Diario quotidiano del 20 maggio 2014: attenzione ad usare schede carburanti false

Pubblicato il 20 maggio 2014



dichiarazione fraudolenta in presenza di falsa scheda carburante; precisazioni di Consob in materia di stoccaggio e deposito delle informazioni regolamentate; prestazione in favore di lavoratori prossimi alla pensione al fine di incentivarne l’esodo; funzioni web per gli enti: preavvisi di riscossione Inps; legittimi gli accertamenti settoriali per le farmacie; ricorso se l’ufficio nega al contribuente la possibilità di accedere agli istituti deflattivi del contenzioso

 

 Indice:

 1) Dichiarazione fraudolenta in presenza di falsa scheda carburante

 2) Precisazioni di Consob in materia di stoccaggio e deposito delle informazioni regolamentate

 3) Prestazione in favore di lavoratori prossimi alla pensione al fine di incentivarne l’esodo

 4) Funzioni web per gli enti: preavvisi di riscossione Inps

 5) Legittimi gli accertamenti settoriali per le farmacie

 6) Ricorso se l’ufficio nega al contribuente la possibilità di accedere agli istituti deflattivi del contenzioso

 

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1) Dichiarazione fraudolenta in presenza di falsa scheda carburante

Se la scheda carburante è falsa la dichiarazione è fraudolenta. Così si è espressa la Corte di Cassazione nella sentenza n. 18698 del 6 maggio 2014.

Dunque, la condotta criminosa disciplinata dall’art. 2 d D.Lgs. 74/2000 (dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) può essere commessa da qualsiasi soggetto tenuto alla dichiarazione dei redditi e dell’Iva, mediante la sola utilizzazione di fatture o altri documenti relativi a operazioni inesistenti.

Mentre, la fattispecie delittuosa prevista dall’art. 3 del medesimo D.Lgs. 74/2000 (dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici) prescinde dall’uso di false fatturazioni o documentazione equipollente; pertanto, è configurabile esclusivamente nei confronti dei soggetti obbligati a tenere le scritture contabili.

La Suprema Corte, quindi, ha respinto il ricorso del contribuente reo. In particolare, al ricorrente, nella sua qualità di legale rappresentante di una società esercente attività di servizi di pulizia, si contesta di avere indicato nella dichiarazione annuale dei redditi, per gli anni d’imposta 2004-2006, elementi passivi fittizi, avvalendosi di schede carburante per rifornimenti mai effettuati.

Nell’articolato ricorso, l’imputato eccepisce, tra le altre, la violazione di legge, nella considerazione che la condotta contestata avrebbe dovuto essere riportata nell’alveo dell’art. 3 e non in quella dell’art. 2.

Infatti, secondo la tesi difensiva, la condotta ascrittagli non costituirebbe il mezzo per commettere il delitto di cui al citato art. 2, ma, semmai, quello residuale dell’art. 3 che, tuttavia, non è applicabile al caso di specie perché non è stata superata la soglia di punibilità ivi prevista.

Per i giudici di legittimità, il ricorso deve essere respinto in quanto infondato.

Nello specifico, la Cassazione prende atto che – dai riscontri incrociati eseguiti dalla Guardia di finanza sulle schede carburante relative al rifornimento eseguito presso un distributore e su quelle dei mezzi in riparazione – era emerso che gran parte dei prelievi indicati nelle schede era avvenuta durante i giorni di chiusura dell’impianto di distribuzione (con pagamento in contante di importo rilevante) e che, in alcuni giorni indicati sulle schede per il rifornimento di specifici automezzi, gli stessi si trovavano, in realtà, in riparazione presso officine e, pertanto, non potevano avere effettuato rifornimenti.

Per la Corte, quindi, la decisione impugnata si fonda su dati documentali talmente certi che non possono essere smentiti dal teorema della vendetta (perpetrata dal gestore dell’impianto di distribuzione nei suoi confronti) formulato dal ricorrente a sua difesa, ma non suffragato da alcuna prova.

Nel merito, poi, la Corte suprema ritiene “suggestiva”, ma infondata, la questione giuridica che il ricorrente pone invocando

l’applicazione, nel caso di specie, dell’articolo 3 del Dlgs 74/2000, anziché quella dell’art. 2, e quindi una declaratoria di non punibilità per mancato superamento delle soglie ivi previste.

Tuttavia, la fattispecie di cui al citato art. 3 ha natura residuale rispetto a quella dell’art. 2, nell’ambito dell’ipotesi criminosa della dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici.

In particolare, la condotta punita dall’art. 3, oltre a essere configurabile solo al superamento di una soglia minima dell’imposta evasa o degli elementi attivi sottratti all’imposta, è ipotizzabile solo nei confronti di determinate categorie di

Infatti, tale condotta ha, quali elementi costitutivi, una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e il fatto di avvalersi di mezzi fraudolenti idonei a ostacolarne l’accertamento, sicché è evidente che trattasi di fattispecie che prescinde dall’uso di false fatturazioni o documentazione equipollente, ed è configurabile esclusivamente nei confronti dei soggetti obbligati a tenere le scritture contabili.

Di contro, il reato di cui all’art. 2 può essere commesso da qualsiasi soggetto obbligato alle dichiarazioni dei redditi o Iva (Cassazione, sentenza 46785/2011).

Inoltre, è stato chiarito che “…l’elemento differenziale tra l’ipotesi delittuosa dell’art. 2 e quella dell’art. 3 non sia costituito dal tipo di falsificazione posta in essere (se materiale o ideologica) bensì dalla natura del documento usato per commettere la frode fiscale e, più precisamente, dalla sua efficacia probatoria, vale a dire il carattere più o meno subdolo del mezzo adoperato” (Cassazione, sentenza 9673/2011).

Ne consegue che, ai fini della condotta punita dall’art. 2, deve trattarsi di fatture o altri documenti a esse equiparati, il cui valore probatorio discende dalla apparente affidabilità della documentazione contabile corrispondente allo schema normativo, cui la legge collega determinate conseguenze in materia fiscale; invece, per la ricorrenza del reato di cui all’art. 3, occorrono solo una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e il fatto di avvalersi di mezzi fraudolenti, idonei a ostacolarne l’accertamento.

Dunque, le schede carburante sono equiparate alle fatture, come si evince dall’art. 1, lettera a), del D.Lgs. 74/2000 e dagli obblighi di annotazione e conservazione previsti, per le stesse schede, dagli artt. 25 e 39 del Dpr 633/1972.

 

2) Precisazioni di Consob in materia di stoccaggio e deposito delle informazioni regolamentate

Alcune precisazioni di Consob in materia di stoccaggio e deposito delle informazioni regolamentate.

Lo rende noto Assonime con un documento del 19/05/2014. La Consob ha rammentato che dal 19 maggio è operativo il nuovo meccanismo di stoccaggio delle informazioni regolamentate gestito da Computershare S.p.A. e che, come previsto dal Regolamento Emittenti, alla luce del fatto che le informazioni regolamentate trasmesse al meccanismo di stoccaggio si intendono trasmesse anche alla Consob, ove non diversamente stabilito (art. 65-septies), le medesime informazioni (ad esempio, relazioni finanziarie annuali e semestrali e resoconti intermedi di gestione) non dovranno più essere replicate nel sistema di Teleraccolta.

Gli obblighi di trasmissione delle informazioni regolamentate allo stoccaggio incombono sugli emittenti valori mobiliari, ovvero i soggetti che emettono valori mobiliari ammessi alle negoziazioni in un mercato regolamentato in Italia e che hanno scelto l’Italia come Stato membro d’origine ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. w-quater Tuf.

La Consob ha rammentato inoltre che rimangono invariate le disposizioni per gli emittenti diffusi tra il pubblico in misura rilevante che provvedono a:

- diffondere al pubblico le informazioni price sensitive mediante invio del comunicato ad almeno 2 agenzie di stampa, ovvero avvalendosi di uno SDIR (sistema per la diffusione di informazioni regolamentate);

- pubblicare sul proprio sito internet le informazioni price sensitive diffuse, i documenti relativi alle informazioni finanziarie periodiche, i documenti informativi sull’attribuzione di strumenti finanziari a esponenti aziendali e i documenti informativi relativi alle operazioni di maggiore rilevanza con parti correlate;

- trasmettere alla Consob, attraverso il sistema di Teleraccolta, i documenti relativi alle informazioni finanziarie periodiche e i documenti informativi relativi alle operazioni di maggiore rilevanza con parti correlate.

La Consob ha infine rammentato che, come previsto dal Regolamento Emittenti (art. 116-quinquies, comma 2), in relazione alle informazioni regolamentate inviate dagli emittenti a uno SDIR, quest’ultimo può svolgere il servizio di trasmissione delle informazioni regolamentate al meccanismo di stoccaggio autorizzato per conto dei propri utilizzatori.

Le precisazioni della Consob sono disponibili al seguente indirizzo: http://www.consob.it/main/consob/pubblicazioni/newsletter/newsletter.htm?queryid=ultimanews&resultmethod=ultimanewsletter&maxres=1&search=1&symblink=/main/consob/pubblicazioni/newsletter/index.htmlAssonime coglie l’occasione per rammentare inoltre quanto emerso nella riunione del 13 maggio scorso sull’autorizzazione all’attività di stoccaggio di Computershare S.p.a con le società associate nella sede di Assonime, alla presenza di alcuni esponenti della Consob.

La Consob sta richiedendo che il sistema di SDIR e stoccaggio siano collegati così da consentire la ricezione da parte del sistema di stoccaggio di tutte le informazioni regolamentate, di cui all’art. 113-ter Tuf, inviate dallo SDIR per conto degli emittenti.

Ciò implicherà che nel caso dei comunicati attualmente inviati allo SDIR, sarà quest’ultimo, previa esplicita iniziale richiesta dell’emittente, a provvedere alla trasmissione degli stessi al meccanismo di stoccaggio, senza che l’emittente sia tenuto a porre in essere ulteriori attività.

Nel caso dei documenti invece - ove inviati dall’emittente allo SDIR, nell’ambito dei servizi “opzionali” offerti dallo stesso a determinate condizioni - lo stoccaggio si considera adempiuto tramite l’invio dei predetti documenti dallo SDIR, previa esplicita iniziale richiesta dell’emittente, al meccanismo di stoccaggio autorizzato, senza che l’emittente sia tenuto a porre in essere ulteriori attività. Allo stesso modo i form sull’internal dealing e il buy back saranno inviati dallo SDIR, previa esplicita iniziale richiesta dell’emittente, allo stoccaggio anche in formato xml, senza che l’emittente sia tenuto a porre in essere ulteriori attività. In tal modo, l’emittente non inserirà gli altri meccanismi di sicurezza illustrati da Computershare nel corso della presentazione.Nel caso in cui l’emittente non si avvalga dei servizi opzionali offerti dallo SDIR, lo stoccaggio deve essere effettuato dall’emittente mediante l’invio al meccanismo di stoccaggio autorizzato sia dei documenti, sia dei form (questi ultimi in formato pdf e xml).

Fermo restando che la data di inizio dell’attività del meccanismo di stoccaggio decorre dalla data odierna, la Consob ha comunicato che vi sarà un periodo di tolleranza, in caso di ritardi minimi nella sottoscrizione dei contratti con il meccanismo di stoccaggio autorizzato, e che, anche alla luce delle problematiche tecniche che possono intervenire tra i sistemi di dissemination e stoccaggio, saranno tollerati ritardi ragionevoli nello stoccaggio delle informazioni regolamentate generate dagli emittenti a partire dal 19 maggio.

 

3) Prestazione in favore di lavoratori prossimi alla pensione al fine di incentivarne l’esodo

Le disposizioni riportate nella L. 92/2012 non sono applicabili nei confronti dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni.

Lo rileva l’Inps con la circolare n. 63 del 19 maggio 2014.

L’articolo 1, comma 7, della legge n. 92/2012 stabilisce che: “Le disposizioni della presente legge, per quanto da esse non espressamente previsto, costituiscono principi e criteri per la regolazione dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, in coerenza con quanto disposto dall'articolo 2, comma 2, del medesimo decreto legislativo. Restano ferme le previsioni di cui all'articolo 3 del medesimo decreto legislativo”.

Il successivo comma 8 del medesimo articolo 1 della legge in esame demanda al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, l’individuazione e definizione, anche mediante iniziative normative, degli ambiti, modalità e tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche.

Di conseguenza, le disposizioni riportate nella legge in esame non sono applicabili nei confronti dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del D.lgs n. 165/2001, e s.m.i. fino all’emanazione del prescritto provvedimento.

La normativa dell’art. 4 è applicabile, conseguentemente, ai dipendenti di aziende e amministrazioni non rientranti nell’elencazione di cui al comma 2, dell’art. 1 del D.lgs. n. 165 del 30 marzo 2001 anche se iscritti alle casse pensioni della Gestione Dipendenti Pubblici, quali ad esempio i dipendenti di aziende private - originariamente amministrazioni pubbliche – che sono iscritti alla predette casse pensionistiche per aver esercitato, all’atto della depubblicizzazione dell’Ente, l’opzione per il regime previdenziale preesistente.

In particolare, in riferimento a quanto previsto dall’articolo 4 della legge n. 92/2012 in oggetto, con la presente Circolare si forniscono le specifiche indicazioni amministrative ed operative applicabili ai dipendenti iscritti alla Gestione Dipendenti Pubblici, ferme restando le istruzioni impartite nella Circolare n.119 del 1° agosto 2013 e nel Messaggio Hermes n. 17768 del 5 novembre 2013 alle quali si fa rinvio per tutto quanto non espressamente disciplinato nel presente documento.

 

4) Funzioni web per gli enti: preavvisi di riscossione Inps

Nell’ottica del continuo miglioramento delle procedure atte ad agevolare i rapporti tra gli enti datori di lavoro e l’Inps, sono state realizzate delle funzioni web che consentiranno alle amministrazioni, a decorrere dalle rate di competenza maggio 2014, di poter interrogare e stampare le chiavi di pagamento relative ad alcune tipologie di dovuti in forma rateale, in relazione ai quali l’ente stesso risulta debitore.

Preliminarmente, l’Inps con il messaggio n. 4739 del 19 maggio 2014 precisa che si tratta di dovuti per i quali non è prevista una denuncia UNIEMENS da parte dell’ente, ma che scaturiscono dalle seguenti applicazioni informatiche istituzionali:

Benefici in sede di pensione

Benefici in sede di TFS

Dette applicazioni scrivono, di fatto, dei preavvisi di riscossione e, attraverso una procedura informatizzata, generano una chiave di pagamento che l’amministrazione potrà visualizzare attraverso apposite funzioni on line, oltre ad essere comunicata via PEC al soggetto versante.

Servizi online

L’ente, per poter utilizzare la funzione web Preavvisi di Riscossione, dalla quale interrogare le chiavi di pagamento relative ai piani di ammortamento generati per i Benefici pensionistici e TFS, dovrà preventivamente ottenere l’abilitazione con le consuete modalità previste per le funzioni web.

Successivamente, dovrà seguire il percorso, attivo sul sito istituzionale dell’Istituto, partendo dalla sezione Gestione Dipendenti Pubblici > Servizi in linea -> Amministrazioni ed enti e scegliere la sezione dedicata ai Piani di ammortamento, che conterrà la pagina di accesso al servizio.

Detta sezione è stata integrata con le seguenti funzionalità:

Consultazione delle chiavi di pagamento;

Ristampa del modello F24

Invio comunicazione tramite pec

Gli enti versanti, se hanno comunicato un indirizzo di posta elettronica certificata, riceveranno anche una PEC dalla sede competente, contenente le informazioni relative ai preavvisi di riscossione generati.

Premesso che il debito si considera consolidato a partire dal giorno 10 di ogni mese per le scadenze dello stesso mese, al messaggio di PEC verrà allegata una comunicazione esplicativa contenente anche – nell’ipotesi di rate scadute e non pagate – l’eventuale importo per somme aggiuntive con l’indicazione del calcolo fatto ad una data presunta di pagamento (giorno 16 del mese successivo alla competenza corrente); l’Ente potrà poi, collegandosi al portale, effettuare un nuovo calcolo impostando una diversa data di pagamento, ristampando poi il modello F24.

Si precisa al riguardo che, nel caso in cui l’ente versi con il modello F24 ordinario, potrà essere utilizzato direttamente il modello contenente la chiave di pagamento, riportata nel campo “Codice Posizione”.

Nel caso di versamento con F24 EP, l’ente dovrà indicare sullo stesso – utilizzando il campo “Estremi identificativi” - la chiave di pagamento presente nel prospetto ricevuto via pec oppure quella scaricata/stampata tramite le funzioni web.

Preavviso di riscossione – piani di ammortamento – ECA

Il pagamento effettuato dall’ente attraverso il modello F24 precompilato comporterà, all’arrivo del flusso dei versamenti da Agenzia delle Entrate, l’associazione automatica dello stesso al preavviso di riscossione e la registrazione del pagamento sulle rate dei piani di ammortamento correlati, nonché la quadratura tra dovuto e versato sull’Estratto Conto Amministrazione, che calcolerà, altresì, eventuali somme aggiuntive dovute in base alla data di effettivo versamento rispetto alla data di scadenza del dovuto.

Ulteriori e più dettagliate informazioni in merito alla procedura informatica potranno essere reperite sul Manuale utente che verrà pubblicato sul sito istituzionale nell'area "Visualizzazione dei piani di ammortamento relativi agli Enti" seguendo il seguente percorso:

Sito INPS > Gestione dipendenti pubblici > Servizi in linea > Amministrazioni ed Enti > Visualizzazione dei piani di ammortamento relativi agli Enti.

 

5) Legittimi gli accertamenti settoriali per le farmacie

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10040 del 08 maggio 2014, ha stabilito che è legittimo, in tema di studi di settore, l’accertamento induttivo basato sul solo scostamento a carico del farmacista.

La Suprema Corte, infatti, ha sottolineato come gli studi di settore costituiscono parametri tali da indurre l’Amministrazione finanziaria a rilevare lo scostamento tra il reddito dichiarato e il reddito presunto dagli studi solo in seguito all’esito emergente dal contraddittorio con il contribuente.

inoltre l’atto di accertamento deve contenere una motivazione idonea tale da dimostrare l’applicazione degli studi.

Nel caso di specie, l’Amministrazione e così la Corte di Cassazione, hanno rilevato nelle grandi dimensioni del negozio, il ricarico più elevato rispetto alla media e il numero di dipendenti prove gravi, precise e concordanti circa l’applicazione degli studi di settore.

 

6) Ricorso se l’ufficio nega al contribuente la possibilità di accedere agli istituti deflattivi del contenzioso

Se il funzionario dell'ufficio nega al contribuente la possibilità di accedere agli istituti deflattivi del contenzioso, l’interessato deve presentare ricorso entro 60 giorni dalla notifica dell'accertamento concernente il recupero di crediti “inesistenti”, utilizzati in compensazione. Il concordato, spesso, non viene ammesso anche quando l’atto di recupero riguarda crediti indebitamente utilizzati. In questo caso il contribuente che presenta istanza di accertamento di adesione corre il rischio di non essere richiamato dall’ufficio e di lasciar scadere il termine per impugnare l’atto, pensando di godere del più ampio termine di 150 giorni. La strategia difensiva è fondamentale; va verificata la disponibilità del funzionario del procedimento a un’eventuale acquiescenza o accertamento con adesione. Se questa viene negata al contribuente non resta che impugnare l'atto di recupero entro 60 giorni davanti alla CTP.

 

Vincenzo D’Andò