Beni ai soci: presentazione della comunicazione a fine mese, ma attenzione alle sanzioni

Con un comunicato stampa dello scorso 6.12.2013, l’Agenzia delle Entrate ha annunciato la validità delle presentazioni effettuate entro il 31.1.2014 delle comunicazioni dei beni concessi in godimento ai soci o familiari dell’imprenditore, nonché dei finanziamenti e delle capitalizzazioni, la cui scadenza è stata fissata, con i provv. 2.8.2013 nn. 94902 e 94904, al 12.12.2013.
 
In buona sostanza, con il provvedimento in esame, è stata adottata la medesima modalità prevista per lo “spesometro”, consentendo la presentazione “tardiva” della comunicazione, purché ciò avvenga entro il prossimo 31 gennaio 2014. Il comunicato precisa, altresì, che entro lo stesso termine si potranno inviare anche gli eventuali file che annullano o sostituiscono i precedenti invii. Peraltro, analogamente a quanto chiarito con riferimento allo “spesometro”, considerato che le motivazioni del “rinvio” sono sostanzialmente le medesime anche per l’adempimento in esame, si ritiene che, nel caso in cui la comunicazione dei beni o dei finanziamenti sia presentata entro il prossimo 31 gennaio 2014, le sanzioni non siano applicabili. A tale fine si approfitta dell’occasione per illustrare il regime sanzionatorio previsto in caso di omessa o incompleta comunicazione dei beni concessi in godimento ai soci, ovvero in caso di omessa o incompleta comunicazione dei finanziamenti e delle capitalizzazioni.
 
Per l’omessa o incompleta comunicazione relativa ai beni concessi in godimento è prevista una sanzione pari al 30% della differenza tra il valore di mercato del godimento ed il corrispettivo effettivamente pagato. La norma sanziona il socio e la società (secondo il principio di solidarietà) per l’omessa comunicazione relativa ai beni in godimento, ovvero la trasmissione della stessa con dati non veritieri o incompleti.
 
Tuttavia, qualora il contribuente si sia comunque conformato alle disposizioni di cui ai co. 36-quaterdecies e 36-quinquiesdecies, è dovuta la sanzione residuale da € 258,00 ad € 2.065,00, con la possibilità di usufruire della definizione agevolata, che prevede la riduzione della sanzione ad un terzo del minimo. Si rammenta, al riguardo, che, il contribuente si considera conformato qualora il costo per l’utilizzo del bene aziendale non sia stato dedotto dall’impresa e la differenza tra valore di mercato e corrispettivo pagato abbia concorso a formare il reddito del socio o familiare, in quanto dichiarato nel quadro RL di UNICO quale reddito diverso: è applicabile, quindi, la sanzione residuale da € 258,00 ad € 2.065,00, in tutti quei casi in cui il contribuente, avendo pattuito un corrispettivo inferiore al valore di mercato, provvede a dichiarare la differenza nel quadro RL di UNICO. Di contro, invece, se il corrispettivo risulta essere pari o superiore al valore di mercato, non è dovuta alcuna comunicazione: l’obbligo di comunicazione sussiste, pertanto, solo nel caso in cui un determinato bene sia dato in godimento ai soci (o ai familiari di quest’ultimi), ovvero sussista un differenza tra il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene ed il valore di mercato del diritto di godimento, per ognuno dei beni concessi o ricevuti nel periodo d’imposta.
 
Quanto al corrispettivo “maturato”, l’attuale modello di comunicazione fa riferimento al “corrispettivo relativo al bene”, per cui le istruzioni richiedono l’indicazione del corrispettivo maturato per l’anno o per la frazione d’anno per cui il bene è stato concesso o ricevuto. Si consideri, a titolo esemplificativo, il caso di una società che abbia emesso fattura per l’utilizzo del bene a dicembre 2012, ma che il socio utilizzatore abbia provveduto al pagamento nel mese di gennaio 2013. In tale circostanza, se la societ&agrave…

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