Effetti della mancata richiesta da parte del committente dell’eliminazione diretta dei vizi da parte dell’appaltatore

di Massimo Pipino

Pubblicato il 11 aprile 2014

in tema di appalto, qualora il committente, rilevata l'esistenza di vizi dell'opera, non ne pretenda l'eliminazione diretta da parte dell'esecutore del lavoro, chiedendo, invece, il risarcimento del danno per l'inesatto adempimento, il credito dell'appaltatore per il corrispettivo pattuito non viene messo in discussione

La sentenza Cassazione civile, Sezione II, 10 settembre 2013, n. 20707 ha ad oggetto l’ipotesi in cui la stazione appaltante, dopo aver rilevato l’esistenza di vizi dell’opera che è stata eseguita da parte dell'impresa appaltatrice, non ne richieda in sede di giudizio l’eliminazione da parte di quest'ultima, e domandi, invece, esclusivamente il risarcimento del danno per l’inesatto adempimento dell'obbligazione contrattuale, consistente appunto nei rilevati vizi. In tal caso, la Suprema Corte ha stabilito che il corrispettivo pattuito tra le parti per l'esecuzione dell’opera deve rimanere invariato, poiché non è stato censurato in sé da parte del committente. Detto corrispettivo deve invece essere decurtato della somma corrispondente all'accertato risarcimento del danno, danno consistente nella spesa che il committente deve sostenere per riparare i vizi riscontrati nell'opera.

Il contesto nel quale deve essere calata la controversia di cui alla Sentenza in oggetto è quello classico che porta a questo genere di contenzioso: un’impresa, in seguito all'assegnazione di un contratto d'appalto, esegue delle opere che non vengono, a dire del committente, realizzate a regola d’arte, dimostrando dei difetti che il committente attrib