Diario quotidiano del 19 dicembre 2013: più semplice (e meno sanzionato) compilare il quadro RW e tante altre novità…

Pubblicato il 19 dicembre 2013



Iva pagata a seguito di accertamento definitivo: come avvalersi di detrazione e rivalsa dell’imposta; noleggio occasionale imbarcazioni; regime IVA dell’attività di banca depositaria; profili fiscali del fondo patrimoniale; modelli impositivi applicabili ai redditi dei beni in comunione legale patrimoniale; Fisco: appunto sulle prossime scadenze; intermittenti calcolati per i giorni di effettivo lavoro; legge stabilità: modificata web-tax; ispezioni valide solo se ampiamente motivate; bozza di Unico 2014 Enti Non Commerciali; bozze di Unico Società di capitali e Cnm 2014; possibile dal 18 dicembre effettuare versamenti volontari a favore PMI; ufficio delle Dogane di Livorno trasferito; incentivi per l’assunzione di lavoratori in ASpI; lavoro accessorio: modifiche procedurali relative ai limiti economici; monitoraggio fiscale, più semplice compilare il quadro RW

 

Indice:

1) Iva pagata a seguito di accertamento definitivo: come avvalersi di detrazione e rivalsa dell’Imposta

2) Le regole per chi noleggia occasionalmente imbarcazioni

3) Regime IVA dell’attività di banca depositaria: servizi di controllo e di sorveglianza

4) Profili fiscali del fondo patrimoniale

5) Modelli impositivi applicabili ai redditi dei beni in comunione legale patrimoniale

6) Fisco: appunto sulle prossime scadenze

7) Intermittenti calcolati per i giorni di effettivo lavoro

8) Legge stabilità: modificata web tax

9) Ispezioni valide solo se ampiamente motivate

10) Disponibile la bozza di Unico Enti non commerciali 2014

11) Pronte le bozze di Unico Società di capitali e Cnm 2014

12) Possibile dal 18 dicembre effettuare versamenti volontari a favore PMI

13) Ufficio delle Dogane di Livorno trasferito

14) Incentivi per l’assunzione di lavoratori in ASpI

15) Lavoro accessorio: modifiche procedurali relative ai limiti economici

16) Monitoraggio fiscale, più semplice compilare il quadro RW: ecco il provvedimento sugli adempimenti

 

1) Iva pagata a seguito di accertamento definitivo: come avvalersi di detrazione e rivalsa dell’Imposta

Il contribuente può esercitare la rivalsa nei confronti dei cessionari dei beni o dei committenti dei servizi, ma solo dopo aver pagato imposte, sanzioni e interessi contenuti in un avviso di accertamento definitivo.

Il cessionario o committente potrà, a sua volta, esercitare il diritto alla detrazione dopo aver corrisposto al cedente o prestatore l’Iva addebitatagli in via di rivalsa.

L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 35/E del 17 dicembre 2013, ha sciolto i dubbi sulle regole per avvalersi di detrazione e rivalsa dell’Iva in presenza di un accertamento definitivo.

Adempimenti

Per esercitare la rivalsa dell’Iva pagata a titolo definitivo in sede di accertamento il cedente/commissionario deve emettere, e annotare nei registri Iva, una fattura (o una nota di variazione in aumento) con gli estremi identificativi dell’atto di accertamento che dà titolo alla rivalsa. Il diritto alla detrazione da parte del cessionario/committente è, invece, subordinato al pagamento dell’Iva accertata addebitatagli in via di rivalsa, con l’annotazione nel registro acquisti. L’Agenzia chiarisce che la norma non prevede particolari oneri a carico del committente/cessionario sul riscontro del versamento dell’imposta accertata, purché adempia agli ordinari doveri di diligenza e cautela nel verificare la correttezza e la regolarità della fattura ricevuta.

Rivalsa anche per gli strumenti deflattivi del contenzioso tributario

Quando il contribuente definisce l’accertamento utilizzando uno degli strumenti deflattivi del contenzioso tributario, come, per esempio, l’adesione, l’acquiescenza e la conciliazione giudiziale, può comunque addebitare in via di rivalsa l’Iva relativa all’accertamento. In tutti questi casi, infatti, si tratta di accertamenti divenuti definitivi.

Rivalsa e detrazione solo a giudizio concluso

Non è consentita la rivalsa, né l’esercizio del diritto alla detrazione, dell’imposta versata a seguito di atti non divenuti definitivi, né in pendenza di giudizio sull’avviso di accertamento. Ovviamente, a conclusione del contenzioso, si potrà esercitare la rivalsa nei confronti del cessionario/committente di quanto già versato nel corso del procedimento tributario.

Rateazione e compensazione

Il diritto alla rivalsa potrà essere esercitato anche in caso di rateazione degli importi dovuti al Fisco, a condizione che la prima rata, che perfeziona la procedura e rende definitivo l’accertamento, sia stata pagata a partire dal 24 gennaio 2012. In questo caso il diritto alla rivalsa potrà essere esercitato in relazione al pagamento delle singole rate. Inoltre, l’Agenzia chiarisce che, anche nell’ipotesi in cui l’Iva contestata sia assolta in parte mediamente versamento e in parte mediante compensazione con un credito Iva riconosciuto in sede definizione dell’accertamento, sarà possibile effettuare la rivalsa per l’intero ammontare di imposta accertato.

Esportatore abituale: Detrazione solo dopo avere pagato l’Iva accertata

Anche l’esportatore abituale, cui il Fisco ha contestato di aver effettuato acquisti senza pagare Iva oltre il plafond disponibile, può esercitare il diritto alla detrazione dell’Iva pagata dopo l’accertamento. Con riferimento ai tempi, l’Agenzia precisa che occorre far valere questo diritto, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui ha provveduto a pagare l’imposta, la maggiore imposta, le sanzioni e gli interessi. Ciò nel rispetto del principio di neutralità del tributo, per cui l’opportunità di detrarre l’Iva a debito pagata dopo l’accertamento è riconosciuta anche quando chi è tenuto a versare l’imposta non è il cedente/prestatore ma il cessionario/committente.

Decorrenza delle nuove regole

Il nuovo quadro normativo si applica agli accertamenti divenuti definitivi dopo l’entrata in vigore del Decreto liberalizzazioni (24 gennaio 2012), che ha modificato l’art. 60, settimo comma, del Dpr n. 633/1972. In ogni caso, il diritto alla detrazione può essere esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui è stata corrisposta l'imposta

addebitata in via di rivalsa.

 

2) Le regole per chi noleggia occasionalmente imbarcazioni

Più facile e immediato per i contribuenti che svolgono in forma occasionale attività di noleggio di imbarcazioni e navi da diporto dichiarare e versare l’imposta sostitutiva del 20%.

Tra le novità la possibilità di richiedere l’agevolazione con la dichiarazione dei redditi.

Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 17 dicembre 2013, infatti, viene stabilito come vada dichiarata e versata l’imposta sostitutiva e quali documenti conservare per poter fruire dell’agevolazione, riservata a coloro che effettuano il noleggio per un periodo non superiore a 42 giorni.

I passi da compiere prima del noleggio

Il provvedimento precisa che per poter fruire dell’imposta sostitutiva è necessario aver precedentemente inviato all’Agenzia delle entrate la “comunicazione di effettuazione del noleggio in forma occasionale”, disponibile sul sito internet delle Entrate. Il modello va sempre trasmesso prima dell'inizio di ogni noleggio, allegandolo a un messaggio di posta elettronica da inviare all’indirizzo e-mail dc.acc.noleggio@agenziaentrate.it.

Come dichiarare i proventi e come versare l’imposta

I contribuenti titolari o utilizzatori di imbarcazioni, sia persone fisiche sia società che in base all’oggetto sociale non svolgono attività di noleggio e locazione, dovranno indicare nella dichiarazione dei redditi i proventi derivanti dall’attività di noleggio occasionale. La dichiarazione sarà valida anche come richiesta di applicazione dell’imposta sostitutiva. L’imposta andrà versata tramite modello F24, i codici tributo e le istruzioni per compilare il modello di pagamento verranno fornite dalle Entrate con una risoluzione.

Quando il documento tutela il contribuente

In attesa dell’attivazione della procedura di invio telematico, i contribuenti dovranno conservare, fino allo scadere dei termini di decadenza dell’attività di accertamento, l’originale del modello di comunicazione, la ricevuta dell’invio della comunicazione e la documentazione relativa ai pagamenti ricevuti per l’attività di noleggio, in modo da poter dimostrare di aver diritto al regime agevolativo.

 

3) Regime IVA dell’attività di banca depositaria: servizi di controllo e di sorveglianza

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 97/E del 17 dicembre 2013, consente che, pure nei nuovi contratti, le parti assumano convenzionalmente la quota imponibile, rappresentativa del peso dell’attività di controllo e sorveglianza, del 28,3% dei corrispettivi totali, ferma la facoltà di individuare il corrispettivo specificamente imputabile ai servizi imponibili.

Non dovute le sanzioni, causa incertezza della norma. Inoltre, anche nei casi in esame, nei quali l’imposta è determinata assumendo un imponibile forfetario, l’Iva relativa all’accertamento definito mediante adesione e versata potrà essere addebitata in via di rivalsa ai committenti, giacché riferibile alle specifiche prestazioni dedotte nei contratti conclusi dalla banca depositaria.

Per quanto riguarda le annualità anteriori al 2013:

Rivalsa dell’imposta accertata

In base all’art. 60, comma 7, del Dpr 633/1972 (secondo la formulazione in vigore dal 24 gennaio 2012), il diritto alla rivalsa dell’imposta accertata presuppone la definizione dell’accertamento e il pagamento dell’imposta o della maggiore imposta, delle sanzioni (se dovute) e degli interessi. Pertanto, non è consentita la rivalsa di quanto versato a seguito di atti non divenuti definitivi. Dunque, l’Iva relativa all’accertamento definito mediante adesione versata all’Erario (compresi i casi in esame in cui l’imposta dovuta è definita assumendo come imponibile il 28,3% del corrispettivo) potrà essere addebitata in via di rivalsa, ai sensi del citato articolo 60. La regola vale per gli accertamenti divenuti definitivi dopo il 24 gennaio 2012, quando la disposizione è entrata in vigore.

Nell’ipotesi di pagamento rateale dell’imposta definitivamente accertata, il diritto alla rivalsa può essere esercitato progressivamente in relazione al pagamento delle singole rate accertamenti ancora in corso nei confronti delle Sgr.

In relazione alle controversie pendenti, la competenza a valutare iniziative in materia di autotutela o di abbandono del contenzioso è degli uffici operativi dell’Amministrazione, tenuti a valutare le specifiche fattispecie oggetto di attività di controllo.

Per quanto riguarda il 2013 e le annualità successive:

Future convenzioni

In sede di stipula delle nuove convenzioni e di rinnovo di quelle in essere, va evidenziato il corrispettivo imputabile all’attività di banca depositaria. È possibile assumere in via convenzionale, quale quota imponibile a Iva, il 28,3% del totale dei corrispettivi. Le parti, tuttavia, potranno indicare una percentuale diversa, sempre che, sulla base di criteri oggettivi, la stessa possa considerarsi rappresentativa dell’effettivo peso attribuibile alle attività di controllo e di sorveglianza.

Modalità di fatturazione della percentuale per il 2013

In relazione al 2013, l’applicazione dell’Iva alle attività di controllo e di sorveglianza rese dalla banca depositaria assumendo come base imponibile la percentuale del 28,3% obbliga la banca depositaria a emettere note di variazione in aumento, per integrare le fatture emesse in esenzione Iva in relazione ai corrispettivi già percepiti nel 2013 per quelle attività. La regolarizzazione delle operazioni mediante l’emissione delle note di variazione in aumento deve avvenire, in linea generale, entro i termini di liquidazione Iva previsti per la fattura originaria, emessa in esenzione da imposta (se i termini per la liquidazione periodica sono scaduti, la nota di variazione deve far riferimento al codice della liquidazione relativa alla fattura originaria).

Considerata la complessità e incertezza in ordine al regime fiscale delle attività rese dalla banca depositaria, l’Agenzia esclude l’applicazione di sanzioni per la regolarizzazione delle operazioni relative al 2013, ferma restando la corresponsione degli interessi moratori regime Iva del servizio di calcolo del valore della quota del fondo (Nav).

Il servizio di determinazione del valore della quota di ciascun fondo, delegato dalla Sgr a un soggetto terzo, può fruire del regime di esenzione poiché costituisce una funzione specifica ed essenziale riconducibile alla complessiva gestione dei fondi comuni d’investimento. Ciò alla luce dei principi espressi dalla Corte di giustizia, secondo cui, occorre che i servizi di gestione amministrativa e contabile dei fondi forniti da un gestore esterno formino un “insieme distinto, valutato globalmente” che adempie le funzioni specifiche ed essenziali del servizio per il quale è prevista l’esenzione, ossia per la gestione del fondo (ad esempio, non risulta esente la fornitura di una semplice prestazione materiale o tecnica, come la messa a disposizione di un sistema informatico).

 

4) Profili fiscali del fondo patrimoniale

L’Istituto di Ricerca dei Commercialisti (IRDCEC) ha pubblicato sul proprio sito internet un documento n. 27 di dicembre 2013 sui profili fiscali del fondo patrimoniale, il quale introdotto in occasione della riforma del diritto di famiglia, affonda le sue origini nell’istituto del patrimonio familiare, caratterizzato da una regolamentazione più conforme alla concezione giuridico-sociale del nucleo familiare vigente negli anni antecedenti la cennata riforma.

Il patrimonio familiare poteva avere ad oggetto soltanto beni immobili o titoli di credito (nominativi o con annotazione del vincolo) e poteva essere costituito da uno o da entrambi i coniugi con beni appartenenti ai rispettivi patrimoni o anche da un terzo, il quale poteva riservarsi la proprietà del bene concedendone il solo godimento. Ai sensi dell’art. 173 c.c., nella dicitura originaria, l’amministrazione del fondo spettava al coniuge proprietario o a quello designato; in mancanza, l’amministrazione spettava al marito. Il soggetto incaricato dell’amministrazione dei beni del fondo, la cui titolarità competeva ad altri soggetti, era tenuto alle obbligazioni normalmente a carico dell’usufruttuario. Come l’usufruttuario, pertanto, era tenuto a dichiarare i redditi percepiti dai beni appartenenti al patrimonio. Ove l’amministratore fosse stata la moglie, infine, in costanza del vincolo matrimoniale, i redditi dei beni appartenenti al patrimonio familiare avrebbero dovuto essere cumulati con quelli del marito alla stessa stregua dei beni dotali e di quelli parafernali.

Questo il relativo sommario:

- La disciplina codicistica del fondo patrimoniale;

- l’esecuzione sui beni destinati al fondo patrimoniale;

- la titolarità dei beni destinati al fondo patrimoniale;

- profili di imposizione diretta;

- modelli impositivi applicabili all’atto di costituzione del fondo patrimoniale.

 

5) Modelli impositivi applicabili ai redditi dei beni in comunione legale patrimoniale

L’Istituto di Ricerca dei Commercialisti (IRDCEC) ha pubblicato sul proprio sito internet un documento n. 26 di dicembre 2013 sui modelli impositivi applicabili ai redditi dei beni in comunione legale patrimoniale.

Con la riforma del diritto di famiglia viene introdotto nel nostro ordinamento il regime legale della comunione patrimoniale, scelto dal legislatore come regime ordinario, salva diversa convenzione espressa, e volto a realizzare, anche a livello patrimoniale, la perequazione fra coniugi che ha ispirato la cennata riforma.

All’evoluzione del modello sociale familiare e al conseguente passaggio dalla separazione alla comunione di beni, si è collegato, nella politica fiscale, il susseguirsi al principio del cumulo di quello dell’imposizione separata dei redditi prodotti all’interno del nucleo familiare e quindi la previsione di un’imputazione al 50% dei redditi dei beni che appartengono alla comunione legale. L’aver connesso questa particolare forma di imputazione dei redditi alla disciplina dettata dal Codice civile per la comunione legale ha fatto sì che tutta una serie di incertezze sulla corretta definizione dell’ambito di applicazione della comunione legale si riverberassero anche in ambito tributario.

L’IRDCEC, quindi, traccia una breve rassegna dei problemi che nel tempo sono stati evidenziati dagli interpreti in relazione alla complessa trasposizione in ambito fiscale del regime della comunione legale.

A tal fine, dopo aver brevemente delineato le caratteristiche peculiari e la natura della comunione, vengono illustrati i modelli impositivi utilizzati con riferimento ai redditi familiari e sono analizzate le principali questioni riscontrate in materia.

Ecco il connesso sommario:

- La comunione legale;

- criteri di imputazione dei redditi dei beni in comunione legale,

- le partecipazioni societarie.

 

6) Fisco: appunto sulle prossime scadenze

Il governo ha pubblicato sul proprio sito un promemoria delle future scadenze con le modalità di calcolo e versamento.

Per gli immobili diversi dall’abitazione principale si deve fare riferimento alle aliquote deliberate dai Comuni e pubblicate sui rispettivi siti istituzionali entro il 9 dicembre 2013. Si calcola, quindi, l’imposta dovuta per tutto il 2013 e si sottrae quanto già corrisposto a titolo di prima rata. Per i terreni agricoli non posseduti da coltivatori diretti o da IAP si calcola l’imposta per l’intero anno e si sottrae l’importo che si sarebbe dovuto pagare a giugno come prima rata (e non si è pagato perché è intervenuto il decreto che l’ha abolita).

Il 16 gennaio 2014 (il termine potrebbe essere posticipato in sede di approvazione della legge di stabilità 2014) è la scadenza per versare la parte residua dell’IMU sull’abitazione principale e relative pertinenze, sui terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti o IAP, iscritti nella previdenza agricola e sui fabbricati rurali strumentali.

Si deve pagare anche la prima rata 2014 della TASI (tributo sui servizi indivisibili) e la prima rata 2014 della TARI (tassa sui rifiuti). Entro lo stesso termine deve essere versata la maggiorazione TARES per il 2013, nel caso in cui il Comune non abbia inviato il relativo bollettino in tempo utile per far rispettare ai contribuenti la scadenza del 16 dicembre 2013.

Modalità di calcolo e versamento

A ai fini del versamento entro il 16 gennaio 2014 della parte residuale dell’IMU, il contribuente deve calcolare l’imposta totale per il 2013 sulla base dell’aliquota e della detrazione fissate dai Comuni (e pubblicate sul loro sito entro il 9 dicembre 2013), quindi sottrarre l’imposta annuale calcolata applicando l‘aliquota di base e la detrazione di base.

Di questo importo differenziale il contribuente deve versare il 40% utilizzando il modello F24 o il bollettino di conto corrente postale IMU. Per la prima rata della TASI (il tributo si paga in quattro rate), si deve calcolare l’imposta applicando l’aliquota di base dell’1 per mille e dividere per quattro. Nel 2014 i Comuni possono aumentare l’aliquota fino al 2,5 per mille, quindi ,con l’ultima rata si dovrà effettuare l’eventuale conguaglio. La Tari segue sostanzialmente la stessa modalità di calcolo della Tares (che è stata in vigore fino al 2013).

 

7) Intermittenti calcolati in forza lavoro media per i giorni di effettivo lavoro

Le recenti faq dell’Inps correggono la circolare 111/2013.

Nella circolare n. 111/2013, al paragrafo 3.3.1, si sostiene che la base di computo della forza aziendale per la valutazione dell’incremento occupazionale comprende le varie tipologie di lavoratori a tempo determinato e indeterminato, salvo il lavoro cosiddetto accessorio, ma nello schema a) dell’allegato 3, a pag. 2, viene affermato che anche i lavoratori intermittenti e i ripartiti non vanno considerati. Come devo interpretare questa contraddizione?

  1. La pagina 2 dell’allegato 3 contiene un errore: prevale quanto detto nel testo della circolare. E’, pertanto, escluso dalla base di computo solo il lavoro accessorio: i lavoratori intermittenti e ripartiti, invece, devono essere considerati nella base di computo (15.11.2013).

I lavoratori intermittenti incidono sul calcolo della forza media ai fini della determinazione dell' incremento occupazionale? In che modo?

  1. Sì: i lavoratori intermittenti incidono sul calcolo della forza media ai fini della determinazione dell’incremento occupazionale. Per la forza media dell’anno precedente l’assunzione è corretto conteggiare i lavoratori intermittenti per i giorni di effettivo servizio prestato; per la forza media stimata per l’anno successivo l’assunzione i lavoratori intermittenti devono essere conteggiati solo per il periodo della chiamata eventualmente in corso il giorno dell'assunzione agevolata.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 18 dicembre 2013)

8) Legge stabilità: modificata web tax

La commissione Bilancio della Camera ha dato il via libera alla legge di stabilità.

Sono state riformulate le norme già approvate eliminando l’obbligo di partita Iva per le società che effettuano commercio elettronico.

Sembra ormai scontato il voto di fiducia, vista la prossimità della pausa natalizia e la necessità di un ultimo definitivo passaggio del ddl in Senato.

 

9) Ispezioni valide solo se ampiamente motivate

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 28188 del 17 dicembre 2013, ha stabilito che l’ispezione della Guardia di finanza è illegittima e non può essere usata ai fini dell'accertamento fiscale se il decreto di autorizzazione della procura non motiva adeguatamente sui gravi indizi di evasione.

La vicenda ha riguardato una società che gestiva un albergo. Lo stabile era adibito a uso aziendale e ad abitazione. Un uso promiscuo, dunque. L’imprenditore aveva impugnato l’accertamento contestando che il decreto della procura non aveva adeguatamente motivato sui gravi indizi di evasione fiscale.

La C.T.P. ha annullato l’atto impositivo con sentenza confermata dalla C.T.R..

A questo punto l’Agenzia delle entrate ha presentato ricorso in Cassazione, ma senza successo. La Suprema Corte, infatti, lo ha respinto chiarendo che il giudice tributario, in sede di impugnazione dell’atto impositivo basato su libri, registri, documenti e altre prove reperite mediante accesso domiciliare autorizzato dal procuratore della repubblica, ai sensi dell’art. 52 del dpr n. 633/72, ha il dovere, oltre che di verificare la presenza di una motivazione sulla sussistenza di gravi indizi del verificarsi dell’illecito fiscale, anche di controllare la correttezza di tale apprezzamento.

 

10) Disponibile la bozza di Unico Enti non commerciali 2014

E’ arrivata, sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, la bozza del Modello Unico per gli Enti non commerciali (Enc) 2014. Tra le novità, il modello apre alla correzione degli errori contabili e all’imposta sostitutiva del 20% sui proventi derivanti da attività di noleggio occasionale di imbarcazioni. Accoglie, poi, le semplificazioni già contenute nella bozza di Unico Sp 2014. In particolare, confluiscono in Unico Enc 2014 le minusvalenze sopra i 50mila euro, se derivanti da operazioni su azioni o altri titoli negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri, e quelle sopra i 5 milioni di euro, se scaturite da cessioni di partecipazioni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie realizzate anche a seguito di più atti di disposizione. La bozza, inoltre, prevede prospetti per le spese legate al risparmio energetico e per gli interventi su edifici destinati ad attività produttive situati nelle zone sismiche.

Imposta sostitutiva sui proventi derivanti da attività di noleggio occasionale

Nuova sezione nel quadro Rq per i soggetti non residenti che devono indicare l’imposta sostitutiva del 20% sui proventi derivanti dall’attività di noleggio occasionale di imbarcazioni e navi da diporto.

Comunicare i dati delle minusvalenze

A partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013, vanno indicati solo nella dichiarazione dei redditi e non più, quindi, inviati alla Direzione Regionale competente, i dati e le notizie relative alle minusvalenze di ammontare complessivo superiore a 5 milioni di euro, derivanti da cessioni di partecipazioni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie realizzate, anche a seguito di più atti di disposizione. La stessa modalità di comunicazione è prevista per le minusvalenze e le differenze negative di importo superiore a 50mila euro, derivanti da operazioni su azioni o altri titoli negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri. Il modello Unico Enc ha, infatti, un nuovo prospetto in cui il contribuente può indicare direttamente questi dati, come previsto dal pacchetto delle semplificazioni fiscali presentate nella conferenza stampa dell’Agenzia dello scorso 3 luglio.

Le modifiche dei criteri di valutazione vanno in dichiarazione

Un’impresa che intende comunicare all’Agenzia delle Entrate le eventuali modifiche riguardanti i criteri di valutazione dei beni adottati nei precedenti esercizi potrà farlo direttamente in Unico Enc, a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013. Inaugurata, infatti, nel quadro Rs, una casella dedicata alle modifiche riguardanti i criteri di valutazione dei beni d’impresa adottati nei precedenti esercizi. Questa nuova modalità sostituisce, quindi, quella precedentemente prevista, come stabilito dal pacchetto delle semplificazioni fiscali dello scorso 3 luglio.

Quadro Rs: focus sugli errori contabili

Nel quadro Rs si fa spazio, inoltre, la correzione degli errori contabili derivanti dalla mancata imputazione di componenti negativi nel corretto esercizio di competenza. I contribuenti che devono correggere gli errori contabili, possono compilare il nuovo prospetto direttamente nel modello Unico Enc.

Spese per interventi nelle zone sismiche e per risparmio energetico

Restyling del quadro Rs che da quest’anno tiene conto anche delle spese sostenute per gli interventi su edifici destinati ad attività produttive situati nelle zone sismiche ad alta pericolosità.

In particolare, chi ha sostenuto dal 4 agosto al 31 dicembre 2013 spese per adottare misure antisismiche può detrarre il 65%, fino a un ammontare complessivo di spesa non superiore a 96mila euro per unità immobiliare. Presente anche quest’anno la sezione dedicata alle detrazioni d’imposta per gli interventi finalizzati al risparmio energetico degli edifici, che sono state prorogate fino alla fine dell’anno. La misura della detrazione è, inoltre, elevata dal 55% al 65% per le spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2013.

 

11) Pronte le bozze di Unico Società di capitali e Cnm 2014

In rete per il 2014 le bozze del modello Unico Società di capitali (Sc) e del modello Consolidato nazionale e mondiale (Cnm), aggiornati in base alle ultime novità normative. Tra le principali, la correzione degli errori contabili, la proroga delle spese sostenute per il risparmio energetico, gli investimenti in Start-up e i dati relativi alle minusvalenze e alla variazione dei criteri di valutazione dei beni d’impresa.

Esordio dei prospetti dedicati agli errori contabili e alle spese nelle zone sismiche

Le società di capitali e le società partecipanti al consolidato possono correggere gli errori di imputazione dei componenti di reddito nell’esercizio di competenza,

compilando il nuovo prospetto del quadro Rs del modello Unico Sc e la nuova casella del quadro Cs del modello Cnm.

Le società di capitali possono, inoltre, indicare nel quadro Rs le spese sostenute per gli interventi su edifici destinati ad attività produttive situati nelle zone sismiche ad alta pericolosità, mentre le società partecipanti al consolidato possono farlo, indicando le spese nel quadro Cs. Entrambi i modelli recepiscono la proroga della detrazione per le spese legate al risparmio energetico, innalzata dal 55% al 65% per gli interventi sostenuti dal 6 giugno al 31 dicembre 2013.

Arrivano gli investimenti in Start-up innovative

Nei quadri Nx e Mx del modello Consolidato nazionale e mondiale e nel quadro Rs del modello Unico Sc, sono presenti, da quest’anno, prospetti ad hoc per le società che intendono usufruire delle agevolazioni fiscali previste per gli investimenti in Start-up innovative, introdotte dal Dl n.179/2012.

Minusvalenze e variazione criteri di valutazione beni in Unico Sc 2014

I dati relativi alle minusvalenze di ammontare complessivo superiore a 5 milioni di euro scaturite da cessioni di partecipazioni che costituiscono immobilizzazioni finanziarie realizzate anche a seguito di più atti di disposizione e le minusvalenze di importo superiore a 50mila euro derivanti da operazioni su azioni o altri titoli negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri possono essere indicati in una casella specifica del quadro Rs del modello Unico Sc 2014. Non c’è più l’obbligo, quindi, di comunicarli all’Agenzia poiché vanno direttamente in dichiarazione, come previsto dal pacchetto delle semplificazioni fiscali presentate nella conferenza stampa dell’Agenzia dello scorso 3 luglio. Lo stesso vale anche per le società che hanno intenzione di comunicare eventuali variazioni dei criteri di valutazione dei beni d’impresa poiché è stato previsto un prospetto dedicato a questi dati.

 

12) Possibile dal 18 dicembre effettuare versamenti volontari a favore PMI: Attivato capitolo ad hoc nel bilancio dello Stato

E’ possibile dal 18 dicembre 2013 effettuare versamenti volontari al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese da parte di associazioni, enti, società o singoli cittadini. Il Ragioniere Generale dello Stato, Daniele Franco, ha firmato il decreto ministeriale che attiva un apposito capitolo d’entrata nel bilancio dello Stato (il capitolo n. 3693 del capo 18) dove confluiranno i contributi spontanei destinati alla microimprenditorialità, secondo quanto previsto dal Decreto Legge n. 69 del 2013 (il cosiddetto “dl del fare”) convertito nella Legge 9 agosto 2013 n. 98. Il versamento sul citato capitolo può essere effettuato direttamente presso la tesoreria provinciale dello Stato, ovvero mediante conto corrente postale intestato alla stessa tesoreria, specificando il capitolo d’entrata. La Banca d’Italia sta procedendo in queste ore a generare i codici Iban specifici per consentire, dai prossimi giorni, il versamento anche tramite bonifico bancario o postale. In tutti i casi deve essere indicata la causale.Va ricordato che sarebbe stato possibile effettuare i versamenti a favore delle pmi anche prima della firma del decreto, destinando le risorse ad un altro capitolo di entrata (n.2368/07) , dove affluiscono i contributi da riassegnare alle finalità individuate nella causale.

(MEF, comunicato stampa n. 249 del 18 dicembre 2013)

 

13) Ufficio delle Dogane di Livorno trasferito

Sono in atto le operazioni di trasloco degli Uffici delle Dogane di Livorno da Via delle Cateratte n. 88 alla sede storica di Piazza Arsenale n. 10, mentre gli Uffici della Darsena Toscana si sposteranno al Porto Industriale.

Il trasloco sarà completato presumibilmente entro lunedì 23 dicembre prossimo.

Gli utenti sono pregati, in caso di necessità, di contattare l’Ufficio URP:

E-mail dogane.livorno.urp@agenziadogane.it.

(Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, comunicato del 18 dicembre 2013)

 

14) Incentivi per l’assunzione di lavoratori in ASpI

L’INPS, con la circolare n. 175 del 18 dicembre 2013, illustra gli aspetti generali della legge n. 99 del 9 agosto 2013, di conversione del Decreto Legge n. 76 del 28 giugno 2013 recante “Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore Aggiunto (IVA) e altre misure urgenti”. Il provvedimento è finalizzato prevalentemente a rilanciare l’occupazione attraverso la previsione di incentivi per l’assunzione di giovani nonché di interventi in favore della ricollocazione lavorativa di soggetti privi di occupazione, percettori dell’indennità ASpI. La circolare 175/2013, inoltre, fornisce istruzioni per consentire alle aziende di accedere alla nuova misura incentivante introdotta dal D.L. 76/2013.

 

15) Lavoro accessorio: modifiche procedurali relative ai limiti economici

La Legge. n. 92/2012 e poi la Legge. n. 99/2013 di conversione del Decreto Legge n. 76/2013, hanno introdotto ulteriori modifiche alla normativa in materia di lavoro occasionale accessorio novellando significativamente l’art. 70 del D.Lgs. n. 276/ 2003 anche attraverso la ridefinizione della natura giuridica delle prestazioni non più definite di natura “meramente occasionale” nonché intervenendo sui limiti economici per i compensi erogati a seguito delle prestazioni di lavoro accessorio per singolo prestatore.

In precedenza sono state fornite le prime indicazioni in merito (circolare n. 49 del 29 marzo 2013).

Adesso l’INPS, con la circolare n. 176 del 18 dicembre 2013, fornisce le indicazioni sulle modifiche alle procedure automatizzate, con particolare riferimento alla definizione dei flussi di pagamenti intercorsi tra i soggetti interessati in relazione ai limiti dei compensi erogabili nell’arco dell’anno solare e conseguenti oneri informativi a carico del singolo prestatore.

Interventi procedurali relativi ai limiti economici

Come indicato dalla circolare n. 49/2013 la nuova normativa sui buoni lavoro modifica sostanzialmente il parametro di riferimento economico che qualifica il lavoro accessorio, spostando dal committente al prestatore il soggetto a cui riferire tale nuovo limite.

Infatti si prevede che il compenso complessivamente percepito dal prestatore non possa essere superiore nel corso di un anno solare, inteso come periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre:

- a 5.000 euro, con riferimento alla totalità dei committenti, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 6.666 € lordi;

- a 2.000 euro per prestazioni svolte a favore di imprenditori commerciali o professionisti, con riferimento a ciascun committente, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 2.666 € lordi;

- a 3.000 euro per i prestatori percettori di prestazioni integrative del salario o con sostegno al reddito che, per l’anno 2013, possono effettuare lavoro accessorio in tutti i settori produttivi compresi gli enti locali, da intendersi come importo netto per il prestatore, corrispondenti a 4000 € lordi.

Il rispetto dei limiti economici costituisce un elemento fondamentale per la qualificazione delle prestazioni accessorie, così come indicato dal Ministero del Lavoro con circolare n. 4 del 18 gennaio 2013, in considerazione delle conseguenze di tipo sanzionatorio derivanti da un superamento degli importi massimi previsti.

Al fine di agevolare i committenti e i prestatori nel riscontro dei compensi riscossi nel corso dell’anno, le procedure telematiche di calcolo e di presentazione dei compensi ricevuti dal prestatore sono state revisionate e adeguate ai requisiti previsti dalla norma, sviluppando specifiche funzionalità, di visualizzazione di tali compensi sia da parte del committente che del prestatore.

In considerazione del periodo transitorio di validità della precedente disciplina con riferimento ai voucher acquistati entro il 18 luglio 2012, le procedure mettono a disposizione dei committenti e dei prestatori, per gli anni 2013 e 2014, tabelle separate per i compensi rientranti nella normativa previgente e/o in quella attuale.

Si fa presente che gli estratti conto accessibili in procedura presentano i compensi riscossi in base allo stato di rendicontazione dei voucher incassati trasmesso all’Istituto dai soggetti che gestiscono il servizio di riscossione (Poste, Tabaccai, Banche popolari), che può scontare un disallineamento di tipo tecnico rispetto alla data effettiva del pagamento al prestatore.

Inoltre, dal momento che i voucher possono essere riscossi dal prestatore nel corso del periodo di validità (24 mesi per i voucher INPS e postali, 12 mesi per i voucher distribuiti dai tabaccai abilitati e Banche popolari), il relativo compenso può non essere presente nell’estratto conto del prestatore.

Per questi motivi, rimane fermo quanto previsto dalla circolare n. 4 del Ministero del Lavoro del 18 gennaio 2013, in ordine alla dichiarazione dei prestatori di non superamento dei limiti economici, ai sensi dell’articolo 46, comma 1 lett. o) del DPR n. 445/2000, con riferimento sia ai voucher riscossi che a quelli ricevuti, ma non ancora incassati, nell’anno solare.

Le nuove funzionalità messe a disposizione dei committenti, dei delegati autorizzati e dei prestatori di lavoro, saranno disponibili nell’elenco di tutti i Servizi Online, nella sezione Lavoro Accessorio, all’interno del sito www.inps.it.

- Committenti: accedendo alla sezione per Committenti/Datori di Lavoro (accesso con PIN), sarà disponibile il nuovo Estratto Conto Prestatore, dove un committente potrà visionare, specificando l’anno di riferimento ed il codice fiscale del prestatore, i compensi lordi totali da questi percepiti, sia in riferimento al committente stesso che a tutti gli eventuali altri committenti. La procedura proporrà all’utente due diversi estratti a seconda della normativa vigente alla data di emissione dei voucher.

- Delegati: le funzionalità descritte, ad uso dei committenti, saranno disponibili anche per i delegati autorizzati, accedendo all’area a loro dedicata, nella sezione Consulenti, associazioni e delegati (accesso con PIN).

- Prestatori: i prestatori potranno accedere all’area a loro dedicata nella sezione Prestatori, utilizzando il proprio codice fiscale ed un codice di identificazione di un qualsiasi voucher in loro possesso.

La nuova funzionalità di Estratto Conto Committenti consentirà al lavoratore, specificando l’anno di riferimento, di visionare i compensi lordi da lui percepiti da ogni datore di lavoro, ovvero da uno di essi.

Per i prestatori sarà possibile anche visualizzare l’elenco di tutte le prestazioni lavorative effettuate e registrate negli archivi dell’Istituto.

 

16) Monitoraggio fiscale, più semplice compilare il quadro RW: ecco il provvedimento sugli adempimenti

Quadro RW più semplice per chi detiene le attività estere in Paesi che collaborano a un adeguato scambio di informazioni ma più forte contro le frodi internazionali. Entrano in dichiarazione gli investimenti sotto i 10 mila euro e l’obbligo di compilarla scatta anche per i titolari “effettivi” delle attività all’estero, non più solo per quelli diretti.

A fissare i nuovi contenuti del quadro dedicato al monitoraggio fiscale è il provvedimento firmato il 18 dicembre 2013 dal direttore dell’Agenzia delle entrate, alla luce delle modifiche introdotte dalla legge europea 2013.

Quadro RW, all’appello i titolari effettivi di investimenti e attività estere

Sono chiamati dal Fisco a compilare il quadro Rw di Unico non soltanto i possessori formali delle attività estere, ma anche chi può esserne considerato titolare effettivo in base alla normativa antiriciclaggio. Lo status può essere riferito non solo alle persone fisiche, ma anche agli enti non commerciali e alle società semplici ed equiparate, residenti in Italia.

In questo caso, il contribuente è tenuto a indicare nel quadro RW il valore della

partecipazione detenuta nella società estera e la relativa percentuale. Tuttavia, se la partecipazione è detenuta in una società estera residente in un Paese non collaborativo, in luogo dell’indicazione nel quadro RW della partecipazione, dovrà essere indicato il valore degli investimenti detenuti all’estero dalla società seguendo un approccio di tipo look through.

Paesi collaborativi, non solo white list

In particolare, l’Amministrazione finanziaria dà una definizione a maglie larghe di Stati o territori collaborativi, includendo tra questi non solo i Paesi appartenenti alla white list ma anche quelli che, pur non rientrando nella lista, prevedono un opportuno scambio di informazioni con il Fisco italiano tramite una convenzione contro le doppie imposizioni, uno specifico accordo internazionale oppure perché con essi si attuano disposizioni comunitarie sull’assistenza amministrativa. In tutte queste ipotesi, infatti, questi Stati assicurano comunque la possibilità di un controllo da parte del Fisco italiano.

Gli esclusi dal monitoraggio, occhio ai tempi utili per l’esonero

Restano fuori dagli obblighi di monitoraggio gli enti commerciali e le società, escluse quelle semplici. Sono esonerati anche gli enti pubblici. Non rientrano tra questi, e devono quindi compilare il quadro Rw, gli enti di previdenza obbligatoria istituiti in forma di associazione o fondazione. Sono esclusi dall’obbligo anche gli organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr) istituiti in Italia, i fondi immobiliari soggetti al regime di non imponibilità e le forme pensionistiche complementari per cui vale il regime fiscale sostitutivo. L’esonero vale anche per le persone fisiche che prestano lavoro all’estero per lo Stato italiano, per le organizzazioni internazionali o in zone di frontiera. In particolare, l’esclusione dal monitoraggio è riconosciuta per l’intero periodo d’imposta se l’attività lavorativa all’estero è svolta in via continuativa per la maggior parte del periodo e, nel caso di rientro in Italia, a condizione che il lavoratore trasferisca le attività entro sei mesi dall’interruzione del rapporto di lavoro oltreconfine.

 

Vincenzo D’Andò