Compensazione dei tributi con crediti della Pubblica Amministrazione

 
Con Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 14 gennaio 2014, si dà attuazione al nuovo articolo 28-quinquies del D.P.R. n. 602/1973, introdotto dal D.L. n. 35/2013 convertito dalle Legge n. 64/2013 (cosiddetto Decreto Pagamenti PA), che consente ai contribuenti di compensare le somme dovute in base agli istituti deflativi della pretesa tributaria (accertamento con adesione, acquiescenza, mediazione tributaria, conciliazione giudiziale o definizione agevolata delle sanzioni) con i crediti commerciali eventualmente vantati dal soggetto nei confronti della Pubblica Amministrazione per somministrazioni, forniture, appalti o prestazioni professionali.
Il provvedimento fissa dei paletti assai rigidi che limitano e vincolano il ricorso a questo istituto entro limiti procedurali e applicativi ben definiti.
 
Si precisa innanzitutto che la compensazione, che può avvenire esclusivamente mediante F24 telematico, riguarda le sole fattispecie il cui relativo codice tributo è indicato nell’elenco all’Allegato 1 del D.M., che non comprende i principali tributi locali (Ici, Imu, Tarsu, Tares, imposta di pubblicità o Tosap) ad eccezione dell’addizionale comunale all’Irpef.
I crediti compensabili sono solo quelli risultanti dalla certificazione rilasciata attraverso la piattaforma elettronica del MEF, con il titolare del credito che dovrà necessariamente coincidere con il contribuente accertato. Gli estremi identificativi della certificazione dovranno altresì essere indicati nell’F24 per il buon esito della compensazione.
Le informazioni della delega di compensazione confluiscono nella piattaforma elettronica del MEF che registra l’utilizzo del credito in compensazione o le eventuali anomalie. Se la compensazione va a buon fine l’amministrazione locale (Comune, Provincia o Regione) presso cui il contribuente vantava il credito commerciale certificato è …

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