Diario fiscale del 14 febbraio 2014: San Marino esce dalla black list

Pubblicato il 14 febbraio 2014

evasione Iva: garanzie ridotte; niente redditometro in presenza di disinvestimenti; San Marino esce dalla black list; ispezioni fiscali entro 60 giorni; retribuzione del “tempo tuta” quale orario di lavoro; sisma 2012: credito d’imposta a favore di aziende ed autonomi; applicabilità del regime del risparmio gestito; deduzione auto aziendali: leasing o finanziamento

 

 Indice:

 1) Evasione Iva: garanzie ridotte

 2) Niente redditometro in presenza di disinvestimenti

 3) San Marino esce dalla black list

 4) Ispezioni fiscali entro 60 giorni

 5) Retribuzione del “tempo tuta” quale orario di lavoro

 6) Sisma 2012: credito d’imposta a favore di aziende ed autonomi

 7) Applicabilità del regime del risparmio gestito

 8) Deduzione auto aziendali: leasing o finanziamento

 

1) Evasione Iva: garanzie ridotte

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6635 del 12 febbraio 2014, ha stabilito che il sequestro finalizzato alla confisca non potrà colpire la parte di debito già versato in rate dall'imprenditore.

La Suprema Corte ha, così, parzialmente accolto il ricorso di un contribuente accusato di aver evaso oltre 600 mila euro di Iva.

Ripensando un recente orientamento che aveva ritenuto irrilevante la rateizzazione del debito Iva, la Cassazione ha invece affermato che il raggiungimento di un accordo per la rateizzazione del debito tributario con l’Amministrazione finanziaria non può ritenersi esplicare i suoi effetti nel limitato campo amministrativo, estendendo infatti la sua portata anche nel campo penale e, segnatamente, incidere sul quantum della somma sequestrata per equivalente in relazione al profitto derivato dal mancato pagamento dell’imposta evasa. In questo caso dai 600 mila euro evasi andranno sottratti i 30 mila già versati in rate dal contribuente.

 

2) Niente redditometro in presenza di disinvestimenti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3111 del 12 febbraio 2014, ha stabilito che l’accertamento sulla base del redditometro è nullo quando l’auto di grossa cilindrata, la seconda casa e il finanziamento della società sono giustificati dal contribuente con dei disinvestimenti. In altri termini, incombe sull’ufficio la prova che il denaro ricavato dalle vendite degli immobili sia stato utilizzato per altre necessità.

La Suprema Corte, in tal modo, ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

La vicenda riguarda un contribuente di Potenza che, nel giro di due anni, aveva acquistato cinque seconde case, un’automobile di grossa cilindrata e sostenuto un investimento in una società.

Per questo l’ufficio aveva emesso un accertamento della maggior Irpef rispetto a quella dichiarata. In sede amministrativa il contribuente si era difeso sostenendo di aver fatto tutte queste operazioni per via di un grosso disinvestimento di titoli di Stato e immobili. La spiegazione è apparsa al fisco insufficiente. Per questo ha insistito sulla pretesa tributaria. Così lo stesso contribuente ha impugnato l’atto impositivo di fronte alla CTP ottenendo un annullamento. Verdetto confermato di fronte alla CTR. Inutile il ricorso in Cassazione da parte dell’Agenzia delle entrate. Respingendo integralmente il gravame il Collegio ha infatti spiegato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la prova documentale contraria ammessa per il contribuente non riguarda la sola disponibilità di redditi ovvero di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a tito