gratuità degli incarichi di Presidente della Provincia, di consigliere provinciale e di componente dell'Assemblea dei sindaci.

Istituzione delle nuove Province

I commi da 79 a 83 della Legge Delrio disciplinano la costituzione in sede di prima applicazione degli organi dei nuovi enti di area vasta secondo un preciso iter.

L’avvio del procedimento è affidato al Presidente della Provincia (o al commissario), che convoca l'Assemblea dei sindaci per l'elezione del Consiglio provinciale. L‘elezione deve svolgersi entro trenta giorni dalla scadenza (o decadenza o scioglimento) degli organi provinciali. In caso di Province i cui organi sono in scadenza (per fine mandato) nel 2014, le elezioni si svolgono entro il 30 settembre 2014. Durante queste prime elezioni sono eleggibili anche i consiglieri provinciali uscenti. I consigli provinciali eletti secondo le nuove modalità previste dalla Legge Delrio si occuperanno dei lavori preparatori e degli attivi preparatori volti ad adeguare i propri statuti alle novità della riforma Delrio.

L'Assemblea dei sindaci è tenuta ad approvare le modifiche statutarie necessarie per l’adeguamento della carta fondamentale dell’ente alle disposizioni della riforma Delrio entro sei mesi dalla elezione dei nuovi organi provinciali. Nel caso di Province in scadenza nel 2014 (per le quali, si è ricordato, sono previste le elezioni di secondo grado entro il 30 settembre 2014), l'approvazione delle modifiche statutarie deve realizzarsi entro il 31 dicembre 2014. In caso di mancata adozione delle modifiche statutarie entro la predetta data, il Governo esercita il potere sostitutivo ai sensi dell'articolo 8 della legge n. 131 del 2003. Solo per le Province in scadenza nel 2014 (per le quali, si è ricordato, l'approvazione delle modifiche statutarie da parte dell'Assemblea dei sindaci ha il termine del 31 dicembre 2014) è previsto un termine per l'esercizio del potere sostitutivo statale, ossia il 30 giugno 2015.

In accordo con le tempistiche sopra illustrate, il comma 82 deroga espressamente all'articolo 1, comma 325 della Legge n. 147/2013 (cosiddetta Legge di stabilità 2014), che prevedeva il commissariamento delle Province nei casi di scadenza naturale o cessazione anticipata del mandato di organi provinciali, intervenienti tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2014. Ugualmente vengono prorogate fino al prossimo 31 dicembre 2014 anche le gestioni commissariali già in atto. Per effetto delle nuove norme, anche per le Province in scadenza nel corso del 2014 si prevede la permanenza in carica, fino al 31 dicembre 2014, del Presidente della Provincia o del commissario in carica alla data di entrata in vigore della Legge Delrio (che assumono anche le funzioni del Consiglio provinciale) e della giunta. La permanenza in carica di tali soggetti è però vincolata all'ordinaria amministrazione ed agli atti urgenti improrogabili e deve osservare i limiti disposti all'articolo 163 del TUEL per la gestione provvisoria. Appare criticabile sottoporre alle disposizioni della gestione provvisoria enti che per la maggior parte hanno tra l’altro già approvato i bilanci di previsione e le relazioni previsionali e programmatiche, facendo venir meno il presupposto logico che ordinariamente giustifica l’applicazione dell’articolo 163 TUEL. Si evidenziano peraltro gli impatti di questa gestione provvisoria sancita ex lege sulle amministrazioni provinciali uscenti, che si ritrovano nella situazione di far fronte ai rigidi limiti della gestione provvisoria nell’assunzione dei provvedimenti necessari ad assicurare senza interruzione servizi, che comunque allo stato attuale rimangono loro affidati fino al momento del loro eventuale passaggio.

Questo regime di prorogatio degli organi provinciali uscenti si concluderà non prima dell’insediamento del nuovo Presidente della Provincia eletto secondo le nuove modalità di elezione indiretta previste dai precedenti comma da 58 a 65 della riforma, entro e non oltre il prossimo 31 dicembre 2014. Si specifica che durante tutto il periodo di proroga delle proprie funzioni, ai commissari, ai Presidenti ed ai componenti della giunta uscenti non saranno corrisposti indennizzi o emolumenti.

Il quadro delle disposizioni transitorie così delineato vede pertanto una prima fase applicativa della riforma che coinvolge 64 Province (ossia gli enti commissariati o in scadenza a giugno prossimo e più le nove Province che si trasformeranno in città metropolitane). A queste successivamente si aggiungeranno altre quattro Province che termineranno la legislatura nel 2015 e le ultime otto nel 2016. Si fa presente che l’attuale quadro di riforma non interessa le Province delle Regioni a statuto speciale, e le Province autonome di Trento e Bolzano, che avranno a disposizione un anno di tempo per adeguare i propri ordinamenti ai principi della nuova legge.

Funzioni delle nuove Province

I commi 85 e seguenti ridisegnano il quadro delle materie di competenza delle nuove Province, che diventano titolari delle seguenti funzioni fondamentali:

a) pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, nonché tutela e valorizzazione dell'ambiente, per gli aspetti di competenza;

b) pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale, nonché costruzione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente;

c) programmazione provinciale della rete scolastica, nel rispetto della programmazione regionale;

d) raccolta ed elaborazione di dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali;

e) gestione dell’edilizia scolastica;

f) controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale.

Diverse perplessità ha suscitato l’affidamento alle Province delle funzioni in materia di pari opportunità e contrasto alle discriminazioni sul posto di lavoro, che appaiono alquanto fumose e che si potrebbero prestare, specie in materia di discriminazione, a spiacevoli sovrapposizioni di competenze (ad esempio con l’attività degli ispettorati del lavoro).

Ai sensi del comma 88, le Province, d’intesa con i Comuni, potranno altresì esercitare le funzioni di predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive.

Altro punto essenziale è che, secondo quanto prescritto al comma 90, le Province potranno assumere un ruolo centrale per la gestione unitaria di importanti “servizi di rilevanza economica” che sono impropriamente esercitati da enti o agenzie operanti in ambito provinciale o sub-provinciale, e che la legislazione statale e regionale dovrebbe ricondurre esplicitamente in capo ad esse. Si tratta di una disposizione accolta con favore anche dalla dottrina e dalle stesse istituzioni, in quanto può risolvere i frequenti grovigli di enti o agenzie strumentali che si creano nella gestione di particolari tipologie di servizi, con un sensibile potenziamento delle funzioni provinciali.

In ultimo la Legge Delrio riserva norme specifiche per le Province montane (ossia alle Province con territorio interamente montano) e per le Province confinanti con Paesi stranieri, cui vengono attribuite ulteriori funzioni fondamentali riguardanti lo sviluppo strategico del territorio e la gestione in forma associata di servizi tipici dei territori montani e alle quale le Regioni devono riconoscere forme particolari di autonomia.

Tutte le altre competenze passeranno, in ossequio al principio di sussidiarietà, ai Comuni a meno che le Regioni non preferiscano riservarle a sé. Si osserva che la legge approvata di fatto non prevede più lo svuotamento totale delle funzioni provinciali, come originariamente era stato previsto dal Governo, ma il ridisegno del ruolo delle Province, come enti di secondo livello strettamente legati ai Comuni del territorio, che esercitano direttamente alcune specifiche funzioni fondamentali di programmazione, coordinamento ed area vasta ma che , allo stesso tempo, d’intesa con i Comuni del territorio, possono assumere un ruolo essenziale per la gestione unitaria di importanti servizi che oggi sono svolte a livello comunale o impropriamente esercitati da enti o agenzie operanti in ambito provinciale o sub-provinciale.

 

Trasferimento delle competenze e delle risorse

L’attuazione del disegno di ridefinizione delle funzioni delle nuove Province è affidato ad un DPCM da emanare entro 3 mesi dalla data in vigore della Legge Delrio, su proposta del Ministro dell’Interno e del Ministro per gli Affari regionali, di concerto con i Ministri per la Semplificazione e la pubblica amministrazione e dell'Economia e delle finanze e previa intesa in Conferenza Unificata. Spetta al Decreto in questione individuare nel concreto le funzioni da attribuire alle nuove Province. Il Decreto provvederà ad introdurre i criteri generali per l'individuazione dei beni e delle risorse finanziarie, umane, strumentali e organizzative connesse all'esercizio delle funzioni che saranno oggetto di trasferimento dalle Province agli enti subentranti.

Potenziali rischi di maggiori aggravi per le finanze pubbliche, determinati dai prevedibili trasferimenti di personale ad altre amministrazioni vengono fugati dalla norma di salvaguardia al comma 95, lettera a) del testo di legge, in base al quale il personale trasferito mantiene la precedente posizione giuridica ed economica, con riferimento alle voci del trattamento economico fondamentale e accessorio, in godimento all’atto del trasferimento, nonché l’anzianità di servizio maturata.

Connesso alla riforma delle funzioni delle Province e al conseguente trasferimento di risorse e beni è la il comma 94 che dispone il possibile adeguamento degli obiettivi del Patto di stabilità interno dei vincoli alle politiche del personale di Province ed enti strumentali al nuovo quadro di competenze affidate. Le ipotizzabili modifiche dei vincoli e degli obiettivi di bilancio dovranno comunque essere realizzate senza maggiori oneri per la finanza pubblica.

Al comma 89 si introduce una norma transitoria in cui si stabilisce che, tuttavia, fino all’effettivo avvio del passaggio delle funzioni, (il cui termine deve essere fissato dal citato DPCM), le funzioni attualmente di competenza delle vecchie Province continueranno ad essere esercitate dalle attuali strutture delle istituzioni provinciali.

Alcune incognite sulla fattibilità del disegno di riforma si possono scorgere nel comma 97, che delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi in materia di adeguamento della legislazione statale sulle funzioni e sulle competenze dello stato e degli enti territoriali e di quella sulla finanza e sul patrimonio dei medesimi enti nel rispetto, in particolare del principio secondo cui le risorse finanziarie, già spettanti alle Province ai sensi dell’articolo 119 della Costituzione, dedotte quelle necessarie alle funzioni fondamentali, sono assegnate ai soggetti subentranti nelle funzioni trasferite, in relazione ai rapporti attivi e passivi oggetto della successione, compresi i rapporti di lavoro e le altre spese di gestione. La delega ai sensi del comma 97 può essere esercitata dal Governo entro un anno dall’emanazione del citato DPCM di cui al comma 92. L’effetto prevedibile del coordinamento fra questi di due provvedimenti sarà di una stasi del concreto avvio del nuovo riparto delle competenze provinciali, che perdurerà almeno fino all’emanazione dei decreti legislativi previsti dal comma 97, in ragione del fatto che in assenza di una normativa che assicuri le risorse necessarie per gestire le funzioni provinciali, difficilmente gli enti subentranti saranno disposti a farsi carico delle nuove funzioni loro assegnate dal DPCM.



6 MAGGIO 2014

Marco Castellani