Diario quotidiano del 18 marzo 2014: affitti in nero, no alla delazione

 

 Indice:
 1) Affitti in nero: no alla delazione
 2) Contribuente sempre responsabile per l’errore del Commercialista
 3) Cessioni all’esportazione a cura del cessionario non residente: termini per il trasferimento all’estero dei beni
 4) Dal 1 aprile 2014 in vigore la nuova modulistica del Registro delle Imprese
 5) Esenzioni per le attività commerciali degli enti ecclesiastici
 6) Cessione d’azienda: niente plusvalenza per l’incasso parziale del prezzo di cessione

 
1) Affitti in nero: no alla delazione
La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità per mancanza di una delega
per la delazione sugli affitti.
Il Legislatore non poteva introdurre il contrasto di interessi tra locatore e inquilino in assenza di una specifica delega legislativa.
Lo ha deciso la Corte costituzionale, che con la sentenza n. 50/2014 del 14 marzo 2014 ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 3, commi 8 e 9 del D.Lgs. n. 23/2011 per difetto di delega.
Le disposizioni recate dal decreto sul federalismo municipale, che ha introdotto la cedolare secca, prevedevano un meccanismo molto incisivo per contrastare l’evasione fiscale: il conduttore che avesse denunciato all’Agenzia delle entrate la mancata registrazione del contratto di locazione, avrebbe ottenuto il diritto ad abitare l’immobile per un periodo di quattro anni (più eventuali quattro). Anche sotto il profilo economico il vantaggio per l’inquilino sarebbe stato significativo: il canone annuo, infatti, sarebbe stato pari al triplo della rendita catastale, oltre l’adeguamento Istat, dal secondo anno in poi, pari al 75%. Una cifra irrisoria rispetto ai veri valori di mercato. Il contratto “d’ufficio” era applicabile anche qualora la locazione fosse regolarmente registrata, ma per un importo inferiore a quello effettivo, oppure in presenza di accordi di comodato fittizio.
L’applicazione di tale meccanismo, conseguente alle denunce degli inquilini, ha dato luogo ad alcuni contenziosi. I tribunali di Salerno, Firenze, Genova, Palermo e Ostia hanno sollevato questione di legittimità costituzionale, rilevando un difetto di delega e ritenendo la norma eccessivamente penalizzante per il locatore: quest’ultimo, reo di aver violato esclusivamente un obbligo di natura tributaria, si sarebbe visto imposto per otto anni un contratto che non avrebbe mai sottoscritto a quelle condizioni.
 
2) Contribuente sempre responsabile per l’errore del Commercialista
Affidare al commercialista l’adempimento non esonera il titolare obbligato alla presentazione a vigilare affinché il mandato sia puntualmente adempiuto.
Il contribuente risponde sempre per l’errore commesso dal proprio Commercialista anche nel caso in cui l’omissione sia imputabile al comportamento negligente del professionista.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5965 del 14 marzo 2014.
La Suprema Corte affronta una questione assai delicata e di stretta attualità, ossia il rapporto tra contribuente e professionista incaricato nell’ambito delle violazioni connesse agli obblighi di natura fiscale.
In generale, a seguito del conferimento dell’incarico, si instaura tra il professionista e il cliente un rapporto che attribuisce a quest’ultimo la pretesa di esigere lo svolgimento della specifica attività oggetto del contratto.
In tema di sanzioni amministrative per violazione di norme tributarie, ai fini dell’affermazione di responsabilità del contribuente, ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. n. 472 del 1997, occorre che l’azione od omissione causata dalla violazione sia volontaria, ossia compiuta con coscienza e volontà, e colpevole, ossia compiuta con dolo o negligenza, e la prova dell’assenza di colpa grava sul …

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