Il contributo unificato può essere lesivo del diritto di difesa?

Si prende spunto da una recente ordinanza della CTR di Roma (ord 4 luglio 3013, n. 86/01/13), che ha rimesso la questione di legittimità alla Corte Costituzionale, per approfondire il tema del contributo unificato alla luce di una eventuale lesione derivante dal versamento effettuato anche per gli atti giudiziari e/o processuali.
 
Contributo unificato: natura giuridica
E’ stato istituito dall’art. 37 del d.l. 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla L. 15 luglio 2011, n. 111, con decorrenza 7 luglio 2011 e riguarda la tassazione per le spese dei ricorsi presentati in ambito civile, compresa la procedura concorsuale, e di volontaria giurisdizione, e amministrativo nonchénel processo tributario. Il contributo si versa in base al valore (a scaglioni) della controversia e varia in base al valore della controversia. A partire dal 1° marzo 2012 la tassazione per le spese degli atti giudiziari è regolata mediante il versamento del «contributo unificato di iscrizione a ruolo» che ha sostituito tutte le altre imposte versate, in passato per i procedimenti penali, civili e amministrativi, nonché tributari.
In caso di omesso o insufficiente versamento del contributo si applicano gli artt. 247-249 del dpr n. 115/2002 (T.U spese di giustizia) e nell’importo iscritto a ruolo sono calcolati gli interessi al saggio legale, che decorrono dal deposito dell’atto. In caso di omesso o insufficiente versamento si applica la sanzione amministrativa dal 100 al 200 per cento dell’imposta dovuta.
Se la parte modifica la domanda o presenta domanda riconvenzionale, che determina l’aumento del valore della causa, deve dichiararlo e provvedere al versamento integrativo del contributo, mentre quest’ultimo è aumentato della metà per i giudizi di impugnazione ed è raddoppiato per quelli in Cassazione.
Se il difensore non indica il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) e il proprio numero di fax ai sensi degli artt. 125,co. 1 c.p.c. e 16 co. 1 bis, del D.Lgs. n. 546/1992 (ovvero qualora la parte ometta di indicare il codice fiscale), il contributo è aumentato della metà.
E’ bene ricordare che le segreterie delle Commissioni tributarie sono gli uffici preposti alla riscossione del contributo unificato e, in caso di omesso o parziale versamento dello stesso, devono irrogare le relative sanzioni.
 
La giurisprudenza ha riconosciuto la natura tributaria del contributo in esame evidenziando che l’atto di opposizione per eventuali vizi della cartella esattoriale va proposto dinanzi al giudice tributario in quanto (cfr. Cass. civ., SU., 17 aprile 2012 n. 5994; Cass. civ. SS.UU. 9840/11).
Il contributo è dovuto, quindi, in rapporto al valore della controversia , a titolo di tributo, non comprensivo di sanzioni ed interessi. Infatti, come precisato dalla Direttiva n. 2/2012 del Dipartimento delle entrate, gli interessi e gli altri oneri accessori indicati nella cartella di pagamento non concorrono a determinare il valore della lite ai fini del calcolo del contributo unificato, non dovendosi ricomprendere neanche i crediti di altra natura, quali quelli previdenziali e quelli inerenti violazioni del codice della strada.
Di seguito si espone la tabella aggiornata al 12 giugno 2012 del contributo unificato per i ricorsi principali e incidentali proposti dinanzi alle CTP e CTR:
 

VALORE DELLA CONTROVERSIA
 

IMPORTO DEL CONTRIBUTO

Controversie di valore fino a 2.582, 28

€ 30,00

Controversie di valore superiore ad Euro 2.582,28 e fino ad euro 5.000,00

€ 60,00
 

Controversie di valore superiore ad Euro 5.000,00 e fino ad euro 25.000,00

€ 120,00
 

Controversie di valore superiore a euro 25.000,00 e fino a euro 75.000,00

€ 250,00
 

Controversie di valore …

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