L'acconto per la cedolare secca

Pur rappresentando la cedolare secca un regime fiscale in deroga a quello ordinario, tale imposta deve essere assolta con le medesime modalità ed entro i medesimi termini previsti ai fini IRPEF, ovvero in acconto e saldo: entro il 16 giugno di ogni anno deve essere versato il primo acconto ed entro il 30 novembre va versato il secondo (o unico) acconto, rinviando al 16 giugno dell’anno successivo il versamento del saldo.
 
Rispetto all’IRPEF cambia, però, la misura degli acconti: l’art. 3, c. 4, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, stabilisce, infatti, che i versamenti in acconto della cedolare secca sono dovuti, a decorrere dal 2012 (e annualità successive), nella misura 95% e non nella misura più elevata prevista ai fini IRPEF. Peraltro, sebbene l’art. 11, commi da 18 a 20 del DL n. 76/2013 convertito dalla Legge n. 99/2013 ha confermato, già a decorrere dal periodo d’imposta corrente, l’aumento degli acconti delle imposte sui redditi (acconto IRPEF passa dal 99% al 100%), la maggiorazione in commento non si riflette ai fini del versamento dell’acconto della cedolare secca che rimane al 95%.
 
Gli acconti devono essere calcolati sull’imponibile derivante dalla cedolare secca, ovvero sull’importo maggiore tra l’ammontare dei canoni di locazione maturati nel periodo di vigenza dell’opzione per la cedolare secca (assunti senza operare alcun abbattimento) e l’ammontare della rendita catastale riferita al medesimo periodo determinata secondo le regole ordinarie, vale a dire con la rivalutazione del 5%.
 
Il versamento dell’acconto deve essere effettuato in unica soluzione, entro il 30 novembre di ciascun anno, se d’importo inferiore a 257,52 euro (il che equivale a distinguere a seconda che l’importo della prima rata superi, o meno, 103,00 euro), ovvero in 2 rate, se l’importo dovuto è pari o superiore ad 257,52 euro, di cui:

la prima, nella misura del 40% dell’acconto, entro il termine del versamento a saldo relativo alla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente;

la seconda, nella restante misura del 60% dell’acconto, entro il 30 novembre.

Rammentiamo, al riguardo, che la cedolare secca è dovuta in misura pari al 21%, se il contratto di locazione non è a canone concordato, e quindi per i contratti del c.d. “canale libero” (4+4) e per i contratti soggetti alla disciplina civilistica degli artt. 1571 ss. c.c., quali quelli aventi ad oggetto abitazioni censite in Catasto nelle categorie A/1, A/8 e A/9, ovvero locate esclusivamente per finalità abitative (sempre che il contratto non sia stipulato secondo le modalità dei contratti concordati).
 
La cedolare secca è, invece, dovuta in misura pari al 19%, (fino al periodo d’imposta in corso al 31.12.2012) e al 15% (dal periodo d’imposta in corso al 31.12.2013), per i soli contratti a canone concordato, relativi ad abitazioni ubicate nei Comuni ad alta tensione abitativa individuati dal CIPE con apposite delibere. Si tratta, ad esempio, dei Comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia, nonché dei Comuni confinanti con gli stessi, e degli altri Comuni capoluogo di Provincia. Con riferimento a tale ultima tipologia contrattuale, l’art. 4 del D.L. 31 agosto 2013, n. 102 (c.d. decreto IMU), nell’ambito della revisione del tributo municipale, ha introdotto (già a decorrere dal periodo d’imposta in corso) un’importante novità in materia di cedolare secca per le locazioni abitative, riducendo dal 19% al 15% l’aliquota di imposta sostituiva applicabile alle locazioni a canone concordato.
 
L’impatto di tale novità presterà i suoi effetti già a partire dal prossimo 2 dicembre 2013 (poich&…

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