Effetti della mancata richiesta da parte del committente dell’eliminazione diretta dei vizi da parte dell’appaltatore

La sentenza Cassazione civile, Sezione II, 10 settembre 2013, n. 20707 ha ad oggetto l’ipotesi in cui la stazione appaltante, dopo aver rilevato l’esistenza di vizi dell’opera che è stata eseguita da parte dell’impresa appaltatrice, non ne richieda in sede di giudizio l’eliminazione da parte di quest’ultima, e domandi, invece, esclusivamente il risarcimento del danno per l’inesatto adempimento dell’obbligazione contrattuale, consistente appunto nei rilevati vizi. In tal caso, la Suprema Corte ha stabilito che il corrispettivo pattuito tra le parti per l’esecuzione dell’opera deve rimanere invariato, poiché non è stato censurato in sé da parte del committente. Detto corrispettivo deve invece essere decurtato della somma corrispondente all’accertato risarcimento del danno, danno consistente nella spesa che il committente deve sostenere per riparare i vizi riscontrati nell’opera.

Il contesto nel quale deve essere calata la controversia di cui alla Sentenza in oggetto è quello classico che porta a questo genere di contenzioso: un’impresa, in seguito all’assegnazione di un contratto d’appalto, esegue delle opere che non vengono, a dire del committente, realizzate a regola d’arte, dimostrando dei difetti che il committente attribuisce alla responsabilità dell’impresa appaltatrice. Il committente quindi non assolve la sua obbligazione a saldare il corrispettivo pattuito all’appaltatore che, allora, propone ricorso per decreto ingiuntivo. L’opposizione della stazione appaltante viene accolta in primo e secondo grado. Da qui il ricorso per Cassazione il cui esito è sintetizzato nel titolo.

La pronunzia in esame muove dalla ratio degli articoli 1667 e 1668, comma 1, del Codice civile. Il primo, rubricato “Difformità e vizi dell’opera”, recita: “L’appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell’opera. La garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l’opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili, purché, in questo caso, non siano stati in mala fede taciuti dall’appaltatore. Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all’appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta. La denunzia non è necessaria se l’appaltatore ha riconosciuto le difformità o i vizi o se li ha occultati”.

L’azione contro l’appaltatore si prescrive dopo due anni calcolati a partire dal giorno in cui è avvenuta la consegna dell’opera. Il committente convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia, purché le difformità o i vizi siano stati denunziati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna.

L’articolo 1668 del Codice civile completa il precedente provvedendo a specificare che il committente ha facoltà di chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell’impresa appaltatrice, oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa dell’appaltatore. Nel caso in cui però le difformità o i vizi dell’opera siano tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente può chiedere la risoluzione del contratto.

La Corte ha chiarito che dalla lettura della predetta disposizione si evince che il risarcimento del danno rappresenta una sanzione ulteriore rispetto alla semplice eliminazione del vizio o alla riduzione del prezzo, sicché da tale impostazione è dato desumere che le eventualità sono due e, precisamente, le seguenti:

  • il committente chiede soltanto il risarcimento del danno in ordine ai vizi rilevati; in tal caso, detto risarcimento può corrispondere solo ed esclusivamente alla spesa necessaria per l’eliminazione del vizio;

  • il committente chiede sia il risarcimento del danno relativo ai vizi rilevati, sia il risarcimento per eventuali ulteriori danni (es. ritardata fruibilità dell’opera o maggiori e più onerosi adempimenti da parte della stazione appaltante); in tal caso il risarcimento del danno va commisurato non soltanto…

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