I reati tributari - parte XXI

Premessa
Continuiamo ad occuparci delle sentenze di legittimità riguardanti i temi relativi al diritto penale tributario.
 
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Concorso tra bancarotta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte
A prescindere dalla clausola di salvezza contemplata dall’art. 11 del D.Lgs. n. 74/2000 – nella formulazione anteriore alle modifiche apportate dall’art. 29, comma 4, del D.L. n. 78/2010 convertito – è comunque configurabile il concorso tra sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e bancarotta fraudolenta (art. 216 del R.D. n. 267/1942 – legge fallimentare) in presenza di più fatti integranti entrambi i delitti. Ed infatti, non trova applicazione né la clausola di sussidiarietà (che postula che il medesimo “fatto” sia riconducibile a due diverse norme incriminatrici), né il principio di specialità di cui all’art. 15 del codice penale (che trova applicazione quando una legge speciale interviene a regolare una materia già regolata da una precedente normativa di carattere generale), né il principio dell’assorbimento di cui all’art. 84 del codice penale, in materia di reato complesso (ai cui fini non basta che più fatti, i quali, isolatamente considerati, costituirebbero altrettanti reati, abbiano qualche elemento comune, occorrendo l’unificazione a livello normativo di tutti gli elementi che integrano ipotesi tipiche di reati tra loro differenti). In ogni caso, tuttavia, analizzando il dato concreto, è possibile che i fatti contestati agli imputati integrino entrambi i reati. In tal caso, ci si troverebbe in presenza di una mera eventualità irrilevante ai fini dell’operatività dell’art. 84 del codice penale, con applicazione delle norme sul concorso.
(Cassazione, sezione V penale, sentenza n. 1843/2012)
 
Conservazione contratti preliminari e occultamento di scritture contabili
Integra la fattispecie di cui all’art. 10 del D.Lgs. n. 74/2000 l’agente immobiliare che, con finalità evasiva, occulta contratti preliminari, documenti che è tenuto a conservare. La questione attiene alla possibilità di far rientrare i contratti in questione nell’ambito delle scritture ovvero, più correttamente, dei documenti per i quali, ex art. 10 del D.Lgs. n. 74/2000, sussiste l’obbligo di conservazione. In senso negativo si era espresso il GUP, pronunciando sentenza di non luogo a procedere, dal momento che l’art. 22, comma 3, del D.P.R. n. 600/1973, riprendendo pedissequamente le indicazioni recate dall’art. 2214, comma 2, del codice civile, imporrebbe, con elencazione tassativa, l’obbligo di conservazione, per ciascun affare, degli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevuti, nonché delle copie delle lettere e dei telegrammi spediti e delle fatture emesse. Il Procuratore della Repubblica, invece, in sede di ricorso avverso la sentenza di cui sopra, osserva come l’art. 22, comma 2, del D.P.R. n. 600/1973, nell’individuare i tempi di conservazione delle scritture contabili si riferisca anche a quelle obbligatorie “ai sensi del presente decreto, di altre leggi tributarie, del codice civile o di leggi speciali”; cosicché il richiamo può ritenersi effettuato anche alle “altre scritture che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa”, ex art. 2214, comma 2, del codice civile. La Suprema Corte aderisce all’interpretazione prospettata dal Procuratore della Repubblica, considerando anche che il riferimento alle scritture richieste dalla “natura dell’impresa” non può limitarsi al contenuto degli artt. 2421, 2478 e 2519 del codice civile, ma anche alla tipologia dell’attività svolta. La decisione sembra contrastare con il fatto che l’art. 22 del D.P.R. n. 600/1973 contiene un’apertura alle fonti esterne per le “scritture contabili”, ma non per i “documenti”.
(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 1377/2012)
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