Diario quotidiano del 28 maggio 2014: la società tra professionisti produce reddito d’impresa

Pubblicato il 28 maggio 2014



redditometro: documenti non esibiti al fisco sempre utilizzabili nel contenzioso; revisore contabile: niente cancellazione tramite Pec dal registro; fisco: soppressi gli uffici territoriali di Sarzana e Nizza Monferrato; focus sulle compravendite di negozi, uffici e capannoni nel 2013: segnali di ripresa per i leasing immobiliari; requisiti per il rilascio dell’autorizzazione alle Agenzie per il lavoro; applicazione agevolazioni anche al premio Inail; dispositivi medici detraibili; IVA al 10% per le stufe a pellet; società tra professionisti: produce reddito d’impresa

 

 Indice:

 1) Redditometro: documenti non esibiti al fisco sempre utilizzabili nel contenzioso

 2) Revisore contabile: niente cancellazione tramite Pec dal registro

 3) Fisco: soppressi gli uffici territoriali di Sarzana e Nizza Monferrato

 4) Focus sulle compravendite di negozi, uffici e capannoni nel 2013: segnali di ripresa per i leasing immobiliari

 5) Requisiti per il rilascio dell’autorizzazione alle Agenzie per il lavoro; applicazione agevolazioni anche al premio Inail

 6) Dispositivi medici detraibili

 7) IVA al 10% per le stufe a pellet;

 8) Società tra professionisti: produce reddito d’impresa

 

 

1) Redditometro: documenti non esibiti al fisco sempre utilizzabili nel contenzioso

La documentazione bancaria che fa cadere l’accertamento fiscale può essere esibita per la prima volta dal contribuente durante il contenzioso anche se non esibita all’Ufficio fiscale in fase amministrativa.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 11765 del 26 maggio 2014, ha accolto il ricorso di una contribuente proprio in tema di redditometro.

Per il giudice supremo, dunque, non può applicarsi tout court la norma contenuta nell’art. 32 del DPR 600/1973 e secondo cui «le notizie e i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri e i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa. Di ciò l'ufficio deve informare il contribuente contestualmente alla richiesta».

Inoltre, recita sempre tale articolo, «le cause di inutilizzabilità previste dal terzo comma non operano nei confronti del contribuente che depositi in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado in sede contenziosa le notizie, i dati, i documenti, i libri e i registri, dichiarando comunque contestualmente di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile».

Dunque, si tratta di una disposizione che in qualche misura deroga ai principi di cui agli artt. 24 e 53 della Costituzione e, quindi, deve essere applicata in modo da non comprimere il diritto alla difesa e di non obbligare il contribuente a pagamenti non dovuti. Occorre cioè che il comportamento del contribuente appaia idoneo a far concretamente dubitare della genuinità di documenti che affiorino soltanto in seguito, nel corso di giudizio (se si rifiuta l’esibizione di regola si ha qualcosa da nascondere, magari perché si è violata la norma impositiva).

In conclusione, il fatto che la documentazione non sia stata esibita in sede amministrativa, può giustificare la condotta dell’Amministrazione che proceda ad accertamento, ma non determina la impossibilità di produrre tale documentazione in sede contenziosa.

 

2) Revisore contabile: niente cancellazione tramite Pec dal registro

Il revisore non può essere cancellato via Pec dal registro. Rientra tra i revisori contabili il Commercialista cancellato via Pec dal registro a meno di 20 giorni dall’apertura del procedimento a suo carico per il mancato pagamento delle quote: Quando l’Amministrazione accerta l’insussistenza dei requisiti per la permanenza nell’organismo della professione regolamentata deve concedere all’interessato un termine fino a sei mesi per regolarizzare la sua posizione. È quanto emerge dalla sentenza 4304/18, pubblicata dalla prima sezione del Tar Lazio.

Omessa comunicazione

Accolto il ricorso del Commercialista che apprende di essere stato cancellato via Pec dal registro direttamente da una delle società per le quali lavora: non ha mai consultato il suo account di posta elettronica certificata e, dunque, è rimasto del tutto all’oscuro del procedimento che l’Amministrazione ha aperto nei suoi confronti dopo che era risultato inadempiente rispetto al pagamento del contributo a suo carico. Il professionista resta all’oscuro della sospensione dal registro, dell’esistenza del procedimento in corso e poi dall’espunzione del suo nome dal novero degli abilitati. In effetti la procedura prevede che, passati tre mesi dalla scadenza prevista per il versamento, l’Amministrazione disponga la sospensione dal registro dei revisori contabili. Ma in tal caso deve essere comunque attivata la procedura di cui di cui all’art. 9 del D.Lgs. n. 88/1992 secondo cui l’Amministrazione, «se accerta l’insussistenza dei requisiti previsti, ne dà comunicazione all'iscritto, assegnandogli un termine non superiore a sei mesi per sanare le carenze». Diversamente la cancellazione è illegittima.

Ministero frettoloso

Nella fattispecie la comunicazione effettuata dall’Amministrazione competente tramite posta elettronica certificata è avvenuta soltanto il 25 giugno 2012, con la conseguenza che la cancellazione avrebbe potuto essere emessa soltanto una volta decorsi i sei mesi previsti dalla disposizione normativa di cui al citato art. 9: invece il provvedimento risulta adottato l’11 luglio 2012 e, dunque, deve essere dichiarato contro legge.

 

3) Fisco: soppressi gli uffici territoriali di Sarzana e Nizza Monferrato

Nell’ambito delle Direzioni provinciali di La Spezia e Asti, il 30 giugno 2014 sono rispettivamente soppressi gli uffici territoriali di Sarzana e Nizza Monferrato.

Lo ha disposto il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 64977 del 12 maggio 2014.

Nel definire i principi della spending review con riferimento alla riorganizzazione del Ministero dell’Economia e delle finanze e delle agenzie fiscali, l’art. 23-quinquies del D.L. n. 95/2012, convertito dalla Legge n. 135/2012, obbliga a ridurre comunque il numero degli uffici territoriali, stabilendo che gli uffici da chiudere vanno individuati “avendo riguardo prioritariamente a quelli aventi sede in province con meno di 300.000 abitanti, ovvero aventi un numero di dipendenti in servizio inferiore a 30 unità, ovvero dislocati in stabili in locazione passiva”.

In applicazione di tale norma, il presente atto dispone la chiusura dell’ufficio territoriale di Sarzana, trattandosi di un piccolo ufficio, con un numero di addetti inferiore a 30 unità, che occupa un immobile in locazione passiva e che fa parte di una provincia, quella di La Spezia, con meno di 300.000 abitanti. Ciò che caratterizza tale ufficio è, da un lato, la bassa domanda di servizi da erogare, e, dall’altro, le diseconomie di scala e l’insufficienza di sinergie tipiche di strutture di dimensioni molto ridotte (da qui, l’obbligo normativo di chiuderle). Per le sue caratteristiche, questo ufficio ha quindi sfavorevoli condizioni di funzionalità operativa e carichi di lavoro esigui, tali da non giustificare gli oneri connessi al suo funzionamento, sicché, oltre a determinare un risparmio sui costi di gestione, la sua chiusura consentirà – in accordo con le finalità fondamentali della spending review – un impiego più razionale delle risorse che tenga anche conto, come prescrive il citato D.L. n. 95 del 2012, “delle innovate modalità operative connesse all’aumento dell’informatizzazione dei servizi”; informatizzazione particolarmente sviluppata nell’Agenzia delle entrate.

Il presente atto stabilisce altresì, facendo seguito a quanto già previsto nell’atto direttoriale n. 15803 del 6 febbraio 2013, la data di chiusura dell’ufficio territoriale di Nizza Monferrato.

 

4) Focus sulle compravendite di negozi, uffici e capannoni nel 2013: segnali di ripresa per i leasing immobiliari

Tutti i dati nel Rapporto dell’Agenzia delle Entrate e di Assilea. Segnali positivi sul fronte leasing, che inizia il 2014 in ripresa, mentre continua nel 2013 il calo, seppur attenuato, del mercato immobiliare di negozi, uffici e capannoni che registra una diminuzione del 9,3% rispetto all’anno precedente.

Sono solo alcuni dei dati contenuti nel Rapporto 2014 sugli immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva realizzato dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e dall’Associazione nazionale delle società di leasing, Assilea.

Il Rapporto immobiliare non residenziale

Lo studio è stato presentato questa mattina nel corso di un convegno a cui hanno partecipato il vice Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Gabriella Alemanno, e il vice Presidente di Assilea e Direttore Generale di Credemleasing, Maurizio Giglioli. Hanno fatto seguito gli interventi di Gianni Guerrieri, Direttore dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia, Andrea Meschini, Amministratore unico del gruppo Meci, Beatrice Tibuzzi, Responsabile relazioni istituzionali, vigilanza, studi e statistiche di Assilea, Vitilio Chionna, Responsabile ufficio pianificazione strategica Sardaleasing e Antonio Del Buono, membro del Professional group valuation di Rics.

Compravendite di uffici, in crescita solo in Toscana e Piemonte

Il 2013 ha segnato una diminuzione delle compravendite degli uffici del 10,8% rispetto all’anno precedente. Uniche eccezioni Toscana (+8,5%) e Piemonte (+0,6%), che chiudono con il segno positivo. Per comprare un immobile adibito ad ufficio servono mediamente 1.490 €/mq (il 2% in meno rispetto allo scorso anno): tutte le regioni riportano, infatti, il segno negativo, ad eccezione di Veneto, Valle d’Aosta e Sardegna.

Negozi: bene Catania, giù Bari

Flessioni a doppia cifra per i negozi del nord-ovest, del sud e delle isole, mentre resistono il nord-est e il centro, per un complessivo -9,3% nazionale. Forti differenze si riscontrano tra le grandi città, con Bari che perde il 33,1% delle compravendite rispetto al 2012 e Catania che segna, invece, un incremento del 29,1%. Bene anche Firenze e Bologna. Sul fronte quotazioni, scende del 3,3% la quotazione media nazionale (1.749 €/mq), con aumenti registrati solo in Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Veneto.

Capannoni, segno più per la Sardegna - Passa dal -20% del 2012 al -7,7% del 2013 il calo delle compravendite di capannoni. A ridimensionare le perdite sono la Sardegna (+20,5%), la Toscana (+13,3%) e il Lazio (+6,1%). La quotazione media nazionale per i capannoni è pari a 527 €/mq, in diminuzione del 2,3% rispetto al 2012.

Il valore di scambio

Complessivamente la stima del valore di scambio delle tre tipologie non residenziali è pari a circa 12,1 miliardi di euro, 2,4 miliardi in meno rispetto al 2012, oltre 13 miliardi rispetto al 2008.

Leasing: inizio 2014 all’insegna della ripresa

Anche grazie al più favorevole inquadramento fiscale e all’apertura del comparto ai professionisti per il finanziamento di immobili strumentali, il leasing immobiliare ha aumentato i propri volumi di oltre 1/5 rispetto al 2013. Nei primi quattro mesi del 2014, è stato finanziato circa 1 miliardo di investimenti immobiliari con 1.076 nuovi contratti, segnando una crescita tendenziale di oltre il 20%.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 66 del 27 maggio 2014)

 

5) Requisiti per il rilascio dell’autorizzazione per il collocamento della gente di mare alle Agenzie per il lavoro

Il Ministero del Lavoro ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 120 del 26 maggio 2014, il Decreto 29 novembre 2013 con l’individuazione dei requisiti e delle modalità per il rilascio dell’autorizzazione allo svolgimento del collocamento della gente di mare alle Agenzie per il lavoro (di cui all’articolo 4, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276), cioè l”attività di intermediazione tra la domanda e l’offerta di lavoro marittimo.

La richiesta di autorizzazione all’attività di intermediazione della gente di mare e di iscrizione all’Albo delle Agenzie per il lavoro deve essere presentata esclusivamente per via telematica attraverso il portale Cliclavoro.

Le Agenzie per il lavoro già iscritte alla sezione I e III dell’Albo delle Agenzie per il lavoro possono richiedere l’iscrizione alla Sub-sezione III.2.

Inail: circolare 28/2014 - applicazione agevolazioni contributive anche al premio Inail

L’Inail, con la circolare n. 28 del 23 maggio 2014, detta la disciplina delle modalità con cui gli incentivi per l’assunzione di lavoratori ultracinquantenni, donne lavoratrici, disabili e lavoratori disoccupati o in Cigs da almeno 24 mesi, si applicano al premio assicurativo e al contributo pagato in agricoltura per i fini dell’assicurazione obbligatoria. In pratica, l’stituto, tenuto conto che le disposizioni della Riforma del mercato del lavoro (Legge n. 92/2012) – che hanno introdotto agevolazioni contributive – non recano alcun espresso riferimento all’applicabilità dell’incentivo anche al premio Inail, ha acquisito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali un parere favorevole (sottoposto anche al Ministero dell’economia e delle finanze), nel senso di ritenere applicabili anche al premio Inail le agevolazioni richiamate.

 

 

6) Dispositivi medici detraibili

I dispositivi medici sono detraibili nella misura del 19% nel rispetto delle previste condizioni di legge.

Viene definito dispositivo medico (D.Lgs. n. 46/1997) qualsiasi strumento, apparecchio, impianto, sostanza o altro prodotto, utilizzato da solo o in combinazione, compreso il software informatico impiegato per il corretto funzionamento, e destinato dal fabbricante ad essere impiegato nell’uomo a scopo di:

- diagnosi, prevenzione, controllo, terapia o attenuazione di una malattia;

- diagnosi, controllo, terapia, attenuazione o compensazione di una ferita o di un handicap;

- studio, sostituzione o modifica dell’anatomia o di un processo fisiologico.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 20/E del 13 maggio 2011, ha precisato che non esiste un elenco dei dispositivi medici detraibili che si possa consultare.

Per agevolare l’attività dei contribuenti volta ad individuare i prodotti che danno diritto alla detrazione, il Ministero della salute ha fornito un elenco non esaustivo dei Dispositivi Medici (MD) e dei Dispositivi Medico Diagnostici in Vitro (IVD), rappresentativo delle categorie di dispositivi medici di uso più comune.

Questi di seguito sono alcuni esempi di dispositivi medici (DM) secondo il D.Lgs. n. 46 del 1997: lenti oftalmiche correttive dei difetti visivi, montature per lenti correttive dei difetti visivi, occhiali premontati per presbiopia, apparecchi acustici, cerotti, bende, garze e medicazioni avanzate, siringhe, termometri, apparecchio per aerosol, apparecchi per la misurazione della pressione arteriosa, penna pungidito e lancette per il prelievo di sangue capillare ai fini della misurazione della glicemia, pannoloni per incontinenza, prodotti ortopedici (ad es. tutori, ginocchiere, cavigliere, stampelle e ausili per la deambulazione in generale ecc.), ausili per disabili (ad es. cateteri, sacche per urine, padelle ecc..), lenti a contatto, soluzioni per lenti a contatto, prodotti per dentiere (ad es. creme adesive, compresse disinfettanti ecc.), materassi ortopedici e materassi antidecubito.

Ecco, inoltre, alcuni esempi di dispositivi medico diagnostici in vitro (IVD) secondo il decreto legislativo n. 332 del 2000: contenitori campioni (urine, feci), test di gravidanza, test di ovulazione, test menopausa, strisce/strumenti per la determinazione del glucosio, strisce/strumenti per la determinazione del colesterolo totale, HDL e LDL, strisce/strumenti per la determinazione dei trigliceridi, test autodiagnostici per le intolleranze alimentari, test autodiagnosi prostata PSA, test autodiagnosi per la determinazione del tempo di protrombina (INR), test per la rilevazione di sangue occulto nelle feci, test autodiagnosi per la celiachia.

Detraibilità dei dispositivi medici

Per ottenere la detrazione del 19% sulla spesa sostenuta non è sufficiente che sullo scontrino fiscale sia riportata la generica dicitura “dispositivo medico”.

Il contribuente, infatti, ha diritto alla detrazione per i dispositivi medici se dallo scontrino o dalla fattura risulta:

- il soggetto che ha sostenuto la spesa;

- la chiara descrizione del dispositivo medico, che deve essere obbligatoriamente contrassegnato dalla marcatura CE da parte del produttore.

Condizioni per ottenere la detrazione

Se il prodotto acquistato è incluso nell’elenco dei dispositivi medici fornito dal Ministero della Salute, riportato nella circolare n. 20/E del 13 maggio 2011, non è necessario che il contribuente si faccia carico di verificare che il prodotto rientri nella definizione dei dispositivi medici detraibili.

Il contribuente, quindi, dovrà solo conservare, per ciascuna tipologia di prodotto, la documentazione dalla quale risolti che il prodotto acquistato ha la marcatura CE.

Documentazione per ottenere la detrazione

Questi i documenti per ottenere la detrazione:

- scontrino o fattura (con le specifiche menzionate in precedenza);

- se il prodotto non è incluso nella lista messa a disposizione dal Ministero della Salute e allegato alla circolare n. 20/E del 13 maggio 2011, documentazione dalla quale si possa evincere che il prodotto acquistato risponde alla definizione di dispositivo medico contenuta negli articoli 1, comma 2, dei tre decreti legislativi di settore (D.Lgs n. 507/92, n. 46/97, n. 332/00);

- documentazione dalla quale si possa verificare che il prodotto acquistato riporta la marcatura CE (e che sia quindi conforme a quanto stabilito dalle direttive europee).

 

7) Iva al 10% sulle stufe a pellet

L’Agenzia delle Entrate, con una nota del 22 maggio 2014, ha fornito chiarimenti in merito all’aliquota IVA applicabile per la fornitura di stufe a pellet nell’ambito di interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria su fabbricati a prevalente destinazione abitativa.

In particolare, l’Agenzia ha chiarito che nel caso in cui la stufa a pellet sia riconducibile:

- ad un “impianto generatore di calore, da utilizzare per riscaldare l’acqua che alimenta il sistema di riscaldamento oltre che per produrre acqua sanitaria” -sostanzialmente, sia assimilabile ad una caldaia - si applica l’aliquota IVA 10%, con le limitazioni, tuttavia, previste dall’art. 7, comma 1, lett. b), Legge n. 488/1999 (cd. “beni significativi”);

- ad un “impianto utilizzato per il solo riscaldamento dell’ambiente, senza possibilità di produrre acqua sanitaria ovvero acqua che alimenti il sistema di riscaldamento” - quindi, non sia assimilabile ad una caldaia e pertanto non riconducibile nei “beni significativi” - si applica l’IVA al 10% poiché il bene è da considerarsi parte indistinta della prestazione di servizi.

 

8) Società tra professionisti: produce reddito d’impresa

L’Agenzia delle Entrate rispondendo ad un interpello ha affermato che le Stp producono redditi d’impresa. Il chiarimento va nella direzione opposta rispetto ad una risoluzione del 2003 (e alle circolari di dottrina) che considerava reddito di lavoro autonomo quello prodotto dalle società tra avvocati. Dal punto di vista tributario le Entrate danno dunque una spiegazione netta: il reddito prodotto dalle società tra professionisti va considerato reddito d’impresa. Determinante è il fatto di operare in una veste giuridica societaria, mentre non avrebbe rilevanza l’esercizio dell’attività professionale. Ciò determina l’applicazione del principio di competenza e il non assoggettamento alla ritenuta d’acconto dei compensi relativi alle prestazioni rese. Anche ai fini Irap, il valore della produzione va determinato sulla base delle disposizioni che regolano gli imprenditori commerciali.

In mancanza di una norma ad hoc il reddito delle Stp non può essere ricondotto all’interno del lavoro autonomo; le caratteristiche civilistiche delle società tra professionisti rendono applicabile, invece, la disciplina del reddito d’impresa. Peraltro, la Stp è soggetta alla disciplina legale del modello societario prescelto (società di persone, società di capitali ecc.).

 

Vincenzo D’Andò