Diario fiscale del 13 novembre 2013: immobili in leasing e pagamento dell’IMU

Pubblicato il 13 novembre 2013



immobili concessi in leasing: soggettività passiva ai fini dell’IMU; analisi territoriale dei trattamenti pensionistici e beneficiari ;modificata la procedura di trasmissione telematica delle delibere di approvazione delle aliquote IMU e dei regolamenti dei vari tributi comunali; nuovi parametri forensi anche per le attività già svolte; al 31 gennaio 2014 il modello di comunicazione dello “spesometro”: circolare dell’Ufficio Studi Tributari della F.I.G.C.; svalutazione delle rimanenze di magazzino valutate a costi specifici

 

 

Indice:

1) Immobili concessi in leasing: soggettività passiva ai fini dell’IMU

2) Analisi territoriale dei trattamenti pensionistici e beneficiari

3) Modificata la procedura di trasmissione telematica delle delibere di approvazione delle aliquote IMU e dei regolamenti dei vari tributi comunali

4) Nuovi parametri forensi anche per le attività già svolte

5) Al 31 gennaio 2014 il modello di comunicazione dello “spesometro”: circolare dell’Ufficio Studi Tributari della F.I.G.C.

6) Svalutazione delle rimanenze di magazzino valutate a costi specifici

 

 

1) Immobili concessi in leasing: soggettività passiva ai fini dell’IMU

Nell’ipotesi di risoluzione del contratto di leasing, la soggettività passiva ai fini IMU rimane in capo alla società di leasing, anche in caso di mancata riconsegna del bene, non potendosi qualificare l’ex locatario del bene come possessore, essendone, invece, il mero detentore.

E stata pubblicata lo scorso 8 novembre la nota di approfondimento IFEL del 4 novembre 2013 sulla soggettività passiva ai fini dell’IMU con riferimento agli immobili concessi in locazione finanziaria.

Diversi Comuni segnalano che stanno pervenendo istanze di rimborso presentate da società di leasing immobiliare, per la restituzione dell’Imu corrisposta per immobili interessati da una risoluzione del contratto di leasing, con riferimento al periodo di mancata riconsegna dell’immobile.

La motivazione posta a fondamento delle domande di rimborso, mutuata da una circolare Assilea (2 novembre 2012), è che la società di leasing non può essere considerata soggetto passivo fintanto che l’immobile non sia stato materialmente riconsegnato, anche nel caso in cui l’originario contratto di leasing sia stato risolto.

Tale assunto appare privo di fondamento giuridico, in primo luogo perché un’interpretazione letterale della normativa primaria riguardante la materia conduce a conclusioni diverse.

Dispone infatti l’art. 9, comma 1, del D.lgs. n. 23 del 2011, che «per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria, soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto».

E’ utile richiamare in proposito la disciplina ICI previgente, che in totale identità letterale con l’attuale regime IMU, all’art.3, co. 2, del D.lgs. n. 504 del 1992, prevedeva la medesima disposizione.

Dall’esame della normativa primaria sopra richiamata, è evidente quindi che la soggettività passiva è in capo al locatario per tutta la durata del contratto di locazione, a nulla rilevando il momento della consegna del bene, sia iniziale che finale, che viene invece considerato come determinante dalla circolare Assilea sopra citata.

Diversi atti del Ministero dell’Economia confermano l’impostazione che emerge dalla lettura delle norme primarie. Si richiama in primo luogo la Circolare n. 3/DF del 18 maggio 2012, che al Capitolo 3 “Soggetti passivi”, riporta esattamente la dizione contenuta nelle sopra citate disposizioni normative, precisando ancora una volta che è soggetto passivo “il locatario per gli immobili anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria, … a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto».

Inoltre, anche nelle istruzioni ministeriali alla dichiarazione Imu (emanate, assieme al modello di dichiarazione, in attuazione del DM 30 ottobre 2012), pagina 4, si precisa che «l’art.9, comma 1, del D.lgs. n. 23 del 2011, cui fa rinvio l’art. 13, comma1, del D.L. n. 201 del 2011, stabilisce che è soggetto passivo, tra gli altri, il locatario per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria. Il locatario è soggetto passivo a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto. (…) Pertanto, sono compatibili le dichiarazioni ICI già presentate». Quest’ultimo periodo è una naturale conseguenza dell’identità delle disposizioni Imu e Ici, finalizzata a chiarire che in vigenza di contratto di locazione finanziaria stipulato in regime Ici, non sussiste alcun obbligo di ripresentare la dichiarazione ai fini IMU.

Solo in una parte delle istruzioni alla dichiarazione Imu (pag. 7 –Paragrafo 1.4 Chi deve presentare la dichiarazione) si legge quanto segue: «Nel caso, invece, di risoluzione anticipata o di mancato esercizio del diritto di opzione finale (riscatto) del contratto di locazione finanziaria, la società di leasing, che è il nuovo soggetto passivo e il locatario, che ha cessato di esserlo, sono coloro sui cui grava l’onere dichiarativo IMU entro 90 giorni dalla data di riconsegna del bene, comprovata dal verbale di consegna». L’esemplificazione fatta dal provvedimento ministeriale – non in linea con la norma, ma  basata sul comune convincimento che alla conclusione del contratto vi sia il rilascio del bene, come previsto dalla normativa civilistica – viene utilizzata dalla citata circolare di ASSILEA per giungere alla errata conclusione secondo cui il locatario sarebbe “soggetto passivo Imu anche nelle particolari situazioni in cui, nonostante sia intervenuta la risoluzione del contratto oppure il bene non sia stato riscattato a fine locazione, il bene non sia stato ancora riconsegnato alla società di leasing”. Appare tuttavia del tutto incongruo ritenere che il ministero abbia voluto, in contrasto con la lettera della norma e con quanto affermato in tutti gli altri documenti di merito, affermare attraverso un passaggio delle istruzioni alla compilazione della dichiarazione IMU che la soggettività passiva relativa all’immobile dato in leasing sia condizionata non dalla risoluzione contrattuale,ma dalla eventuale riconsegna tardiva.

Si sottolinea, peraltro, che la  mancata riconsegna del bene da parte del locatario alla conclusione del contratto, o nel caso di risoluzione anticipata dello stesso, rimane questione che esula dalla disciplina Imu e che va risolta facendo riferimento alle disposizioni di cui agli artt. 1591 e 1526 c.c., che prevedono in capo alla società di leasing il diritto a un equo compenso per l’uso dei fabbricati, oltre al risarcimento del danno. Si consideri, in proposito, che sull’applicabilità dell’art. 1526 c.c. ai contratti di leasing traslativi la giurisprudenza di legittimità è oramai pacifica (Cass. 24214/2006, n. 6034/1997, n. 4855/2000, n. 12317/2005 e n. 9417/2011).

Si ricorda infine che la gran parte delle domande di rimborso riguardano fabbricati già locati a società fallite da anni e per i quali il curatore fallimentare non ha provveduto alla formale riconsegna del fabbricato. L’accoglimento della tesi avanzata da ASSILEA comporterebbe in questi casi che la soggettività passiva sia in capo alla società fallita e che il curatore sia tenuto al pagamento dell’Imu maturata dopo la dichiarazione di fallimento e fino alla riconsegna dell’immobile.

Tale modalità  sarebbe in palese violazione con le disposizioni recate dall’art. 72-quaterdella legge Fallimentare, il quale, richiamando l’art. 72, prevede che in caso di rapporto pendente il curatore possa, alternativamente, o subentrare nel contratto in luogo del fallito o sciogliersi dal contratto medesimo. È, inoltre, previsto che in caso di scioglimento del contratto (la cui efficacia è ex tunc) il concedente abbia diritto alla restituzione del bene.

In conclusione, si ritiene che in caso di risoluzione del contratto di leasing la soggettività passiva sia in capo alla società di leasing, anche in caso di mancata riconsegna del bene, non potendosi qualificare l’ex locatario del bene come possessore, essendone, invece, il mero detentore.

 

2) Analisi territoriale dei trattamenti pensionistici e beneficiari

È stato pubblicato, nella sezione del portale www.inps.it “Banche dati e bilanci/Statistiche della previdenza e dell’assistenza sociale”, il rapporto 2011 “Trattamenti pensionistici e beneficiari: un’analisi territoriale”, rilevazione annuale condotta dall’Inps e dall’Istat a partire dai dati dell’archivio amministrativo (Casellario centrale dei pensionati), nel quale sono raccolte le informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate da tutti gli enti previdenziali italiani, pubblici e privati.

Il documento opera un’analisi sulla distribuzione territoriale, a livello regionale e provinciale, della spesa per prestazioni pensionistiche, dalla quale emerge un quadro piuttosto diversificato.

Vediamo così, ad esempio, che le regioni del Nord-Ovest, del Nord-Est e del Centro presentano importi mediamente superiori alla media nazionale, mentre quelle del Sud e le Isole registrano importi inferiori. Nelle isole, in particolare, dove si registra tra l’altro la maggiore incidenza di pensioni a ex dipendenti pubblici (più che nelle regioni del Centro), la metà dei redditi pensionistici è inferiore ai mille euro. Nelle regioni del Sud, invece, una pensione su quattro è di tipo assistenziale.

Parlando, infine, del rapporto tra pensionati e lavoratori attivi, troviamo al primo posto la Calabria, con 88,1 pensionati ogni 100 occupati, mentre valori superiori a 80 si rilevano anche in Molise, Sicilia, Basilicata, Puglia, Campania e Liguria, unica regione del Nord a far rilevare valori così elevati.

Ultimi dati CIG ottobre

E’ consultabile nel menu Banche Dati e Bilanci l’ultimo aggiornamento a ottobre della banca dati “Osservatorio sulle ore autorizzate di Cassa Integrazione Guadagni (CIG)” e il Focus di Ottobre su disoccupazione, CIG e mobilità con i dati del consumo effettivo di ore di CIG (tiraggio) aggiornati ad agosto 2013.

(INPS, nota del 12 novembre 2013)

 

3) Modificata la procedura di trasmissione telematica delle delibere di approvazione delle aliquote IMU e dei regolamenti dei vari tributi comunali

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ieri ha diffuso una nota (n. 24674 del 11 novembre 2013) per comunicare che a decorrere dallo scorso 30 ottobre sono state introdotte alcune modifiche nella procedura di trasmissione telematica al MEF, mediante il Portale del federalismo fiscale, delle delibere di approvazione delle aliquote o tariffe e dei regolamenti concernenti i tributi comunali.

E’ stata creata una apposita sezione denominata “IMU”, riservata alla trasmissione degli atti ai fini di tale imposta, anche ai fini della pubblicazione sul sito www.finanze.it, mentre la sezione “Altri Tributi” resta riservata alla trasmissione delle delibere concernenti i tributi TARES, ICP-CIMP, TOSAP-COSAP e così via.

 

4) Nuovi parametri forensi anche per le attività già svolte

E’ legittima l’applicazione dei nuovi parametri forensi anche ai processi in corso e alle attività già svolte prima della loro entrata in vigore. La Corte Costituzionale (con l’ordinanza n. 261 del 7 novembre 2013) lo chiarisce dichiarando la manifesta infondatezza della questione sollevata dal tribunale di Cremona con riguardo all’articolo 9, commi 1, 2 e 5 del Dl 1/2012 e del Dm 140/2012.

I giudici della Consulta, affermano che nell’ipotesi in cui, avendo due avvocati posto in essere il medesimo adempimento in una stessa data, uno di essi, più solerte nel chiederne il pagamento, avrebbe conseguito il dovuto nella misura prevista dalle vecchie tariffe, mentre il secondo, che abbia come di consueto atteso la fine del giudizio, limitandosi a richiedere di volta in volta degli acconti, si vedrebbe liquidato un compenso differente e mediamente più basso, si tratterebbe in ogni caso di una ipotesi astratta che comunque si risolve in un inconveniente di fatto non direttamente riconducibile alla disciplina denunciata.

Da qui la dichiarazione di manifesta inammissibilità della questione prospettata dal Tribunale ordinario di Cremona e dal Giudice di pace di Torre del Greco per denunciato contrasto, della disposta applicazione retroattiva delle nuove tariffe professionali anche ai giudizi in corso con gli evocati parametri costituzionali e sovranazionali - ancorché ammissibile -, anche in relazione al suddetto decreto ministeriale.

 

5) Al 31 gennaio 2014 il modello di comunicazione dello “spesometro”: circolare dell’Ufficio Studi Tributari della F.I.G.C.

L’Ufficio Studi Tributari della Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.) ha pubblicato la circolare n. 14 del 12 novembre 2013 in relazione al modello di comunicazione dello “spesometro”.

La circolare della F.I.G.C. ribadisce che non è stata concessa la proroga per l’invio ma è stata sostanzialmente concessa una tolleranza fino al 31 gennaio 2014 non solo per l’invio della comunicazione ma anche per eventuali rettifiche o integrazioni senza incorrere nelle sanzioni.

E’ stata, invece, formalmente prorogata alla stessa data del 31 gennaio 2014 la scadenza delle comunicazioni dei dati rilevanti ai fini IVA, di importo pari o superiore ad € 3.600, nei casi in cui i pagamenti siano stati effettuati via Pos (carte di credito, di debito e prepagate).

Dunque, con comunicato stampa del 7 novembre 2013, l’Agenzia delle entrate ha disposto che i soggetti che devono effettuare la comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA – cd. “spesometro” - relative all’anno 2012, previste entro il 12 novembre (per chi effettua la liquidazione mensile) ed entro il 21 novembre per tutti gli altri, hanno più tempo per effettuare l’invio dei dati attraverso il canale comunicativo Entratel che rimarrà aperto fino al 31 gennaio 2014. Entro lo stesso termine si potranno inviare anche gli eventuali file che annullano o sostituiscono i precedenti invii.

 

6) Svalutazione delle rimanenze di magazzino valutate a costi specifici

La svalutazione iscritta in bilancio dalla società relativamente all’immobile iscritto al costo di acquisto non assume rilevanza ai fini IRES, rendendo pertanto necessario operare in sede di dichiarazione una variazione in aumento del reddito in misura corrispondente alla svalutazione contabile effettuata.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 78/E del 12 novembre 2013, emanata in merito al trattamento fiscale dei beni merce valutati a costi specifici (“beni infungibili”).

Il chiarimento origina da un’istanza d’interpello presentata da una società che, dopo aver acquisito a un’asta giudiziaria un immobile iscritto in bilancio al costo di acquisto nella voce “rimanenze”, ha in seguito proceduto a svalutarlo, considerata la non conformità dello stesso alla licenza edilizia a suo tempo rilasciata dall’ente comunale.

Il perito incaricato dalla società, nel confermare la non sanabilità dell’opera, ha infatti attestato una significativa riduzione del valore del bene.

Come noto, le rimanenze di magazzino costituiscono costi imputabili a beni ancora in giacenza e, dunque, rinviabili ai successivi esercizi. In sede civilistica, il principio generale è che le rimanenze siano valutate al minore tra il costo storico e il valore di mercato, tenuto conto che tutte le volte in cui l’utilità funzionale misurata dal valore originario (cioè, il costo) si riduce, occorre - secondo il principio di prudenza - evidenziare tale riduzione.

In riferimento ai beni per i quali risulti inattuabile l’individuazione dei costi a essi specificamente afferenti (ossia, beni fungibili prodotti in serie che presentano caratteristiche perfettamente analoghe, tali da renderli intercambiabili e pienamente sostituibili), la norma civilistica pone criteri alternativi di determinazione del costo (articolo 2426, n. 9, del codice civile).

Il ricorso a criteri convenzionali quali il Lifo (last in first out), Fifo (first in first out) o costo medio ponderato (Cmp) richiede specifiche assunzioni sul flusso fisico di magazzino.

In particolare, il principio contabile Oic n. 13 del 13 luglio 2005 ricorda come il metodo Fifo rispecchi l’andamento dei prezzi di mercato, in quanto valuta il magazzino ai costi più recenti, assumendo la fuoriuscita prioritaria dei beni che per primi vi hanno fatto ingresso.

Il criterio Lifo risulta, invece, basato sulla ipotesi opposta, per cui sono i beni entrati per ultimi a fuoriuscire per primi. Ne deriva, in fase di prezzi ascendenti, l’attenuazione degli effetti inflattivi sul risultato di periodo; il rischio connesso all’adozione di tale criterio è però quello di creare effetti distorsivi attribuendo al magazzino un valore inferiore ai costi attuali.

Il metodo del costo medio ponderato considera le unità acquisite o prodotte a date diverse e a costi differenti come facenti parte di un unicum, per cui i singoli acquisti sono privati di una specifica identificazione. La media ponderata viene ottenuta in termini di rapporto tra il costo complessivo dei beni e il totale delle unità.

Passando all’esame della disciplina fiscale, il documento di prassi chiarisce come l’articolo 92 del Tuir, che disciplina il trattamento delle giacenze di magazzino, si ponga in rapporto di dipendenza dalla norma civilistica nella misura in cui riconosce, ai fini fiscali, i criteri di valutazione adottati in sede di redazione del bilancio, nel rispetto, tuttavia, di un “valore minimo” imposto dalla norma fiscale.

In tale ottica, viene dato ingresso – in via del tutto eccezionale – ai fenomeni di natura valutativa, circoscritti esclusivamente alle ipotesi di svalutazione dei beni valutati secondo criteri di valorizzazione forfetaria del magazzino (Fifo, Lifo, Cmp).

Diversamente, è preclusa, sul piano fiscale, la possibilità di procedere a rettifiche di valore dei beni valutati al costo specifico.

Tale soluzione risulta conforme non solo al dato letterale, tenuto conto che il comma 5 dell’articolo 92 non contiene alcun richiamo espresso ai beni valutati al costo, ma anche alla ratio della norma.

Viene dato rilievo, inoltre, al fatto che anche per i soggetti che adottano i principi contabili internazionali che, peraltro, escludono la valorizzazione del magazzino al Lifo (cfr Ias 2, paragrafo 25), i plus/minusvalori degli immobili classificati ai sensi dello Ias 2 non assumono rilevanza fiscale (articolo 3, comma 2, del decreto ministeriale 8 giugno 2011). Tali valori concorrono alla determinazione della base imponibile esclusivamente in sede di realizzo.

Nel caso di specie, dunque, l’Agenzia delle entrate esclude la possibilità di dare rilievo fiscale alla svalutazione del cespite operata in bilancio, con conseguente ripresa a tassazione della stessa - attraverso una variazione in aumento - in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi.

 

Vincenzo D’Andò