Il fermo amministrativo dei crediti tributari

Dato normativo
L’art. 69 del R.D. n. 2440/1923 consente alle amministrazioni dello Stato di sospendere i pagamenti dovuti nei confronti di soggetti che siano verso di esse debitori. Più precisamente, la norma del regio decreto prevede che, ai fini dell’adozione del provvedimento di fermo, l’Agenzia delle entrate (così come le altre amministrazioni dello Stato) vanti ragioni di credito (derivanti dalla notifica di atti impositivi) nei confronti di contribuenti che abbiano diritto ad un rimborso dalla stessa Agenzia delle entrate (o da altre amministrazioni).

Ragione di credito
L’art. 69 del R.D. n. 2440 del 1923, basa l’autotutela erariale sulla semplice ricorrenza di una ragione di credito, cioè su una pretesa non manifestamente irragionevole, ancorchè non ancora definitivamente accertata, senza che rilevi il provvisorio accoglimento del ricorso del contribuente contro l’accertamento giustificativo del fermo. L’istituto del fermo, detto anche contabile, può essere utilizzato dall’amministrazione anche a difesa di un proprio credito che non sia nè liquido nè esigibile, ma unicamente assistito dal “fumus boni iuris” in relazione alla pendenza di un qualsiasi procedimento dal cui esito deriverà il suo accertamento. Proprio per la sua natura cautelare e intrinsecamente provvisoria, può essere adottato non solo quando il diritto di credito a cautela del quale è disposto sia stato definitivamente accertato, ma anche nei casi in cui il credito sia contestato e tuttavia non sia irragionevole sostenerne l’esistenza, posto che presupposto normativo del fermo contabile è, come si è detto, la mera ragione di credito e non la provata esistenza del credito stesso, ovvero l’accertamento giudiziale del medesimo (Cass. 13-07-2012 n.11962).
Presupposto per l’impiego dello strumento in oggetto è l’esistenza di ragioni di credito e non la provata esistenza del credito stesso, per cui è legittimo il suo utilizzo anche in pendenza del giudizio avente ad oggetto l’atto impositivo da cui si origina la ragione di credito vantata dal Fisco ( Cass. n. 4505/2012 )

Iva
Il provvedimento di sospensione del pagamento previsto dall’art. 69 del r.d. n. 2440 del 1923, costituendo espressione del potere di autotutela della pubblica amministrazione a salvaguardia dell’eventuale compensazione legale dell’altrui credito con quello, anche se attualmente il liquido, che l’amministrazione abbia o pretenda di avere nei confronti del suo creditore, ha portata generale e mira a garantire la certezza dei rapporti patrimoniali con lo Stato, mediante la concorrente estinzione delle poste reciproche (attive e passive); per conseguenza esso si applica anche ai rimborsi dell’Iva, fino al sopraggiungere dell’eventuale giudicato negativo circa la concorrente ragione di credito vantata dall’erario. La funzione dell’istituto del fermo è destinata a cessare unicamente al sopraggiungere di un giudicato negativo circa la concorrente ragione di credito vantata dall’erario, in quanto il contribuente, allegando il diritto al rimborso dell’Iva versata in eccedenza mediante impugnazione del rifiuto del rimborso stesso, finisce col dedurre in giudizio, appunto, la inesistenza del requisito (della avversa ragione di credito) cui la norma condiziona l’assoggettamento al potere autoritativo della pubblica amministrazione di sospendere l’adempimento dovuto.( Corte di Cassazione sentenza n. 7320 del 28 marzo 2014).
Il provvedimento di fermoamministrativo di cui all’art. 69 del R.D. n. 2440 del 1923 costituisce una misura cautelare, espressione del potere di autotutela della pubblica amministrazione, concernente la sospensione di un credito verso la medesima amministrazione in presenza di situazioni debitorie, rimanendo comunque esclusa la compensazione. Detta misura cautelare è applicabile anche ai crediti IVA consentendo il …

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