Diario quotidiano del 20 gennaio 2014: la privacy: adeguata verifica della clientela degli studi professionali

Pubblicato il 20 gennaio 2014



beni concessi in godimento: risposte dalle Entrate; Garante privacy: adeguata verifica della clientela degli studi; cessione quote di società: contestabile l’elusione fiscale; rivalutazione delle pensioni per l’anno 2014; rimborsi spese e spese anticipate dal committente; contributi agli enti bilaterali: due nuove causali per l’F24; cessioni di acqua di sorgente: vale l’aliquota nella misura ordinaria; Parametri 2014: disponibili on line modelli e istruzioni in bozza aggiornata

 

 Indice:

 1) Beni concessi in godimento: risposte dalle Entrate

 2) Garante privacy: adeguata verifica della clientela degli studi

 3) Cessione quote di società: contestabile l’elusione fiscale

 4) Rivalutazione delle pensioni per l’anno 2014

 5) Rimborsi spese e spese anticipate dal committente: circolare IRDCEC

 6) Contributi agli enti bilaterali: istituite due nuove causali per l’F24

 7) Cessioni di acqua di sorgente: vale l’aliquota nella misura ordinaria

 8) Parametri 2014: disponibili on line modelli e istruzioni in bozza aggiornata

 

1) Beni concessi in godimento: risposte dalle Entrate

L’Agenzia delle entrate, il 16 gennaio 2014, ha pubblicato sul proprio sito alcune risposte (FAQ) alle domande più frequenti in tema di comunicazione dei beni in godimento ai soci e dei finanziamenti e capitalizzazioni.

In particolare, è stato chiarito che l’esonero dall’obbligo di presentazione della comunicazione relativa ai finanziamenti soci previsto per le imprese in contabilità semplificata opera a condizione che queste non siano dotate di un conto corrente dedicato all’attività.

Il documento è stato pubblicato in prossimità della scadenza del 31 gennaio prevista per l’invio della comunicazione relativa ai dati 2012 sui beni concessi in godimento ai soci o ai familiari dell’imprenditore, e si finanziamenti, capitalizzazioni e apporti, di valore pari o superiore a 3.600 euro.

Obbligo di comunicazione di finanziamenti e capitalizzazioni per i soggetti in contabilità semplificata

Ai fini della comunicazione, viene previsto l’esonero per i contribuenti che adottano il regime di contabilità semplificata. L’obbligo tuttavia permane per le imprese in contabilità semplificata che si siano dotate di un conto corrente dedicato all’attività.

Rientrano nell’esonero anche le imprese che adottano il regime di vantaggio (art. 27, commi 1 e 2, D.L. n. 98/2011), quello dei minimi (art. 27, comma 3) e il nuovo regime delle attività produttive (art. 13, legge n. 388/2000).

Beni ai soci: esclusione dall’obbligo di comunicazione nelle ipotesi in cui non vi sia imponibilità in capo al beneficiario

Così come viene indicato nella circolare n. 36/E/2012 (par. 2), l’obbligo di comunicazione non sussiste qualora non emergano differenze tra il valore pattuito, incrementato della quota di reddito imputabile per trasparenza al socio, nelle ipotesi di indeducibilità dei costi dei beni concessi in uso.

Obblighi di conservazione

Il modello in oggetto, come già precisato dall’Agenzia delle Entrate per quello polivalente, non rappresenta un modello di dichiarazione ma un modello di comunicazione. Allo stesso, pertanto, non si applicano gli ordinari obblighi in materia di conservazione dei documenti contabili.

Periodo di riferimento e termini di presentazione

La comunicazione riguarda i beni (concessi) e i finanziamenti (ricevuti) dall’impresa nel periodo d’imposta, a prescindere dalla coincidenza dello stesso con l’anno solare.

Ammontare dei finanziamenti e valore delle capitalizzazioni

In presenza di entrambe le movimentazioni occorre compilare due diversi intercalari. Qualora nel corso di un periodo d’imposta un socio conceda più finanziamenti o apporti (come chiarito dalle istruzioni al provvedimento) bisogna indicare la data dell’ultimo finanziamento o dell’ultimo apporto.

 

2) Garante privacy: adeguata verifica della clientela degli studi

Antiriciclaggio: L’intermediario deve controllare i dati personali dell’esecutore dell’operazione solo se giustificato dal rischio dell’attività. Altrimenti la legge sulla privacy impedisce di raccogliere informazioni a tappeto. Il Garante, con il provvedimento 533/2013, ha precisato che l’adeguata verifica della clientela (adempimento imposto dalla normativa antiriciclaggio, D.Lgs n. 231/2007) deve essere sempre condotta con un approccio basato sul rischio. Se si eccede il trattamento dei dati è illecito.

La normativa antiriciclaggio prevede l’obbligo di adeguata verifica della clientela, ma questo deve avvenire pur sempre nel rispetto delle garanzie a protezione dei dati personali e i sistemi predisposti dagli intermediari, anche quelli informatici, devono risultare proporzionati al rischio di riciclaggio; rischio da valutare anche in base al tipo di cliente e alle caratteristiche della concreta operazione. Si parla, infatti, di “approccio basato sul rischio”.

Quindi, è vero che si deve procedere alla corretta identificazione anche dei semplici esecutori materiali di operazioni occasionali effettuate per conto terzi. Tuttavia questi obblighi devono essere assolti calcolando il grado di rischiosità associato al tipo di cliente, all’operazione che si intende effettuare, al rapporto avviato o alla prestazione professionale richiesta.

 

3) Cessione quote di società: contestabile l’elusione fiscale

L’Amministrazione finanziaria può contestare l’elusione fiscale anche in caso di modifiche formali del contratto valido, attuate al solo scopo di risparmiare le imposte.

Inoltre, le sentenze sull’Iva passate in giudicato e favorevoli al contribuente non impediscono all’Amministrazione di contestare l’abuso del diritto.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 653 del 15 gennaio 2013, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate bollando come elusione fiscale l’acquisto di terreni edificabili mediante la cessione di quote societarie. Dunque, la Suprema corte adotta ancora una volta la linea dura sull’abuso del diritto: infatti dice espressamente che gli accordi tra le parti private, anche se leciti, possono comunque giustificare il recupero a tassazione se fatti al solo scopo di risparmiare le imposte. Sul punto nelle motivazioni viene affermato che “anche se leciti, gli arrangiamenti formali che le parti possono porre in essere al fine di pagare meno non possono avere valore, poiché a nessuno e consentito di sottrarsi ai propri obblighi di pagare quanto dovuto”. Questo perché, il contribuente non può trarre indebiti vantaggi fiscali dall’utilizzo distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio fiscale, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l’operazione diverse dalla mera aspettativa di quel risparmio fiscale. Un altro aspetto rilevante della decisione è quello per cui il giudicato sull’Iva non dribbla la contestazione sull’abuso del diritto.

La Cassazione precisa, infatti, con specifico riguardo all’Iva, che le relative controversie richiedono il rispetto di norme comunitarie imperative la cui applicazione non può essere ostacolata dal carattere vincolante del giudicato nazionale, previsto dall’art. 2909 c.c..

 

4) Rivalutazione delle pensioni per l’anno 2014

L’Inps, con la circolare n. 7 del 17 gennaio 2014, descrive le operazioni di rinnovo dei mandati di pagamento delle pensioni per l’anno 2014 e le attività correlate.

Sulla Gazzetta Ufficiale n 302 del 27 dicembre 2013 - supplemento ordinario n. 87, è stata pubblicata la Legge 27 dicembre 2013, n. 147, “ Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato” (Legge di stabilità 2014).

In particolare, l’art. 1, comma 483 individua i criteri di applicazione della rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo fissato dall'articolo 34, comma 1, della Legge 23 dicembre 1998, n. 448.

L’innovazione contenuta nella disposizione citata consiste nel correlare la percentuale di rivalutazione all’importo complessivo del trattamento pensionistico complessivo, e non più alle fasce di importo all’interno del trattamento complessivo.

Tale criterio era già contenuto nell’articolo 12 del disegno di legge n. 1120/2013 sulla base del quale, tenuto conto della necessità di effettuare le operazioni in tempo utile per il pagamento della mensilità di gennaio 2014, è stata applicata in via provvisoria la rivalutazione delle pensioni

Per i trattamenti di importo immediatamente superiore al limite dello scaglione inferiore è garantita una rivalutazione almeno pari a quella assicurata alle pensioni di importo pari al limite dello scaglione inferiore.

Le differenze tra le due disposizioni (il disegno di legge e la versione definitiva della Legge di stabilità) riguardano la misura percentuale dell’indice di rivalutazione da applicare ai trattamenti di importo compreso fra tre e quattro volte il trattamento minimo, e ai trattamenti di importo superiore a sei volte il trattamento minimo.

Le pensioni di importo compreso tra tre e quattro volte il trattamento minimo e quelle di importo superiore a sei volte il trattamento minimo saranno oggetto di un nuovo ricalcolo per adeguarne l’ammontare a quanto stabilito in via definitiva dalla Legge di stabilità. Con successiva comunicazione sarà data notizia dell’adeguamento di tali pensioni.

Indice di rivalutazione per l’anno 2014

Il decreto del 20 novembre 2013, emanato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 280 del 29 novembre 2013, ha fissato nella misura del 1,2% l’aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via previsionale, per l'anno 2014.

Il predetto decreto ha confermato nella misura del 3% l’aumento definitivo di perequazione automatica per l’anno 2013.

Nessun conguaglio è stato pertanto effettuato rispetto alla rivalutazione attribuita in via previsionale per il 2013.

 

5) Rimborsi spese e spese anticipate dal committente: circolare IRDCEC

La circolare dell’Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili n. 37/IR del 2014 verte sul trattamento dei rimborsi spese e delle spese “prepagate” dal committente nella determinazione del reddito di lavoro autonomo.

Rientrano tra la nozione di “compenso” non solo le somme e i valori conseguiti dal lavoratore autonomo a titolo di remunerazione per l’opera svolta, ma anche le somme da questi percepite a titolo di rimborso delle spese sostenute per conto del cliente.

Secondo l’IRDCEC l’interpretazione più coerente, ma anche maggiormente conforme ai principi costituzionali, è, invece, quella che considera le spese analiticamente rimborsate all’esercente arti o professioni totalmente ininfluenti nella determinazione del suo reddito.

Il legislatore ha utilizzato locuzioni del tutto diverse, inequivocabili in tal senso, come nel caso dei redditi di lavoro dipendente che, ai sensi dell’art. 51 del TUIR, è costituito da “tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta … in relazione al rapporto di lavoro”.

Venendo al profilo sistematico, qualora le spese oggetto di rimborso siano solo parzialmente deducibili, la loro assimilazione ai compensi darebbe luogo, per la quota indeducibile di tali spese, all’emersione di un reddito imponibile meramente fittizio, non effettivamente realizzato, la cui tassazione sarebbe in contrasto con il principio di capacità contributiva.

D’altro canto, le spese analiticamente rimborsate non possono considerarsi spese “sostenute” dal lavoratore autonomo (le uniche deducibili ai sensi dell’art. 54 del TUIR), poiché le stesse, in virtù del rimborso, restano a carico del committente.

Per quanto concerne invece le spese “prepagate” dal committente (ossia quelle inerenti all’espletamento dell’incarico che il committente sostiene direttamente per conto del professionista, il quale non risulta dunque neanche finanziariamente inciso dalle stesse) è lo stesso art. 54 del TUIR a stabilire che le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande in pubblici esercizi “sono integralmente deducibili se sostenute dal committente per conto del professionista e da questi addebitate nella fattura” (comma 5, secondo periodo, art. 54.).

Tale disposizione presuppone, ovviamente, che il costo del servizio acquistato dal committente rappresenti per il professionista un compenso in natura da addebitare in fattura.

L’IRDCEC sottolinea che la disposizione non ha la funzione di riconoscere l’integrale deducibilità delle spese di vitto e alloggio “prepagate” dal committente, anche oltre i limiti stabiliti.

 

6) Contributi agli enti bilaterali: istituite due nuove causali per l’F24

Consentiranno il versamento delle somme a favore dei fondi relativi a determinati settori, in linea con gli accordi presi con l’Inps.

Altri due enti bilaterali si affidano all’Inps per la riscossione dei propri contributi, altre due causali nascono per individuarli, mediante il modello F24. Sono: Confimprese Italia – Cse e Lavoro e Impresa, rispettivamente identificati da EBTR e ENBL, istituite con due distinte risoluzioni dell’Agenzia delle entrate, la n. 12/E e la n. 13/E del 17 gennaio 2014.

Le convenzioni all’origine delle causali sono state sottoscritte con l’Istituto di previdenza nazionale, il 12 novembre scorso, da Confimprese Italia – Cse, e l’11 dicembre da Lavoro e Impresa.

Nel modello F24 vanno indicate nella sezione “Inps”, nel campo “causale contributo” in corrispondenza degli “importi a debito versati”. All’interno della stessa sezione, negli appositi campi, vanno riportati, inoltre, il codice della sede Inps competente, la matricola Inps dell’azienda.

 

7) Cessioni di acqua di sorgente: vale l’aliquota nella misura ordinaria

Sulle cessioni di acqua di sorgente si applica l’Aliquota Iva nella misura ordinaria (22%).

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 11/E del 17 gennaio 2014, che si è così discostata dall’interpretazione fornita dal contribuente che, a seguito di istanza di interpello, propendeva per l’applicazione dell’aliquota ridotta (10%).

La stessa Agenzia ritiene che l’aliquota agevolata del 10% (di cui al n. 81 della Tabella A, parte III, allegata al DPR n. 633 del 1972), sia applicabile ai soli corrispettivi dovuti per la erogazione di acqua “potabile” e “non potabile”, erogata ai titolari di contratti di fornitura sottoscritti con i Comuni (o con le società autorizzate all’erogazione del servizio), mediante l’allacciamento alle condotte idriche della rete idrica Comunale. Trattasi, in altre parole, del servizio generale di erogazione idrica, il cui corrispettivo - determinato applicando il regime tariffario in uso – è commisurato ai consumi (misurati tramite contatori intestati ai singoli utenti).

L’aliquota ridotta consente, infatti, di ridurre i costi a carico della collettività per ottenere un servizio primario quale è l’erogazione dell’acqua, in conformità alla normativa dettata a livello europeo. In tal senso la stessa Direttiva del Consiglio 2006/112/CE del 28 novembre 2006, all’articolo 98, precisa che l’aliquota ridotta può essere applicata unicamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi delle categorie elencate nell’allegato III, tra cui, in particolare al numero 2), è espressamente richiamata la “erogazione di acqua”.

Pertanto, conclude la citata risoluzione, il suddetto trattamento fiscale agevolato, di stretta interpretazione, non si può estendere alle cessioni di acqua di sorgente o acqua da tavola, chimicamente simile all’acqua potabile, ma commercializzata al pari delle acque minerali, per le quali, conseguentemente, torna applicabile l’aliquota ordinaria, attualmente del 22%.

 

8) Parametri 2014: disponibili on line modelli e istruzioni in bozza aggiornata

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il 17 gennaio 2014 le bozze aggiornate, con relativi modelli e istruzioni, dei Parametri 2014,.

Sono allegati ai vari modelli Unico 2014 (INE-Unico Sp 2014, INE, Unico Sc 2014 e cosi via).

 

Vincenzo D’Andò