Diario quotidiano del 13 dicembre 2013: in arrivo una sanatoria per il rientro dei capitali dall’estero?

Pubblicato il 13 dicembre 2013



notai: Fisco si pronuncia su imposta di bollo e di registro; DURC e benefici normativi e contributivi; accordo di ristrutturazione del debito e contributo di ingresso mobilità; associazioni sportive in regime speciale esonerate dall’acconto IVA 2013; dichiarazione Iva presentata in via telematica: mancanza della firma sulla copia cartacea; modalità di calcolo dell’acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi diversi di natura finanziaria; regime IVA delle cessioni di beni di oro usato; termini e modalità di pagamento dell’accisa su alcuni prodotti; detrazioni fiscali per chi compra libri; legge stabilità: verso emendamento Governo sanatoria rientro capitali

 

 Indice:

 1) Notai: fisco si pronuncia su imposta di bollo e di registro

 2) DURC e benefici normativi e contributivi: cause ostative

 3) Accordo di ristrutturazione del debito e contributo di ingresso mobilità

 4) Associazioni sportive in regime speciale esonerate dall’acconto Iva 2013

 5) Dichiarazione Iva presentata in via telematica: mancanza della firma sulla copia cartacea

 6) Modalità di calcolo dell’acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi diversi di natura finanziaria in regime del risparmio amministrato

 7) Regime IVA delle cessioni di beni di oro usato destinati al processo di affinazione e trasformazione industriale

 8) Termini e modalità di pagamento dell’accisa su alcuni prodotti

 9) Detrazioni fiscali per chi compra libri

 10) Legge stabilità: verso emendamento governo sanatoria rientro capitali

 

 

1) Notai: fisco si pronuncia su imposta di bollo e di registro

L’Agenzia delle entrate, nella risoluzione n. 89 del 11 dicembre 2013, si é pronunciata in materia di imposta di bollo, precisando che non è dovuta l’imposta di bollo di 16 euro sulle copie conformi all’originale di atti civili relativi ai trasferimenti immobiliari rogati, ricevuti o autenticati da notaio o da altro pubblico ufficiale, ove le copie siano richieste al fine di effettuare la domanda di voltura catastale presso i competenti uffici dell’Agenzia delle entrate.

Prevale la ratio della norma (art. 4 del Dpr 650/1972), che ha inteso esentare dall’imposta di bollo le copie degli atti civili, giudiziali o amministrativi e delle denunce di trasferimento per causa di morte, se destinate a essere allegate alla domanda di voltura catastale.

L’ufficio centrale degli Archivi notarili ha chiesto alle Entrate se, in seguito alla cessazione dall’esercizio delle funzioni del notaio che ha registrato un atto pubblico, l’Archivio presso cui questo atto è conservato deve applicare l’imposta di bollo alla copia conforme che rilascia per l’allegazione a una richiesta di voltura catastale.

Perché il dubbio se l’art. 4, comma 5, lettera a), del Dpr 650/1972, prevede – molto chiaramente – che le copie da allegare alla domanda di voltura catastale siano rilasciate “in carta libera”, e, quindi, in esenzione dall’imposta di bollo?L’incertezza nasce dalle disposizioni dell’Ordinamento del notariato e degli archivi notarili, in base alle quali questi ultimi possono rilasciare copie degli atti conservati “esclusivamente” in forma autentica (articoli 69 e 112, legge 89/1913). Con conseguente applicazione dell’articolo 1, comma 1, della tariffa, prima parte, allegata al Dpr 642/1972, che prevede il pagamento di 16 euro per ogni foglio per gli “Atti rogati, ricevuti o autenticati da notai o da altri pubblici ufficiali e certificati, estratti di qualunque atto o documento e copie dichiarate conformi all’originale rilasciati dagli stessi”.

L’interpellante, quindi, chiede se il disposto del Dpr 642/1972 e la circostanza che gli archivi notarili possano rilasciare copia degli atti conservati solo in forma autentica facciano venir meno il trattamento di esenzione dall’imposta di bollo previsto per le copie rilasciate per uso voltura catastale.

Dal canto suo, l’Agenzia delle entrate risponde che l’espressione “copia in carta libera” utilizzata nell’art. 4 del Dpr 650/1972 denota la volontà del legislatore di esentare dall’imposta di bollo il rilascio della copia dell’atto notarile, se destinata a essere allegata alla domanda di voltura catastale.

Si tratta quindi di una deroga alla regola generale che prevede l’assoggettamento all’imposta di bollo delle copie dichiarate conformi rilasciate dai notai o altri pubblici ufficiali.

In tali casi, comunque, è opportuno che il pubblico ufficiale che rilascia una copia conforme senza assolvimento del Bollo indichi sulla stessa la norma di esenzione o l’uso cui è destinata.

Il notaio non può chiedere il rimborso dell’imposta registro pagata in eccesso

Per le somme versate in eccesso in sede di registrazione di atti rogati, la titolarità alla presentazione dell’istanza di rimborso è unicamente in capo alle parti contraenti e non anche in capo al notaio che nulla potrà vantare nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, poiché estraneo al rapporto tributario.Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 90/E dell’11 dicembre 2013, con la quale affronta la questione dell’estraneità del notaio al rapporto tributario e la conseguente esclusione della titolarità del diritto al rimborso da parte del pubblico ufficiale rogante.

Il tutto nasce dalla risposta a un’istanza di consulenza giuridica in cui viene rappresentato il caso di alcuni notai che hanno chiesto all’Agenzia delle Entrate le modalità di recupero (mediante istanza di rimborso sulla base di quanto previsto dall’art. 77 del Dpr 131/1986 oppure attraverso la “compensazione”, ai sensi dell’art. 3-ter del Dlgs 463/1997) delle imposte di registro non dovute in virtù dei chiarimenti forniti – in tema di assoggettabilità all’imposta di registro degli atti che contengono più disposizioni – dalla circolare n. 44/2011.

La risoluzione affronta, in via preliminare, la valenza dei documenti emanati dall’Amministrazione finanziaria, chiarendo che alle circolari dell’Agenzia delle entrate, per la loro natura di mera interpretazione di una norma di legge, non può essere riconosciuta alcuna efficacia esterna, poiché le stesse costituiscono lo strumento mediante il quale l’Amministrazione fornisce indicazioni in ordine alle modalità operative che dovranno seguire in futuro i propri uffici.Ne consegue che i documenti di prassi sono del tutto inidonei a incidere sul rapporto tributario e, pertanto, l’eventuale spettanza del diritto al rimborso consegue unicamente al versamento, in sede di autoliquidazione, di un’imposta che il contribuente non avrebbe dovuto versare e non al fatto che successivamente è intervenuta la circolare n. 44/2011.

L’Agenzia precisa, inoltre, che non può applicarsi al caso concreto la disposizione contenuta nell’art. 3-ter, ultimo comma, del D.Lgs. n. 463/1997, secondo cui “Per i notai è ammessa la compensazione di tutte le somme versate in eccesso in sede di autoliquidazione con le imposte dovute per atti di data posteriore, con conseguente esclusione della possibilità di richiedere il rimborso all'Amministrazione finanziaria”.

Con tale norma il legislatore ha, infatti, inteso estendere l’istituto della compensazione, introdotto dal Dlgs 241/1997, anche a favore dei notai con riferimento alle somme versate in eccesso per mero errore in fase di autoliquidazione, che possono essere compensate con le imposte dovute per atti di data posteriore.

L’ambito di operatività della compensazione di cui al richiamato art. 3-ter è, quindi, circoscritto alle eccedenze di pagamento evidenziate in modo automatico dal sistema informativo che consente, quindi, agli uffici di sapere se le imposte autoliquidate si discostano in eccesso o in difetto rispetto a quelle effettivamente dovute; pertanto, una volta terminata questa fase, non è più ammessa la possibilità per i notai di compensare quanto versato in più.

L’Agenzia delle entrate nega, poi, la legittimazione del notaio rogante a richiedere il rimborso, anche sulla base di quanto previsto dall’art. 77 del Dpr 131/1986.

 

2) DURC e benefici normativi e contributivi: cause ostative

Il Ministero del Lavoro, con interpello n. 33 del 11 dicembre 2013, ha risposto ad un quesito del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, in merito alla corretta interpretazione del D.M. 24 ottobre 2007 recante le “le modalità di rilascio, i contenuti analitici del Documento Unico di Regolarità Contributiva”.

In particolare l’istante chiede chiarimenti in ordine alla corretta individuazione dell’arco temporale di riferimento di non rilascio del DURC in presenza delle cause ostative indicate nella Tabella A di cui al medesimo Decreto.

Questa la risposta in sintesi:

“...In sostanza la Tabella A del Decreto stabilisce che, in presenza di violazioni definitivamente accertate, l’impresa non possa ottenere il DURC utile al godimento di benefici “normativi e contributivi” (v. art. 1, comma 1175, L. n. 296/2006) per un determinato periodo di tempo, pari anche a 24 mesi.

Tali periodi decorrono evidentemente dal momento in cui gli illeciti che ne costituiscono il presupposto sono definitivamente accertati. Così come chiarito da questo Ministero con circ. n. 5/2008, pertanto, “ai fini dell’impedimento al rilascio di un DURC, dette violazioni devono essere state accertate con sentenza passata in giudicato ovvero con ordinanza ingiunzione (evidentemente non impugnata); viceversa, l’estinzione delle violazioni attraverso la procedura della prescrizione obbligatoria ovvero, per quanto concerne le violazioni amministrative, attraverso il pagamento in misura ridotta ex art. 16 della L. n. 689/1981 non integra il presupposto della causa ostativa”.

Una volta esaurito il periodo di non rilascio del DURC l’impresa potrà evidentemente tornare a godere di benefici “normativi e contributivi”, ivi compresi quei benefici di cui è ancora possibile usufruire in quanto non legati a particolari vincoli temporali.

In tal senso e a titolo esemplificativo sarà possibile godere di eventuali benefici legati alla corresponsione di “premi di risultato” laddove il termine per l’effettiva erogazione – liberamente scelto dal datore di lavoro e, dunque, non soggetto a decadenze (in quanto, ad esempio, non sia contrattualmente previsto che i premi vadano corrisposti entro una determinata data) – ricada in un periodo di assenza di una causa ostativa al rilascio del DURC, ai sensi dell’allegato A dell’art. 9 del D.M. 24 ottobre 2007.

Viceversa non sarà possibile usufruire per tutto il periodo di non rilascio del DURC di benefici concernenti ad esempio l’abbattimento degli oneri contributivi nei confronti dell’INPS nel caso in cui gli stessi vengano assolti in base a scadenze legali mensili. Va infatti chiarito che, trattandosi di agevolazioni correlate ad un preciso termine di fruizione, la regolarità contributiva deve sussistere con riferimento al mese dell’erogazione ovvero al periodo temporale all’interno del quale si colloca l’erogazione prevista dalla normativa di riferimento che, per ciascun periodo retributivo, legittima il datore di lavoro a fruire dell’agevolazione. Pertanto ove la richiesta di rimborso o di fruizione dell’agevolazione venga effettuata in un momento successivo rispetto a quelli sopra definiti, la verifica da parte dell’INPS, chiamato a riconoscere l’agevolazione, deve continuare a riferirsi all’arco temporale in cui l’agevolazione stessa avrebbe dovuto essere fruita.

Appare da ultimo opportuno ricordare alcune novità introdotte dall’art. 31 del D.L. n. 69/2013 (conv. da L. n. 98/2013).

In particolare, ai sensi del comma 8 ter del citato articolo, “ai fini della fruizione dei benefici normativi e contributivi in materia di lavoro e legislazione sociale e per finanziamenti e sovvenzioni previsti dalla normativa dell’Unione europea, statale e regionale, il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) ha validità di centoventi giorni dalla data del rilascio”.

Sul punto, fermo restando quanto sopra chiarito, va specificato che l’eventuale sospensione del DURC e quindi dei benefici “normativi e contributivi” in forza di una causa ostativa al suo rilascio opererà necessariamente a far data dalla scadenza dei 120 giorni di un eventuale Documento Unico rilasciato in precedenza per la stessa finalità.

 

3) Accordo di ristrutturazione del debito e contributo di ingresso mobilità

Il Ministero del Lavoro, con interpello n. 34 del 11 dicembre 2013, ha risposto ad un quesito del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, in merito alla corretta interpretazione dell’art. 3, comma 3, L. n. 223/1991, nella parte in cui dispone l’esenzione, per le imprese sottoposte a procedure concorsuali, dal versamento del contributo d’ingresso dovuto per ciascun lavoratore collocato in mobilità ai sensi dell’art. 5, comma 4, della citata Legge.

In particolare, l’istante chiede se anche l’ipotesi di accordo di ristrutturazione del debito stipulato ai sensi dell’art. 182 bis della Legge Fallimentare, da imprese che nel corso del trattamento di CIGS abbiano necessità di attivare la procedura di mobilità di cui all’art. 4 della L. n. 223/1991, possa essere assimilata alle fattispecie previste dall’art. 3 comma 3 citato, ai fini dell’esenzione dal versamento contributivo in esame.

Ecco la risposta in sintesi:

“...Per tali motivi, sembra possibile una “assimilazione” dell’istituto della ristrutturazione del debito con quelli di cui all’art. 3, comma 3, della L. n. 223/1991 ai fini dell’esonero dal versamento del contributo di cui all’art. 5, comma 4 della medesima Legge, atteso peraltro che tale esonero svolge, in tutte le ipotesi contemplate, la finalità di non incidere ulteriormente sulle situazioni di crisi delle imprese assoggettate alle procedure in questione.”.

 

4) Associazioni sportive in regime speciale esonerate dall’acconto Iva 2013

Le associazioni sportive dilettantistiche che si trovano nel regime di cui alla Legge n. 398/1991 sono esonerate dall’obbligo di dovere pagare l’acconto Iva.

Lo ricorda l’Ufficio Studi Tributari della F.I.G.C. con la circolare n. 30 del 11 dicembre 2013.

Il giorno 27 dicembre 2013 scade il termine per il versamento dell’acconto IVA 2013. Dal versamento dell’acconto sono esonerate, tra l’altro, le società e le associazioni sportive dilettantistiche che hanno optato per la Legge n. 398/91, nonché quelle che hanno iniziato l’attività nel corso dell’anno 2013 o che hanno cessato l’attività entro il 30 novembre 2013 se mensili, ed entro il 30 settembre 2013 se trimestrali.

L’acconto IVA, va versato se di importo pari o superiore ad € 103,30, e va determinato seguendo alternativamente i seguenti criteri:

- metodo storico: l’acconto va calcolato nella misura dell’88% dell’IVA dovuta per il mese di dicembre 2012 se la società esegue le liquidazioni mensilmente, o di quella dovuta per il quarto trimestre 2012 se il contribuente effettua trimestralmente la liquidazione dell’imposta;

- metodo previsionale: l’acconto è pari all’88% dell’IVA che si prevede di dover versare da parte dei contribuenti mensili per il mese di dicembre 2013, o che si prevede di dover versare in sede di dichiarazione annuale da parte dei contribuenti trimestrali;

- metodo analitico o effettivo: l’acconto da versare deve essere pari al 100% dell’imposta dovuta per le operazioni effettuate dal 1° al 20 dicembre 2013 per i mensili o dal 1° ottobre al 20 dicembre per i trimestrali.

Il versamento deve essere effettuato tramite F24 telematico con i seguenti codici tributo:

- 6013 contribuenti mensili;

- 6035 contribuenti trimestrali.

 

5) Dichiarazione Iva presentata in via telematica: mancanza della firma sulla copia cartacea

Non è nulla la dichiarazione Iva non firmata dal contribuente ma trasmessa all’ufficio in via telematica.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27712 del 11 dicembre 2013, ha precisato che “la dichiarazione è sottoscritta, a pena di nullità, dal contribuente o da chi ne ha la rappresentanza legale o negoziale. La nullità è sanata se il contribuente provvede alla sottoscrizione entro trenta giorni dal ricevimento dell’invito da parte del competente ufficio dell’Agenzia delle entrate”. L’obbligo della sottoscrizione della dichiarazione (per coloro che presentano la stessa telematicamente) riguarda una dichiarazione che gli stessi soggetti sono tenuti a conservare e non il modello trasmesso in via telematica, trattandosi appunto della copia del modello conservata dal contribuente; sicché ne è sicura la provenienza dallo stesso, mentre può esserne verificata in qualsiasi momento la sua conformità al modello telematicamente trasmesso. Così, per i contribuenti che trasmettono telematicamente la dichiarazione fiscale, l’ordinaria fattispecie della mancata sottoscrizione della dichiarazione cartacea, è di fatto irrealizzabile.

 

6) Modalità di calcolo dell’acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi diversi di natura finanziaria in regime del risparmio amministrato

La somma pagata che eccede quanto effettivamente dovuto nell’anno successivo è scomputabile dal versamento da eseguire nel medesimo periodo

L’acconto dell’imposta sostitutiva sui redditi diversi di natura finanziaria, che gli intermediari del settore devono versare entro il 16 dicembre, con il codice tributo 1140 e nella misura del 100%, si determina sommando gli importi dei versamenti dovuti per le plusvalenze del periodo che va da novembre 2012 a settembre 2013, al lordo delle compensazioni eventualmente effettuate.

Il pagamento dell’acconto potrà essere scomputato, a partire dall’1 gennaio dell’anno successivo, esclusivamente dai versamenti relativi alla stessa imposta sostitutiva. L’eventuale eccedenza “d’acconto” rispetto a quanto effettivamente dovuto come imposta sostitutiva nell’anno successivo, è scomputabile dal versamento da eseguire nel medesimo periodo.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 91/E del 12 dicembre 2013)

 

7) Regime IVA delle cessioni di beni di oro usato destinati al processo di affinazione e trasformazione industriale

L’Agenzia delle entrate affronta la questione del trattamento Iva delle cessioni di oggetti di oreficeria usati (d’oro e d’argento) effettuate da operatori commerciali a operatori industriali i quali, anziché utilizzare i beni acquisiti secondo la loro originale utilità, ne opereranno una trasformazione radicale attraverso processo di fusione o altro.

La destinazione al processo di trasformazione industriale, che rende applicabile il regime dell’inversione contabile, riguarda non solo i “rottami” in senso stretto ma qualsiasi bene d’oro usato, purché il reinserimento nella lavorazione sia evidente e inequivocabile e non dipenda da una scelta dell’industria.

L’Agenzia precisa che i beni d’oro usati possono essere ritenuti per vocazione destinati a un processo di trasformazione industriale, quando il cessionario è un azienda che effettua esclusivamente l’attività di lavorazione industriale dei metalli preziosi, ovvero quando il cessionario è un’azienda di fabbricazione, titolare di marchio di identificazione ai sensi del D.Lgs. 251/1999, che effettua l’attività di affinazione industriale del metallo prezioso al fine di immettere in produzione nuovi oggetti d’oro recanti il proprio marchio di identificazione.Diversamente, l’esercizio da parte di un’azienda dell’attività di trasformazione e, contestualmente, di commercializzazione dei beni usati esclude che l’oro possa essere ritenuto per vocazione sempre destinato a un processo di trasformazione industriale. Non si applicheranno quindi in tal caso le disposizioni di cui all’art. 17, 5° comma, del D.p.r. 633/1972.

Nell’ipotesi in cui gli oggetti d’oro usati siano acquistati allo scopo di rivenderli e, quindi gli stessi siano destinati al loro originario utilizzo senza che subiscano alcuna trasformazione, si deve applicare il regime del “margine”, di cui all’art. 36 del D.L. 41/1995 convertito dalla Legge 85/1995, qualora il soggetto “compro oro” abbia acquistato da un privato consumatore o da altro soggetto che ha applicato il medesimo regime fiscale, ovvero il regime Iva ordinario nel caso di acquisto da operatori commerciali che a loro volta non abbiano adottato il regime del margine.

Disciplina Iva applicabile alle cessioni di oro

La disciplina Iva applicabile alle cessioni di oro prevede che:

- Alle cessioni di oro da “investimento” è riservato, ai sensi dell’articolo 10, n. 11), del Dpr 633/1972, il trattamento di esenzione dall’imposta, con possibilità di opzione per l’imponibilità (con applicazione dell’imposta secondo il meccanismo del reverse charge di cui all’articolo 17, comma 5 del Dpr 633/1972) da parte di coloro che “producono oro da investimento o che trasformano oro in oro da investimento ovvero commerciano oro da investimento”;

- alle cessioni di oro “diverso da quello da investimento” ovvero di oro “industriale” a favore di soggetti passivi è riservato il trattamento di imponibilità, con applicazione del reverse charge: il cessionario, soggetto passivo, diventa obbligato all'integrazione del documento ricevuto dal cedente, effettua la doppia annotazione nei registri Iva e evita, in via generale, la formazione di crediti d'imposta;

- alle cessioni dei prodotti d’oro finiti, quindi destinati al consumo, è riservato il trattamento di imponibilità con l’applicazione dell’imposta secondo le regole ordinarie.

(Agenzia delle entrate, risoluzione n. 92/E del 12 dicembre 2013)

 

8) Termini e modalità di pagamento dell’accisa su alcuni prodotti

Il D.M. del 07/11/2013 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 289 del 10/12/2013.

Termini e modalità di pagamento dell’accisa su alcuni prodotti, relativamente alle immissioni in consumo avvenute nel periodo dal 1° al 15 del mese di dicembre 2013

Il pagamento dell’accisa, relativa ai prodotti immessi in consumo nel periodo dal 1° al 15 dicembre di ogni anno, deve essere effettuato entro il giorno 27 dicembre ed in tale caso non è consentito l’uso del versamento unitario di cui all’art. 17 del D. Lgs. n. 241/1997 (Modello F24).

Allo scopo di consentire alle imprese operanti nel settore della produzione e commercializzazione di alcuni prodotti energetici, dell’alcole e delle bevande alcoliche, di utilizzare il predetto modello F/24, anche per il pagamento dell’accisa relativa alle immissioni in consumo avvenute nella prima quindicina del mese di dicembre 2013, è stato emanato il D.M. del 07/11/2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in data 10/12/2013.

L’art. 1 del citato decreto prevede che i pagamenti dell’accisa sull’alcole etilico, sulle bevande alcoliche e sui prodotti energetici diversi dal gas naturale, dal carbone, dalla lignite e dal coke, relativi alle immissioni in consumo avvenute nel periodo dal 1° al 15 dicembre 2013, sono effettuati, nel medesimo anno entro:

a) il 18 dicembre, se eseguiti con l’utilizzo del modello unificato F/24 di cui all’art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997, con esclusione della compensazione di eventuali crediti;

b) il 27 dicembre, se eseguiti direttamente in tesoreria o tramite conto corrente postale intestato alla stessa tesoreria.

E’ possibile utilizzare il modello F24 per effettuare i pagamenti, in scadenza al 27 dicembre 2013 ai sensi del comma 6 dell’art. 28 della legge 23/12/2000, n. 388, dell’accisa sul gas naturale, dell’accisa sul carbone, lignite e coke, dell’imposta di consumo sugli oli lubrificanti e bitumi di petrolio, della tassa sulle emissioni di anidride solforosa e di ossidi di azoto.

Restano fermi i termini e le modalità di pagamento fissati per l’accisa sull’energia elettrica.

(Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nota n. 142924 del 12 dicembre 2013)

 

9) Detrazioni fiscali per chi compra libri

Detrazioni fiscali per chi compra libri. Lo annuncia il ministro Zanonato: “Per aiutare la lettura e le librerie”.

Sono in arrivo detrazione fiscali per chi compra libri. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato. Questo “per aiutare la lettura e le librerie, quelle che non appartengono a catene stanno particolarmente soffrendo”, ha detto il ministro nel corso di un question time in Senato.

 

10) Legge stabilità: verso emendamento governo sanatoria rientro capitali

Il governo sta mettendo a punto un emendamento alla legge di stabilità da presentare in commissione Bilancio della Camera che prevederebbe sanzioni e pene detentive ridotte per chi collabora “volontariamente” al rientro dei capitali dall’estero. Secondo una bozza dell'emendamento chi vorrà accedere alla “sanatoria” dovrà indicare spontaneamente tutti gli investimenti e le attività di natura finanziarie estere e versare in un’unica soluzione, in tempi predefiniti, le somme dovute sulla base del successivo accertamento.

Quindi per il contribuente infedele sarà esclusa la punibilità di omessa o infedele dichiarazione, mentre saranno ridotte fino alla metà le pene previste nei casi di dichiarazione fraudolenta.

Dimezzate le sanzioni nel caso di trasferimento delle attività in Italia o nei Paesi “white list”, mentre negli altri casi scatterà la riduzione di un quarto. Le risorse che deriveranno da tale misura dovrebbero andare ad alimentare il Fondo unico per il taglio del cuneo fiscale. Il governo starebbe però ancora valutando se presentare le suddette norme come emendamento al DDL stabilità o inserirle in un altro provvedimento.

 

Vincenzo D’Andò