La sorpresa (poco gradita) della mini-IMU

di Fabio Federici

Pubblicato il 6 dicembre 2013



è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto-legge 30 novembre n. 133 recante “Disposizioni urgenti concernenti l’IMU, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia”, che secondo le aspettative avrebbe sancito la definitiva cancellazione dell’Imu sulle abitazioni principali e sugli immobili ad essa assimilati. Il testo definitivo del Decreto, complice le ormai consuete difficoltà di cassa dello Stato, sta tuttavia rivelando non poche sorprese, perlopiù indigeste, alle amministrazioni comunali ed ai contribuenti interessati

Nei giorni è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto-legge 30 novembre n. 133 recante “Disposizioni urgenti concernenti l’IMU, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia”, che secondo le aspettative avrebbe sancito la definitiva cancellazione dell’Imu sulle abitazioni principali e sugli immobili ad essa asse assimilati. Il testo definitivo del Decreto, complice le ormai consuete difficoltà di cassa dello Stato, sta tuttavia rivelando non poche sorprese, perlopiù indigeste, alle amministrazioni comunali ed ai contribuenti interessati.

L’articolo 1 del Decreto costituisce una nuova (tormentata) tappa del tortuoso cammino, irto di modifiche ed aggiornamenti legislativi, che contraddistingue l’Imu 2013. Le novità dell’articolo 1 complicano alquanto la vita delle amministrazioni locali che colmano di incognite le stime sul ricavo relativo all’Imu 2013 e all’esito del ristoro assicurato ai Comuni per la cancellazione dell’imposta sulla prima casa e su alcune tipologie di immobili. Il Governo all’indomani del suo insediamento si era assunto l’impegno a cancellare per il 2013 il tributo sulle abitazioni principali e sugli immobili ad essa assimilati, rifondendo del mancato introito i Comuni.

Il Decreto si rimangia in parte questa promessa prevedendo che entro il 20 dicembre 2013 i Comuni dovrebbero ricevere un importo pari al 50% del mancato gettito Imu calcolato applicando le aliquote e la detrazione di base. La seconda tranche di trasferimenti a conguaglio verrà invece pagata ai Comuni non prima del prossimo mese di febbraio 2014 e sarebbe pari al 60% del maggiore gettito derivante dalle scelte da parte dei comuni di applicazione di maggiori aliquote Imu (o di minori detrazioni) rispetto quelle base. Il restante 40% del maggior gettito così determinato dovrebbe essere invece versato dai contribuenti entro il prossimo 16 gennaio 2014 (si parla in tal senso di una Mini-Imu).

Il Decreto opera un profondo cambio di scenario rispetto la logica che si era imposta nei precedenti provvedimenti normativi e ministeriali, che fino ad ora calibravano l’ammontare del ristoro Imu che lo Stato avrebbe assicurato agli enti locali sulla base delle aliquote adottate nel 2012 dai singoli comuni. Il meccanismo così impostato favoriva gli enti che nel corso del 2012 avevano elevato le aliquote Imu oltre alle percentuali base, penalizzando invece tutte quelle amministrazioni che spesso nel corso del 2013 pur essendo consapevoli della cancellazione dell’imposta avevano approvato per l’anno in corso aumenti delle aliquote confidando in corrispondenti maggiori trasferimenti da parte dello Stato.

Le nuove disposizioni del comma 1 del Decreto coinvolgerebbero invece nella debenza del conguaglio del 16 gennaio i contribuenti di tutti i Comuni che hanno elevato, nel 2012 come nel 2013, le aliquote Imu sulle abitazioni principali e sulle tipologie di immobili ad esse assimilati ad una percentuale maggiore rispetto le aliquote base. Il sistema di calcolo così previsto costituirebbe di fatto un vantaggio per tutti quegli enti che avevano invece optato per una diminuzione delle aliquote sulle tipologie di immobili beneficiari della cancellazione dell’imposta, e che riceveranno un trasferimento compensativo pari all’Imu standard, più alto dell’incasso che avrebbero riscosso dai cittadini.

Tutti questi palesi effetti distorsivi dovrebbero tuttavia essere corretti da un contorto meccanismo valutativo che, mediante un’apposita metodologia concordata dal Ministero dell’Economia con l’ANCI, dovrebbe condurre, in base ai versamenti Imu 2012 ed alle manovre effettuate dai Comuni negli ultimi 12 mesi, alla stima dei conguagli da assicurare ai singoli Comuni. Il meccanismo lascia pertanto nella nebbia gli enti locali, che si ritrovano nel 2013 a dover rifare i calcoli delle entrate relative al ristoro dell’Imu, sia a titolo di trasferimenti che di conguagli da Mini-Imu, peraltro con bilanci preventivi approvati con numeri ben diversi rispetto quelli prospettati dal Decreto.

Le incongruenze della norma continuano con la previsione al comma 7 dell’articolo 1 del Decreto che, nei casi in cui i comuni riceveranno complessivamente mediante i suddetti trasferimenti una cifra superiore alla loro Imu standard, prevede che tali enti saranno tenuti a destinare l’eccedenza a riduzione delle imposte comunali dovute sui medesimi immobili per l’anno 2014.

Fra le incognite che i Ragionieri dei Comuni dovranno tenere in considerazione nell’eventuale quantificazione della Mini-Imu si evidenziano gli importi contenuti che il conguaglio potrebbe presentare ad un notevole gruppo di contribuenti il prossimo 16 gennaio 2014. La debenza della Mini-Imu a carico del singolo contribuente potrebbe essere in molti casi inferiore ai 12 euro, limite minimo (peraltro elevabile dal Comune) al di sotto del quale il versamento dell’imposta non è dovuto. Rileva inoltre l’importo minimo di imposta di 30 euro, al di sotto del quale non è possibile inviare cartelle ai contribuenti inadempienti. È pertanto possibile che un parte dei proventi teoricamente spettanti alle amministrazioni a titolo di Mini-Imu non possa essere materialmente incassata a causa dell’esiguità della pretesa fiscale a carico dei singoli contribuenti.

Si segnala che anche l’intenzione assunta da alcuni amministratori locali di rifiutarsi di riscuotere la cosiddetta Mini-Imu non appare agilmente percorribile posto che l’imposta si basa su una disciplina di legge prettamente statale, che non prevede per gli enti alcuna facoltà di esenzione e che, in assenza di coperture alternative (peraltro non realizzabili a causa della scadenza dei termini di assestamento lo scorso 30 novembre 2013) esporrebbe gli amministratori alla responsabilità per danno erariale motivata dalla mancata esazione di un tributo previsto espressamente dalla legge.

Stante l’assoluta incertezza sugli importi che materialmente l’amministrazione statale in situazione di evidente difficoltà finanziaria assicurerà in definitiva ai Comuni a titolo di ristoro dell’Imu e le notevoli mostruosità normative che l’attuale testo del Decreto contiene, e che già hanno suscitato la pressoché unanime levata di critiche da parte di forze politiche, enti e degli stessi componenti del Governo sul provvedimento, che si presume non supererà il Natale nella corrente formulazione, suona un po’ ironica e comunque assolutamente insufficiente l’ulteriore proroga concessa ai Comuni per adeguare alle novità della normativa i propri bilanci con apposite variazioni entro il prossimo 15 dicembre 2013.

Fabio Federici

5 dicembre 2013