Diario quotidiano del 7 novembre 2013: ecco i nuovi codici tributo per i controlli formali

Pubblicato il 7 novembre 2013



istituiti nuovi codici tributo per controlli da 36-bis; obblighi antiriciclaggio dei professionisti: quarta direttiva comunitaria; registro revisori: normativa transitoria sull’esame di idoneità; imposta sul valore dei contratti assicurativi; IVIE: chiarimenti per immobili situati nel Regno Unito; deducibilità dell’imposta di bollo nel regime del risparmio gestito; dichiarazioni annuali per l’energia elettrica e per il gas naturale per l’anno d’imposta 2013: facsimile dei modelli AD-1 e AD-2

 

 

Indice:

1) Istituiti nuovi codici tributo per controlli da 36-bis

2) Obbligo antiriciclaggio dei professionisti: quarta direttiva comunitaria

3) Registro revisori: in vigore la normativa transitoria sull’esame di idoneità

4) Imposta sul valore dei contratti assicurativi: chiarimenti in materia di compensazione e di limiti al versamento

5) Ivie: chiarimenti per la determinazione della base imponibile degli immobili situati nel Regno Unito

6) Deducibilità dell’imposta di bollo nel regime del risparmio gestito

7) Dichiarazioni annuali per l’energia elettrica e per il gas naturale per l’anno d’imposta 2013: facsimile dei modelli AD-1 e AD-2

 

 

1) Istituiti nuovi codici tributo per controlli da 36-bis

Devono essere utilizzati dai contribuenti destinatari dell’avviso bonario, che intendono versare soltanto una quota dell’importo complessivamente richiesto dal fisco.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 73/E del 5 novembre 2013, ha istituito altri 51 codici tributo per consentire, a chi ha ricevuto una comunicazione di irregolarità a seguito dei controlli automatici effettuati sulle dichiarazioni, di pagare in parte le somme indicate nell’avviso.

Gli avvisi sono quelle che scaturiscono dalle attività di controllo meccanizzato ex art. 36-bis del Dpr 600/1973, che consentono di individuare errori materiali e di calcolo commessi dal contribuente e di verificare l’esattezza delle detrazioni, delle deduzioni e dei crediti d’imposta evidenziati in dichiarazione e la tempestività dei versamenti eseguiti.

L’eventuale maggiore imposta risultante, prima di essere iscritta a ruolo, viene segnalata al contribuente tramite una comunicazione di irregolarità: se il pagamento delle somme richieste avviene entro i successivi 30 giorni, si beneficia della riduzione a un terzo della sanzione ordinaria (dal 30%, quindi, scende al 10%).

I nuovi codici sono collegati a recenti novità normative, come i crediti d’imposta per le imprese che operano nel settore

cinematografico e quello per il nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno, l’imposta sul valore dei contratti di assicurazione (Ivca), l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie) e quella sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe).

Per agevolare i contribuenti a individuare la codifica esatta, in corrispondenza di ogni gruppo di codici (imposta, interessi e sanzioni) è associato il “numero” utilizzato per il versamento spontaneo.

Se si intende pagare solo una quota dell’importo complessivamente richiesto con la comunicazione di irregolarità, dunque, il contribuente deve compilare un modello F24, indicando gli opportuni codici tributo nella sezione “Erario”, in corrispondenza degli “importi a debito versati” e riportando negli appositi campi il codice atto e l’anno di riferimento riportati sulla stessa comunicazione.

 

2) Obbligo antiriciclaggio dei professionisti: quarta direttiva comunitaria

Dall’analisi svolta in sede comunitaria emerge l’esigenza di una maggiore armonizzazione delle misure antiriciclaggio.

Come è noto, le modalità di adempimento degli obblighi antiriciclaggio di cui al D.Lgs. 231/2007 coinvolgono Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

Procedono, intanto, in sede comunitaria, i lavori per l’emanazione della quarta direttiva antiriciclaggio.

Lo rileva la circolare n. 35/IR del 31 ottobre 2013 diffusa dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili il 05 novembre 2013 per illustrare le novità della bozza di quarta direttiva comunitaria in materia di obblighi antiriciclaggio per i professionisti.

Sono stati individuati i necessari elementi correttivi al fine di assicurare misure omogenee tra i vari stati destinatari della particolare disciplina applicabile per i professionisti. Una volta emanata, la quarta direttiva obbligherà gli stati membri ad inserire nella legislazione di recepimento un esplicito riferimento ai reati fiscali quali presupposto del reato di antiriciclaggio.

La circolare dell’IRDCEC analizza, in tale contesto, le misure che più interessano i professionisti (l’approccio basato sul rischio, gli obblighi semplificati e rafforzati di adeguata verifica della clientela, l’identificazione del titolare effettivo, la conservazione dei dati, l’inclusione dei reati fiscali, la segnalazione di operazioni sospette, gli aspetti sanzionatori).

 

3) Registro revisori: in vigore la normativa transitoria sull’esame di idoneità

Dopo un anno e mezzo di attesa, il 5 novembre 2013, la Ragioneria generale dello Stato ha annunciato la riapertura del Registro dei revisori legali.

Dal 6 novembre 2013, dunque, i tremila commercialisti in possesso dei requisiti dopo il 13 settembre 2013 (data di entrata in vigore della nuova disciplina, per ora sospesa) potranno tornare ad usufruire dell’esonero dal relativo esame e chiedere l’iscrizione al registro. A patto, naturalmente, di aver superato l'esame per l'accesso all’Albo dei dottori commercialisti e di inoltrare nuovamente la richiesta di ammissione. Quindi, tutti coloro che si sono visti negare l’accesso non perché privi dei requisiti ma perché non avevano superato l’esame con le nuove regole, mai peraltro emanate, potranno presentare una nuova domanda.

La nota, che annuncia l’avvenuta pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale n. 256, del D.L. 31 ottobre 2013 n. 126, che contiene, all’art. 1, comma 19, la tanto attesa norma “sblocca Registro”, introduce una disciplina transitoria, stabilendo che, nelle more dell’emanazione del regolamento di cui all’art. 4 del DLgs. 39/2010, l’esame di accesso e i relativi esoneri rimangono disciplinati dagli artt. 3, 4 e 5 del DLgs. 88/1992.

 

 

4) Imposta sul valore dei contratti assicurativi: chiarimenti in materia di compensazione e di limiti al versamento

Niente compensazione per l’imposta sul valore dei contratti assicurativi. È invece possibile applicare le norme che prevedono un limite al versamento del tributo al verificarsi di determinate condizioni.

Le regole previste in materia di compensazione dell’imposta sulle riserve matematiche non sono applicabili all’imposta sul valore dei contratti di assicurazione (Ivca).

Si tratta del chiarimento fatto dall’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 74/E del 6 novembre 2013, emanata a seguito del quesito posto da una società fiduciaria che, nell’ambito della propria attività di amministrazione, annovera anche i contratti di assicurazione sulla vita e capitalizzazione (polizze unit linked) stipulati con imprese di assicurazione non residenti e operanti nel territorio dello Stato in regime di libera prestazione di servizi (Lps).

In particolare, la fiduciaria ha chiesto se è possibile applicare all’imposta sul valore dei contratti di assicurazione:

- le regole previste per la compensazione “verticale” del credito di imposta derivante dal versamento dell’imposta sulle riserve matematiche con la stessa imposta dovuta nell’anno

- la medesima limitazione, introdotta dalla legge di stabilità 2013, per il versamento dell’imposta sulle riserve matematiche.

L’imposta sul valore dei contratti assicurativi è stata istituita con l’articolo 68 del Dl 83/2012 sulle polizze stipulate da soggetti residenti con imprese di assicurazione estere operanti nel territorio dello Stato in regime di Lps e che non si avvalgono del regime opzionale di applicazione dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi previsto dall’articolo 26-ter del Dpr 600/1973. In tale ipotesi, il prelievo è effettuato dagli intermediari che intervengono nella riscossione dei redditi provenienti da questi contratti. L’imposta, analogamente a quella sulle riserve matematiche, rappresenta un anticipo delle imposte sostitutive dovute sui proventi in sede di riscatto delle polizze.

Circa il primo quesito sulla possibilità di utilizzare, ai fini del versamento dell’imposta sul valore dei contratti assicurativi, la compensazione verticale dell’eccedenza con la stessa imposta dovuta nell’anno, l’Agenzia ha affermato di non poter aderire alla soluzione prospettata dall’istante.

Viene evidenziato che, sebbene la norma istitutiva dell’imposta sul valore dei contratti assicurativi (comma 2-sexies dell’articolo 1, Dl 209/2002) operi un rinvio ai criteri applicativi della disciplina dell’imposta sulle riserve matematiche, questi non sono applicabili tout court all’imposta sul valore dei contratti, in considerazione sia della diversa determinazione della base imponibile dell’imposta sia della circostanza che il soggetto inciso dall’imposta sul valore dei contratti assicurativi è il contraente che è tenuto a fornire la provvista.

Come già precisato con la circolare n. 41/2012, l’imposta sul valore dei contratti assicurativi è commisurata al valore dei contratti di assicurazione e comporta una gestione di tipo analitico di tali contratti da parte dei sostituti d’imposta, anziché una gestione per “massa” come accade per l’imposta sulle riserve matematiche che rappresenta, invece, un’imposta propria delle compagnie di assicurazione applicata sulle riserve matematiche dei rami vita iscritte nel bilancio dell’esercizio.

In materia di imposta sulle riserve matematiche, si ricorda che le compagnie di assicurazione, oltre allo scomputo delle imposte sostitutive sui riscatti delle polizze, possono utilizzare l’eccedenza di tale imposta, versata per il quinto anno precedente rispetto alle imposte sostitutive e ritenute versate nell’anno, in compensazione orizzontale, anche oltre il limite previsto dall’articolo 34, comma 1, della legge 388/2000.

In alternativa, detta eccedenza può essere utilizzata anche in compensazione con la stessa imposta sulle riserve matematiche dovuta nell’anno (compensazione verticale) oppure ceduta ad altre società ed enti del gruppo con le modalità previste dall’articolo 43-ter del Dpr 602/1973.

Pertanto, per individuare l’eccedenza dell’imposta sulle riserve matematiche che può essere utilizzata in compensazione, occorre confrontare quanto versato a titolo di tale imposta per il quinto anno anteriore (primo parametro) e quanto dovuto a titolo di imposte sostitutive o ritenute in relazione alle prestazioni erogate dalla compagnia di assicurazione nel corso dell’anno (secondo parametro).

Nell’estendere tale criterio di calcolo all’imposta sul valore dei contratti assicurativi, mancherebbe il parametro di confronto rappresentato dalle imposte sostitutive operate nell’anno (secondo parametro), non essendosi ancora realizzato, nella fattispecie, il presupposto applicativo dell’imposta sostitutiva sul contratto assicurativo in amministrazione presso la società fiduciaria.

L’Agenzia precisa inoltre che non è possibile estendere all’imposta sul valore dei contratti assicurativi, pur se nell’interesse del contraente medesimo, le previsioni dell’imposta sulle riserve matematiche relative all’utilizzo della compensazione orizzontale con altre imposte e contributi. Ciò in quanto la sostituzione tributaria introdotta dall’articolo 68 del Dl 83/2012 riguarda esclusivamente l’applicazione dell’imposta sostitutiva di cui all’articolo 26-ter del Dpr 600/1973 e dell’imposta sul valore dei contratti assicurativi, e non è estesa alle imposte di altra natura.

Relativamente al secondo quesito, circa l’applicabilità della disposizione introdotta dalla legge di stabilità del 2013 – che prevede un limite al versamento dell’imposta sulle riserve matematiche in presenza di un credito di imposta non ancora compensato o ceduto, qualora detto credito ecceda un determinato limite (calcolato in misura percentuale dello stock di riserve matematiche - cfr circolare n. 12/2013) -, l’Agenzia ritiene che, secondo una interpretazione logico-sistematica, tale previsione sia valida anche con riferimento all’imposta sul valore dei contratti assicurativi.

In tal senso, i limiti percentuali (2,5% per il periodo di imposta 2013), previsti dall’articolo 1, comma 507, della legge 224/2012 all’ammontare delle riserve matematiche dei rami vita iscritte in bilancio, devono essere corrispondentemente riferiti al valore del singolo contratto di assicurazione, da assumere al netto delle liquidazioni intervenute entro il termine previsto per il versamento dell’imposta sul valore di contratti assicurativi. Detto limite dovrà essere confrontato con l’ammontare complessivo dell’Ivca versata negli anni e aumentato dell’imposta teorica da versare, per stabilire se il versamento dell’anno deve essere eseguito.


5) Ivie: chiarimenti per la determinazione della base imponibile degli immobili situati nel Regno Unito

Per gli immobili situati nel Regno Unito si deve assumere, quale base imponibile dell’Ivie (imposta sul valore degli immobili all’estero), il valore medio della fascia attribuita all’appartamento ai fini della Council tax, l’imposta municipale sulle abitazioni.

Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 75/E del 6 novembre 2013, che ha, così, risposto all’interpello di un contribuente che, dovendo pagare il nuovo tributo per un appartamento situato a Londra su cui è titolare di un diritto di possesso di tipo “leasehold” (istituto che attribuisce un diritto all’utilizzo dell’immobile solitamente per un prolungato periodo di tempo, dietro il pagamento di un corrispettivo), ha chiesto chiarimenti su come determinare la base imponibile da sottoporre a tassazione.

Questo perché, per l’applicazione della Council tax, non esiste un valore catastale cui fare riferimento e che, come precisato dalla circolare 28/2012, andrebbe preso in considerazione per determinare l’Ivie. L’imposta inglese, infatti, non si basa su un valore puntuale, ma viene calcolata in funzione della fascia di valore (“band”) attribuita all’immobile.

Proprio sulla base di tale considerazione, l’Agenzia concorda con la soluzione prospettata dal contribuente: come base imponibile dell’Ivie, va adottato il valore medio della fascia attribuita all’immobile per la Council tax.

A corollario, la risoluzione ricorda che l’imposta inglese, però, non può essere scomputata dall’Ivie. Infatti, la disciplina del tributo (articolo 19, commi da 13 a 17, del Dl 201/2011) prevede che dalla somma calcolata può essere dedotto un credito d’imposta pari all’ammontare dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato in cui è situato l’immobile. E la Council tax non è un’imposta patrimoniale, poiché non colpisce la proprietà o altro diritto reale su un immobile, ma è dovuta per il godimento dei servizi locali forniti dal consiglio comunale.


6) Deducibilità dell’imposta di bollo nel regime del risparmio gestito

Risparmio gestito: Dal risultato si deduce il bollo sui rendiconti. Ciò non è, invece, possibile per l’imposta speciale sulle attività finanziarie emerse attraverso la procedura del rimpatrio e per la “tobin tax” sulle transazioni finanziarie.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 76/E del 6 novembre 2013, con la quale ha fornito precisazioni in merito al regime tributario riservato ad alcuni oneri relativi alle gestioni di portafogli.

Dunque, l’imposta di bollo dovuta sugli estratti conto o sui rendiconti relativi alle gestioni di portafogli individuali (articolo 13, commi da 2 a 2-ter, della Tariffa, parte prima, allegata al Dpr 642/1972), per le quali è stata esercitata l’opzione per l’applicazione del regime del risparmio gestito, è deducibile dal risultato maturato, poiché costituisce un onere strettamente inerente alla gestione del patrimonio.

Difatti, sulla base del dettato normativo (articolo 7 del Dlgs 461/1997), il risultato netto della gestione, sul quale va applicata l’imposta sostitutiva del 20%, è costituito dalla differenza tra il valore del patrimonio gestito al termine di ciascun anno solare e il valore di quello di inizio anno. Tale importo deve essere aumentato dei prelievi e diminuito dei conferimenti effettuati nell’anno, dei redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo del contribuente, dei redditi esenti o comunque non soggetti a imposta maturati nel periodo. Da questo risultato, poi, l’intermediario finanziario presso il quale è instaurato il rapporto di gestione deve dedurre le commissioni e gli oneri relativi al patrimonio gestito.

A tale ultimo riguardo, la circolare 165/1998 ha fornito, a titolo esemplificativo, un elenco delle voci di cui si può tener conto: Tassa sui contratti di borsa, commissioni di gestione e di negoziazione, eventuale imposta di successione e donazione (sono invece esclusi gli interessi passivi sostenuti per finanziare le operazioni della gestione).

Poi la risoluzione 205/2003 ha precisato che sono deducibili anche le spese di deposito, custodia e amministrazione, purché funzionali a un servizio reso a favore del patrimonio gestito, a prescindere dal fatto che siano inerenti a rapporti di custodia e deposito intestati direttamente al gestore ovvero siano dovute a un soggetto terzo presso il quale sono depositate le attività affidate in gestione (ad esempio, una banca depositaria).

Da questa ricostruzione, l’Agenzia arriva dunque a riconoscere la deducibilità - dal risultato maturato della gestione – anche dell’imposta di bollo dovuta sui rendiconti inviati alla clientela. Tali documenti rientrano tra le comunicazioni periodiche relative a prodotti finanziari, soggette a tassazione nei termini previsti dall’articolo 13, comma 2-ter, della Tariffa, parte prima, allegata al Dpr 642/1972, ossia nella misura proporzionale dell’1,5 per mille a decorrere dal 2013, con un minimo di 34,20 euro e un massimo, esclusivamente nel caso in cui il cliente sia un soggetto diverso da persona fisica, di 4.500 euro.

La risoluzione, viceversa, nega la possibilità di dedurre dal risultato maturato della gestione:

- l’imposta di bollo speciale (articolo 19, comma 6, Dl 201/2011) sulle attività finanziarie oggetto di emersione (“scudo fiscale”), in quanto si tratta di un onere non inerente al patrimonio gestito, ma connesso al regime di riservatezza di cui possono beneficiare le attività “emerse” attraverso la procedura del rimpatrio;

- l’imposta sulle transazioni finanziarie (“tobin tax”), giacché espressamente così previsto dalle norme di riferimento (articolo 1, comma 499, della legge 228/2012, e decreto Mef del 21 febbraio 2013).


7) Dichiarazioni annuali per l’energia elettrica e per il gas naturale per l’anno d’imposta 2013: facsimile dei modelli AD-1 e AD-2

Dichiarazioni annuali per l’energia elettrica e per il gas naturale per l’anno d’imposta 2013 - Facsimile dei modelli AD-1 e AD-2, e caratteristiche tecniche per l’invio dei file telematici: L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con la nota n. 127213 del 4 novembre 2013 fornisce precisazioni.

Come già anticipato (si veda la precedente nota n. 92853 del 7 agosto 2013), l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha provveduto ad un aggiornamento sostanziale dei modelli delle dichiarazioni in parola, nell’ottica della semplificazione e dell’unificazione delle modalità di fornitura dei dati nei due settori, in linea con le indicazioni comunitarie e la normativa vigente in materia.

Nella suddetta nota sono state illustrate le modifiche alla struttura del modello dichiarativo ed accennate le modalità di guida nella compilazione dello stesso in base alla realtà operativa che deve essere rappresentata.

A tale riguardo, occorre innanzitutto precisare che, con riferimento ai quadri proposti dal software per la predisposizione dei file, gli stessi non possono che essere quelli genericamente riferibili alle macro categorie selezionabili dal frontespizio, come accennato nelle premesse, mentre il dettaglio di cui allo schema riportato a pagina 4 della suddetta nota rappresenta le regole di congruenza con le informazioni registrate nell’Anagrafica Accise, in base alle quali in fase di acquisizione dei file trasmessi dall’operatore vengono eseguiti i controlli.

Detti controlli non sono di natura bloccante. Qualora i file inviati non soddisfino le sopra accennate regole di congruenza vengono comunque acquisiti e, in riscontro, segnalate le anomalie rilevate.

In tali casi, quindi, l’adempimento dichiarativo risulterà valido, ma sarà opportuno che l’operatore e l’ufficio competente si relazionino per la soluzione delle anomalie riscontrate, al fine di assicurare la correttezza dei dati registrati a sistema.

Vengono poi allegati i facsimile dei modelli AD-1 e AD-2, unitamente alle caratteristiche tecniche per l’invio dei file telematici (distintamente per il settore dell’energia elettrica e per il settore del gas naturale), aggiornate per l’anno 2013, dalla cui disamina si evincono più chiaramente le modifiche già argomentate.

Inoltre, ad integrazione di quanto già segnalato con la precedente nota sulla revisione del modello dichiarativo per il gas naturale, si deve aggiungere che, per quanto concerne i consumi assoggettati all’imposta regionale sostitutiva, dal quadro O del modello AD-2 in vigore per la dichiarazione dell’anno scorso, è stata eliminata anche la riga O1, relativa all’esenzione prevista dal punto 1 della Tabella A allegata al Testo unico delle accise (D.Lvo n. 504/1995), in coerenza con quanto già argomentato per il quadro E.

Eventuali fatturazioni che riguardino periodi antecedenti al 1° giugno 2007, potranno essere inserite nel quadro relativo alle rettifiche di fatturazione.

In relazione all’imposta regionale sostitutiva, si ribadisce e si conferma quanto già indicato al paragrafo 7 delle istruzioni alla compilazione del dichiarazione per il gas naturale dello scorso anno, circa le esenzioni dall’accisa previste dall’art. 17 del Testo unico, ossia che gli obblighi internazionali assunti con la sottoscrizione da parte dei singoli Stati dei trattati e accordi internazionali, prevedono l’esclusione da qualsiasi tipo di tassazione vigente nei singoli Stati.

Pertanto, l’imposta regionale sostitutiva non può essere applicata, anche in ossequio all’art. 117, comma 1, della Costituzione, alle forniture di gas naturale effettuate “nel quadro di relazioni diplomatiche o consolari, ad organizzazioni internazionali riconosciute ed a membri di dette organizzazioni, alle Forze Armate del trattato del Nord Atlantico, nel quadro di un accordo con Paesi terzi che consenta anche l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto”, come riportato al rigo O6 dei modelli dichiarativi del gas naturale, anteriormente all’attuale revisione.

Tenuto conto dell’incertezza fin qui avuta in merito a tale argomento, anche a seguito di indicazioni contrastanti da parte delle diverse amministrazioni regionali interessate, che può aver comportato l’addebito in fattura di tale tassazione anche nel corso del corrente anno, e tenuto altresì conto delle difficoltà legate alla restituzione dell’indebito, al fine di evitare possibili imputazioni di indebito arricchimento e fermo restando l’esclusione dal quadro di liquidazione dell’imposta regionale sostitutiva (quadro O) di tali tipologie di consumo onde scongiurare ulteriori disguidi, si ritiene opportuno che gli addebiti effettuati siano ricompresi nel campo relativo all’imposta sostitutiva presente del quadro delle rettifiche delle fatturazioni.


Vincenzo D’Andò