La professione di chiropratico: aspetti fiscali

Premessa.

La Chiropratica, fondata nel 1895 da Daniel David Palmer, è uno dei metodi di cura naturale più diffuso al mondo, parrebbe addirittura terza professione sanitaria negli Stati Uniti per il numero di praticanti, concentrata sul trattare le cause che provocano i problemi fisici invece di trattarne i sintomi1.
In Italia la principale organizzazione che rappresenta tali operatori è l’Associazione Italiana Chiropratici che si pone lo scopo di regolare e promuovere tale professione nel nostro Paese.
La figura professionale si distingue dal medico in quanto non prescrive l’uso di farmaci e non effettua alcun tipo di intervento chirurgico, trattandosi, infatti, di semplice manipolazione al fine di ripristinare il movimento corretto e la funzionalità della colonna vertebrale.
In estrema sintesi: la manipolazione interviene sul sistema nervoso situato all’interno delle vertebre, con consequenziale beneficio per l’intero organismo2.
Attualmente, tale disciplina non risulta prevista quale materia di insegnamento nelle Università nazionali.

La proposta di legge del 2007.

Un interessante primo tentativo di inquadrare normativamente la professione si ebbe, nel corso della XV Legislatura, con la proposta di legge, d’iniziativa parlamentare, rubricata come Atto Camera 2737 – Riconoscimento e disciplina della chiropratica come professione sanitaria primaria e istituzione dell’Albo professionale dei chiropratici, presentata il 5 giugno 2007.
La proposta aveva lo scopo di definire l’attività, la formazione e l’esercizio della professione di Chiropratica prevedendo, soprattutto, l’istituzione di uno specifico Albo professionale.
Il provvedimento prevedeva quattro Capi, per complessivi 11 articoli, nello specifico:

Capo I – Definizione della Chiropratica e suo insegnamento.

Gli articoli 1 e 2 definivano la Chiropratica una disciplina scientifica olistica ed un’arte curativa in campo sanitario, con lo scopo primario di ristabilire un equilibrio somatico, comprendente la: patogenesi; diagnosi; cura; terapia nonché profilassi di disturbi funzionali ed in particolare sindromi del dolore ed effetti neurofisiologici relativi a disordini statici e dinamici del sistema neuro-muscolo-scheletrico, fondandosi sul principio che l’innata capacità dell’organismo di tendere verso un equilibrio di salute è regolata e condizionata dal sistema nervoso.
Gli articoli 3, 4 e 5 ne disciplinavano, poi, il percorso universitario.

Capo II – Competenze del Chiropratico

Gli articoli 7 ed 8 prevedevano che il laureato in Chiropratica avesse il titolo di dottore esercitandone liberamente le mansioni quale professionista sanitario, in grado primario nel campo del diritto alla salute, potendo essere inserito o convenzionato nelle (o con le) strutture del Servizio Sanitario Nazionale.
Il dottore in Chiropratica abilitato poteva: esaminare; analizzare; diagnosticare; curare; manipolare e trattare il corpo umano con metodiche manuali, meccaniche, energetiche e nutrizionali riconosciute da istituti, università o enti accreditati, con l’unico divieto della prescrizione di farmaci e l’effettuazione di ogni intervento chirurgico.

Capo III – Istituzione dell’Albo professionale.

L’articolo 9 istituiva, poi, l’Ordine professionale incaricato della tenuta dell’Albo, consentendo l’iscrizione, obbligatoria per l’esercizio della professione, a coloro in possesso di laurea specifica e dell’abilitazione all’esercizio conseguita con il superamento di un esame di Stato.

Capo IV – Disciplina transitoria.

Il provvedimento prevedeva, inoltre, una specifica disciplina transitoria, escludendo dall’esame di Stato coloro che avevano:

esercitato in Italia l’attività, …

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