Lo sconosciuto mezzo dell’interrogatorio della parte innanzi le commissioni tributarie

Premessa
Le diverse disposizioni che formano il regolamento del processo tributario di cui al D.Lgs n. 546/92, tracciando le linee dell’istruzione probatoria delle liti fiscali, formano una mappa processuale secondo cui alcuni mezzi istruttori del processo civile sono esplicitamente ammessi anche nel processo tributario (i.e. consulenza tecnica) mentre altri sono espressamente vietati (i.e. prova testimoniale e giuramento).
Altri meccanismi propri dell’istruzione probatoria del giudizio civile non sono invece affatto citati nel corpo normativo del D.Lgs. n. 546/1992.
Tra questi ultimi possono essere annoverati l’interrogatorio libero e l’interrogatorio formale, rispettivamente previsti agli artt. 1171 e 230 e seguenti del codice di procedura civile.
 
L’interrogatorio formale nel processo civile
L’interrogatorio formale (artt. 230 e ss. c.p.c.) è il mezzo di prova che il giudice ammette con ordinanza e che tende a provocare la confessione giudiziale della parte, differenziandosi in tal modo dalla prova testimoniale che, invece, implica dichiarazioni rese da un terzo.
 
Secondo una opinione fortemente radicata in dottrina non è possibile tenere distinto l’interrogatorio dalla confessionee questo in ragione sia di un argomento letterale in forza del quale la seconda è provocata dal primo, in un rapporto di mezzo a scopo che non è consentito scindere2 sia di un argomento razionale, pena il rischio di confondere l’interrogatorio formale, che è strumento di prova a disposizione esclusiva della parte (tranne nel rito del lavoro ove è deferibile d’ufficio, art. 421, 2° comma), con quello libero.
 
A rafforzare tale opinione concorre il fatto che la condizione necessaria di tale mezzo istruttorio è che la parte interrogata risponda personalmente.3
L’interrogatorio formale ex artt. 230 e ss. c.p.c., è un procedimento probatorio strumentale che, in quanto soggetto alla regola della disponibilità delle prove in capo alle parti (art. 115 c.p.c.), non appartiene ai poteri d’ufficio del giudice e può essere disposto soltanto in seguito ad istanza dell’interessato e successiva valutazione del giudice sulla ammissibilità della richiesta .
L’interrogatorio libero nel processo civile
L’interrogatorio libero, così come ampiamente avallato dalla giurisprudenza, ha una primaria funzionead clarificandum; tale funzione chiarificatoria ha ad oggetto le allegazionied i fattidi causa, non integrando quindi alcuna fontedi prova in senso tecnico; va tuttavia sottolineato che non si è mai escluso che le dichiarazioni(pro se o contra se), rese da una parte nel corso dell’interrogatorioin questione, potessero comunque somministrare al giudice elementi sussidiaridi convincimento, da valutarsi secondo il suo “prudente apprezzamento”, quali argomenti di provaeventualmente “idonei a corroborare o a disattendere le prove già acquisite”. In pratica, l’interrogatorio libero, pur non essendo un vero e proprio mezzo di prova e pur non determinando dichiarazioni di natura confessoria, può concorrere, anche unicamente, a costituire il fondamento del convincimento del giudice (così: Cass. civ., Sez. III, 15 maggio 2005 n. 15019; Cass. civ., Sez. I, 2 aprile 2004, n. 6510; Trib. di Monza, Sez. I, 25 ottobre 2005).
 
Brevi distinzioni
La differenza dell’interrogatorio libero, rispetto all’interrogatorio formale, disciplinato dagli artt. 230-232 c.p.c., era stata evidenziata dallo stesso legislatore (v.si la Relazione del Ministro Guardasigilli al Re sul c.p.c., 1940, par. 29, c. 6) che si preoccupava, già all’epoca, di sottolineare come il primo perseguisse un fine chiarificatorio ed esplicativo, mirando a consentire a ciascuna delle parti, nel loro stesso interesse e a tutto loro vantaggio, di «chiarire» oralmente le …

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