La riforma degli enti locali: ecco le principali novità

CITTA’ METROPOLITANE
I commi 5 e seguenti della riforma Delrio istituiscono nove città metropolitane che andranno rispettivamente a sostituire le istituzioni provinciali che insistono sul rispettivo territorio. Le città sono Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Reggio Calabria. A queste si aggiungeranno le Città metropolitane che eventualmente potranno essere istituite dalle Regioni Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna in ossequio alla loro autonomia speciale.
Territorio
Il comma 6 si preoccupa di individuare il territorio della Città metropolitana, che in via ordinaria è ritenuto coincidente con quello della omonima Provincia.
Variazioni a questa configurazione territoriale possono essere possibili nei casi in cui i Comuni interessati assumano l’iniziativa in tal senso, sentita la Regione – secondo il procedimento disegnato dall’articolo 133, primo comma della Costituzione, il quale prescrive appunto l’iniziativa dei Comuni, il parere della Regione e la determinazione con legge statale.
Il comma 6 prevede espressamente che l’iniziativa può essere assunta dai Comuni interessati, anche nei casi in cui essi siano capoluoghi di Province limitrofe. Lo stesso comma 6 approfondisce la disciplina del procedimento, con particolare riferimento all’evenienza in cui il parere della Regione sia negativo, disponendo che sta al Governo promuovere un’intesa entro i novanta giorni successivi, e se questa non sopraggiunge, decidere entro quel medesimo termine – sentito il Presidente della Regione – circa l’approvazione e presentazione al Parlamento del conseguente disegno di legge di variazione territoriale.
 
Istituzione
I commi da 12 a 18 regolano le procedure di prima istituzione delle Città metropolitane, da completarsi entro il 31 dicembre 2014. Il Sindaco del Comune capoluogo, che ne diviene Sindaco metropolitano, indice le elezioni per una conferenza statutaria, incaricata della stesura di un progetto di statuto. La conferenza è formata da 14 o 18 o 24 membri (a seconda che la Città metropolitana abbia popolazione inferiore a 800.000 abitanti o tra 800.001 e 3 milioni ovvero superiore a 3 milioni). Queste conferenze statutarie vengono elette indirettamente, con ponderazione dei voti secondo un indice commisurato alla popolazione complessiva della fascia demografica dei Comuni appartenenti alla Città metropolitana, secondo quanto previsto ai commi 25 e seguenti del testo di legge. Di fatto perciò l’elezione della Conferenza metropolitana segue le medesime modalità di formazione previste “a regime” per l’elezione del Consiglio metropolitano. La conferenza statutaria è tenuta a terminare i suoi lavori il 30 settembre 2014, trasmettendo al Consiglio metropolitano la proposta di statuto. Entro la stessa data si dovranno tenere le elezioni per il Consiglio metropolitano e della Conferenza metropolitana, sempre indette dal Sindaco del Comune capoluogo.
Il passaggio di consegne fra la Provincia uscente e la Città metropolitana è regolato dal comma 16 in base al quale le città metropolitane il prossimo 1 gennaio 2015 dovranno subentrare in tutti i rapporti attivi e passivi delle vecchie istituzioni provvedendo ad esercitarne le funzioni. A partire da tale data il Sindaco del Comune capoluogo assume le funzioni di Sindaco metropolitano e la Città metropolitana opera con il proprio statuto ed i propri organi. Nei casi in cui al 1 gennaio 2015 non risulti essere stato ancora approvato lo statuto della Città metropolitana, troverà applicazione lo statuto della Provincia, con le disposizioni dello statuto relative al Presidente della Provincia e alla Giunta provinciale che andranno riferite al Sindaco metropolitano; le disposizioni relative al Consiglio provinciale si applicheranno invece al Consiglio metropolitano.
Nel periodo transitorio …

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