La responsabilità del professionista

proponiamo l’ultima puntata della nostra rassegna giurisprudenziale dedicata al delicatissimo tema della responsabilità diretta del professionista nell’espletamento del proprio mandato

Premessa

Ultima puntata – per adesso – della nostra rassegna giurisprudenziale dedicata al delicato tema della responsabilità del professionista nell’espletamento del proprio mandato.

In questa troviamo ovviamente le sentenze più recenti, dalle quali si evince la conferma di alcune delle tendenze giurisprudenziali già evidenziate. In particolare, la complessità della materia tributaria e le difficoltà interpretative che spesso costringono i professionisti nella scelta di una delle possibili soluzioni nel novero di quelle “lecitamente plausibili” è generalmente considerata quale valida attenuante della responsabilità professionale. Ovviamente, tale postulato non può diventare un principio valevole sempre e comunque a difesa dell’operato del commercialista. Quando quest’ultimo compie errori nei fondamentali del diritto tributario (si veda la sentenza n.8860/2011 commentata nella precedente puntata della rassegna giurisprudenziale) a nulla potrà servire invocare la generale complessità del sistema fiscale italiano per tentare di aggirare la propria responsabilità per i danni arrecati al cliente. Quello che nella giurisprudenza è chiaro è il concetto in base al quale il commercialista deve prestare particolare attenzione alla documentazione consegnatagli dal cliente ai fini della compilazione della dichiarazione dei redditi o della determinazione del reddito d’impresa o di lavoro autonomo, evitando di recepire asetticamente i documenti presentatigli senza dunque operare un vaglio preventivo in ordine alla sufficienza dello stesso nel provare il costo, nonchè la verifica dell’inerenza rispetto all’attività esercitata dal suo cliente. Se tutto questo è vero, è altrettanto vero che il cliente deve comunque verificare che il professionista svolga l’incarico affidatogli. La c.d. “culpa in vigilando” può infatti costituire l’elemento decisivo nella verifica della responsabilità su una o l’altra parte del contratto d’opera intellettuale. Oltre al caso di dolo, la responsabilità professionale del professionista passa per l’incerta linea di confine che separa la colpa dalla colpa grave. Solo nelle fattispecie in cui il Giudice sarà convinto del superamento di tale confine, la responsabilità del commercialista per i danni arrecati al cliente con il suo comportamento sarà confermata.

**********************

 

Le responsabilità professionali nel reato di bancarotta

In tema di bancarotta fraudolenta documentale, l’imprenditore non va esente da responsabilità per il fatto che la contabilità sia stata affidata ad un soggetto fornito di specifiche cognizioni tecniche, posto che la qualifica rivestita non esime dall’obbligo di vigilare e controllare l’attività svolta dal delegato (Sez. 5, n. 11931 del 27/01/2005, dep. 25/03/2005, De Franceschi, Rv. 231707), valorizzando, in punto di fatto, che gli imputati non avevano rappresentato di aver trasmesso tutti i dati da annotare al commercialista, nè attribuito allo stesso negligenza o imperizia nello svolgimento del  suo incarico.

(Cassazione, sezione I penale, sentenza n. 29161/2011)

 

Le responsabilità del professionista nel caso di consulenze errate

La limitazione della responsabilità per dolo o colpa grave rimane circoscritta alla risoluzione di problemi di particolare difficoltà. Non è dunque professionalmente responsabile il consulente che consiglia al proprio cliente una soluzione, rivelatasi poi errata, se la stessa è il frutto di una interpretazione del tutto legittima all’interno di un confuso quadro normativo.

(Cassazione, sezione III civile, sentenza n. 21700/2011)

 

Limiti alla responsabilità del professionista nel caso di illeciti tributari societari

Il contribuente è destinatario dell’obbligo della regolare tenuta delle scritture contabili anche laddove tale attività sia devoluta, come nella maggioranza dei casi, ad un consulente esterno all’organigramma dell’impresa.

(Cassazione, sezione tributaria, ordinanza n. 3651/2011)

 

Quando può essere confiscato il denaro…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it