Diario fiscale del 22 gennaio 2014: il Governo promette di non tagliare le detrazioni IRPEF

Pubblicato il 22 gennaio 2014



regime fiscale degli enti non profit; Pos negli studi con fatturato sopra 200 mila euro; Faq Mini IMU e Maggiorazione TARES; professionista con studio e segretaria: niente Irap; online il nuovo numero di “Territorio Italia” il semestrale tecnico-scientifico dell’Agenzia delle entrate; nessun taglio delle detrazioni fiscali

 

 Indice:

 1) Regime fiscale degli enti non profit

 2) Pos negli studi con fatturato sopra 200 mila euro

 3) FAQ Mini IMU e Maggiorazione TARES

 4) Professionista con studio e segretaria: niente Irap

 5) Online il nuovo numero di “Territorio Italia” il semestrale tecnico-scientifico dell’Agenzia delle entrate

 6) Nessun taglio delle detrazioni fiscali

 

1) Regime fiscale degli enti non profit

L’ente non commerciale può assumere la forma della fondazione o dell’associazione riconosciuta o senza personalità giuridica. Dal punto di vista fiscale sono non commerciali le attività che, pur non rientrando tra quelle tipicamente d’impresa, sono in ogni caso prive dei requisiti dell’abitualità e della professionalità. Ai fini della verifica della non commercialità è decisivo l’esame dell’ attività effettivamente oggetto d’esercizio per come risultante dall’atto costitutivo. In ogni caso, comunque, l’attività coincide con quella necessaria per il raggiungimento dei fini istituzionali.

L’art. 149 del D.P.R. n. 917/1986, (TUIR), individua alcuni parametri che sono decisivi ai fini della qualificazione della natura dell’attività concretamente esercitata. L’ente, infatti, si considera commerciale se c’è prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attività commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti attività; se i ricavi derivanti da attività riconducibili a quelle d’impresa superano il valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti alle attività istituzionali; se i redditi derivanti da attività commerciali sono superiori alle entrate istituzionali; se, infine, le componenti negative relative all’attività avente i caratteri della commercialità prevalgono sulle restanti spese. Il ricorrere di una sola delle condizioni sopra esposte non implica la perdita automatica della qualifica di ente non commerciale. Sotto l’aspetto della prassi operativa, l’Amministrazione finanziaria, in un caso avente ad oggetto l’esame dell’attività didattica svolta da un’associazione per finalità di promozione della cultura, ha chiarito che ai fini della perdita della qualifica della natura commerciale è indifferente lo scopo perseguito risultando decisiva la combinazione dei diversi fattori che si connota per la sua idoneità a dar vita ad un’organizzazione contraddistinta dalla professionalità e sistematicità nell’erogazione del servizio (ris. 66/00 Ministero Finanze).

Inoltre, l’art. 143 del TUIR prevede espressamente che non si considerano commerciali le prestazioni di servizi non rientranti nell’articolo 2195 c.c. rese in conformità alle finalità istituzionali e verso il pagamento di corrispettivi specifici che non eccedono i costi di diretta imputazione. Con riferimento agli enti pubblici e privati diversi dalle società nonché ai trust, il terzo comma della medesima disposizione esclude dalla formazione del reddito i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. Sono altresì esclusi dall’imponibile i contributi corrisposti da amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di attività aventi finalità sociale esercitate in conformità ai fini istituzionali.

L’art. 148 del TUIR, invece, detta una disciplina di dettaglio riservata ai soli enti di tipo associativo. Per questi ultimi, in particolare, non è considerata commerciale l’attività svolta nei confronti degli associati e partecipanti in conformità alle finalità istituzionali e le somme versate a titolo di quote o contributi non concorrono alla formazione del reddito. Sul tema la Corte Costituzionale, con la sentenza 467 del 19 novembre 1992, ha espressamente escluso che una associazione possa essere arbitra della propria tassabilità. Ai fini dell’esclusione dell’assoggettamento ad imposta della cessione di beni o della prestazione di servizi è necessario che tali attività risultino effettuate in conformità alle finalità istituzionali e siano svolte esclusivamente nei confronti di soggetti pienamente titolari dei diritti e degli obblighi derivanti dalla qualità di associati. A riguardo, inoltre, la Corte di Legittimità ha altresì statuito che nel caso di un circolo con la porta di accesso sulla pubblica via se c’è la possibilità che la somministrazione venga effettuata nei confronti di terzi si è al di fuori della previsione normativa agevolativa, per cui non c’è alcuna valida ragione per escludere la natura commerciale ad un’attività rivolta indiscriminatamente a tutti“ (Cass. n. 612/06). Sono in ogni caso considerate commerciali dalla legge le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati e partecipanti effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinate in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Questi corrispettivi, infatti, assumono la natura di componenti del reddito d’impresa se l’attività ha il carattere dell’abitualità mentre, in presenza di occasionalità, si considerano redditi diversi. La giurisprudenza tributaria di legittimità, nel dare applicazione alla previsione normativa ha chiarito che la gestione di un esercizio bar con somministrazione di alimenti e bevande all’interno dei locali di un circolo culturale ricreativo svolta a fronte del versamento di corrispettivi specifici deve ritenersi attività di natura commerciale non rientrando in alcun modo tra le finalità istituzionali di un club sportivo e ricreativo (Cass. n. 22533/07).

Per le associazioni politiche, sindacali, di categoria, religiose , assistenziali, culturali , sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra scolastica della persona, inoltre, sono decommercializzate le attività effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti di iscritti, associati o partecipanti o, comunque, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale anche se svolte verso associati , partecipanti e tesserati delle medesime. Sono altresì escluse dalla formazione del reddito le cessioni, anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati. Non possono considerarsi non commerciali, comunque, per espressa previsione di legge, le attività di somministrazione di pasti, di cessione di beni e prodotti per la vendita, di erogazioni di acqua, gas, ed energia elettrica e vapore, di gestione di spacci e mense, di pubblicità commerciale e di telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari. La legge individua, altresì, una disciplina specifica per le associazioni di promozione sociale le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’Interno e per le organizzazioni sindacali e di categoria. In riferimento alle prime, infatti, è decommercializzata, anche se effettuata verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande resa presso le sedi dell’ente e sempre che sia strettamente complementare all’attività svolta in diretta attuazione delle finalità istituzionali. Per quanto attiene alle seconde, invece, non si considerano effettuate nell’esercizio di attività commerciale le cessioni di pubblicazioni riguardanti i contratti collettivi di lavoro nonché l’assistenza prestata prevalentemente verso gli iscritti in materia di legislazione sul lavoro a fronte di corrispettivi, che, in entrambi i casi, non devono eccedere i costi di diretta imputazione. L’ordinamento tributario, inoltre, riserva un trattamento fiscale specifico all’attività di organizzazione di viaggi e soggiorni turistici che non si considera commerciale sia nel caso in cui sia effettuata da associazioni di promozione sociale con finalità assistenziale riconosciuta, in quanto complementare a quella svolta in diretta attuazione degli scopi istituzionali, sia nell’ipotesi in cui sia effettuata verso associati e partecipanti da associazioni politiche, sindacali e di categoria o da associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi, o intese. L’applicazione del regime di detassazione previsto per gli enti associativi è subordinata alla circostanza che nei relativi atti costitutivi e statuti, da redigere nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, siano inserite clausole volte a salvaguardare la democraticità della vita dell’associazione, con particolare riferimento alla stabilità del rapporto associativo ed all’esercizio del diritto di voto nelle assemblee e nella scelta degli organi amministrativi. Tali clausole devono altresì disporre il divieto di distribuzione anche indiretta di utili, l’intrasmissibilità della quota di partecipazione, ad eccezione dei trasferimenti per causa di morte, l’obbligo di redigere ed approvare un rendiconto economico e finanziario, ed, infine, l’obbligatoria devoluzione del patrimonio dell’ente ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità in caso di scioglimento per qualunque causa. La clausola relativa alla democraticità della vita associativa non deve essere inserita negli atti costitutivi delle associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con cui lo stato ha stipulato patti, accordi o intese nonché dalle associazioni politiche, sindacali e di categoria.

Sotto l’aspetto contabile, la base imponibile su cui si applica l’IRES è data dalla somma dei redditi fondiari, di capitale , di impresa e diversi determinati distintamente per ogni categoria in base alle regole proprie. Per i redditi derivanti da immobili locati rileva il maggior valore tra la rendita catastale rivalutata del 5% ed il canone di locazione ridotto fino al 15% delle spese per manutenzione che si dimostrano essere state realmente eseguite. In caso di immobili di interesse storico ed artistico , invece, rileva il maggior valore tra la rendita rivalutata del 5% ed il canone di locazione ridotto forfettariamente del 35%. Gli immobili iscritti in inventario, infine, si considerano beni strumentali con possibilità di deduzione degli ammortamenti. Le spese ed i componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio di attività commerciali, da contabilizzare separatamente, e diverse sono deducibili, secondo la regola del pro rata, per la parte che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e proventi che concorrono a formare il reddito di impresa ed il totale dei ricavi e proventi. Dall’imposta lorda, che si ottiene applicano alla base imponibile l’IRES con aliquota del 27,5%, si detrae il 19% degli interessi passivi su mutui agrari, nei limiti dei redditi di terreni dichiarati; delle spese di manutenzione, protezione e restauro di beni vincolati , nei limiti della quota rimasta a carico; delle erogazioni liberali in favore di enti che operano nel settore dello spettacolo, fino al 2% del reddito dichiarato; delle erogazioni ed acquisti di beni per attività di rilevante valore culturale ed artistico svolte da Stato ed enti territoriali; delle erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado. Un ulteriore abbattimento dell’imposta netta, infine, è previsto dall’art. 6 DPR 601/1973. Secondo la disposizione, infatti, l’IRES è ridotta della metà per gli enti che svolgono attività nei settori di interesse pubblico e rilevante utilità sociale quali l’assistenza e la beneficenza.

La disamina dei regimi fiscali previsti per gli enti non commerciali relativamente all’IRES comprende quello forfettario previsto dall’art. 145 TUIR. Quest’ultima disposizione , infatti, consente agli enti, i cui ricavi non superino 400.000 euro, per l’attività di prestazione di servizi, oppure 700.000 euro per le altre attività, di determinare il reddito imponibile moltiplicando i ricavi per un coefficiente di redditività determinato avuto riguardo sia dell’attività esercitata sia del totale dei ricavi, (per prestazione di servizi 15% fino ad euro 15493,71 e 25% da 15493,71 a 185924,48; per cessione beni 10% fino ad euro 25822,84 e 15% da 25822,84 a 516456,90). Alla cifra risultante da tale prodotto vanno poi aggiunte le plusvalenze patrimoniali, le sopravvenienze attive ed i proventi immobiliari. Il regime forfettario costituisce oggetto di un’opzione espressa che va esercitata nella dichiarazione annuale dei redditi ed ha effetto dall’inizio del periodo sino a revoca e comunque per un triennio. Condizione indefettibile per il rinnovo dell’opzione è il rispetto dei limiti previsti dall’art. 145 TUIR.

La normativa fiscale, inoltre, comprende un terzo regime previsto dalla legge 389/91 e riservato alle pro loco, alle associazioni senza scopo di lucro ed alle associazioni sportive dilettantistiche che hanno ottenuto, per effetto dell’iscrizione, il riconoscimento ai fini sportivi da parte del CONI. Il sistema di tassazione speciale si applica se l’ammontare dei proventi non è superiore a 250.000 euro. Tale limite va valutato con riferimento al periodo d’imposta coincidente con l’anno solare o con il termine di durata dell’esercizio. l’applicazione del sistema di tassazione richiede l’esercizio espresso di un’opzione valida per un quinquennio e comunque rinnovabile mediante comunicazione alla SIAE e all’Agenzia delle entrate attraverso la compilazione del quadro VO della dichiarazione dei redditi. In base all’art. 1 della legge 389/91 il reddito imponibile è pari alla somma delle plusvalenze patrimoniali e del prodotto dei proventi dell’attività commerciale per il coefficiente di redditività del 3%.Non concorrono alla composizione dei proventi le indennità di addestramento e formazione tecnica e le somme introitate a seguito di raccolte di fondi o per effetto di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali percepite in occasione di manifestazioni, celebrazioni e ricorrenze entro il limite di due eventi l’anno e fino ad un massimo di euro 51645,69. Sono incluse nella base imponibile , comunque, le sopravvenienze attive.

Per quanto attiene alle altre imposte , gli enti non commerciali sono soggetti in primo luogo all’IRAP. In riferimento a tale tributo, che si applica con l’aliquota del 3,9% per le attività istituzionali la base imponibile si determina con il metodo retributivo ovvero sommando le retribuzioni erogate al personale dipendente, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ed i compensi per l’attività di collaborazione coordinata e continuativa e di lavoro autonomo non esercitata abitualmente. Per le attività commerciali, invece, l’imponibile si determina con il metodo misto ed è pari alla differenza tra valore e costo della produzione.

L’assoggettamento all’Iva, in secondo luogo, è limitato solamente alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nell’esercizio di attività commerciali o agricole ed avviene con applicazione delle aliquote determinate in relazione alla tipologia di operazione secondo la Tabella allegata al DPR 633/1972. L’Iva è detraibile solo per gli acquisti relativi allo svolgimento di attività soggette all’imposta e la possibilità di detrazione è subordinata alla tenuta di una contabilità regolare ed attendibile. Gli enti che optano per il regime di cui alla legge 389/91, fermo restando l’obbligo di versare l’imposta per le attività imponibili in quanto aventi carattere commerciale, hanno diritto a detrarre l’IVA versata sulle operazioni imponibili e sulla pubblicità nei limiti del 50%. In riferimento all’attività di sponsorizzazione, invece, la misura della detrazione è pari al 50% mentre è limitata ad 1/3 dell’IVA versata per le cessioni di ripresa radio-TV.

Per quel che riguarda le scritture contabili obbligatorie, infine, gli enti non commerciali sono tenuti alla redazione di un rendiconto economico e finanziario. Inoltre, in riferimento alle raccolte pubbliche di fondi, è obbligatorio redigere, entro 4 mesi dalla chiusura dell’esercizio, un apposito e separato rendiconto da cui devono risultare, anche a mezzo di una redazione illustrativa, le entrate e le spese relative ad ogni celebrazione, ricorrenza o campagna di sensibilizzazione. In base all’art. 144 comma 2 del TUIR, inoltre, gli enti hanno l’obbligo di tenere la contabilità separata per l’attività commerciale esercitata. A riguardo, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 86/02, ha chiarito che la condizione di tenuta della contabilità separata è soddisfatta mediante l’istituzione di un piano dei conti che permetta di distinguere le diverse movimentazioni relative ad ogni attività.

Dunque, in caso di opzione per il regime ordinario è obbligatoria la tenuta delle seguenti scritture contabili: libro giornale, registri IVA, scritture ausiliarie e di magazzino, bilancio di esercizio nonché libro degli inventari che, in caso di mutamento di qualifica in ente commerciale, va redatto entro 60 giorni. In caso di scelta per il regime semplificato, in presenza delle condizioni richieste dall’art. 18 DPR 600/1973, l’Ente è obbligato a tenere solamente i registri IVA in cui va annotato il valore delle rimanenze. Le operazioni esenti sono annotate separatamente nei registri con le stesse modalità previste per le operazioni imponibili. In regime di contabilità semplificata, tra l’altro, gli obblighi di fatturazione e registrazione possono essere adempiuti anche mediante la tenuta di un bollettario madre/figlia.

Gli enti in possesso dei requisiti per l’opzione per il regime di cui alla legge 389/91, invece, hanno l’obbligo di annotare, anche con un’unica registrazione, tutti i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciale, le entrate derivanti dalla raccolta fondi e le operazioni comunitarie, entro il giorno 15 del mese successivo, sull’apposito modello D.M. 11/2/1997. Questo prospetto riepilogativo sostituisce ad ogni effetto le scritture contabili obbligatorie. Tali enti, inoltre, hanno l’obbligo di conservare le fatture e numerarle progressivamente.

Un ulteriore adempimento cui sono tenuti gli enti non commerciali è la presentazione del modello EAS che costituisce condizione primaria per potere fruire della detassazione ai fini IRES ed IVA delle quote e dei contributi associativi nonché delle altre ipotesi di decommercializzazione previste dall’art. 148 TUIR. Il modello va presentato entro 60 gg. dalla costituzione dell’ente e consente il riepilogo di tutti i dati fiscalmente rilevanti. La legge esonera dall’obbligo di presentazione le PRO LOCO, le ONLUS, le organizzazioni di volontariato e le associazioni sportive dilettantistiche iscritte al CONI. Il modello deve essere presentato esclusivamente per via telematica.

E’ ammessa, altresì, la trasmissione tardiva entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile con il versamento della sanzione di euro 258,00. L’Agenzia delle entrate, con la circolare 38/12 ha chiarito che questa forma di remissione in bonis è riservata a tutti gli enti associativi in possesso dei requisiti richiesti entro il termine di presentazione del modello EAS sempre che non abbiano ancora avuto inizio accessi, ispezioni e verifiche relativi al comparto impositivo cui si riferiscono i benefici fiscali riconosciuti dalla legge.

 

2) Pos negli studi con fatturato sopra 200 mila euro

L’obbligo da parte dei professionisti di accettare le carte di debito per i pagamenti si applica a tutte le transazioni di importo superiore ai 30 euro. Ma fino al 30 giugno 2014, l’obbligo di accettazione di pagamenti elettronici vale solo per le attività commerciali o professionali che abbiano un fatturato, relativamente all’anno precedente, superiore a 200 mila euro.

Questo quanto prevede il testo di decreto che disciplina l’uso di moneta elettronica per i pagamenti di beni, servizi e prestazioni professionali i cui contenuti sono stati anticipati dal Ministero dello sviluppo economico. Una nota del Mise specifica che il decreto è uno e uno solo e che, di conseguenza, “non è in atto alcuna retromarcia rispetto all'ambito e alle modalità della sua applicazione”. Il testo in questione è stato inviato alla Banca d’Italia e al Ministero delle Finanze per il necessario concerto. Il testo prevede tempi molto rapidi per la sua completa attuazione: l’entrata in vigore si avrà infatti dopo 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, mentre entro i successivi novanta giorni potranno essere definite, attraverso un ulteriore decreto, le modalità di adeguamento per i soggetti inizialmente esclusi (ossia quelli con fatturato inferiore a 200 mila euro).

 

3) FAQ Mini IMU e Maggiorazione TARES

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha messo a disposizione dei contribuenti le risposte ad alcune domande frequentemente poste all’amministrazione finanziaria da operatori professionali e dai soggetti che realizzano i software per il calcolo dei tributi, in merito alla corretta applicazione della cosiddetta Mini IMU di cui all’art. 1 del D. L. n. 133 del 2013 e della Maggiorazione TARES di cui al comma 13 dell’art. 14 del D. L. n. 201 del 2011, il cui termine di versamento è stato fissato al 24 gennaio 2014 dal comma 680 dell’art. 1 della Legge di stabilità per l’anno 2014.

1) Quali codici tributo devono essere utilizzati per il versamento della Mini IMU? Quelli già previsti e utilizzati negli anni 2012 e 2013 relativi al comune a seconda della tipologia di immobile?

Si, devono essere usati gli stessi codici tributo già esistenti.

2) Quali sono le regole applicabili in relazione ai versamenti minimi?

Per i versamenti minimi valgono le regole ordinarie, vale a dire si applica l’art. 25 della legge n. 289 del 2002 che prevede l’importo minimo di 12 euro o il diverso importo previsto dal regolamento del comune.

3) L’importo minimo deve intendersi riferito all’importo complessivamente dovuto, determinato cioè in riferimento a tutti gli immobili situati nell’ambito dello stesso comune?

Tale importo deve intendersi riferito all’imposta complessivamente dovuta con riferimento a tutti gli immobili situati nello stesso comune, come espressamente previsto dalle linee guida al regolamento IMU pubblicate sul sito del Dipartimento.

4) In tema di limite minimo per la riscossione coattiva, qual è l’importo che va preso a riferimento? Non esiste alcun importo che può essere preso in considerazione o vale il precedente limite di € 16,53 previsto dall’art. 1 del D.P.R. n. 129 del 1999?

L’importo di euro 16,53 scaturisce da una disposizione che è stata superata dal D. L. n. 16 del 2012 e, pertanto, si ritiene che la modifica operata dall’art. 1, comma 736, della legge di stabilità per l’anno 2014 non abbia l’effetto di far “rivivere” la disposizione superata. Conseguentemente, essendo venuto a mancare il limite di 30 euro fissato dal D. L. n. 16 del 2012, non esiste per i tributi locali un importo minimo per la riscossione coattiva, fatto salvo, ovviamente, il rispetto del limite minimo di 12 euro per i versamenti spontanei.

5) Modalità di compilazione F24:

Occorre barrare solo la casella relativa al saldo.

Il campo “rateazione” deve essere compilato con il valore “0101” per i pagamenti eseguiti con il codice tributo 3912 (abitazione principale). Per gli altri pagamenti, il campo non deve essere compilato.

  1. La casella deve essere compilata e occorre indicare l’importo effettivo della detrazione 2013, che può essere stata aumentata dal comune, compresa la maggiorazione.

La casella immobili deve essere regolarmente compilata.

6) Come deve essere effettuato il calcolo della Mini IMU per gli immobili appartenenti a personale in servizio alle forze armate, ecc. per i quali non è stato richiesto il versamento della sola seconda rata?

Per il personale appartenente alle forze armate e agli altri soggetti di cui all’art. 2, comma 5, del D. L. n. 102 del 2013, il procedimento di calcolo dell’IMU 2013 è il seguente:

  • Prima rata dovuta e versata sulla base del 50% dell’importo pagato nel 2012;
  • Seconda rata non dovuta, poiché a partire dal 1° luglio 2013 tali immobili sono stati equiparati all’abitazione principale;
  • L’eventuale Mini IMU deve essere calcolata solo sulla differenza tra l’IMU calcolata con aliquote e detrazione 2013 rapportata al semestre luglio - dicembre 2013 e l’IMU calcolata con aliquote e detrazione di base, corrispondente allo stesso semestre;
  • L’eventuale conguaglio sulla prima rata nel caso di variazione delle aliquote 2013.

7) Come viene calcolata la Mini IMU in riferimento ai terreni agricoli non posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali per i quali non è stata versata la prima rata 2013?

Per quanto riguarda i terreni agricoli non posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali il relativo versamento non può essere considerato Mini IMU, poiché si tratta dell’ordinario versamento concernente la seconda rata e il saldo della prima.Per questa fattispecie il procedimento di calcolo dell’IMU 2013 è il seguente:

  • Prima rata non dovuta, equivalente al 50% dell’importo pagato nel 2012;
  • Seconda rata dovuta + saldo sulla prima rata. Tale importo si ottiene calcolando la differenza tra l’imposta annuale 2013 e la prima rata non versata.

Si ricorda che il comma 728 dell’art. 1 della legge di stabilità per l’anno 2014 prevede che, in caso di insufficiente versamento della seconda rata 2013, la differenza può essere versata entro il 16 giugno 2014, senza sanzioni e interessi.

8) Ai fini del calcolo della Mini IMU per l’anno 2013, che dovrà essere versata entro il prossimo 24 gennaio, deve essere utilizzata la rendita catastale eventualmente aggiornata nel corso del 2013?

Ai fini dell’individuazione della base imponibile relativa ai fabbricati iscritti in catasto, l’art. 13, comma 4 del D.L. n. 201 del 2011 prevede, espressamente, che per tali fabbricati “il valore è costituito da quello ottenuto applicando all'ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell'anno di imposizione, rivalutate del 5 per cento ai sensi dell'articolo 3, comma 48, della legge 23 dicembre 1996, n. 662” i diversi moltiplicatori stabiliti dalla norma in commento.

Dalla lettura della citata disposizione deriva, quindi, che per il calcolo della Mini IMU, dovuta per l’anno 2013, si dovrà tener conto delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio 2013.

9) Come si deve comportare il contribuente nel caso in cui non riceva in tempo utile il bollettino di conto corrente postale o il modello F24 per il versamento della Maggiorazione TARES previsto entro il prossimo 24 gennaio?

Le norme prevedono all’art. 5, comma 4, del D. L. n. 102 del 2013, che il comune predispone e invia ai contribuenti il modello di pagamento della TARES e della maggiorazione standard pari a 0,30 euro per metro quadrato, riservata allo Stato.Nel caso in cui il comune non abbia inviato tali modelli di pagamento in tempo utile il contribuente che versa in ritardo non è soggetto a sanzione, poiché lo stesso art. 5 al comma 4-bis prevede che nel caso in cui il versamento del tributo relativo all'anno 2013 risulti insufficiente, non si applicano le sanzioni qualora il comune non abbia provveduto all'invio ai contribuenti dei modelli di pagamento precompilati.In ogni caso l’art. 10 dello Statuto dei diritti del contribuente (legge n. 212 del 2000) prevede al comma 2 che “Non sono irrogate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, qualora egli si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell'amministrazione finanziaria, ancorché successivamente modificate dall'amministrazione medesima, o qualora il suo comportamento risulti posto in essere a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni od errori dell'amministrazione stessa”.

10) Si può ricorrere al ravvedimento operoso per la Mini IMU e per la Maggiorazione TARES?

Il ravvedimento è possibile sia per la Mini IMU sia per la Maggiorazione TARES. Per quest’ultimo tributo si deve tenere presente anche di quanto illustrato nel punto precedente.

11) Con la recente modifica alla tassazione degli immobili, l’Imu non è dovuta per l’abitazione principale e relative pertinenze. L’articolo 13, comma 2, del D.L. n. 201/2011 dispone che se i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e residenza anagrafica in immobili diversi situati nel medesimo comune l’agevolazione (ora l’esenzione) si applica per un solo immobile. Si dovrebbe intendere che se i coniugi hanno la dimora e residenza in comuni diversi possono entrambi usufruire della esenzione. Anche alla luce della sentenza della Corte di Cassazione n. 14389/2010, la quale afferma che una abitazione viene considerata principale solo se vi dimorano tutti i familiari, si chiede conferma di tale interpretazione.

Il regime che definisce l'abitazione principale ai fini IMU è rimasto lo stesso, ciò che è cambiato è la misura dell'agevolazione che, a decorrere dal 2014, è divenuta un'esenzione. Si conferma, pertanto, che l'esenzione si applica nel caso in cui i coniugi abbiano stabilito l'abitazione principale in due comuni diversi. La sentenza della Corte di Cassazione ha individuato un principio interpretativo delle norme sull'ICI relative all'abitazione principale che non recavano la stessa disposizione in commento. Pertanto, tale criterio interpretativo non può essere utilizzato quando la norma tributaria dispone chiaramente in materia.

12) Il proprietario di un’abitazione principale che ne concede alcune stanze in locazione a studenti, usufruisce della esenzione da IMU ai sensi dell’articolo 1, comma 707 della legge n. 147/2013?

Anche se parzialmente locata, l’abitazione principale non perde tale destinazione e, pertanto, a partire dal 1° gennaio 2014, beneficia dell’esenzione dall’IMU prevista per tale fattispecie.

13) Il comma 707 della legge n. 147/2013 dispone l’esonero dal pagamento dell’Imu per i fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come definiti dal decreto del Ministro delle infrastrutture del 22 aprile 2008. In virtù di quanto disposto alla lettera d) dello stesso comma, si applica la sola detrazione di euro 200 agli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi case popolari (Iacp) e dagli enti di edilizia pubblica. Si deve intendere che la detrazione si applica solamente alle abitazioni non esenti da Imu in quanto non aventi le caratteristiche di cui al D.M. 22 aprile 2008?

Alla domanda si deve dare risposta positiva; pertanto nel caso in cui gli immobili posseduti dagli istituti in questione abbiano le caratteristiche di alloggio sociale di cui al D.M. 22 aprile 2008, a partire dal 1° gennaio 2014, si applica lo stesso regime dell'abitazione principale. In caso contrario, si applica la sola detrazione prevista per l'abitazione principale.

 

4) Professionista con studio e segretaria: niente Irap

Avere una segretaria in studio non fa scattare in automatico il presupposto impositivo ai fini Irap. In particolare, se la segretaria (part-time) ha solo funzioni esecutive non si applica l’imposta regionale.

E’ quanto emerge dalla decisione della Corte di Cassazione (n. 955 del 2014).

Sancito il diritto del professionista a ottenere il “rimborso Irap relativamente agli anni richiesti.

Dunque, la presenza, nello studio, di una segretaria part-time non basta a sostenere la visione del Fisco, anche tenendo presente che la segretaria “svolgeva funzioni meramente esecutive, non idonee ad accrescere significativamente la capacità contributiva” del professionista”.

Altresì, secondo la decisione n. 834 del 2014 della Corte Suprema, la mera disponibilità di “uno studio professionale” non può portare alla “sottoposizione ad imposta”. Ciò poiché lo “studio professionale” rientra nel novero delle “strutture minime indispensabili per espletare un’attività professionale”.

 

5) Online il nuovo numero di “Territorio Italia” il semestrale tecnico-scientifico dell’Agenzia delle entrate

È consultabile sul sito delle Entrate, nella sezione L’Agenzia comunica, il nuovo numero di “Territorio Italia”, il semestrale di informazione tecnico-scientifica dell’Agenzia che affronta tematiche legate al governo del territorio, al catasto e al mercato immobiliare.

Tra gli argomenti affrontati in questa edizione, l’equità fiscale, il catasto legato al reddito e al valore di mercato dell’immobile, la revisione degli estimi, la pianificazione territoriale partecipata, l’andamento dei prezzi delle abitazioni, la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico.

Il Territorio, tra storia e innovazione - “Territorio Italia” eredita una lunga e importante tradizione editoriale che risale al 1933, anno di fondazione della “Rivista del Catasto e dei Servizi Tecnici Erariali”. Redatto sia in italiano che in inglese, il periodico rappresenta un punto di incontro e di discussione tra il mondo accademico e la Pubblica Amministrazione, attraverso un confronto che tocca i temi del catasto, della cartografia, dell’economia e della finanza con particolare attenzione agli aspetti innovativi del settore.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 9 del 21 gennaio 2014)

 

6) Nessun taglio delle detrazioni fiscali

Detrazioni fiscali, dietrofront del governo sul taglio lineare. Con una nota il ministero dell’Economia congela il taglio delle detrazioni fiscali dal 19% al 18% che sarebbe scattato se entro il 31 gennaio 2014 non si fosse individuato un taglio selettivo delle stesse. Nella nota il governo prende tempo e sposta il riordino nella sua “sede naturale” e cioè la delega fiscale, attualmente in commissione finanze al Senato. Un apposito provvedimento sarà emanato per abrogare la norma della legge di stabilità che aveva previsto la tagliola a partire già dalle dichiarazioni di quest’anno. Nella nota del ministero dell’economia è precisato dunque che “non vi sarà alcuna riduzione delle detrazioni attualmente in vigore”. Le coperture saranno individuate con altri risparmi di spesa che non vengono precisati.

La nota

Il Governo ritiene che la sede più opportuna per esercitare l’intervento di razionalizzazione delle detrazioni, così come previsto dal comma 575 della legge di Stabilità 2014, sia la delega fiscale attualmente in approvazione in Parlamento. A tal fine, anche con l’obiettivo di evitare qualsiasi ulteriore aggravio fiscale, il Governo provvederà, con apposito provvedimento, ad abrogare il comma 576 della legge di Stabilità 2014 e di conseguenza non vi sarà alcuna riduzione delle detrazioni attualmente in vigore. La copertura sarà assicurata incrementando gli obiettivi di risparmio previsti dalla revisione della spesa aggiungendovi, pertanto, le cifre stabilite nel comma 575 della stessa legge.

(MEF, comunicato stampa n. 19 del 21 gennaio 2014)

 

Vincenzo D’Andò