La responsabilità del professionista

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 15 novembre 2013



rassegna giurisprudenziale del mese di Novembre

Premessa

Continuiamo, in questo numero, l’illustrazione delle sentenze dedicate alla responsabilità a cui un professionista può andare incontro, nell’ambito della propria professione.

Ricordiamo anche che nello scorso numero di Fiscus (http://www.fiscus.it/) è stato dedicato ampio spazio alla trattazione del tema, approfondendo analiticamente le fattispecie in cui può configurarsi effettiva responsabilità del professionista per gli errori occorsi nello svolgimento della sua prestazione lavorativa.

Le sentenze, lo ripetiamo, sono di seguito riportate per ordine di data, partendo dalle più datate, fino ad arrivare, nelle prossime puntate, a quelle recenti.

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Gli errori grossolani danno il via alla responsabilità professionale

La violazione di norme basilari in tema di redazione della dichiarazione dei redditi, di formazione ed imputazione della base imponibile integra la fonte della civile responsabilità del professionista incaricato.

(Cassazione, sezione III civile, sentenza n. 8860/2011)

 

La sospensione delle sanzioni a causa del professionista

Deve concedersi la sospensione, limitatamente alle sanzioni ed interessi, della riscossione delle somme dovute in dipendenza di atti impositivi per i quali l’omesso versamento sia dipeso da fatto del consulente debitamente denunciato alle competenti Autorità.

(Commissione Regionale di Roma, sezione XIV, sentenza n. 633/2010)

 

Insufficiente la domiciliazione per configurare la responsabilità professionale

La semplice circostanza della domiciliazione della contabilità ai fini della regolare tenuta delle medesima, in conformità alla disciplina civilistica e fiscale, non giustifica di per sé la sussistenza di un mandato professionale, particolarmente laddove altre circostanze (rinvenimento del registro dei corrispettivi presso i locali dell’impresa) depongano in senso opposto. La responsabilità nel mandato professionale è subordinata alla dimostrazione del nesso di causalità e del pregiudizio sofferto dal committente nonché, nell’ipotesi di mandato difensivo, di una valutazione ex ante positiva dell’impugnazione proponibile ed eseguibile.

(Cassazione, sezione III civile, sentenza n. 9917/2010)

 

Metà delle sanzioni al commercialista che espone costi fittizi in dichiarazione

Il professionista deve sempre osservare la diligenza richiesta dalla normativa e dalla disciplina e deontologia della professione avendo l’obbligo di verificare, nella specie, la correttezza delle informazioni rese dal cliente ed escludere dalla dichiarazione dei redditi eventuali oneri sprovvisti di documentazione giustificativa.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 9916/2010)

 

Condizioni di esonero da responsabilità professionale

La violazione delle norme tributarie suscettibile di sanzione da parte della legge richiede, ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. n. 472/97, che il comportamento sia posto in essere con dolo o con colpa. Il contribuente al quale vengono contestate la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi e l’omessa tenuta delle scritture contabili obbligatorie, quindi, non può considerarsi esente da colpa per il solo fatto di avere incaricato un professionista delle relative adempienze. Lo stesso deve invece dimostrare di aver svolto atti diretti a controllare la loro esecuzione, al fine di escludere ogni profilo di negligenza. Prova che è nel concreto superabile solo a fronte di un comportamento fraudolento del professionista

(Cassazione, sezione tributaria, ordinanza n. 12473/2010)

 

Anche il professionista risponde per il reato di false fatture

La disciplina penale tributaria esclude il concorso tra chi ha emesso la fattura e chi l’ha utilizzata e non il  concorso  nella  emissione della fattura o del documento per operazioni inesistenti secondo  le  regole ordinarie del concorso di persone nel reato ex art. 110 c.p.

(Cassazione, sezione III penale, sentenza n. 35453/2010)

 

Le somme destinate al versamento delle imposte sono imputate al reddito del professionista che se ne è appropriato

Laddove il professionista incaricato dal contribuente di effettuare i versamenti relativi alle imposte in luogo del pagamento si sia appropriato dei fondi al medesimo affidati, le somme devono ritenersi provento illecito ai sensi dell’art. 36, D.L. n. 223/2006 riconducibile nella categoria dei redditi diversi.

(Cassazione, sezione tributaria, ordinanza n. 37/2010)

 

Il professionista denunciato e la responsabilità

Il contribuente che sia incorso in violazioni amministrative tributarie (ad esempio, nell’omessa presentazione della dichiarazione e omesso versamento di imposte) non è punibile quando esse siano imputabili al professionista, la cui condotta sia stata denunciata all’Autorità Giudiziaria, nonostante non si sia pervenuti a una sentenza definitiva di condanna. Se infatti l’art. 1 comma 3 della L. n. 423/1995, che opera esclusivamente nel campo della riscossione, consente la commutazione dell’atto di irrogazione delle sanzioni in capo al professionista solo dopo che, nei suoi confronti, sia divenuta irrevocabile la sentenza di condanna o quella di applicazione della pena su richiesta delle parti che accertino l’esistenza di un reato, ai sensi dell’art. 6, comma 3, del D.Lgs. n. 472/97, il contribuente non è comunque punibile quando dimostri, in sede contenziosa, che il pagamento del tributo non sia stato eseguito per fatto denunciato all’Autorità giudiziaria e addebitabile a terzi.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 25136/2009)

 

E’ reato consegnare al fisco l’ex cliente

Il professionista che, all’esito della determinazione del cliente di estinguere il rapporto professionale, minacci di comunicare alle Autorità preposte talune irregolarità (nella specie, in campo tributario) suscettibili di conseguenze sanzionatorie e successivamente trasmetta notizie riservate acquisite nell’ambito dell’attività svolta per conto del cliente agli uffici della Pubblica Amministrazione è punibile per i reati puniti dagli artt. 622 e 629 c.p.. Non rileva ai fini della consumazione dell’estorsione la circostanza che il cliente non si sia sentito intimidito dalla minaccia.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 17674/2009)

 

Il contribuente non paga l’errore del consulente

Qualora sia accertato, nella specie a seguito di perseguimento della commissione di reati e pronuncia dell’autorità giurisdizionale penale, che l’omesso adempimento di incombenti derivanti dall’applicazione della disciplina dei tributi - presentazione della dichiarazione annuale dei redditi e versamento delle imposte - sia dipeso esclusivamente dalla condotta e dal fatto del terzo che vestiva la funzione di consulente, il contribuente non è punibile giusta le disposizioni in tema di sanzioni amministrative tributarie.

(Cassazione, sezione tributaria, sentenza n. 884/2009)