L’importanza dell’esame giuridico dell’atto fiscale in sede amministrativa

E’ ormai noto che la deflazione del contenzioso, costituisce un obiettivo primario per l’Agenzia delle entrate.

 

In buona sostanza, viene perseguita la fase amministrativa, prima della eventuale instaurazione del giudizio.

 

L’articolo 39, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha inserito nel decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, l’articolo 17-bis, rubricato “Il reclamo e la mediazione”.

 

Proprio per tale motivo, la procedura di mediazione deve ritenersi sostanzialmente finalizzata a evitare il “rinvio” ai giudici tributari delle contestazioni che possono essere risolte in sede amministrativa, attraverso un esame volto ad anticipare l’esito ragionevolmente atteso del giudizio, tenuto conto della situazione di fatto e di diritto sottesa alla singola fattispecie.

 

Considerata la ratio della normativa in esame, che “introduce un efficace rimedio amministrativo per deflazionare il contenzioso relativo ad atti di valore non elevato emessi dall’Agenzia delle entrate, la mediazione tributaria rende difficilmente giustificabile l’instaurazione del contenzioso in presenza di istanze fondate e concretamente mediabili.

 

Facendo un passo indietro, dall’OGGETTO del processo tributario, è stato studiato anche il PRE-OGGETTO del processo tributario che, altro non è, che un semplice anticipo nell’alveolo che spazia, dalla società civile fino ad arrivare al territorio amministrativo.

 

Il PRE-OGGETTO del processo tributario sono i tributi dovuti all’erario in solidarietà dell’articolo 53 della nostra Costituzione della Repubblica Italiana ed elencati nell’articolo 2 del decreto legislativo 546/92, portati successivamente a conoscenza del contribuente a mezzo gli atti amministrativi tributari elencati nell’articolo 19 del delegato 546 del 1992”.

 

In fase di PRE-OGGETTO l’ufficio solo a seguito di istanza di reclamo e mediazione esamina l’atto nella fase squisitamente amministrativa sia nell’iter formativo dell’atto che nella sua struttura interna.

 

Stesso concetto quando l’ufficio esegue l’autotutela amministrativo-tributaria.

 

Quindi, si può pacificamente concludere che l’esame di studio dell’istanza in sede di mediazione è di annullamento per ciò che riguarda l’iter formativo dell’atto amministrativo contenitivodella vera sostanza del tributo è invece di accertamento per ciò che riguarda la struttura interna in ordine all’entità sostanziale del tributo che sarà dovuto – il c.d. PRE-OGGETTO.

 

Per capirci ancora meglio, é come se considerassimo la ruota di una moto d’epoca, dove il cerchione identifica l’atto contenitivo dell’imposta, i raggi la struttura giuridica, l’asse l’imposta.

 

Si parlerà in parte di diritti soggettivi ed in parte di interessi legittimi.

 

Ovvero, si dovrà fare sempre l’analisi dell’atto impositivo, ed ogni caso sarà sempre a sé.

Difatti, ci potrebbero essere sia dei vizi nella fase strutturale del contenimento del tributo, che dei vizi nel fulcro dell’imposta contenuta.

 

Dal risultato del riesame, bisognerà poi verificare se l’atto contenitivo del tributo, ed il tributo contenuto, siano ancora degni a livello giuridico di avere un’identità impositiva nei confronti del Contribuente.

 

Ad esempio, in via del tutto teorica, e tanto per capire il concetto – nella formazione di un avviso d’accertamento (atto contenitivo del tributo) si utilizzeranno varie norme giuridiche di natura tributaria (e non) per la formazione strutturale dell’atto.

 

L’atto finale conterrà quindi, l’imposta o la maggiore imposta presupposta dall’ufficio, ma:

1) l’imposta, potrebbe essere carente al 50% per presupposti di infondatezza, ma l’atto potrebbe essere strutturato al 100% in maniera legittima ed insindacabile sotto il profilo giuridico;

2) di contro, ci potrebbero essere accertamenti che nella struttura sono illegittimi e sindacabili al 100% ma nel contenuto parzialmente fondati.

 

Di qui, il significato e la problematica della natura anche del processo tributario, se di accertamento o di annullamento.

 

Valenza giuridica valida ovviamente anche nella fase amministrativa di reclamo o mediazione.

 

Nel primo caso saremmo di fronte ad un’impugnazione che domandi all’ufficio o al giudice il ridimensionamento dell’imposta (c.d. processo di accertamento) mentre, nel secondo caso si verificherebbe un impugnazione che domandi all’ufficio o al giudice l’annullamento dell’atto, quindi la sua eliminazione dal mondo giuridico (c.d. processo di annullamento).

 

Il problema serio è, che alla luce del PRE-OGGETTO rimarrebbe comunque un imposta sempre dovuta per i dichiarativisti anche nel secondo caso, in quanto l’atto d’imposizione (accertamento) è, come già ricordato, un provvedimento amministrativo autoritativo, ed il suo effetto sarà sempre quello di accertare un rapporto già sorto ex lege.

 

Ad esempio, l’accertamento d’ufficio ad un evasore totale non potrà mai essere annullato totalmente se il presupposto per l’applicazione del tributo è provato comunque dall’ufficio (ad esempio, nel processo verbale di constatazione).

 

Secondo i costitutivisti detto accertamento sarebbe sempre da

annullare, perché la struttura risulta illegittima nella sua creazione, e l’atto dovrà essere eliminato dal mondo giuridico.

 

A questo punto bisognerà analizzare quali sono le norme strutturali che irradiano o non irradiano all’interno dell’atto, influenzando o meno la determinazione-ricostruttiva del tributo, per la tutela degli interessi legittimi in caso di non irradiazione e dei diritti soggettivi in caso contrario.

 

5 dicembre 2013

Massimiliano Manni

Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it