Beni ai soci: presentazione della comunicazione a fine mese, ma attenzione alle sanzioni

di Sandro Cerato

Pubblicato il 7 gennaio 2014



come è noto per la "Comunicazione beni e finanziamenti soci" è consentita la presentazione tardiva fino al prossimo 31 gennaio 2014, ma permangono dubbi in merito al regime sanzionatorio

Con un comunicato stampa dello scorso 6.12.2013, l'Agenzia delle Entrate ha annunciato la validità delle presentazioni effettuate entro il 31.1.2014 delle comunicazioni dei beni concessi in godimento ai soci o familiari dell'imprenditore, nonché dei finanziamenti e delle capitalizzazioni, la cui scadenza è stata fissata, con i provv. 2.8.2013 nn. 94902 e 94904, al 12.12.2013.

 

In buona sostanza, con il provvedimento in esame, è stata adottata la medesima modalità prevista per lo "spesometro", consentendo la presentazione "tardiva" della comunicazione, purché ciò avvenga entro il prossimo 31 gennaio 2014. Il comunicato precisa, altresì, che entro lo stesso termine si potranno inviare anche gli eventuali file che annullano o sostituiscono i precedenti invii. Peraltro, analogamente a quanto chiarito con riferimento allo "spesometro", considerato che le motivazioni del "rinvio" sono sostanzialmente le medesime anche per l'adempimento in esame, si ritiene che, nel caso in cui la comunicazione dei beni o dei finanziamenti sia presentata entro il prossimo 31 gennaio 2014, le sanzioni non siano applicabili. A tale fine si approfitta dell’occasione per illustrare il regime sanzionatorio previsto in caso di omessa o incompleta comunicazione dei beni concessi in godimento ai soci, ovvero in caso di omessa o incompleta comunicazione dei finanziamenti e delle capitalizzazioni.

 

Per l’omessa o incompleta comunicazione relativa ai beni concessi in godimento è prevista una sanzione pari al 30% della differenza tra il valore di mercato del godimento ed il corrispettivo effettivamente pagato. La norma sanziona il socio e la società (secondo il principio di solidarietà) per l’omessa comunicazione relativa ai beni in godimento, ovvero la trasmissione della stessa con dati non veritieri o incompleti.

 

Tuttavia, qualora il contribuente si sia comunque conformato alle disposizioni di cui ai co. 36-quaterdecies e 36-quinquiesdecies, è dovuta la sanzione residuale da € 258,00 ad € 2.065,00, con la possibilità di usufruire della definizione agevolata, che prevede la riduzione della sanzione ad un terzo del minimo. Si rammenta, al riguardo, che, il contribuente si considera conformato qualora il costo per l’utilizzo del bene aziendale non sia stato dedotto dall’impresa e la differenza tra valore di mercato e corrispettivo pagato abbia concorso a formare il reddito del socio o familiare, in quanto dichiarato nel quadro RL di UNICO quale reddito diverso: è applicabile, quindi, la sanzione residuale da € 258,00 ad € 2.065,00, in tutti quei casi in cui il contribuente, avendo pattuito un corrispettivo inferiore al valore di mercato, provvede a dichiarare la differenza nel quadro RL di UNICO. Di contro, invece, se il corrispettivo risulta essere pari o superiore al valore di mercato, non è dovuta alcuna comunicazione: l’obbligo di comunicazione sussiste, pertanto, solo nel caso in cui un determinato bene sia dato in godimento ai soci (o ai familiari di quest’ultimi), ovvero sussista un differenza tra il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene ed il valore di mercato del diritto di godimento, per ognuno dei beni concessi o ricevuti nel periodo d’imposta.

 

Quanto al corrispettivo “maturato”, l’attuale modello di comunicazione fa riferimento al “corrispettivo relativo al bene”, per cui le istruzioni richiedono l’indicazione del corrispettivo maturato per l’anno o per la frazione d’anno per cui il bene è stato concesso o ricevuto. Si consideri, a titolo esemplificativo, il caso di una società che abbia emesso fattura per l’utilizzo del bene a dicembre 2012, ma che il socio utilizzatore abbia provveduto al pagamento nel mese di gennaio 2013. In tale circostanza, se la società ha emesso nei confronti dell’utilizzatore, per un importo almeno pari al valore normale, la fattura per l’uso del bene a dicembre 2012 e quest’ultimo l’abbia pagata a gennaio 2013 non dovrebbe incombere nessun obbligo di comunicazione (per la società o per il socio) e dichiarativo in capo al socio: il rigo BG09 dell’attuale modello di comunicazione richiede, infatti, soltanto l’indicazione del corrispettivo maturato relativo al bene e non più quello effettivamente versato. In tale circostanza, non essendo dovuta la comunicazione, non sarebbero nemmeno previste sanzioni relative al mancato invio.

La disciplina sanzionatoria in caso di omessa o incompleta comunicazione dei finanziamenti è, invece, particolarmente controversa, posto che non risultano immediatamente applicabili le sanzioni previste per la comunicazione relativa ai beni concessi in godimento: non esiste, infatti, nel caso di specie, una differenza “di cui al comma 36-quinquiesdecies” sulla quale calcolare la predetta sanzione del 30%.

 

La differenza richiamata dalla norma è, infatti, quella tra valore di mercato e corrispettivo per il godimento del bene da parte del socio, non applicabile al caso delle mancate comunicazioni dei finanziamenti erogati dai soci. Peraltro, anche la dottrina che si è occupata della materia non ha fornito risposte univoche.

 

Secondo un primo orientamento, poiché nelle motivazioni al provvedimento l’obbligo di comunicazione deriva dall’art. 7 del DPR 605/73, risulterebbe applicabile la sanzione di cui all’art. 13 c. 2 del citato decreto, in base al quale chi omette le comunicazioni previste dal summenzionato art. 7 è punito con la sanzione amministrativa da 206,58 a 5.164,57 euro (ridotta alla metà in caso di comunicazioni incomplete o inesatte). Altri autori sostengono, invece, che l’omessa o incompleta trasmissione dei finanziamenti, a differenza della comunicazione dei beni ai soci, non dovrebbe essere sanzionata (in quanto non è espressamente prevista una disciplina sanzionatoria dalla norma).

 

Secondo tali autori, laddove il Direttore dell’Agenzia delle Entrate avesse voluto emanare un provvedimento avulso dalla disciplina dei beni in godimento ai soci non avrebbe dovuto richiamare espressamente l’art. 2 co. 36-septiesdecies del DL 138/2011. Solo in tale circostanza, infatti, l’omessa comunicazione avrebbe potuto essere sanzionata dall’art. 13 co. 2 del DPR 605/73 con il versamento di una somma da 206,58 a 5.164,57 euro, ridotta alla metà in caso di comunicazioni incomplete o inesatte.

7 gennaio 2014

Sandro Cerato