Il contributo unificato può essere lesivo del diritto di difesa?

di Enzo Di Giacomo

Pubblicato il 30 novembre 2013



approfondiamo il tema del contributo unificato alla luce di una eventuale lesione del diritto di difesa

Si prende spunto da una recente ordinanza della CTR di Roma (ord 4 luglio 3013, n. 86/01/13), che ha rimesso la questione di legittimità alla Corte Costituzionale, per approfondire il tema del contributo unificato alla luce di una eventuale lesione derivante dal versamento effettuato anche per gli atti giudiziari e/o processuali.

 

Contributo unificato: natura giuridica

E’ stato istituito dall’art. 37 del d.l. 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla L. 15 luglio 2011, n. 111, con decorrenza 7 luglio 2011 e riguarda la tassazione per le spese dei ricorsi presentati in ambito civile, compresa la procedura concorsuale, e di volontaria giurisdizione, e amministrativo nonchénel processo tributario. Il contributo si versa in base al valore (a scaglioni) della controversia e varia in base al valore della controversia. A partire dal 1° marzo 2012 la tassazione per le spese degli atti giudiziari è regolata mediante il versamento del «contributo unificato di iscrizione a ruolo» che ha sostituito tutte le altre imposte versate, in passato per i procedimenti penali, civili e amministrativi, nonché tributari.

In caso di omesso o insufficiente versamento del contributo si applicano gli artt. 247-249 del dpr n. 115/2002 (T.U spese di giustizia) e nell’importo iscritto a ruolo sono calcolati gli interessi al saggio legale, che decorrono dal deposito dell’atto. In caso di omesso o insufficiente versamento si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell’imposta dovuta.

Se la parte modifica la domanda o presenta domanda riconvenzionale, che determina l’aumento del valore della causa, deve dichiararlo e provvedere al versamento integrativo del contributo, mentre quest’ultimo è aumentato della metà per i giudizi di impugnazione ed è raddoppiato per quelli in Cassazione.

Se il difensore non indica il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) e il proprio numero di fax ai sensi degli artt. 125,co. 1 c.p.c. e 16 co. 1 bis, del D.Lgs. n. 546/1992 (ovvero qualora la parte ometta di indicare il codice fiscale), il contributo è aumentato della metà.

E’ bene ricordare che le segreterie delle Commissioni tributarie sono gli uffici preposti alla riscossione del contributo unificato e, in caso di omesso o parziale versamento dello stesso, devono irrogare le relative sanzioni.

 

La giurisprudenza ha riconosciuto la natura tributaria del contributo in esame evidenziando che l’atto di opposizione per eventuali vizi della cartella esattoriale va proposto dinanzi al giudice tributario in quanto (cfr. Cass. civ., SU., 17 aprile 2012 n. 5994; Cass. civ. SS.UU. 9840/11).

Il contributo è dovuto, quindi, in rapporto al valore della controversia , a titolo di tributo, non comprensivo di sanzioni ed interessi. Infatti, come precisato dalla Direttiva n. 2/2012 del Dipartimento delle entrate, gli interessi e gli altri oneri accessori indicati nella cartella di pagamento non concorrono a determinare il valore della lite ai fini del calcolo del contributo unificato, non dovendosi ricomprendere neanche i crediti di altra natura, quali quelli previdenziali e quelli inerenti violazioni del codice della strada.

Di seguito si espone la tabella aggiornata al 12 giugno 2012 del contributo unificato per i ricorsi principali e incidentali proposti dinanzi alle CTP e CTR:

 

VALORE DELLA CONTROVERSIA

 

IMPORTO DEL CONTRIBUTO

Controversie di valore fino a 2.582, 28

30,00

Controversie di valore superiore ad Euro 2.582,28 e fino ad euro 5.000,00

60,00

 

Controversie di valore superiore ad Euro 5.000,00 e fino ad euro 25.000,00

120,00

 

Controversie di valore superiore a euro 25.000,00 e fino a euro 75.000,00

250,00

 

Controversie di valore superiore a 75.000,00 e fino a euro 200.000,00

500,00

 

Controversie di valore superiore ad Euro 200.000,00

1.500,00

 

Fattispecie

Nel caso portato al vaglio della CTR Roma il Codacons ha proposto ricorso avverso l’invito di pagamento del contributo unificato notificato dall’ufficio, eccependo di essere esente dal contributo in ordine alle controversie aventi ad oggetto la propria attività in qualità di ONLUS a tutela degli interessi dei consumatori.

La CTP di Roma ha respinto il ricorso e la sentenza è stata appellata dal Codacons che ha insistito sulla esenzione dal pagamento del contributo.

I giudici della Commissione regionale hanno affermato preliminarmente che l’art. 9, comma 1, del dpr n. 115/2002, prevede che il contributo unificato è dovuto, per ogni grado di giudizio (processo civile, amministrativo, tributario, ecc), secondo gli importi previsti dall’art. 13. Il successivo art. 10 prevede alcuni regimi di esenzione dal contributo unificato, mentre ai fini dell’applicazione dell’imposta di bollo l’art. 27bis, allegato B, del Dpr 642/72, prevede l’esenzione dal bollo per gli atti, documenti, istanze.

Dal complesso della normativa sopracitata gli atti di iscrizioni a ruolo prodotte dal Codacons, ancorché nell’esercizio delle proprie attività istituzionali, il contributo in esame risulta dovuto.

Comunque tale costruzione normativa, secondo i giudici di merito, risulta in contrasto con i principi di cui agli artt. 2,3,24,53 e 07 Cost. E’da rilevare, infatti, che le attività di carattere sociale svolte dalle associazioni di volontariato (legge n.266/91), di cui il Codacons fa parte, sono l’espressione diretta del principio di solidarietà. Atteso che il legislatore ha il compito di promuovere lo sviluppo di tali attiivtà, la mancata previsione normativa degli atti giudiziari e/o processuali tra quelli fruenti dell’esenzione dal bollo e, quindi, dal contributo unificato, può fondatamente ritenersi i violazione dell’art. 2 Cost. Infatti nella misura in cui gli artt. 27bis. Alleg. b, Dpr 642/72 e 8 legge 266/91 non esentano le associazioni di volontariato dal pagamento dell’imposta di bollo, e, in virtù del richiamo operato dall’art. 10 Dpr 115/02 dal contributo unificato, si nega, in sostanza, alle stesse di svolgere proprio quella funzione che mira a spianare la strada dei singoli associati da quegli ostacoli anche di natura economica che essi potrebbero incontrare per la tutela di loro diritti.

La mancata esenzione delle associazioni di volontariato dal pagamento del contributo in esame, impedisce, infatti, ai meno abbienti, mediante associazioni quali il Codacons, di poter tutelare i propri diritti in giudizio, in tutti quei casi in relazione ai quali gli stessi, individualmente sarebbero ostacolati o impossibilitati ad agire. Quanto precede comporta la violazione dell’art. 24 Cost che sancisce il diritto al diritto alla difesa.

Inoltre l’applicazione della predetta normativa comporta la violazione della’rt. 97 Cost. in quanto di fatto comporta un agire della P.A. non adeguato e conveniente per il raggiungimento del fine pubblico.

 

Per i motivi esposti i giudici di merito hanno ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del citato art.27bis nella parte in cui non annovera tra gli esenti dal bollo anche agli atti giudiziari e/o processuali ed ha decretato la sospensione del giudizio, trasmettendo gli atti alla Corte Costituzionale.

 

Con l’ordinanza in esame si sollecita nuovamente l’intervento della Consulta che in precedenza ha respinto la questione di legittimità costituzionale, sotto il profilo della violazione degli artt. 3, 24 e 53 Cost, dichiarandone la manifesta inammissibilità (Ord. 18 aprile 2011, n. 143). In effetti il problema sembra di portata più estesa, dovendosi evidenziare che i casi di esenzione soggettiva non sono contemplati.

Certamente si deve rilevare che l’introduzione di tale ulteriore tassa ha reso ancora più difficile il momento di recessione economica, facendo diminuire il numero dei ricorsi presentati. A parere dello scrivente il giudice delle leggi non potrà non riconoscere la violazione del diritto di difesa ma sarà difficile che aggiunga ulteriori casi di esenzione estendendo a dismisura la platea dei soggetti esonerati.

 

30 novembre 2013

Enzo Di Giacomo