Legge di stabilità 2014 e società pubbliche

La Legge di stabilità nei commi da 550 a 562 introduce una serie di norme volte a regolare i rapporti fra le amministrazioni locali e le società o gli enti da esse partecipate. Le norme interessano le Aziende speciali, le Istituzioni e alle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni, con esclusione degli intermediari finanziari, delle società quotate e delle loro società controllate.
 
Cancellazione degli obblighi di dismissione e controllo dei bilanci
Il testo della Legge di stabilità abroga la norma inerente la dismissione obbligatoria delle partecipazioni per i Comuni fino a 50.000 abitanti, nonché quelle relative alla dismissione delle società strumentali ed al divieto di costituzione di enti ed organismi di cui alla Legge Spending review-bis (i cui termini erano scaduti o comunque in scadenza a fine 2013).
La Legge di stabilità cancella tutte le norme che imponevano agli enti locali la dismissione o la liquidazione a vario titolo delle società da essi partecipate. Nello specifico i commi 561 e 562 abrogano:

l’articolo 14 comma 32 del D.L. n. 78/10, convertito dalla Legge n. 122/2010 e successive modifiche, inerente il divieto di costituzione e mantenimento delle società detenute dai Comuni con popolazione fino a 30.000 abitanti e da quelli con popolazione compresa fra 30.000 e 50.000 abitanti;

i commi 1, 2, 3, 3-sexies, 9, 10 e 11 dell’articolo 4 del D.L. n. 95/2012 convertito dalla Legge n. 135/2012 (Legge Spending review-bis) inerenti all’obbligo di procedere alla dismissione delle cosiddette società strumentali nonché ad alcuni vincoli sul personale delle stesse;

i commi da 1 a 7 dell’articolo 9 della Legge Spending review-bis che prevedevano il divieto di istituzione e la soppressione di enti, agenzie e organismi comunque denominati e di qualsiasi natura giuridica che esercitavano anche in via strumentale, funzioni fondamentali spettanti a Comuni, Province e Città metropolitane.

Il legislatore sembra invertire la rotta e cercare di sostituire i generalizzati obblighi di razionalizzazione entro rigidi limiti numerici, rimasti finora per larga parte inattuati ed il cui unico risultato concreto è consistito nella generazione di un’elevata mole di giurisprudenza e di prassi (che di fatto ora svanisce nel nulla per effetto del venir meno delle correlate disposizioni), con un più stringente controllo dei bilanci, imponendo vincoli di bilancio e operativi agli enti che posseggono società in perdita.

Concorso agli obiettivi di finanza pubblica
Il comma 553 della Legge Finanziaria prevede che a partire dal 2014 le società partecipate, le Aziende speciali e le Istituzioni, anche di Regioni e Camere di commercio, a partecipazione di maggioranza diretta o indiretta delle pubbliche amministrazione devono concorrere agli obiettivi di finanza pubblica, attuando una sana gestione dei servizi secondo criteri di economicità ed efficienza. La verifica del rispetto di questi criteri, che invero già dovrebbero caratterizzare l’attività delle pubbliche amministrazioni, scaturirebbe da una valutazione dei risultati delle partecipate alla luce di appositi parametri standard dei costi e dei rendimenti, ricavabili per i servizi pubblici locali dalla Banca dati delle Amministrazioni Pubbliche costruita ai sensi dell’articolo 13 della Legge n. 196/2009 e per i servizi strumentali dai prezzi di mercato. Tale norma non appare di facile attuazione nei confronti delle società affidatarie di servizi pubblici locali, posto che per diventare operativa richiederebbe innanzitutto il completamento del processo di individuazione e definizione dei fabbisogni standard degli enti locali (in realtà ben lungi dall’essere ultimato), in base al quale sarebbe poi possibile giungere alla loro traduzione in termini societari e in …

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