IMU per il coniuge superstite, impresa familiare ed uso dell'auto aziendale, contribuenti minimi e 770...

QUESITO N. 1: Limite ai ricavi ed esclusione
Una ditta individuale, il 10.4.2012, viene conferita in una srl unipersonale che prosegue con la stessa attività. Si chiede se la ditta individuale sia tenuta ad indicare come codice di esclusione “2 cessazione dell’attività” e se la società unipersonale possa applicare il codice 3, in quanto riproporzionando il totale dei ricavi al periodo di esercizio dell’attività risulta superato il limite di 7,5 milioni.
 
RISPOSTA
Per quanto riguarda la ditta individuale si fa presente che una delle cause di esclusione dall’applicazione degli studi di settore di cui alla lett. b), comma 4, art. 10, Legge n. 146/1998, è l’inizio/cessazione dell’attività durante il periodo d’imposta. La ditta individuale ha cessato l’attività e pertanto è esclusa dagli studi di settore (codice 2).
Relativamente alla srl unipersonale nonostante questa si trovi in una situazione di mera prosecuzione dell’attività, si fa presente che non sono accertabili in base agli studi di settore i soggetti che hanno dichiarato ricavi/compensi di ammontare superiore al limite stabilito per ciascuno studio di settore dal relativo Decreto di approvazione. Tale limite non può in ogni caso superare l’importo di € 7,5 milioni; ciò in quanto gli studi non sono idonei a valutare la capacità di produrre ricavi o compensi di realtà economiche di grandi dimensioni. Si tenga inoltre presente che, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2007, la Legge n. 296/2006 ha aumentato ad € 7,5 milioni l’ammontare massimo di ricavi/compensi fissato in passato ad € 5.164.569 (art. 10, comma 4, Legge n. 146/1998); tuttavia, nella pratica, il nuovo limite non trova ancora applicazione, non essendo mai stato fino ad oggi recepito da alcun Decreto di approvazione dei singoli studi di settore. Infatti, i Decreti fino a ora approvati hanno previsto una soglia massima pari a € 5.164.569. Per effetto dell’aumento del limite massimo dei ricavi/compensi a 7,5 milioni di euro, i soggetti che dichiarano ricavi/compensi di ammontare superiore a € 5.164.569, ma non a € 7,5 milioni, sono esclusi dall’applicazione degli studi di settore, ma sono tenuti alla compilazione dei modelli per consentire all’Amministrazione Finanziaria il reperimento dei dati necessari all’elaborazione degli studi stessi. L’Agenzia delle Entrate, con Circolare 16 marzo 2012, n. 8, punto 6.1, ha chiarito che, per verificare il superamento del limite sopra indicato, i soggetti che iniziano un’attività costituente mera prosecuzione di quella svolta da altri, devono ragguagliare l’ammontare dei ricavi conseguiti nel primo periodo d’imposta al periodo di svolgimento dell’attività o alla durata del periodo.
 
QUESITO N. 2: Imu e coniuge superstite
Due coniugi sono proprietari dell’abitazione principale. Alla morte di uno dei due, viene ripartita in successione la quota a due figli e al coniuge superstite. I due figli non risiedono nell’immobile. Chi è tenuto al versamento dell’IMU?
 
RISPOSTA
La dimora familiare ricevuta per successione ereditaria deve essere dichiarata ai fini Imu per intero dal coniuge superstite. Su di essa, infatti, quest’ultimo vanta il diritto di abitazione che sorge ope legis in base all’articolo 540- bis del Codice civile.
Ne deriva che non rilevano le quote di eredità dei figli che non hanno alcun obbligo Imu per tale immobile.
Per effetto della sospensione del pagamento della prima rata, che era in scadenza il 17 giugno 2013, relativa all’imposta sull’abitazione principale, il coniuge superstite non doveva versare nulla. Il 16 settembre 2013 potrebbe essere tenuta a farlo, se non verrà attuata la Riforma del Catasto …

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