Diario quotidiano del 25 febbraio 2014, Studi di settore 2014: al via il programma di revisione

Pubblicato il 25 febbraio 2014



Studi di settore 2014: al via il programma di revisione; pubblicata in G.U. la legge di conversione del c.d. decreto “Destinazione Italia”; TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di gennaio 2014; cassetto previdenziale del cittadino: rilascio di una nuova funzionalità; comunicazione telematica delle lettere di intento 2014; il calcolo dello sgravio Ires comincia dall’Irap versata; rivalutazione quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia; software di compilazione comunicazione polivalente: aggiornamento

 

Indice:

 

1) Studi di settore 2014: al via il programma di revisione

 2) Pubblicata in G.U. la legge di conversione del c.d. decreto “Destinazione Italia”

 3) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di gennaio 2014

 4) Cassetto previdenziale del cittadino: rilascio di una nuova funzionalità

 5) Comunicazione telematica delle lettere di intento 2014

 6) Il calcolo dello sgravio Ires comincia dall’Irap versata

 7) Rivalutazione quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia

 8) Software di compilazione comunicazione polivalente: aggiornamento

 9) Aggiornato anche il software di compilazione Iva/2014

 

 

1) Studi di settore 2014: al via il programma di revisione

E’ pronto il programma di revisione per 68 studi di settore applicabili a decorrere dal periodo d’imposta 2014.

A ciò ha provveduto il provvedimento firmato il 21 febbraio 2014 dal direttore dell’Agenzia delle entrate, pubblicato sul sito internet www.agenziaentrate.it, per permettere a contribuenti e organizzazioni di categoria di conoscere per tempo quali sono gli studi oggetto di restyling. Obiettivo del piano di revisione: mantenere nel medio periodo la capacità degli studi di rappresentare la realtà economica cui si riferiscono. La legge n. 146/1998 prevede, infatti, che questi strumenti siano rivisti, al massimo, ogni tre anni dalla data di entrata in vigore o dalla loro ultima revisione.

Attività in lista

Dei 68 studi da sottoporre a revisione, 18 sono relativi al settore delle manifatture, 16 al settore dei servizi, 6 ad attività professionali e 28 al commercio. In particolare, il citato provvedimento stabilisce che l’evoluzione dello studio VM32U potrà riguardare anche l’attività di “Commercio al dettaglio di mobili usati e oggetti di antiquariato” mentre lo studio VM16U potrà toccare anche il “Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini”.

 

 

2) Pubblicata in G.U. la legge di conversione del c.d. decreto “Destinazione Italia”

E' stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 43 del 21 febbraio 2014, la Legge n. 9 del 21 febbraio 2014, che ha convertito, con modificazioni, il D.L. n. 145/2013.

Particolarmente importante per la “materia lavoro” l’art. 14, completamente riscritto, che ha aumentato del 30% sia le maxisanzioni per lavoro nero che le somme aggiuntive in caso di sospensione dell’attività imprenditoriale ed ha raddoppiato le sanzioni per violazione delle disposizioni in materia in superamento della durata massima dell’orario di lavoro settimanale e quelle relative alla inottemperanza al precetto sul riposo giornaliero e settimanale.

 

 

3) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di gennaio 2014

L’Istituto centrale di statistica ha reso noto che l’indice dei prezzi al consumo per il mese di gennaio 2014 è pari a 107,3 punti.

Le quote di TFR, accantonate al 31 dicembre 2013, vanno rivalutate dello 0,265056%.

 

 

4) Cassetto previdenziale del cittadino: rilascio di una nuova funzionalità

L'Inps, con il messaggio n. 2668 del 10 febbraio 2014, fornisce le istruzioni per la presentazione, entro il 1° marzo 2014, delle domande di riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti, con riferimento ai soggetti che perfezionano i prescritti requisiti nell’anno 2014.

La domanda intesa ad ottenere il riconoscimento dello svolgimento di lavori particolarmente faticosi e pesanti può essere presentata anche da lavoratori dipendenti che hanno svolto detti lavori e che raggiungono il diritto alla pensione di anzianità con il cumulo della contribuzione versata in una delle Gestioni Speciali dei lavoratori autonomi secondo le regole previste per dette Gestioni Speciali.

 

 

5) Comunicazione telematica delle lettere di intento 2014

I soggetti definiti “esportatori abituali” (ossia coloro che effettuano un rilevante ammontare di operazioni con l’estero), per evitare di essere costantemente a credito d’Iva possono richiedere ai loro fornitori di emettere fatture senza addebito dell’Iva: tale richiesta – denominata “lettera d’intento” – avviene attraverso apposita domanda da inoltrare a ciascun fornitore (ovvero solo ad alcuni di questi).

Con la fine dell’anno, gli esportatori abitali provvedono all’invio delle dichiarazioni di intento per l’acquisto di beni e di servizi senza applicazione dell’Iva, ai sensi dell’art. 8, co. 2 del D.P.R. 633/72, a valere dall’anno 2014.

I soggetti che ricevono tali dichiarazioni, devono provvedere alla trasmissione delle stesse alla Amministrazione Finanziaria entro il termine della liquidazione Iva periodica.

Termini della comunicazione

Le nuove scadenze - introdotte dal Decreto Semplificazioni D.L. 16/2012 - hanno modificato la disposizione normativa relativa al termine di comunicazione delle dichiarazioni d’intento ricevute (art. 1, co. 1, lettera c), del D.L. n. 746/1983), disponendo che la comunicazione non deve essere più presentata entro il giorno 16 del mese successivo a quello di ricevimento della dichiarazione d'intento, bensì “entro il termine di effettuazione della prima liquidazione periodica Iva, mensile o trimestrale, nella quale confluiscono le operazioni realizzate senza applicazione dell'imposta”.

Grazie a tale modifica l’obbligo di invio della comunicazione non decorre più dalla data in cui la dichiarazione d’intento è ricevuta, ma dal momento in cui, a seguito di tale dichiarazione, il soggetto (fornitore) pone in essere operazioni senza applicazione del tributo.

Una volta verificata tale condizione, la comunicazione deve essere inviata entro il termine previsto per la liquidazione dell’Iva riferita al mese o trimestre di effettuazione delle operazioni non imponibili, ai sensi dell’articolo 8, lett. c), del D.P.R. 633/1972.

Dunque, il termine di effettuazione della prima liquidazione periodica in cui confluisce l’operazione costituisce il termine ultimo per eseguire l’adempimento.

Adempimenti da parte del ricevente le dichiarazioni di intento

I fornitori che ricevono tali documenti sono tenuti ad alcuni adempimenti:

- numerazione progressiva;

- annotazione in apposito registro (ovvero, in alternativa, nel registro delle fatture emesse o in quello dei corrispettivi);

- invio all’Agenzia delle Entrate di una comunicazione da effettuare esclusivamente in via telematica entro il termine di effettuazione della prima liquidazione periodica in cui confluisce l’operazione realizzata senza applicazione dell’imposta.

Obbligo di comunicazione

Sostanzialmente, per effetto di tale modifica:

- l’obbligo di comunicazione non decorre dalla data in cui la dichiarazione d’intento è ricevuta, ma dal momento in cui, a seguito di tale dichiarazione, il soggetto fornitore pone in essere operazioni senza applicazione dell’Iva;

- verificata la precedente condizione, la comunicazione deve essere inviata entro il termine previsto per la liquidazione dell’Iva riferita al mese o trimestre di effettuazione delle operazioni non imponibili, ai sensi dell'articolo 8, lettera c), del D.P.R. 633/1972.

Conseguentemente, laddove il fornitore abbia ricevuto la dichiarazione d’intento, ma non abbia effettuato alcuna operazione, l’obbligo di comunicazione non sussiste.

Regime sanzionatorio

L’aspetto più delicato dell’adempimento in esame è sicuramente legato alle conseguenze che gravano sul fornitore, che omette di inviare la comunicazione o la invia con errori o parti non compilate.

Il mancato o ritardato invio della comunicazione comporta, in caso di esecuzione della fornitura, l’applicazione di sanzioni. In tale caso, se l’esportatore abituale non poteva effettuare la richiesta per mancanza dei requisiti (dato non sempre conoscibile dal fornitore), scatta anche la responsabilità in solido del fornitore per il mancato pagamento dell’Iva da parte dell’esportatore.

Per effetto delle previsioni introdotte dal D.L. n. 16/12, inoltre, la mancata esecuzione della fornitura non è più fatto generatore di sanzioni, posto che la mancata effettuazione di operazioni non fa scattare il presupposto per l’invio telematico della lettera d’intento.

 

 

6) Il calcolo dello sgravio Ires comincia dall’Irap versata

L’Irap versata lo scorso anno può essere dedotta in parte dalla base imponibile per il calcolo dell’Ires o dell’Irpef. La parte deducibile va calcolata in modo forfettario (10% in presenza di interessi passivi) o in modo analitico. Le due deduzioni sono cumulabili, ma la loro somma non può superare il totale dell’Irap versata/dovuta per l’anno 2013. La deduzione in presenza di interessi passivi e quella relativa al costo del lavoro non entra solo in Unico. Nel bilancio delle società di capitali vanno indicati i componenti negativi riferiti a Ires e Irap. In particolare la voce E.22 risente dell’importo del tributo regionale portato in deduzione dalla base imponibile del prelievo sui redditi. Nel quadro RF di Unico SC, invece, andrà evidenziata l’Irap dovuta.

Nel rigo RF16 l’importo comparirà tra le variazioni in aumento, mentre nel rigo RF55, codici “12” e “33”, verranno segnalate le quote ammesse quali variazioni in diminuzione riferite a interessi passivi e costo del personale.

Determinazione dell’importo deducibile

Per procedere al calcolo analitico dell’IRAP afferente alle spese per il personale dipendente e assimilato al netto delle deduzi­oni suddette, bisogna individuare l'IRAP versata nel periodo di riferimento:

- a titolo di saldo del periodo di imposta precedente,

- e di acconto di quello successivo nei limiti, per quanto concerne l’acconto, dell’imposta effettivamente dovuta. In sostanza, l’IRAP versata in acconto concorre al calcolo dell’importo deducibile solo se e nei limiti in cui rifletta l’imposta effettivamente dovuta.

Deduzione forfetaria per interessi passivi

La deduzione analitica sul costo del lavoro non fa venire meno la deduzione forfetaria del 10% riferibile agli interessi passivi e oneri assimilati. Al riguardo, è stato precisato che il contribuente può assumere, ai fini del calcolo della deduzione forfetaria, l’IRAP complessiva procedendo, al tempo stesso, al cal­colo analitico dell’IRAP sul costo del lavoro.

L’IRAP complessiva ammessa in deduzione (forfetaria e analitica) ai fini delle imposte sui redditi non può in alcun modo eccedere l’imposta complessivamente versata/dovuta.

Deduzioni Irap dall’Ires

Calcolo deduzione per il saldo 2012:

Base imponibile Irap 2012 / (costo del lavoro dipendente + compenso agli amministratori + indennità per trasferte) X 100 = percentuale di deduzione analitica (quella forfettaria è del 10%) da applicare sull’Irap versata a saldo 2012.

Calcolo deduzione per l’acconto 2013:

Base imponibile Irap 2013 / (costo del lavoro dipendente + compenso agli amministratori + indennità per trasferte) X 100 = percentuale di deduzione analitica (quella forfettaria è del 10%) da applicare sull’Irap dovuta per il 2013 (anche se l’acconto già pagato è superiore).

 

 

7) Rivalutazione quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 4/E del 24 febbraio 2014, tratta sulla rivalutazione quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia.

L’art. 6, comma 6, del D.L. n. 133/2013 e l’art. 1, comma 148, della Legge di stabilità 2014 (Legge n. 147/2013) prevedono una peculiare disciplina che interessa le quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia.

La disciplina in esame, da un punto di vista fiscale, inquadra le quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia nel comparto delle attività finanziarie detenute per la negoziazione (portafoglio di trading) e determina un disallineamento tra il maggior valore nominale della partecipazione e quello fiscalmente riconosciuto.

Tale inquadramento, da un punto di vista fiscale, deve essere effettuato a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 30 novembre 2013, data di entrata in vigore del D.L. n. 133 del 2013.

La stessa disciplina si preoccupa anche di riallineare il differenziale tra i due valori con l’applicazione di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e di eventuali addizionali.

Soggetti che rientrano nell’ambito della disciplina

I destinatari della disciplina in esame sono “i partecipanti al capitale della Banca d’Italia” , vale a dire i soggetti che, sulla base dell’art. 4, comma 4, del D.L. n. 133 del 2013, detengono le quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia.

Si tratta, in particolare, di:

a) banche aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia;

b) imprese di assicurazione e riassicurazione aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia;

c) fondazioni di cui all’articolo 27 del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153;

d) enti ed istituti di previdenza ed assicurazione aventi sede legale in Italia e fondi pensione istituiti ai sensi dell'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252.

I destinatari della disciplina in esame sono, quindi, sia soggetti che rientrano nell’ambito della disciplina del reddito d’impresa (IAS/IFRS adopter e non) sia soggetti che non vi rientrano (come, ad esempio, l’INPS).

Effetti fiscali della disciplina

La disciplina recata dall’art. 6, comma 6, del D.L. n. 133 del 2013 obbliga i partecipanti al capitale della Banca d’Italia a iscrivere le quote di cui all’art. 4, comma 2, nel comparto delle attività finanziarie detenute per la negoziazione, ai medesimi valori.

In particolare, con l’utilizzo della locuzione “ai medesimi valori” il legislatore ha

voluto individuare un nuovo valore delle partecipazioni a seguito dell’inquadramento delle stesse nella categoria delle attività finanziarie detenute per la negoziazione.

Tale nuovo valore è pari al valore nominale delle quote di nuova emissione previsto nell’art. 4, comma 2, del medesimo D.L. n. 133 del 2013, vale a dire 25.000 euro per ciascuna quota di partecipazione.

L’individuazione di un valore della partecipazione, pari al valore nominale, determina un disallineamento rispetto al valore fiscale ascrivibile alle quote precedentemente iscritte in bilancio.

In tale contesto, la Legge di stabilità 2014 prende atto del disallineamento tra il valore nominale e quello fiscale delle quote di partecipazione, generato dal comma 6 dell’art. 6 del D.L. n. 133 del 2013 e prevede l’obbligo di riallineare i predetti valori con il versamento di un’imposta sostitutiva.

In definitiva, considerando che il valore nominale della partecipazione è pari a 25.000 euro, deve essere riallineata la differenza tra tale valore nominale e quello fiscalmente riconosciuto ascrivibile alle quote precedentemente iscritte in bilancio.

Individuato il valore oggetto di riallineamento, si prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive e di eventuali addizionali.

In definitiva, viene affermato che:

- si genera un disallineamento tra il valore nominale e quello fiscale della partecipazione;

- si prescrive di riallineare il valore disallineato con l’applicazione di un’imposta sostitutiva.

Dunque, il regime in esame assuma carattere peculiare, perché da un lato disattiva di fatto il regime di esenzione delle plusvalenze previsto dall’art. 87 del TUIR e dall’altro riconosce un maggior valore fiscale con il versamento di un’imposta sostitutiva, caratterizzata da un’aliquota inferiore rispetto a quella applicabile in caso di tassazione ordinaria.

La previsione di un’imposta sostitutiva sul differenziale tra il valore nominale e quello fiscale è, con tutta evidenza, incompatibile con il regime di esenzione delle plusvalenze previsto dall’art. 87 del TUIR.

La disciplina in esame si applica anche nei confronti dei soggetti non titolari di reddito d’impresa.

Per tali soggetti, il pagamento dell’imposta sostitutiva, sul differenziale tra il valore nominale della partecipazione e quello fiscalmente riconosciuto, consente il riconoscimento di un maggior valore fiscale ai fini dell’applicazione dell’art. 67 del TUIR.

Il versamento dell’imposta sostitutiva

Il differenziale tra il maggior valore nominale della partecipazione e quello fiscale va riallineato, ai sensi dell’art. 1, comma 148, della Legge n. 147 del 2013 (Legge di stabilità 2014), con il versamento di un’imposta sostitutiva.

In particolare, essendo oggetto di riallineamento le quote del capitale della Banca d’Italia iscritte nel comparto delle attività finanziarie detenute per la negoziazione, l’aliquota dell’imposta sostitutiva applicabile è quella prevista per i beni non ammortizzabili, vale a dire il 12%.

L’imposta sostitutiva deve essere versata, quindi, “in tre rate annuali di pari importo, senza pagamento di interessi, di cui la prima entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita, e le altre con scadenza entro il termine rispettivamente previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative ai periodi d'imposta successivi”.

In definitiva, per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare che individuano i maggiori valori nel periodo d’imposta 2013, l’imposta sostitutiva deve essere versata, entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi, nel 2014, 2015 e 2016 in tre rate annuali di pari importo.

 

 

8) Software di compilazione comunicazione polivalente: aggiornamento

Software di compilazione comunicazione polivalente: E’ disponibile la versione software 1.2.0 del 24 febbraio 2014.

Nella versione 1.2.0 del software sono state apportate le seguenti modifiche e integrazioni:

- Modificata la modalità di creazione del nome del file telematico generato;

- modificato il controllo sul valore dell’imposta considerando un’aliquota del 21% per l’anno 2012 e del 22% a partire dal 2013.

Il software “Modello di Comunicazione Polivalente” è un prodotto che permette agli utenti la compilazione delle comunicazioni Polivalenti.

 

 

9) Aggiornato anche il software di compilazione Iva/2014

Software di compilazione Iva/2014: Pronta la versione 1.1.0 del 24 febbraio 2014.

E’ stata rimossa l’anomalia relativa alla ripartizione del credito della dichiarazione nei righi VX4, VX5 e VX6 nel caso di VA15 impostato a “4”.

Sono state rimosse le segnalazioni relative all’esclusione dal modello Iva Base per i campi VF12, VF24 e VL8 colonna 1.

Il software Iva 2014 consente la compilazione della dichiarazione modello Iva 2014 e della dichiarazione modello Iva Base 2014 da presentare in via autonoma. L’applicazione mediante una serie di domande determina quale sia il modello Iva più adatto alle esigenze dell'utente e predispone i relativi quadri per la compilazione. Tale scelta può comunque essere variata in qualunque momento selezionando (o deselezionando) l’apposita casella presente nel Frontespizio.

 

Vincenzo D’Andò