Diario quotidiano del 6 maggio 2014: acconto TASI è già allarme

Pubblicato il 6 maggio 2014



appello tributario sempre valido; allarme dei Caf per l’acconto Tasi; multe: niente cartelle per piccoli errori di pagamento; superato il tetto dei contratti a termine, si applica solo la sanzione; nuove disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica; riduzione della misura delle sanzioni a favore delle Fondazioni lirico-sinfoniche in stato di crisi; misure per garantire il rispetto dei tempi nei procedimenti amministrativi, fino all’indennizzo da ritardo; carta acquisti ordinaria: attribuzione beneficio ai cittadini non italiani

 

 Indice:

 1) Appello tributario sempre valido

 2) Allarme dei Caf per l’acconto Tasi

 3) Multe: niente cartelle per piccoli errori di pagamento

 4) Superato il tetto dei contratti a termine, si applica solo la sanzione

 5) Nuove disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica

 6) Riduzione della misura delle sanzioni a favore delle Fondazioni lirico-sinfoniche in stato di crisi

 7) Misure per garantire il rispetto dei tempi nei procedimenti amministrativi, fino all’indennizzo da ritardo

 8) Carta acquisti ordinaria: attribuzione beneficio ai cittadini non italiani

 

1) Appello tributario sempre valido

Appello tributario valido anche senza ricevute di spedizione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7645 del 2014, ha stabilito, sulla linea dell’orientamento della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che l’appello tributario è valido anche se il ricorrente non deposita le ricevute della spedizione postale dell'atto a controparte (anche se questo è un adempimento richiesto dalla normativa processuale pena l’inammissibilità dell’impugnazione).

Secondo la Cassazione infatti: “ la presenza o meno in atti della ricevuta di spedizione postale del ricorso è processualmente ininfluente ove sia comunque prodotto tempestivamente l’avviso di ricevimento del plico”.

Legittima la tassa sui telefonini

La tassa sui telefonini è dovuta poiché è in linea con le norme Ue. Con la sentenza 9560 del 02 maggio 2014 le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno chiuso le porte alla speranza dei contribuenti di ottenere il rimborso di quanto pagato negli ultimi 10 anni (circa 800 milioni l’anno).

 

2) Allarme dei Caf per l’acconto Tasi

Per l’acconto della Tasi i tempi sono già stretti: ci sono solo 10 giorni a disposizione. Non bastano. Dal 1° al 16 giugno dovranno consultare tutte le delibere comunali, impostare i software, calcolare il tributo e quindi consegnare i modelli di pagamento ai contribuenti. La prima rata per le abitazioni principali e le seconde case andrà pagata entro il 16 giugno. Per i calcoli si terrà conto di quanto indicato nelle delibere comunali. Nel caso in cui i Comuni non pubblicheranno le delibere entro il 31 maggio per l’abitazione principale si pagherà in un’unica rata entro il 16 dicembre sulla base di quanto le Amministrazioni locali decideranno entro il 31 luglio. Per gli immobili diversi dalle abitazioni principali entro il 16 giugno andrà versato un acconto applicando l’aliquota dell’1 per mille. L’acconto non è dovuto se l’aliquota Imu è al 10,6 per mille.

La Tasi é la nuova imposta sui servizi indivisibili che si applica sui fabbricati, compresa l’abitazione principale, e sulle aree fabbricabili, così come definiti ai fini Imu. La base imponibile si determina con le stesse regole dell’Imu. Sono soggetti passivi possessori e detentori (anche inquilini) degli immobili. Questi ultimi in misura compresa tra il 10 e 30 per cento, secondo quanto decide il comune. L'aliquota base é l’1 per mille, la massima va determinata in modo che la somma di Tasi e Imu non superi il 10,6 per mille.

Quando si paga

Al 16 giugno e al 16 dicembre di ogni anno. Per la prima casa si paga tutto entro il 16 dicembre a meno che il comune non abbia pubblicato la delibera sulle aliquote entro il 31 maggio

Particolarità 2014

Quest'anno la Tasi non può superare il 2,5 per mille. Il comune può aumentare però di un altro 0,8 per mille se fissa agevolazioni all'abitazione principale tali da equiparare il carico della Tasi a quello dell’Imu sull’abitazione principale.

 

3) Multe: niente cartelle per piccoli errori di pagamento

Niente più cartelle di pagamento da centinaia di euro per multe stradali pagate senza aggiungere l’intero importo delle spese postali o di accertamento.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9507 del 2014, che, ribaltando il precedente indirizzo, ha “spiazzato” molte amministrazioni.

Il caso su cui hanno deciso i giudici è di quelli estremi: una cartella di 150,82 euro per non averne pagati 3,25. Cioè la spesa sostenuta dalla Polizia municipale di Lucca per inviare la raccomandata con cui il destinatario del verbale viene avvisato che c’è stato un mancato recapito e il plico torna all’ufficio postale, dove si considera notificato dopo 10 giorni di giacenza.

Sono casi non rari: la complessità e varietà delle procedure di notifica non consente di determinare a priori le spese. Tanto che alcuni corpi di polizia allegano ai verbali più bollettini postali, con spese differenti secondo il caso. A volte ciò non aiuta il cittadino, anzi lo induce in errore.

Pagare col bollettino sbagliato (e comunque con spese inferiori a quelle esatte) finora è stato considerato un adempimento che non estingue la violazione stradale: la somma versata è tenuta in acconto (articolo 389 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada) e, dopo 60 giorni dalla notifica, se non si integra il versamento, scatta il raddoppio della sanzione previsto anche per chi non paga affatto. Di qui cartelle pesanti anche per omissioni di pochi euro.

 

4) Superato il tetto dei contratti a termine, si applica solo la sanzione

Niente obbligo di assunzione per chi supera il tetto dei contratti a termine. Il Governo, con gli emendamenti presentati in Senato nei scorsi giorni, ha cambiato parzialmente volto al D.L. Lavoro.

Difatti, il Governo ha presentato le sue proposte di emendamento al D.L. 34/2014, recante disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese, che dopo aver ricevuto il sì della Camera procede con l’iter di conversione in legge al Senato. Le modifiche riguardano sia la disciplina dei contratti a termine che quella dell’apprendistato.

Uno degli emendamenti governativi prevede che, per le aziende che superano il tetto del 20% dei contratti a termine, sia prevista una sanzione pecuniaria e non più l’obbligo dell’assunzione. Dopo le modifiche al D.L. apportate alla Camera, il disegno di legge di conversione attualmente prevede che il numero complessivo di rapporti di lavoro a termine costituiti da ciascun datore di lavoro non possa eccedere il limite del 20% dei lavoratori a tempo indeterminato in forza all’azienda al 1° gennaio dell’anno di assunzione.

 

5) Nuove disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica

L’Inps, con il messaggio n. 4373 del 2 maggio 2014, ha fornito le prime istruzioni operative per l’applicazione delle disposizioni contenute nel Decreto Interministeriale del 14 febbraio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 89 del 16 aprile 2014, ove sono state definite le modalità di attuazione delle disposizioni di salvaguardia pensionistica, attraverso l’individuazione di ulteriori categorie di lavoratori cui applicare le disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima del 6 dicembre 2011, data di entrata in vigore del decreto legge n. 201 del 2011, ancorché maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011, purché la decorrenza del trattamento pensionistico si collochi entro il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del citato decreto legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011.

 

6) Riduzione della misura delle sanzioni a favore delle Fondazioni lirico-sinfoniche in stato di crisi

La riduzione delle sanzioni civili a favore delle Fondazioni lirico-sinfoniche ex art. 116, comma 15, della Legge n. 388/2000 lett. b) viene concessa quando lo stato di crisi, di cui alla previsione del comma 1 dell’art. 11 del D.L. n. 91/2013, è riconosciuto nell’atto di approvazione dei piani di risanamento delle fondazioni che costituisce l’esito di un articolato procedimento in cui sono parti autorità di natura pubblicistica.

(Inps, circolare n. 56 del 02 maggio 2014)

 

7) Misure per garantire il rispetto dei tempi nei procedimenti amministrativi, fino all’indennizzo da ritardo

Assonime, con la circolare n. 14 del 02 maggio 2014, ricostruisce le misure introdotte nel nostro ordinamento a partire dagli anni novanta per assicurare la prevedibilità dei tempi di conclusione dei procedimenti amministrativi. Gli interventi normativi hanno progressivamente integrato la disciplina generale sul procedimento amministrativo contenuta nella Legge n. 241/1990.

Attualmente, la tardiva emanazione del provvedimento amministrativo costituisce elemento di valutazione della performance individuale e configura un’ipotesi di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente; in caso di inerzia del responsabile del procedimento è previsto l’esercizio di un potere sostitutivo; all’interessato è riconosciuto il diritto al risarcimento del danno ingiusto derivante dall’inosservanza dei tempi previsti. Da ultimo, con il Decreto Legge n. 69/2013, è stato introdotto il diritto a un indennizzo per il ritardo nei procedimenti su istanza di parte in materia di avvio ed esercizio dell’attività d’impresa.

La disciplina dell’indennizzo è stata avviata in via sperimentale per diciotto mesi. La circolare sottolinea che il monitoraggio previsto ai fini della conferma o della revisione delle norme sull’indennizzo da ritardo dovrebbe fornire l’occasione per verificare se i numerosi strumenti previsti dal nostro ordinamento per assicurare la tempestività dell’azione amministrativa (in primis, quelli sulla trasparenza dei termini di conclusione dei procedimenti e i meccanismi di responsabilizzazione di dirigenti e funzionari) siano effettivamente applicati.

(Assonime, circolare n. 14 del 02 maggio 2014)

 

8) Carta acquisti ordinaria: attribuzione beneficio ai cittadini non italiani

É stato ampliato il diritto alla carta acquisti ordinaria anche ai cittadini di Stato membro dell’Unione europea, ovvero familiari di cittadino italiano o di Stato membro dell’Unione europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadini stranieri in possesso di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

Cosa spetta

Sulla Carta sono accreditati, a favore degli aventi diritto, 40 euro mensili con cadenza bimestrale (80 euro).

Per i beneficiari aventi diritto all’accredito ed in possesso degli ulteriori requisiti richiesti, agli 80 euro bimestrali andranno ad aggiungersi eventuali somme messe a disposizione dagli Enti territoriali di residenza.

A chi spetta

Possono beneficiare della Carta acquisti i cittadini di nazionalità italiana con età pari o superiore a 65 anni o bambini di età inferiore a 3 anni (in questo caso il Titolare della Carta è un esercente patria potestà).

La legge di stabilità 2014, ha esteso la titolarità del diritto, oltre che ai cittadini italiani, anche ai cittadini di Stati membri dell’Unione europea ovvero familiari di cittadini italiani o di Stati membri dell’Unione europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero stranieri in possesso di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (legge n. 147/2013- art. 1, co. 216).

I cittadini di età pari o superiore a 65 anni, per il diritto alla Carta, dovranno avere i seguenti requisiti:

non godere di trattamenti, oppure godere, nell'anno di competenza del beneficio, di trattamenti, forniti a qualsiasi titolo, di importo inferiore a:

euro 6.781,76 per l'anno 2014, se di età pari o superiore a 65 anni e inferiore a 70 anni

euro 9.042,34 per l'anno 2014, se di età pari o superiore a 70 anni

Nel caso in cui una quota dei trattamenti sia collegata alla situazione reddituale del pensionato, il cumulo dei redditi e dei trattamenti deve essere inferiore a tali soglie.

avere un ISEE, in corso di validità, inferiore a euro 6.781,76 per l'anno 2014

non essere, da solo o insieme al coniuge:

intestatari di più di una utenza elettrica domestica;

intestatari di più di una utenza elettrica non domestica;

intestatari di più di due utenze del gas;

proprietari di più di due autoveicoli;

proprietari, con una quota superiore o uguale al 25%, di più di un immobile ad uso abitativo;

proprietari, con una quota superiore o uguale al 10%, di immobili che non siano ad uso abitativo o di categoria catastale C7;

titolari di un patrimonio mobiliare, come rilevato nella dichiarazione ISEE, superiore a euro 15.000

non fruisca di vitto assicurato dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni in quanto ricoverato in istituto di cura di lunga degenza o detenuto in istituto di pena.

I bambini di età inferiore a 3 anni dovranno:

avere un ISEE, in corso di validità, inferiore a euro 6.781,76 per l’anno 2014

non essere, insieme agli esercenti la potestà o ai soggetti affidatari:

intestatari di più di una utenza elettrica domestica;

intestatari di più di una utenza elettrica non domestica;

intestatari di più di due utenze del gas;

proprietari di più di due autoveicoli;

proprietari, con una quota superiore o uguale al 25%, di più di un immobile ad uso abitativo;

proprietari, con una quota superiore o uguale al 10%, di immobili che non sono ad uso abitativo o di categoria catastale C7;

titolari di un patrimonio mobiliare, come rilevato nella dichiarazione ISEE, superiore a euro 15.000.

La domanda

La domanda deve essere presentata presso un Ufficio Postale utilizzando i moduli, di seguito riportati e disponibili anche sul sito di Poste Italiane:

(Inps, nota del 05 maggio 2014)

 

Vincenzo D’Andò