Decreto P.A. Decreto-legge del 31 agosto 2013 n. 101, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 ottobre 2013 n. 125 (cosiddetto Decreto Pubblica Amministrazione)

di Marco Castellani

Pubblicato il 22 novembre 2013



si espongono le principali novità di interesse degli enti locali introdotte dal Decreto-legge del 31 agosto 2013 n. 101, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 ottobre 2013 n. 125 (cosiddetto Decreto Pubblica Amministrazione)

Si espongono le principali novità di interesse degli enti locali introdotte dal Decreto-legge del 31 agosto 2013 n. 101, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 ottobre 2013 n. 125 (cosiddetto Decreto Pubblica Amministrazione)

 

CONTENIMENTO DELLA SPESA PUBBLICA

Spesa per le auto di servizio

I primi commi dell’articolo 1 dettano norme di contenimento aventi ad oggetto le auto di servizio nella disponibilità degli enti pubblici.

Il comma 1 dispone il divieto, fino al 31 dicembre 2015, per le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione dell’ISTAT, di acquistare autovetture e di stipulare contratti di locazione finanziaria aventi ad oggetto autovetture.

Inoltre, sino al 31 dicembre 2015 il limite di spesa previsto dall'articolo 5, comma 2, del Decreto-Legge n. 95 del 2012 (pari 50 per cento della spesa sostenuta nell'anno 2011 per l'acquisto, la manutenzione, il noleggio e l'esercizio di autovetture, nonché per l'acquisto di buoni taxi) viene calcolato al netto delle spese sostenute per l'acquisto di autovetture.

Il comma 2 dell’articolo 1, mantenendo ferme le vigenti disposizioni di contenimento della spesa per autovetture (fra cui il citato articolo 5 comma 2 della Legge Spending Review-bis), sanziona a decorrere dall'anno 2014 le pubbliche amministrazioni, che non adempiono, al censimento permanente delle autovetture di servizio nonché agli obblighi di comunicazione previsti dal DPCM 3 agosto 2011, con l’imposizione di un limite di spesa relativo all'acquisto, la manutenzione, il noleggio e l'esercizio di autovetture, o per l'acquisto di buoni taxi pari al 50% di quello previsto per l’anno 2013. Ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 delle disposizioni in materia di riduzione della spesa per auto di servizio e i relativi contratti sono nulli, costituiscono illecito disciplinare e sono, altresì, puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria, a carico del responsabile della violazione, da mille a cinquemila euro, salva l'azione di responsabilità amministrativa per danno erariale.

Va tuttavia tenuto presente che il comma 4 demanda la definizione di modalità e limiti ulteriori di impiego delle autovetture di servizio - modalità e limiti che costituiscono anche criteri attuativi delle norme di cui ai precedenti commi da 1 a 3 -.a un DPCM da emanarsi su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione.

 

Taglio delle consulenze

Il comma 5 dell’articolo 1 sancisce il taglio della spesa annua per studi e incarichi di consulenza, inclusa quella relativa a studi e incarichi di consulenza conferiti a pubblici dipendenti, sostenuta dalle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione definito dall’ISTAT, che non può essere superiore al 90 per cento del limite di spesa per l’anno 2013, così come determinato ai sensi dell’articolo 6, comma 7 del D.L. n. 78/2010 (ossia il 20 per cento di della spesa sostenuta nell'anno 2009).

La norma esclude dall'applicazione del limite le università, gli enti di ricerca e gli organismi equiparati, nonché gli istituti culturali e gli incarichi di studio e consulenza connessi ai processi di privatizzazione e alla regolamentazione del settore finanziario.

Anche in questo caso gli atti adottati in violazione delle disposizioni in materia di limiti di spesa per il conferimento di incarichi e i relativi contratti sono considerati nulli e l'affidamento di incarichi in violazione di tali disposizioni costituisce illecito disciplinare ed è, altresì, punito con una sanzione amministrativa pecuniaria, a carico del responsabile della violazione, da mille a cinquemila euro, salva l'azione di responsabilità amministrativa per danno erariale.

 

Ispezioni della Ragioneria generale dello Stato

Come previsto nel comma 7 dell’articolo 1 il rispetto dei vincoli disposti in materia di consulenze e di autovetture dai precedenti commi dell’articolo 1, sarà oggetto di verifica a cura degli ispettori della Ragioneria generale dello Stato che a seguito di apposite visite ispettive potranno segnalare alla Corte dei Conti eventuali irregolarità riscontrate.

 

PROCEDURE DI ACCESSO ALLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONE E MISURE DI RAZIONALIZZAZIONE DEL PERSONALE

Mobilità e limiti alle facoltà assunzionali

L’articolo 2 del Decreto coordinato con la Legge di conversione effettua importanti interventi ed utili chiarimenti sul prepensionamento, istituto di razionalizzazione delle Pubbliche amministrazioni previsto dall’articolo 2 del D.L. n. 95/2012 convertito dalla Legge n. 135/2012 (Legge Spending Reveiw-bis).

La lettera b) del comma 1 dell’articolo 2 del Decreto novella il comma 7 dell’articolo 14 del Legge Spending review-bis disponendo che le cessazioni dal servizio per processi di mobilità, limitatamente al periodo di tempo necessario al raggiungimento dei requisiti previsti dalla legge non possono essere conteggiate come risparmio utile per definire l'ammontare delle disponibilità finanziarie da destinare alle assunzioni o il numero delle unità sostituibili in relazione alle limitazioni del turn over disposte dalla normativa pubblicistica fino a quando non si sarà completato il periodo di maturazione dei requisiti pensionistici determinato secondo le regole ordinarie del D.L. n. 201/2011.

Il comma 3 fornisce chiarimenti in merito all’applicazione dell'istituto del Prepensionamento in caso dichiarazione di eccedenza di personale. Si prevede che Lo strumento del prepensionamento può essere avviato da tutte le Pubbliche amministrazioni annoverate nell’articolo 1, comma 2 del D.Lgs. n. 165/2001 (fra cui gli enti locali). La disposizione Viene conferma il ricorso al prepensionamento anche in caso di eccedenza dichiarata per ragioni funzionali o finanziarie dell'amministrazione. Si stabilisce inoltre che le posizioni dichiarate eccedentarie non possono essere ripristinate nella dotazione organica di ciascuna amministrazione.

Secondo quanto previsto dal successivo comma 6 dell’articolo 2 del Decreto le pubbliche amministrazioni, nei limiti del soprannumero procedono alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro nei confronti dei dipendenti in possesso dei requisiti indicati nel citato articolo 2, comma 11 lettera a) della Legge Spending review-bis.

 

Obbligo di collocamento obbligatorio a riposo

Il Decreto all’articolo 2, commi 4 e 5, introduce un’interpretazione autentica (quindi con efficacia retroattiva) dell’articolo 24, commi 3 e 4 del D.L. n. 201/2011 convertito dalla Legge n. 214/2011 (cosiddetto Decreto Salva-Italia) in base alla quale il conseguimento da parte di un dipendente pubblico del diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2011 comporta obbligatoriamente l’applicazione dell’obbligo di collocazione del soggetto a riposo.

Si chiarisce altresì che il secondo periodo del comma 4 dell’articolo 24, del citato D.L. n. 201/2011, si interpreta nel senso che per i lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni il limite ordinamentale, previsto dai singoli settori di appartenenza per il collocamento a riposo d’ufficio e vigente alla data di entrata in vigore del decreto-legge stesso, non è modificato dall’elevazione dei requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia e costituisce il limite non superabile, se non per il trattenimento in servizio o per consentire all’interessato di conseguire la prima decorrenza utile della pensione ove essa non sia immediata, al raggiungimento del quale l’amministrazione deve far cessare il rapporto di lavoro o di impiego se il lavoratore ha conseguito, a qualsiasi titolo, i requisiti per il diritto a pensione.

 

PERSONALE DELLE SOCIETA’ PARTECIPATE

Conto annuo del personale

Per effetto della modifica introdotta dal comma 11 dell’articolo 2, che propone una nuova formulazione del comma 3 dell’articolo 60 del D.Lgs. n. 165/2001, a decorrere dall’anno 2014 si estende l’adempimento del cosiddetto Conto annuo del personale (ossia della trasmissione alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica e al Ministero dell'economia e delle finanze, dei dati relativi al costo annuo del personale comunque utilizzato, dettagliato per i singoli rapporti di lavoro dipendente o autonomo assunti dall’ente) agli enti pubblici economici, le aziende che producono servizi di pubblica utilità, le società non quotate partecipate direttamente o indirettamente, a qualunque titolo, dalle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della Pubblica Amministrazione definito dall’ISTAT.

 

Dirigenti delle società partecipate

Il comma 7-bis dell’articolo 3 dispone che in ambito di regolamentazione del rapporto di lavoro dei dirigenti, le società controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni, o dai loro enti strumentali, anche al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 31 del D.Lgs. n. 165/2001, ad esclusione delle società quotate e delle loro controllate, non possono inserire, in assenza di preventiva autorizzazione dei medesimi enti o amministrazioni, clausole contrattuali che al momento della cessazione del rapporto prevedano per i soggetti di cui sopra benefici economici superiori a quelli derivanti ordinariamente dal contratto collettivo di lavoro applicato. Dette clausole, inserite nei contratti in essere, sono nulle qualora siano state sottoscritte, per conto delle stesse società, in difetto dei prescritti poteri o deleghe in materia.

Il comma 7-ter dell’articolo 3 dispone per i dirigenti appartenenti alle società controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni o enti pubblici, ad esclusione di quelle quotate, che lo scorso 31 ottobre 2013 risultavano titolari di pensione di vecchiaia o anzianità (con erogazione già disposta), il collocamento obbligatorio a riposo con cessazione del rapporto a partire dal prossimo 31 dicembre 2013 nel caso in cui queste società abbiano chiuso l’esercizio 2012 in perdita. Alle società medesime viene fatto divieto di coprire, mediante nuove assunzioni, le posizioni resesi disponibili in organico con la cessazione dei rapporti di lavoro di cui al periodo precedente. Nel caso in queste le società in questione avessero chiuso l’esercizio in avanzo, ai dirigenti titolari di trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità, si prevede la sospensione del trattamento medesimo per tutta la durata dell'incarico dirigenziale.

 

Contratti di servizio con le società controllate

L’articolo 3-bis aggiunto dalla Legge di conversione del Decreto concede alle pubbliche amministrazioni la possibilità di effettuare la revisione con riduzione del prezzo dei contratti di servizio stipulati con le società, ad esclusione di quotate nei mercati regolamentati e delle società dalle stesse controllate, e con gli enti direttamente o indirettamente controllati, con conseguente riduzione degli oneri contrattuali a carico della pubblica amministrazione.

In tale ipotesi le società e gli enti controllati procedono, entro i successivi novanta giorni, alla rinegoziazione dei contratti aziendali relativi al personale impiegato nell'attività contrattualmente affidata, finalizzata alla correlata riduzione degli istituti di salario accessorio e dei relativi costi.

 

LAVORO FLESSIBILE, PRECARIATO, STABILIZZAZIONI

Lavoro flessibile

Il comma 1 della’articolo 4 attraverso una modifica dell’articolo 36 del D.Lgs. n. 165/2001, apporta utili chiarimenti in merito alla disciplina del ricorso al lavoro flessibile da parte delle Pubbliche Amministrazioni. che viene consentito solo «per rispondere ad esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale».

Si precisa inoltre che in materia di contratto di lavoro a tempo determinato, alle pubbliche amministrazioni si applicano le disposizioni generali recate dal D.Lgs. 6 settembre 2001 n. 368, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato.

Il comma 2 inasprisce le sanzioni a carico degli enti per le violazioni delle disposizioni in materia di lavoro a tempo determinato. Si prevede infatti che i contratti di lavoro a termine posti in essere in violazione dei limiti di legge vanno considerati nulli e determinano responsabilità erariale. I dirigenti vengono individuati dal Decreto quali i soggetti responsabili per il mancato raggiungimento dei risultati, ai sensi dell'articolo 21 del D.Lgs. n. 165/2001. Al dirigente responsabile di irregolarità nell'utilizzo del lavoro flessibile non può essere erogata la retribuzione di risultato.

 

Assunzione dei vincitori di graduatorie a tempo indeterminato con contratti a tempo determinato

La lettera a)-bis del comma 1 dell’articolo 4 della Legge di conversione del Decreto, integrando il comma 2 dell’articolo 36 del D.Lgs. n. 165/2001, consente alle amministrazioni pubbliche di sottoscrivere contratti a tempo determinato con i vincitori e gli idonei delle proprie graduatorie vigenti per concorsi pubblici a tempo indeterminato.

 

Esaurimento delle precedenti graduatorie e dei nominativi degli idonei

Il comma 3 dell’articolo 4 obbliga le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, gli enti pubblici non economici ad avviare nuovi concorsi solo previa verifica:

a)dell'avvenuta immissione in servizio, nella stessa amministrazione, di tutti i vincitori collocati nelle proprie graduatorie vigenti di concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato per qualsiasi qualifica, salve comprovate non temporanee necessità organizzative adeguatamente motivate

b) dell'assenza, nella stessa amministrazione, di idonei collocati nelle proprie graduatorie vigenti e approvate a partire dal 1º gennaio 2007, relative alle professionalità necessarie anche secondo un criterio di equivalenza.

Va detto che alla disposizione non sembrano essere soggetti gli enti locali.

 

Concorsi unici

Ai sensi del comma 3-quinquies a decorrere dal 1º gennaio 2014, il reclutamento dei dirigenti e delle figure professionali comuni a tutte le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, si svolge mediante concorsi pubblici unici, organizzati dal Dipartimento della Funzione Pubblica. Nel caso in cui il Dipartimento accerti che le vacanze presso le amministrazioni interessate sono riferite ad una singola regione, il concorso unico viene svolto in ambito regionale.

Le graduatorie predisposte presso di Dipartimento della Funzione pubblica diverranno le uniche da cui le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 35, comma 4 del D.Lgs. n. 165/2001 possono attingere per effettuare le proprie assunzioni nel rispetto del regime delle assunzioni a tempo indeterminato previsto dalla normativa vigente, provvedendo a programmare le quote annuali di assunzioni.

Secondo quanto prescritto nel comma 3-sexies dell’articolo 4 le amministrazioni pubbliche possono comunque essere autorizzate a svolgere direttamente i concorsi pubblici per specifiche professionalità.

È lasciata facoltà a Regioni ed enti locali di aderire alla ricognizione delle posizioni vacanti nelle pubbliche organizzata dal Dipartimento della Funzione pubblica ai sensi del citato comma 3-quinquies. in tal caso, regioni ed enti locali si obbligano ad attingere alle relative graduatorie in caso di fabbisogno, nel rispetto dei vincoli finanziari in materia di assunzioni.

 

Proroga delle graduatorie

Il comma 4 sancisce la proroga fino al 31 dicembre 2016 dell'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, vigenti alla data di approvazione del Decreto (ossia lo scorso 1 settembre 2013), relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni.

 

Stabilizzazione dei precari

Il comma 6 concede alle amministrazioni pubbliche a partire dallo scorso 1 settembre 2013 e fino al 31 dicembre 2016 la possibilità di bandire procedure concorsuali, per titoli ed esami, per assunzioni a tempo indeterminato di personale non dirigenziale riservate esclusivamente a coloro che sono in possesso dei requisiti indicate precedenti disposizioni in materia di stabilizzazione del personale precario (art. 1, commi 519 e 558, della Legge n. 296/2006; art. 3, comma 90 della Legge n. 244/2007) o che in alternativa hanno maturato negli ultimi cinque anni, almeno tre anni di servizio con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato alle dipendenze dell'amministrazione che emana il bando, con esclusione, in ogni caso, dei servizi prestati presso uffici di diretta collaborazione degli organi politici.

Tali procedure, come ribadito dalla norma, devono essere realizzate con rispetto dei vincoli assunzionali previsti dalla legislazione vigente (ossia il 40% del costo delle cessazioni dell’anno precedente) e nel limite finanziario fissato dall’articolo 35, comma 3-bis, del D.Lgs. n. 165/2001(ossia utilizzando il 50% del budget disponibile per le nuove assunzioni).

Le procedure in questione possono essere avviate solo a valere sulle risorse assunzionali relative agli anni 2013, 2014 2015 e 2016, anche complessivamente considerate, in misura non superiore al 50 per cento, in alternativa ai concorsi con riserva disciplinati dal comma 3-bis dell’art. 35 del D.Lgs. n. 165/2001 (introdotto dalla Legge di stabilità per il 2013). Le graduatorie definite in esito alle medesime procedure sono utilizzabili per assunzioni nel quadriennio 2013-2016 a valere sulle predette risorse.

 

Assunzioni a tempo indeterminato con contratti a tempo parziale

Il comma 7, al fine di realizzare l’obiettivo di inserimento del personale con contratto di lavoro a tempo determinato, consente alle amministrazioni pubbliche di adottare bandi per assunzioni a tempo indeterminato con contratti di lavoro a tempo parziale, salvo diversa giustificazione, tenuto conto dell'effettivo fabbisogno di personale e delle risorse finanziarie dedicate.

 

Proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato

Il comma 9 dell’articolo 4 del Decreto concede alle amministrazioni pubbliche che nella programmazione triennale del fabbisogno di personale riferita agli anni dal 2013 al 2016, prevedono di effettuare procedure concorsuali (con riserva di posti per il personale a tempo determinato o interamente riservati a detto personale) la facoltà di prorogare, nel rispetto dei vincoli finanziari previsti dalla normativa vigente in materia (e in particolare del limite di spesa relativa al ricorso dei contratti di lavoro flessibile pari al 50% della spesa sostenute per le medesime finalità nell’anno 2009), i contratti di lavoro a tempo determinato dei soggetti che hanno maturato allo scorso 31 ottobre 2013 almeno tre anni di servizio alle proprie dipendenze. La proroga può essere disposta fino al completamento delle procedure concorsuali e comunque non oltre il 31 dicembre 2016.

La versione del comma 9 modificata dalla Legge di conversione concede alle province la possibilità di prorogare fino al 31 dicembre 2014 i contratti di lavoro a tempo determinato per le strette necessità connesse alle esigenze di continuità dei servizi e nel rispetto dei vincoli finanziari, del Patto di stabilità interno e della vigente normativa di contenimento della spesa complessiva di personale. La norma conferma la vigenza del divieto per le province di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato imposto dal comma 9 dell’articolo 16 della Legge Spending Review-bis.

 

Deroghe ai limiti al lavoro flessibile nelle Regioni a statuto speciale

Il comma 9-bis permette alle Regioni a statuto speciale e agli enti territoriali ad esse appartenenti di derogare ai limiti previsti per il ricorso al lavoro flessibile dall’articolo 9 comma 28 del D.L. n. 78/2010 convertito dalla Legge n. 122/2010, limitatamente alla proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato. La deroga viene concessa esclusivamente per le finalità e nei termini indicati nel precedente comma 9 ed esclusivamente a valere sulle risorse finanziarie aggiuntive appositamente individuate dalle medesime regioni attraverso misure di revisione e razionalizzazione della spesa certificate dagli organi di controllo interno.

 

Lavoratori socialmente utili e lavoratori di pubblica utilità

Il comma 8 dell’articolo 4 contiene una norma di favore nei confronti della stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili e dei lavoratori di pubblica utilità.

A tal fine le Regioni sono tenute a predisporre un elenco regionale dei suddetti lavoratori secondo criteri di priorità che ponderano l'anzianità' anagrafica, l'anzianità' di servizio e i carichi familiari. A questi elenchi potranno fare ricorso, a decorrere dallo scorso 1 settembre 2013 e fino al 31 dicembre 2016, gli enti territoriali per colmare eventuali vuoti in organico relativamente alle qualifiche per le quali non è richiesto il titolo di studio superiore a quello della scuola dell'obbligo, nel rispetto del loro fabbisogno e nel limite del 50% delle risorse disponibili per le assunzioni a tempo indeterminato, mediante procedure assunzione a tempo indeterminato, anche con contratti di lavoro a tempo parziale.

 

Attuazione delle procedure di stabilizzazione

Il comma 10 dell’articolo 4 chiama le Regioni, le Province autonome e gli enti locali, tenuto conto del loro fabbisogno, ad attuare le disposizioni ai commi 6, 7, 8 e 9 sopra illustrati, nel rispetto dei principi e dei vincoli ivi previsti e tenuto conto dei criteri di razionale distribuzione delle risorse finanziarie connesse con le facoltà assunzionali delle pubbliche amministrazioni, che saranno definiti da un DPCM, da adottare su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze ai sensi del precedente comma 5 dell’articolo 4 del D.L. n. 101/2013, entro il 30 marzo 2014, nel rispetto della disciplina prevista dal presente articolo.

Dalla lettura della norma si deduce pertanto che fino alla data di pubblicazione del DPCM tali enti non avranno tutti gli elementi per potere avviare le procedure previste dai commi richiamati.

 

Stabilizzazione dei precari

Il nuovo comma 6-quater inserito nella Legge di conversione prevede per gli anni 2013, 2014, 2015 e 2016, la possibilità per le Regioni e i Comuni che hanno indetto procedure selettive pubbliche ai sensi dell'articolo 1, comma 560, della Legge 27 dicembre 2006 n. 296, la facoltà di procedere all'assunzione a tempo indeterminato, a domanda, del personale non dirigenziale assunto con contratto di lavoro a tempo determinato, sottoscritto a conclusione delle procedure selettive precedentemente indicate, che abbia maturato, alla data di entrata in vigore del decreto (ossia allo scorso 1 settembre 2013), almeno tre anni di servizio alle loro dipendenze negli ultimi cinque anni.

Laddove tali procedure sono attivabili, vanno realizzate dalle Regioni e dai Comuni in via prioritaria rispetto alle procedure disciplinate nel precedente comma 6 del Decreto, in relazione al proprio effettivo fabbisogno e alle risorse finanziarie disponibili e fermo restando il rispetto delle regole del Patto di stabilità interno e nel rispetto dei vincoli normativi assunzionali e in materia di contenimento della spesa complessiva di personale.

 

Personale delle scuole e degli asili nido gestiti dagli enti locali

Il comma 11 dell’articolo 4 estende la disciplina derogatoria prevista dal comma 4-bis dell’articolo 10 del D.Lgs. 6 settembre 2001 n. 368 in materia di durata e rinnovi dei contratti a termine per il personale supplente impiegato nelle scuole statali anche al personale docente ed educativo supplente operante nelle scuole gestite dai Comuni.

Il comma 12 apporta modifiche al comma 5-bis dell’articolo 114 del TUEL per effetto delle quali le Aziende speciali e le Istituzioni che gestiscono servizi scolastici e per l’infanzia sono escluse dal rispetto del Patto di stabilità e dai vincoli in materia di spese del personale.

 

CIVIT

L’articolo 5 del Decreto dispone il cambio di denominazione della CIVIT che assume il nome di Autorità Nazionale anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni (A.N.A.C.).

Si segnala che le modifiche al quadro delle competenze della CIVIT (Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche) apportate dallo stesso articolo 5 del Decreto sono state integralmente abrogate nel testo definitivo della Legge di conversione.

Rimangono pertanto in seno alla nuova A.N.A.C. tutte le funzioni previste dagli articoli 7, 10,12,13 e 14 del D.Lgs. n. 150/09 in materia di misurazione e valutazione della performance ed in materia di qualità dei servizi pubblici.

 

Assunzioni obbligatorie

L’articolo 7, comma 6 della Legge di conversione del Decreto introduce una rilevante modifica nel sistema di assunzione dei disabili disciplinato dalla Legge n. 68/1999, stabilendo che le amministrazioni pubbliche devono rideterminare il numero delle assunzioni obbligatorie delle categorie protette, applicando i criteri previsti dalla Legge n. 68/1999 sulle dotazioni organiche rideterminate in attuazione della legislazione vigente (comprensiva perciò anche dei tagli disposti dalla Legge Spending review-bis). Per effetto della nuova norma le pubbliche amministrazioni, sulla base del nuovo computo degli obblighi di assunzione obbligatoria, dovranno assumere un numero di lavoratori corrispondente alla differenza tra il numero delle posizioni mancanti accertato rideterminando le dotazioni organiche e il numero dei lavoratori disabili già presenti.

La novella introdotta dal comma 6 impone espressamente a ciascuna amministrazione l’obbligo di assunzione dei lavoratori di categoria protetta con contratto a tempo indeterminato. La ratio della norma è volta di fatto è di realizzare il garantire la piena tutela prevista dalla Legge n. 68/1999 attraverso l’integrale stabilizzazione dei rapporti fra pubbliche amministrazioni e lavoratori appartenenti alle classi protette, evitando di creare sacche di precariato in soggetti colpiti da altri svantaggi.

In tal senso va letta anche la deroga riconosciuta dal penultimo periodo del citato comma 6 che chiarisce che ai fini di tali disposizioni non rilevano i divieti di nuove assunzioni previste dalla legislazione vigente, anche nel caso in cui l’amministrazione interessata sia in situazione di soprannumerarietà. La deroga pare applicabile anche alle province che potrebbero legittimamente adeguarsi alla Legge n. 69/1999 mediante contratti a tempo indeterminato a prescindere dal divieto di assunzioni a tempo indeterminato loro imposto dal comma 9 dell’articolo 16 della Legge Spending Review-bis.

Il comma 6 dell’articolo 7 all’ultimo periodo si occupa anche di introdurre una disposizione transitoria in favore dei lavoratori disabili assunti in passato con contratto a tempo determinato. Il testo della norma prevede infatti che trova applicazione nei loro confronti l’articolo 5, commi 4-quater e 4-sexies del D.Lgs. n. 368/2001 nei limiti della quota d’obbligo, che riconosce ai lavoratori di categorie protette assunti con contratti a tempo determinato che abbiano prestato servizio per oltre 6 mesi, il diritto di precedenza per assunzioni a tempo indeterminato, effettuate dal datore di lavoro entro i successivi 12 mesi con riferimento alle mansioni già espletate.

Dott. Marco Castellani

Dott. Fabio Federici

22 Novembre 2013