Diario quotidiano del 25 novembre 2013: Redditometro, il parere del Garante della Privacy boccia i dati Istat

Pubblicato il 25 novembre 2013

contributi erogati dalla P.A.: quando si applica l’Iva; redditometro: il Garante della Privacy boccia i dati Istat; versamento acconti 2013: slittano al 10 dicembre 2013?; studi di settore: mai ignorare i questionari; modello Unico con ravvedimento; niente registro né bollo sull’Attestato di prestazione energetica (APE); antiriciclaggio: nessun ulteriore adempimento per gli operatori; commercialisti: sospendere le scadenze fiscali in Sardegna

 

 

Indice:

1) Contributi erogati dalla P.A.: quando si applica l’Iva

2) Redditometro: il Garante della Privacy boccia i dati Istat

3) Versamento acconti 2013: slittano al 10 dicembre 2013?

4) Studi di settore: mai ignorare i questionari

5) Modello Unico con ravvedimento

6) Niente registro né bollo sull’Attestato di prestazione energetica (APE)

7) Antiriciclaggio: nessun ulteriore adempimento per gli operatori

8) Commercialisti: sospendere le scadenze fiscali in Sardegna

 

 

1) Contributi erogate dalla P.A.: quando si applica l’Iva

Il fisco chiarisce le differenze tra contributi e corrispettivi. I contributi dati dalla Pubblica Amministrazione a soggetti, pubblici o privati, rientrano in campo Iva quando costituiscono il compenso per un servizio effettuato o per un bene ceduto. Al contrario, non si applica l’Iva quando chi riceve il contributo non è obbligato a rendere alcuna controprestazione.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la circolare 34/E del 21 novembre 2013, condivisa con la Ragioneria Generale dello Stato, da seguire per inquadrare, caso per caso, le somme erogate dalla P.A. e tracciare il confine tra le due tipologie di pagamenti ai fini Iva, laddove non siano immediatamente riconducibili al quadro normativo di riferimento.

Differenze tra contributi e corrispettivi

Si parla di contributi pubblici quando la P.A. non opera all’interno di un rapporto contrattuale, cioè quando le erogazioni sono effettuate secondo norme che prevedono l’erogazione di benefici al verificarsi di presupposti definiti.

Si parla, invece, di corrispettivi quando le erogazioni sono conseguenti alla stipula di contratti pubblici, oppure, al di fuori di questi, nelle ipotesi in cui ciò è consentito dalla legislazione sulle attività negoziali delle P.A..

C’è Iva se i risultati dell’attività finanziata vanno alla P.A.

I pagamenti della P.A. destinati a un privato “attraggono” l’Iva se prevedono un rapporto di scambio tra i due attori da cui deriva un vantaggio diretto ed esclusivo per la pubblica amministrazione perché, ad esempio, acquisisce la proprietà del bene. In questo caso, infatti, ci si trova davanti a una prestazione e controprestazione che rientra nello schema contrattuale.

Clausole risolutive o penalità per inadempimento portano “corrispettività”

Le erogazioni della pubblica amministrazione rientrano nell’ambito del rapporto contrattuale quando in convenzione, anche tramite norme di rinvio, sono presenti clausole risolutive o di penalità per inadempimento. L’Agenzia precisa che anche se mancano queste clausole ci si può comunque trovare di fronte a un’erogazione corrispettiva. L’attività finanziata, infatti, può comunque concretizzare un’obbligazione il cui inadempimento comporterebbe una responsabilità contrattuale.

“Contributi” individuati dalla norma

La circolare sottolinea che è la norma, in primo luogo, a qualificare la natura delle erogazioni. Ad esempio, siamo in presenza di contributi pubblici, non rilevanti ai fini Iva, quando la disposizione legislativa individua i beneficiari delle somme, prevedendo in loro favore aiuti o agevolazioni, come i destinatari del 5 o dell’8 per mille dell’Irpef.

E ancora, quando l’Amministrazione agisce in base all’articolo 12 della legge 241/1990 (provvedimenti attributivi di vantaggi  economici), l’erogazione di contributi pubblici (concessione di sovvenzioni, sussidi, ausili finanziari, eccetera) è subordinata alla predeterminazione e pubblicazione dei criteri e delle modalità a cui le P.A. procedenti devono attenersi, a garanzia di trasparenza e imparzialità.

L’erogazione di somme, inoltre, può essere definita a livello comunitario e attuata in Italia attraverso bandi o delibere di organi pubblici (ad esempio, il Cipe). Anche in questo caso non siamo in presenza di corrispettivi contrattuali, ma di semplici contributi dello Stato.

Infine, le somme erogate dai soci in base alle norme del codice civile, quali apporti di capitale, non vanno inquadrate come corrispettivi di prestazioni di servizi, ma nell’ambito del rapporto associativo privo di controprestazioni.

“Corrispettivi” individuati dalla norma

Le somme erogate dalla P.A. assumono natura di corrispettivi – e non di contributi – in presenza di un contratto, in base al quale un soggetto percepisce dei soldi dall’Amministrazione a fronte dell’esecuzione di una prestazione di servizi. Questa regola vale sia nel caso in cui l’accordo è stipulato in base al codice dei contratti pubblici sia se è concluso in deroga a quelle norme (ad esempio, contratti riguardanti la sicurezza nazionale).

Criteri sussidiari

Se le norme non consentono di qualificare puntualmente le erogazioni, la natura giuridica delle somme erogate dalla P.A. potrà essere individuata, caso per caso, attraverso l’applicazione gerarchi