Diario quotidiano del 12 marzo 2014: saranno più veloci i rimborsi IVA

Pubblicato il 12 marzo 2014



rimborsi Iva veloci con l’analisi del rischio; modello 730/2014: modifiche al modello e approvazione specifiche tecniche per l’invio on line anche del Modello Unico PF 2014; deve essere provato dall’accusa il dolo di evasione; comunicazione all’Uif per restituzione fondi ai clienti; gennaio 2014: nuove partite Iva in flessione; diminuiscono gli studi professionali che temono gli effetti della crisi economica; no Irap per lo studio associato tra padre e figlia; il Mise pubblica le risposte alle faq sull’agevolazione della nuova Sabatini; Assonime pubblica tre nuovi “casi” di diritto societario (tra cui, responsabilità dell’ente da reato, valutazione in bilancio del conferimento d’azienda)

 

 Indice:

 1) Rimborsi Iva veloci con l’analisi del rischio

 2) Modello 730/2014: modifiche al modello e approvazione specifiche tecniche per l’invio on line anche del Modello Unico PF 2014

 3) Deve essere provato dall’accusa il dolo di evasione

 4) Comunicazione all’Uif per restituzione fondi ai clienti

 5) Gennaio 2014: nuove partite Iva in flessione

 6) Diminuiscono gli studi professionali che temono gli effetti della crisi economica

 7) No Irap per lo studio associato tra padre e figlia

 8) Il Mise pubblica le risposte alle faq sull’agevolazione della nuova Sabatini

 9) Assonime pubblica tre nuovi “casi” di diritto societario (tra cui, responsabilità dell’ente da reato, valutazione in bilancio del conferimento d’azienda)

 

1) Rimborsi Iva veloci con l’analisi del rischio

Meno documenti e controlli sprint se il risk score è basso. I rimborsi Iva accelerano il passo con analisi di rischio mirate per restituire in tempi sempre più veloci le somme vantate dalle imprese. Un basso risk score consentirà al fisco di limitare al minimo i controlli e le richieste di documenti per ridurre drasticamente i tempi di erogazione. In questo modo non solo si velocizza l’iter, ma è possibile ottimizzare le risorse, concentrando l’attenzione sulle posizioni a più alto rischio.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 5/E del 10 marzo 2014, detta la nuova tabella di marcia per consentire agli uffici di continuare a dedicare maggiori risorse alla liquidazione dei rimborsi e liberare così in tempi brevi liquidità per le aziende.

Rimborsi più veloci con istruttorie ad hoc

La circolare fornisce le linee guida per razionalizzare le attività di verifica sui rimborsi. In particolare, viene introdotta una misura del livello del rischio (risk score) per ogni istanza di rimborso, vengono standardizzati i documenti richiesti e l’attività di controllo, preliminare al pagamento del rimborso, viene graduata sulla base del livello di rischio. L’Amministrazione si prepara a fare a meno sia dei riscontri non strettamente necessari, sia di eventuali documenti già in suo possesso. Per evitare una duplicazione dei controlli, restano fuori dall’analisi del rischio le istanze presentate dai grandi contribuenti, per i quali sono previste apposite forme di tutoraggio.

L’analisi di rischio

Il risk score è determinato sulla base di parametri predefiniti, come, per esempio, la continuità aziendale; la regolarità delle dichiarazioni e dei versamenti; l’assenza di accertamenti e verifiche; l’assenza di frodi e violazioni

penali tributarie; la “conoscenza” del soggetto da parte dell’ufficio, in quanto fisiologicamente a credito.

I rimborsi ad alto rischio

Gli uffici, nei casi in cui rilevi un alto livello di rischio del rimborso, intensificano le richieste di documentazione e i controlli già nella fase preliminare all’erogazione. Nei confronti dei contribuenti cui risulta attribuito un livello più elevato di rischio, infatti, sono effettuati controlli più stringenti rispetto a quelli svolti nei confronti dei soggetti cui è attribuito un più basso livello di rischio, per i quali non c’è necessità di subordinare la liquidazione del rimborso al completamento di tutti i controlli documentali.

 

2) Modello 730/2014: modifiche al modello e approvazione specifiche tecniche per l’invio on line anche del Modello Unico PF 2014

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il 10 marzo 2014 le modifiche al modello e approvato le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati di 730 e Unico PF 2014

Con un provvedimento l’Agenzia delle entrate ha, dunque, introdotto una serie di modifiche al modello 730/2014 e alle relative istruzioni e con un altro ne ha approvato le relative specifiche tecniche.

Con un ulteriore provvedimento ha approvato le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati del Modello Unico PF 2014.

Come comunicato dalle Entrate, le nuove modifiche si sono rese necessarie sia per correggere alcuni errori materiali, sia per adeguare modello e istruzioni ad alcuni orientamenti interpretativi emersi nel corso del mese di gennaio 2014, in particolare in materia di rapporti tra IMU e IRPEF nei casi di pagamento della cd. “mini-IMU”.

Come è noto, l’art. 1 del D.L. 133/2013, disponendo l’abolizione della seconda rata IMU per il 2013, ha sancito che essa sarebbe stata totale solo se il comune competente non avesse incrementato le aliquote rispetto a quelle stabilite dalla legge. In caso contrario, si sarebbe dovuto versare il saldo dell’IMU dovuta per l’anno 2013, pari al 40% della differenza positiva (c.d. “mini-IMU”).

Tra le altre variazioni si segnalano:

- l’inserimento nel Frontespizio della casella “730 senza sostituto”;

- nel quadro C la denominazione della casella “Rientro in Italia” è sostituita con “Casi particolari”. Tale casella va compilata con il nuovo codice 3 se sono stati superati i limiti di deducibilità dei contributi per previdenza complementare certificati con più CUD non conguagliati;

- nel modello 730-3, nella descrizione del rigo 164, è inserito il seguente periodo: “L’ammontare del rimborso sarà diminuito dell’importo dovuto a titolo di secondo o unico acconto.”;

- nel modello 730-3, nella sezione relativa ai “Dati per la compilazione del modello F24”, righi 196, 216 e 237, il codice tributo “1053” è sostituito con “1816”.

 

3) Deve essere provato dall’accusa il dolo di evasione

La circostanza che si possa trattare di una dichiarazione infedele non può essere desunta da precedenti penali relativi alla medesima o ad analoghe fattispecie.

La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 11380 del 10 marzo 2014, che ha fornito talune precisazioni in merito ai rapporti tra processo tributario e penale-tributario ed alla prova del dolo specifico di evasione, ha riconosciuto le aspettative esposte dal contribuente.

Il contribuente non è responsabile penalmente se non si è attivato nella ricostruzione della documentazione contabile dispersa a seguito del crollo di un edificio. Affinché sussista il reato tributario è infatti necessario che il dolo sia provato dall'accusa. Se ai fini fiscali la rettifica è ben motivata anche tramite presunzioni o accollando l’onere probatorio sul contribuente, per la responsabilità penale incombe sull’accusa la dimostrazione dell’esistenza della coscienza e volontà di evadere le imposte. Il caso analizzato dalla Suprema Corte ha per protagonista un imprenditore condannato in primo e secondo grado per dichiarazione infedele, per aver evaso attraverso l’inserimento di spese che non era stato in grado di documentare.

 

4) Comunicazione all’Uif per restituzione fondi ai clienti

Banche, professionisti, revisori che si vedano costretti a restituire i fondi ai clienti per impossibilità di far fronte alle operazioni di adeguata verifica dovranno inviare all’Uif una comunicazione per ogni operazione di restituzione di importo superiore a 5.000 euro. Questa andrà trasmessa entro 15 giorni dalla operazione di restituzione. È quanto prevede il provvedimento Uif recante “Istruzioni per la comunicazione delle operazioni di restituzione ai sensi dell'art. 23, comma 1-bis, del dlgs. 231/07”. Ai sensi del comma 1 dell'art. 23, dlgs 231/07, quando i destinatari della normativa antiriciclaggio (di cui agli art. 11, 12, 13 e 14 del decreto) non fossero in grado di rispettare gli obblighi di adeguata verifica in relazione a operazioni o prestazioni professionali già in essere, dovrebbero porre fine al rapporto, valutando altresì l’opportunità di inviare una segnalazione di operazione sospetta. In questi casi il comma 1-bis dello stesso articolo dispone l’obbligo di restituzione al cliente di fondi, strumenti e altre disponibilità di spettanza liquidandone il relativo importo tramite bonifico su un conto corrente indicato dal cliente stesso, accompagnato da un messaggio che indichi le ragioni dell'avvenuta restituzione. Sul tema il Mef aveva emanato una circolare in merito all'ambito applicativo della disposizione in data 30/7/13 mentre con provvedimento del 6 agosto 2013 la Uif aveva precisato che dette informazioni potevano essere acquisite dalla stessa, con modalità da stabilirsi. Nel provvedimento l’Uif chiarisce le modalità di cui sopra prevedendo, all’art. 3, che i destinatari dell’obbligo di restituzione dei fondi dovranno:

1) inviare alla Uif una comunicazione per ogni operazione di restituzione di importo superiore a euro 5.000, fermo restando l’obbligo di acquisire e conservare le informazioni relative anche alle operazioni di restituzione di minore importo.

2) segnalare come sospetta l’operazione di restituzione solo qualora sussistano gli elementi di cui all’art. 41 del decreto antiriciclaggio; l’invio della segnalazione di operazione sospetta non esonera dalla comunicazione dell’operazione di restituzione.

Nell’art. 4 delle istruzioni Uif si precisa che le comunicazioni relative alle operazioni di restituzione effettuate dal 6/8/2013 al 30/4/2014 devono essere inviate entro il 15/5/2014.

 

5) Gennaio 2014: nuove partite Iva in flessione

Nuove partite Iva in flessione del 9%. Pubblicato dal Mef il 10 marzo 2014 l’osservatorio sulle partite IVA per i dati di gennaio 2014.

A gennaio 2014 sono state aperte 78.966 nuove partite Iva; in confronto al corrispondente mese dell’anno precedente si registra una flessione del 9%.

La distribuzione per natura giuridica mostra che la quota relativa alle persone fisiche nelle aperture di partita Iva si attesta al 78,4% del totale, le società di capitali sono pari al 15% e le società di persone al 6,1%. Rispetto al gennaio 2013, le società di capitali sono le uniche che registrano un aumento del numero di aperture (+2,5%), mentre le società di persone mostrano una flessione che supera il 20%; le aperture intestate a persone fisiche calano del 9,7%.

Riguardo alla ripartizione territoriale, circa il 46% delle partite iva avviate a gennaio 2014 è localizzato al Nord, il 22,4% al Centro ed il 31,7% al Sud ed Isole. Il confronto con gennaio 2013 mostra che tutte le Regioni hanno accusato un calo di aperture tranne la Provincia di Bolzano: la flessione è di oltre il 10% in Lazio, Sicilia, Campania, Puglia ed Emilia-Romagna.

La classificazione per settore produttivo evidenzia che il commercio continua a registrare il maggior numero di aperture di partite Iva: oltre il 21% del totale, seguito dalle attività professionali (circa il 20%), edilizia e sanità. Rispetto al corrispondente mese dello scorso anno, tutti i settori principali registrano un calo di aperture, con punte di oltre il 10%, mentre l’eccezione è rappresentata dalle “altre attività di servizi” che invece fanno segnare un aumento del 7,2%.

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso è sostanzialmente stabile, con i maschi che risultano intestatari del 62,7% delle nuove partite Iva. Il 49,1% delle aperture è attribuito a giovani fino a 35 anni ed il 34,3% alla classe 36-50 anni. Rispetto al gennaio 2013 le prime tre classi di età (fino ai 65 anni) mostrano un calo di aperture intorno al 10%. La diminuzione è molto più contenuta invece nella classe di età sopra i 65 anni (-1,6%).

Le adesioni al regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità in questo mese sono state 26.324, con una sostanziale stabilità rispetto al gennaio precedente (-1%). Il regime limita per cinque anni l’imposta dovuta al 5% degli utili dichiarati, esonerando da Iva e Irap.

 

6) Diminuiscono gli studi professionali che temono gli effetti della crisi economica

La sfida principale è l’acquisizione dei clienti, seguita dalla spinta al ribasso delle tariffe praticate e dalla difficoltà nel tenersi al passo con le nuove normative

L’ultima edizione del sondaggio SMP Quick Poll, promosso dall’IFAC e svoltosi tra il 15 novembre e il 31 dicembre 2013, è stata proposta in ben 17 lingue e ha visto la partecipazione di 3709 tra piccoli e medi studi professionali (PMS) di oltre 120 paesi. Il dato più interessante che emerge dai risultati del sondaggio è senz’altro la diminuzione del numero dei piccoli e medi studi che si sentono minacciati dall’incertezza economica, in quanto fa intravedere concrete possibilità di ripresa per questo settore, giustamente considerato il barometro della crescita economica.

Rispetto ai 120 paesi che hanno contribuito, il sondaggio di fine anno ha visto una massiva partecipazione dei professionisti cinesi (16%), seguiti in Europa dall’Italia con il 13% (488 risposte, un numero in continua crescita rispetto alle scorse edizioni del sondaggio) e dalla Romania (9%). A livello mondiale il 61% dei partecipanti sono studi professionali con meno di 5 soci, mentre per l’Italia questa percentuale sale all’80%.

Sin dal primo sondaggio lanciato all’inizio del 2011, gli adempimenti normativi e l’incertezza economica hanno rappresentato le principali problematiche per i piccoli e medi studi professionali e per le PMI loro clienti. Rispetto ai risultati dei precedenti sondaggi, questa ultima edizione evidenzia tuttavia alcuni elementi di novità. Se da una parte è innegabile che, nella percezione dei professionisti, l’incertezza economica sia ancora in cima alla lista delle sfide da affrontare per le PMI (18%), dall’altra è altrettanto vero che il margine rispetto ad altri elementi di criticità si è molto ridotto. All’aumento del peso attribuito, a livello mondiale, a tali altri fattori hanno contribuito anche le risposte fornite dai professionisti italiani, che evidenziano una difficoltà delle nostre PMI soprattutto con riferimento all’accesso al credito (29,6%) e alla contrazione della domanda (23,6%).

Passando alle problematiche dei PMS, gli ultimi risultati mostrano che, a fine 2013, la sfida principale è rappresentata dall’acquisizione e fidelizzazione dei clienti, seguita dalla spinta al ribasso delle tariffe praticate. Al terzo posto troviamo la difficoltà nel tenersi al passo con le nuove normative e i nuovi principi, che invece, nelle due precedenti edizioni, era risultata la sfida più ardua per la maggior parte degli intervistati. In Italia prevale invece il problema delle tariffe (24,4%), mentre le altre due questioni relative al portafoglio clienti e al continuo aggiornamento normativo sono preminenti ognuna per il 20% dei partecipanti al sondaggio.

Il sondaggio ha evidenziato che si registra un aumento costante nella domanda di servizi di contabilità e di compilazione, con un margine di 10 punti percentuali rispetto ai servizi di revisione e assurance (23%). Se questi sono i dati a livello mondiale, in Italia si riscontra invece il ruolo cruciale dei servizi di consulenza (31,4%) e fiscalità (26,8%), seguiti dai servizi compilativi (19,1%). Inoltre, nella prospettiva di fine 2013, l’acquisizione di nuovi clienti è considerato il fattore che incide maggiormente sulla crescita della redditività, con una coincidenza del dato a livello mondiale (34%) con quello nazionale. In Italia sono poi segnalati la riduzione dei costi fissi (23,4%) e la fidelizzazione dei clienti già acquisiti (20,9%).

Quali sono gli argomenti sui quali i professionisti prevedono a breve di aggiornarsi ricorrendo alle risorse disponibili sulla rete? A qualunque latitudine, consulenza fiscale e revisione contabile si pongono in cima alla lista dei 20 argomenti più ricercati. Scorrendo la lista, nelle posizioni successive si rilevano invece delle difformità nei dati, per cui se a livello internazionale prevale l’interesse per il financial reporting, in Italia si evidenzia la necessità per i professionisti di approfondire le strategie aziendali. Questi dati indicano che tendenzialmente i PMS hanno necessità di aggiornarsi periodicamente su quei servizi per i quali hanno un’esperienza già consolidata e che sono alla base dell’attività svolta. È presumibile che si percepisca il bisogno di documentarsi anche consultando linee guida e materiale esplicativo riguardo l’implementazione dei principi e della regolamentazione che disciplinano queste particolari aree.

Considerando i nuovi settori di attività, circa la metà degli intervistati riconosce il valore del reporting integrato per le PMI, anche se la maggior parte ammette di non avere ancora ricevuto dai propri clienti manifestazioni di interesse in tal senso. D’altronde, poco meno del 50% dei partecipanti a livello mondiale si aspetta per i prossimi cinque anni un considerevole incremento delle richieste di consulenza da parte delle PMI proprio sul reporting integrato.

Nell’ambito delle modifiche alla relazione di revisione proposte dallo IAASB, le domande inserite nel sondaggio riguardavano nello specifico i principi internazionali di revisione ISA 260, ISA 570 e ISA 720. Le risposte evidenziano tendenzialmente l’utilità delle proposte di modifica formulate dallo IAASB:

- solo il 16% dei partecipanti al sondaggio ritiene che le società non quotate sceglierebbero volontariamente di comunicare le questioni chiave della revisione,

- una ristretta maggioranza ritiene che i responsabili delle attività di governance considererebbero utile una comunicazione del revisore in merito ai rischi significativi,

- molti concordano sulla proposta di richiedere che in tutte le relazioni di revisione sia inserita una dichiarazione sulla continuità aziendale, anche laddove non siano emersi motivi di dubbio.

Circa le modifiche agli ISA, in Italia il dato relativo alle comunicazioni ai responsabili delle attività di governance non offre spunti significativi come il dato a livello mondiale, mentre sulle altre due risposte si riscontra un sostanziale allineamento alle preferenze rilevate a livello internazionale.

Nella relazione di gennaio 2014, la Banca Mondiale prevede che la crescita economica globale nel 2014 supererà quella del 2013, grazie al miglioramento delle condizioni economiche, per esempio in Europa. Questo ottimismo emerge parzialmente nelle risposte al sondaggio che riguardano l’andamento futuro degli affari: il 31% degli intervistati ritiene che l’andamento del proprio studio migliorerà nel 2014, solo il 22% prevede un peggioramento, mentre la maggior parte si aspetta condizioni sostanzialmente invariate. Le percentuali in realtà non si discostano molto da quelle rilevate dal SMP Quick Poll di fine 2012, a indicare che, nell’arco degli ultimi 12 mesi, le aspettative dei professionisti per il futuro sono rimaste quasi invariate.

Circa le modifiche agli ISA, in Italia il dato relativo alle comunicazioni ai responsabili delle attività di governance non offre spunti significativi come il dato a livello mondiale, mentre sulle altre due risposte si riscontra un sostanziale allineamento alle preferenze rilevate a livello internazionale.Nella relazione di gennaio 2014, la Banca Mondiale prevede che la crescita economica globale nel 2014 supererà quella del 2013, grazie al miglioramento delle condizioni economiche, per esempio in Europa. Questo ottimismo emerge parzialmente nelle risposte al sondaggio che riguardano l’andamento futuro degli affari: il 31% degli intervistati ritiene che l’andamento del proprio studio migliorerà nel 2014, solo il 22% prevede un peggioramento, mentre la maggior parte si aspetta condizioni sostanzialmente invariate. Le percentuali in realtà non si discostano molto da quelle rilevate dal SMP Quick Poll di fine 2012, a indicare che, nell’arco degli ultimi 12 mesi, le aspettative dei professionisti per il futuro sono rimaste quasi invariate.

(CNDCEC, nota del 10 marzo 2014)

 

7) No Irap per lo studio associato tra padre e figlia

Studi associati padre-figlia: non sono obbligati all’Irap. Non è tenuto al versamento dell'Irap lo studio associato composto esclusivamente da padre e figlia, che non sostiene spese per il personale dipendente.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 4663 del 27 febbraio 2014.

La vicenda riguarda l’impugnazione, da parte di uno studio associato di professionisti (i due associati risultavano rispettivamente padre e figlia), di una cartella di pagamento emessa a seguito dell’iscrizione a ruolo dell'Irap, per l’anno d'imposta 2003, da parte dell’Agenzia delle entrate. Il ricorrente eccepiva che nello studio associato mancava qualsiasi forma di organizzazione autonoma, con la conseguenza che l’Irap non risultava applicabile. La Commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso del contribuente, con sentenza che veniva poi appellata dall’Agenzia stessa. La Commissione tributaria regionale, nel rigettare l’appello dell’Agenzia, confermava la sentenza di primo grado, affermando che dagli atti di causa non risultava l’esistenza di una autonoma organizzazione in capo allo studio associato; da qui la non assoggettabilità del contribuente all’Irap. Proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate, mentre resisteva con controricorso lo studio associato.

Infine, la Cassazione ha definitivamente respinto le aspettative proposte dall’Agenzia.

 

8) Il Mise pubblica le risposte alle faq sull’agevolazione della nuova Sabatini

L’acquisto di un impianto fotovoltaico funzionale allo svolgimento dell’attività aziendale é spesa ammissibile laddove rientri nel concetto di “impianti”.

La “Nuova Sabatini” prevede la concessione di un finanziamento alle PMI per l’acquisto di nuovi beni strumentali o di nuove tecnologie digitali. Sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico sono disponibili le nuove risposte alle domande frequenti (FAQ) relative alle agevolazioni della “Nuova Sabatini” da cui si evince quanto segue.

Modalità e termini di presentazione delle domande

La domanda di finanziamento va compilata dall’impresa in formato elettronico, secondo lo schema dell’allegato 1 della circolare del Ministero n. 4567 del 10/02/2014, utilizzando i moduli che saranno pubblicati sul sito www.mise.gov.it. Tale domanda, unitamente all’ulteriore documentazione prevista, dovrà essere sottoscritta dal legale rappresentante dell’impresa tramite firma digitale e presentata via P.E.C. alle banche/intermediari finanziari aderenti alle convenzioni, a partire dalle ore 9.00 del 31 marzo 2014. L’elenco delle banche/intermediari finanziari aderenti alle convenzioni e con le quali poi l’impresa dovrà prendere contatto per definire le modalità del finanziamento sarà pubblicato sul sito del ministero e della Cassa Depositi e Prestiti.

Soggetti ammissibili

Possono beneficiare delle agevolazioni le micro, piccole e medie imprese che alla data di presentazione della domanda:

- hanno sede operativa in Italia e risultano regolarmente costituite/iscritte nel Registro delle Imprese;

- sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali;

- non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione Europea;

- non si trovano in condizioni tali da risultare impresa in difficoltà così come individuata nel regolamento GBER (Regolamento CE n. 800 della Commissione del 06.08. 2008).

Settori di attività

Sono escluse dalle agevolazioni le imprese operanti nei settori:

- dell’industria carboniera;

- delle attività finanziarie e assicurative (settore K della classificazione delle attività economiche ATECO 2007);

- della fabbricazione di prodotti di imitazione o di sostituzione del latte o dei prodotti caseari;

- delle attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione.

Sono ammesse le imprese operanti in tutti gli altri settori.

Spese ammissibili

Il finanziamento deve:

- essere deliberato da una banca o intermediario finanziario;

- essere deliberato per un valore non inferiore a 20 mila euro e non superiore a 2 milioni di euro;

- avere durata massima di 5 anni dalla stipula del contratto;

- essere interamente utilizzato per l’acquisto (o l’acquisizione in leasing) degli investimenti agevolabili;

- essere erogato in un’unica soluzione, entro 30 giorni dalla stipula del contratto.

Va utilizzato per l’acquisto o l’acquisizione in leasing di:

- macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo;

- hardware, software e tecnologie digitali, classificabili nelle voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 dell’attivo di Stato Patrimoniale.

Sono escluse le spese relative a terreni e fabbricati, poiché non sono classificabili nell’attivo di stato patrimoniale alle voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 dell’art. 2424 del codice civile.

L’acquisto di un impianto fotovoltaico funzionale allo svolgimento dell’attività d’impresa è considerato invece spesa ammissibile alle agevolazioni, laddove rientri nel concetto di “impianti” (come chiarito nei vari documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate).

Contributo

A fronte del finanziamento é concessa un’agevolazione sotto forma di un contributo pari all’ammontare degli interessi calcolati al tasso del 2,75%, su un piano d’ammortamento convenzionale, con rate semestrali costanti della durata di 5 anni, di importo corrispondente al finanziamento. Per le modalità tecniche di calcolo si rinvia all’appendice allegata alla circolare.

Erogazione

La stipula del contratto di finanziamento e l’erogazione dello stesso da parte della banca/intermediario finanziario all’impresa deve avvenire entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo a quello di erogazione della provvista alla banca/intermediario finanziario da parte della Cassa Depositi e Prestiti, che a sua volta viene erogata entro 20 giorni dalla delibera di finanziamento assunta dalla banca/intermediario finanziario.

L’erogazione del contributo é subordinata al completamento dell’investimento, da effettuarsi entro il periodo di preammortamento o di prelocazione della durata massima di 12 mesi dalla data di stipula del finanziamento/contratto di leasing. Le richieste di erogazione sono evase dal Ministero entro un termine di 30 giorni dalla data di ricezione della domanda.

 

9) Assonime pubblica tre nuovi “casi” di diritto societario (tra cui, responsabilità dell’ente da reato, valutazione in bilancio del conferimento d’azienda)

Assonime ha pubblicato l’11 marzo 2014 tre nuovi casi di diritto societario in tema di società a partecipazione pubblica e procedure concorsuali (IL CASO 2/2014), responsabilità dell’ente da reato e misure cautelari interdittive (IL CASO 3/2014) e valutazione in bilancio del conferimento d’azienda (IL CASO 4/2014).

IL CASO 4/2014 - La valutazione in bilancio del conferimento d’azienda

Il caso affronta la questione, molto dibattuta, dei criteri in base ai quali inscrivere un conferimento d’azienda nel bilancio della società conferitaria. La disciplina sui conferimenti di beni diversi dal denaro, nelle società per azioni, prevede una serie di meccanismi di valutazione diretti a verificare la fondatezza del valore ad essi attribuiti al fine di determinare la misura corrispondente del capitale sociale e dell’eventuale sovraprezzo, tra cui la relazione giurata dell’esperto nominato dal tribunale.

Se non vi sono dubbi sulla possibilità che il conferimento avvenga attribuendo ai beni un valore, da imputare a capitale e riserve, inferiore a quello risultante dalla stima effettuata dall’esperto, controverso è invece il problema dei criteri in base ai quali inscrivere un conferimento d’azienda nel bilancio della società conferitaria. Il trattamento contabile che sembra più corretto è quello di prendere a riferimento il valore complessivo del conferimento pattuito dai soci ai fini della determinazione del valore nominale del capitale sociale corrispondente e dell’eventuale sovraprezzo.

Per quanto riguarda poi il criterio di allocazione del valore complessivo del conferimento sui singoli beni, il redattore del bilancio deve partire valutando i beni iscritti nel bilancio della conferitaria, secondo il valore di iscrizione nel bilancio della conferente. L’eventuale differenza rispetto al valore determinato convenzionalmente dai soci, ai fini della determinazione del capitale sociale corrispondente e dell’eventuale sovraprezzo, deve essere allocato tra le diverse classi di attività in base alla capienza del valore “normale” dei singoli beni (o classi di beni). Qualora al termine di questa operazione di allocazione di valori, la differenza tra il valore di libro delle attività e il valore convenzionale attribuito al conferimento non risulta completamente riassorbita si giustifica l’iscrizione di una posta a titolo di avviamento, purché questa differenza derivi dal maggior valore del complesso aziendale originario rispetto alla somma del valore dei singoli beni.

IL CASO 3/2014 - Responsabilità dell’ente da reato e misure cautelari interdittive

La Cassazione penale si è recentemente pronunciata in due diverse occasioni sul tema della revoca delle misure cautelari interdittive (art. 50 d.lgs. 231/01) applicate agli enti nell’ambito del giudizio sulla responsabilità “da reato” delle persone giuridiche.

Le misure interdittive si rivelano, nell’esperienza processuale delle società, particolarmente afflittive potendo determinare un arresto, quando non la paralisi, dell’attività dell’ente.

In entrambe le decisioni è stata negata la revoca della misura interdittiva applicata in fase cautelare, perché le società non hanno provato di essersi efficacemente adoperate per evitare il rischio di recidiva del reato. In un caso (Cass. pen. 46369/2013), la Cassazione ha ritenuto insufficienti a prevenire tale rischio le dimissioni degli amministratori in carica, in assenza di elementi sintomatici di una svolta nell’organizzazione dell’ente; nell’altro caso (Cass. pen. 326/2014) ha ritenuto che la costituzione di un fondo di accantonamento nel bilancio non fosse di per sé idoneo a risarcire il danno o a eliminare le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il ragionamento condotto dalla Suprema Corte mette in evidenza che le misure cautelari interdittive vengono applicate in fase cautelare all’esito dell’accertamento – svolto con procedura di cognizione sommaria – della probabile responsabilità dell’ente e si traducono in sostanza in un’anticipazione della sanzione definitiva.

Proprio in questo aspetto applicativo delle misure cautelari interdittive si coglie una delle criticità della disciplina 231/2001, che consiste nel rischio che l’ente venga estromesso dal mercato già in corso di processo.

IL CASO 2/2014 - Società a partecipazione pubblica e procedure concorsuali

Il caso affronta il delicato tema dell’assoggettabilità delle società a partecipazione pubblica alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare, alla luce di una recente pronuncia della Corte di Cassazione.La natura ibrida di tali società pone la questione se, in caso di crisi o insolvenza, esse debbano essere equiparate agli enti pubblici ed essere, pertanto, escluse dal fallimento e dal concordato preventivo, oppure se debbano ritenersi soggette allo statuto dell’imprenditore commerciale e, di conseguenza, all’applicazione della legge fallimentare, ove ne ricorrano i presupposti.Con la sentenza in commento la Corte aderisce alla seconda soluzione affermando che le società di capitali costituite o partecipate da enti pubblici non cessano solo per questo di essere delle società di diritto privato e che la scelta del legislatore di consentire l’esercizio di determinate attività a rilevanza pubblicistica a tali società comporta anche che queste assumano i rischi connessi alla loro insolvenza.

Ammettere una diversa soluzione comporterebbe la violazione delle regole della concorrenza e del principio di tutela dell’affidamento dei terzi che con la società entrano in contatto.

La sentenza offre, inoltre, l’occasione per valutare se lo stesso principio possa trovare applicazione anche a quella peculiare categoria di società a partecipazione pubblica c.d. ‘in house’, che sono state oggetto di una recente pronuncia della Corte di Cassazione in tema di responsabilità.

 

Vincenzo D’Andò