Diario quotidiano del 30 aprile 2014: niente IRAP per il commercialista con dipendente part-time

 

Indice:

 1) Niente Irap per il Commercialista con dipendente part-time

 2) Accordi transattivi: competenza fiscale

 3) Contributo di solidarietà sui trattamenti pensionistici

 4) La rinunzia alla proprietà e ai diritti reali di godimento: nuovo studio del Notariato

 5) Consob autorizza l’esercizio del meccanismo di stoccaggio centralizzato delle informazioni regolamentate

 6) Visure catastali online: ora è possibile estrarre i dati

 7) Decreto Irpef: intervento di Assonime

 8) Credito Iva trimestrale: scade la presentazione del Modello TR

 

 

 

1) Niente Irap per il Commercialista con dipendente part-time

Il professionista anche se si avvale di persone terze a part time nonché di consulenze legali non deve pagare l’Irap.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9241 del 2014.

Dunque, niente Irap per il Commercialista che si avvalga di terzi a part-time corrispondendo cifre attorno i 20 mila euro. Nel caso di specie, precisa la Suprema Corte, il professionista si avvaleva anche di consulenze legali.

La cartella di pagamento non preceduta dall’avviso bonario è illegittima

Ove sussistano delle incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, la cartella di pagamento emessa a seguito di controlli automatici è illegittima se non è preceduta dall’invio della comunicazione di irregolarità.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 8708 del 15 aprile 2014.

La vicenda giudiziaria riguarda l’impugnazione da parte di una società di una cartella di pagamento emessa a seguito del controllo automatizzato per la riscossione Iva relativa all’anno d’imposta 2005, effettuato ai sensi dell’art. 36 bis del DPR n. 600/73 e dell’art. 54-bis del DPR n. 633/72. La Commissione tributaria regionale, nel riformare la sentenza di primo grado, ha annullato la cartella di pagamento impugnata, rilevando che la stessa non é stata preceduta dall’invio al contribuente della comunicazione di irregolarità.

 

 

2) Accordi transattivi: competenza fiscale

Una volta che è stata fatta la transazione, poi le somme devono essere dichiarate per competenza anche se non sono state percepite.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9317 del 28 aprile 2014.

Nel caso di specie, a seguito di un accordo transattivo, una società aveva diritto a percepire una somma a mezzo di assegni bancari. Tale somma non era però stata materialmente incassata.

La CTR, pronunciatasi sul caso, aveva affermato che non poteva trovare applicazione il criterio di imputazione dei ricavi per competenza, invocato dall’organo accertatore, in quanto la transazione prevedeva la corresponsione della somma mediante assegni bancari e la citata società aveva fornito idonea prova del mancato incasso delle somme portate dagli assegni.

L’Agenzia delle entrate aveva, quindi, proposto ricorso, basandosi sul fatto che “il giudice del merito non aveva tenuto alcun conto del principio di competenza che vige nel nostro ordinamento in materia di determinazione del reddito d’impresa, principio in virtù del quale l’effetto delle operazioni economiche deve essere contabilmente attribuito all’esercizio al quale esse si riferiscono, indipendentemente dal successivo incasso delle conseguenze pecuniarie delle operazioni. In virtù di tale principio la contribuente avrebbe dovuto contabilizzare il ricavo nell’anno 2001 e solo in seguito rettificare tale dato (con imputazione di sopravvenienza passiva) per dare conto del mancato incasso delle somme dovutele”.

La Cassazione ha accolto il ricorso e cassato la sentenza impugnata, evidenziando che, a questo proposito, non si può prescinde dal ripetuto indirizzo giurisprudenziale della Corte, secondo cui in materia di reddito d’impresa l’art. 75 del TUIR (ora art. 109), nel prevedere che i ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza, “non consente di attribuire rilievo alla data in cui perviene la…

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