L’acconto per la cedolare secca

di Sandro Cerato - Il Caso del Giorno

Pubblicato il 27 novembre 2013

in attesa delle decisioni governative, segnaliamo che, a fronte del calo dell'aliquota dal 2013, vi sono interessanti possibilità di rideterminazione dell’acconto relativo ai contratti di locazione a canone concordato

Pur rappresentando la cedolare secca un regime fiscale in deroga a quello ordinario, tale imposta deve essere assolta con le medesime modalità ed entro i medesimi termini previsti ai fini IRPEF, ovvero in acconto e saldo: entro il 16 giugno di ogni anno deve essere versato il primo acconto ed entro il 30 novembre va versato il secondo (o unico) acconto, rinviando al 16 giugno dell’anno successivo il versamento del saldo.

 

Rispetto all’IRPEF cambia, però, la misura degli acconti: l’art. 3, c. 4, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, stabilisce, infatti, che i versamenti in acconto della cedolare secca sono dovuti, a decorrere dal 2012 (e annualità successive), nella misura 95% e non nella misura più elevata prevista ai fini IRPEF. Peraltro, sebbene l’art. 11, commi da 18 a 20 del DL n. 76/2013 convertito dalla Legge n. 99/2013 ha confermato, già a decorrere dal periodo d’imposta corrente, l’aumento degli acconti delle imposte sui redditi (acconto IRPEF passa dal 99% al 100%), la maggiorazione in commento non si riflette ai fini del versamento dell’acconto della cedolare secca che rimane al 95%.

 

Gli acconti devono essere calcolati sull’imponibile derivante dalla cedolare secca, ovvero sull’importo maggiore tra l’ammontare dei canoni di locazione matura