La responsabilità del professionista

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 16 dicembre 2013



proponiamo l'ultima puntata della nostra rassegna giurisprudenziale dedicata al delicatissimo tema della responsabilità diretta del professionista nell’espletamento del proprio mandato

Premessa

Ultima puntata – per adesso – della nostra rassegna giurisprudenziale dedicata al delicato tema della responsabilità del professionista nell’espletamento del proprio mandato.

In questa troviamo ovviamente le sentenze più recenti, dalle quali si evince la conferma di alcune delle tendenze giurisprudenziali già evidenziate. In particolare, la complessità della materia tributaria e le difficoltà interpretative che spesso costringono i professionisti nella scelta di una delle possibili soluzioni nel novero di quelle “lecitamente plausibili” è generalmente considerata quale valida attenuante della responsabilità professionale. Ovviamente, tale postulato non può diventare un principio valevole sempre e comunque a difesa dell’operato del commercialista. Quando quest’ultimo compie errori nei fondamentali del diritto tributario (si veda la sentenza n.8860/2011 commentata nella precedente puntata della rassegna giurisprudenziale) a nulla potrà servire invocare la generale complessità del sistema fiscale italiano per tentare di aggirare la propria responsabilità per i danni arrecati al cliente. Quello che nella giurisprudenza è chiaro è il concetto in base al quale il commercialista deve prestare particolare attenzione alla documentazione consegnatagli dal cliente ai fini della compilazione della dichiarazione dei redditi o della determinazione del reddito d’impresa o di lavoro autonomo, evitando di recepire asetticamente i documenti presentatigli senza dunque operare un vaglio preventivo in ordine alla sufficienza dello stesso nel provare il costo, nonchè la verifica dell’inerenza rispetto all’attività esercitata dal suo cliente. Se tutto questo è vero, è altrettanto vero che il cliente deve comunque verificare che il professionista svolga l’incarico affidatogli. La c.d. “culpa in vigilando” può infatti costituire l’elemento decisivo nella verifica della responsabilità su una o l’altra parte del contratto d’opera intellettuale. Oltre al caso di dolo, la responsabilità professionale del professionista passa per l’incerta linea di confine che separa la colpa dalla colpa grave. Solo nelle fattispecie in cui il Giudice sarà convinto del superamento di tale confine, la responsabilità del commercialista per i danni arrecati al cliente con il suo comportamento sarà confermata.

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Le responsabilità professionali nel reato di bancarotta

In tema di bancarotta fraudolenta documentale, l’imprenditore non va esente da responsabilità per il fatto che la contabilità sia stata affidata ad un soggetto fornito di specifiche cognizioni tecniche, posto che la qualifica rivestita non esime dall’obbligo di vigilare e controllare l’attività svolta dal delegato (Sez. 5, n. 11931 del 27/01/2005, dep. 25/03/2005, De Franceschi, Rv. 231707), valorizzando, in punto di fatto, che gli imputati non avevano rappresentato di aver trasmesso tutti i dati da annotare al commercialista, nè attribuito allo stesso negligenza o imperizia nello svolgimento del  suo incarico.

(Cassazione, sezione I penale, sentenza n. 29161/2011)

 

Le responsabilità del professionista nel caso di consulenze errate

La limitazione della responsabilità per dolo o colpa grave rimane circoscritta alla risoluzione di problemi di particolare difficoltà. Non è dunque professionalmente responsabile il consulente che consiglia al proprio cliente una soluzione, rivelatasi poi errata, se la stessa è il frutto di una interpretazione del tutto legittima all’interno di un confuso quadro normativo.

(Cassazione, sezione III civile, sentenza n. 21700/2011)

 

Limiti alla responsabilità del professionista nel caso di illeciti tributari societari

Il contribuente è destinatario dell’obbligo della regolare tenuta delle scritture contabili anche laddove tale attività sia devoluta, come nella maggioranza dei casi, ad un consulente esterno all’organigramma dell’impresa.

(Cassazione, sezione tributaria, ordinanza n. 3651/2011)

 

Quando può essere confiscato il denaro del professionista per le imposte non versate dal cliente

Nel caso di omesso versamento di imposte da parte del cliente, può essere confiscato il denaro del professionista, accusato di concorso in corruzione in atti giudiziari, se ed in quanto egli abbia conseguito un vantaggio economico. La confisca ex art. 322 ter del Codice Penale ha natura sanzionatoria, sicchè tutti i concorrenti del reato, compreso il commercialista, erano corresponsabili della realizzazione del profitto

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 39239/2011)

 

Il contribuente paga l’errore del commercialista che non ha inviato la dichiarazione

L'affidamento ad un commercialista del mandato a trasmettere per via telematica la dichiarazione dei redditi alla competente Agenzia delle Entrate (tale è l'assunto difensivo del ricorrente) - ai sensi del  D.P.R. n. 322 del 1988, art. 3, comma 8, come modificato dal D.P.R. n. 435 del 2001, - non esonera il soggetto obbligato alla dichiarazione dei redditi a vigilare affinchè tale mandato sia puntualmente adempiuto conforme Sez. 3^ n. 9163 del 29/10/2009 (depositata 08/03/2010), Rv 246208. 3.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 16958/2012)

 

Contribuente colpevole per mancanze del commercialista.

L’imprenditore che esercita un’attività commerciale risponde penalmente delle attività e delle omissioni del proprio consulente e, in generale, delle persone da lui incaricate, nel caso in cui non abbiano tenuto i libri e le scritture contabili come prescritto per legge. L’imprenditore è infatti tenuto alla regolare tenuta delle scritture della propria azienda, e nel caso in cui si avvalga di un professionista, è comunque responsabile per l’attività da questi compiuta nell’ambito dell’impresa.

E’ pertanto da confermare la condanna dell’imprenditore per l’omessa consegna delle schede contabili agli organi della procedura fallimentare perché non redatte dal professionista, in quanto non remunerato.

(Cassazione, sezione V penale, sentenza n. 3211/2012)

 

Sì al risarcimento per il danno compiuto dal commercialista

Deve essere risarcito il danno prodotto in capo al cliente se è conseguenza diretta e immediata della condotta negligente del professionista. Il nesso di causalità tra la prestazione ed il danno emergeva dal documento che negava il finanziamento, dal quale risultava che l’istanza non poteva essere accettata per la presentazione fuori termine della stessa, senza che risultassero altri motivi di rifiuto.

(Cassazione, sezione V penale, sentenza n. 6922/2012)

 

Paga anche il cliente per la dichiarazione falsificata dal commercialista

La rilevanza dei compiti dei professionisti incaricati della predisposizione e della trasmissione per via telematica delle dichiarazioni, non serve ad escludere la natura privatistica del rapporto tra l’intermediario ed il contribuente e non comporta l’estromissione del soggetto passivo da ogni obbligo inerente il rapporto fiscale. L’intermediario non può essere considerato come colui che è obbligato a pagare le imposte in luogo di altri, perché egli è solamente incaricato di trasmettere la dichiarazione che ha elaborato.

(Cassazione, sezione V civile, sentenza n. 8630/2012)

 

Responsabilità in caso di omessa presentazione della dichiarazione

Il giudice di secondo grado correttamente non indicava compiutamente le ragioni, in virtù delle quali disattendeva la doglianza dell'appellante circa la mancata presentazione della dichiarazione del reddito, per cui l'opposizione all'avviso doveva essere ritenuta infondata. La CTR esattamente rilevava che il contribuente si era avvalso della procedura telematica per la presentazione di tale dichiarazione, per la quale aveva prodotto anche la relativa attestazione della ditta incaricata. Tanto basta per ritenere assolto il suo obbligo fiscale, anche se poi fossero state riscontrate delle incongruenze di dati, trattandosi di riflessi negativi semmai attribuibili al terzo convenzionato e non piuttosto alla contribuente.

(Cassazione, sezione V civile, sentenza n. 8805/2012)

 

Responsabilità dell’avvocato per consigli fraudolenti

Commette il reato di infedele patrocinio il professionista che suggerisca al proprio assistito di presentare una dichiarazione fiscale non veritiera, istigandolo alla commissione del delitto di dichiarazione fraudolenta

(Cassazione, sezione VI penale, sentenza n. 6703/2012)

 

Il mancato versamento dell’imposta da parte del contribuente infedele

L'esenzione del contribuente dalle sanzioni sarebbe condizionata al passaggio in giudicato della sentenza penale o civile che accerti la responsabilità del professionista incaricato dallo stesso del versamento dell'imposta e che sarebbe, pertanto, precluso al giudice tributario di anticipare, in sede di sindacato giurisdizionale sull'atto impositivo, gli effetti eventualmente favorevoli di cui potrebbe beneficiare il contribuente solo nella fase di riscossione, ove risultassero sussistenti tutti i presupposti dello sgravio. In sintonia con quanto già affermato da questa Corte con sent. 17578/02 - va rilevato, che la previsione dell'articolo unico L. n. 423 del 1995, opera esclusivamente sul piano della riscossione, fissando le condizioni alle quali, in presenza di violazioni esclusivamente riferibili alla condotta penalmente rilevante dei professionisti ivi indicati, può disporsi la sospensione della riscossione delle soprattasse e delle pene pecuniarie a carico del contribuente nonchè la commutazione del ruolo in capo ai professionisti. Pertanto, la norma non osta a che, in sede contenziosa, la non punibilità del contribuente presupponga esclusivamente la convincente dimostrazione del fatto che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto addebitabile esclusivamente al professionista denunciato all'autorità giudiziaria, indipendentemente dalla ricorrenza delle ulteriori condizioni previste dalla L. n. 423 del 1995, art. 1, per la sospensione del ruolo a carico del contribuente (istanza del contribuente e correlativa procedura) e la sua commutazione in capo al professionista responsabile della violazione (giudicato penale a carico del  professionista) (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 25136 del 30/11/2009; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 26850 del 20/12/2007); (Cassazione, sezione V civile, sentenza n. 23601/2012)

 

Il danno causato per la perdita di chance derivante da una vertenza tributaria

Appare senz’altro risarcibile la perdita di chance – quale occasione favorevole, concreta ed effettiva, a conseguire l’esito di un processo tributario - patita dal cliente in occasione della condotta dannosa del consulente.

 (Cassazione, sezione II civile, sentenza n. 8508/2013)

 

16 dicembre 2013

Danilo Sciuto