Promotori finanziari: l'esclusione da IRAP sembra oramai definitiva

Sulla esclusione da Irap per i promotori finanziari sembra proprio che la giurisprudenza si stia indirizzando verso un canale a favore del contribuente.

Nonostante, dopo il considerevole flusso di sentenze di legittimità emesse in occasione dell’Irap-day, l’indirizzo emerso dalla Corte di Cassazione sia stato quello di delegare al Giudice Tributario la decisione, basandosi volta per volta sull’analisi delle singole fattispecie, e non invece quello di fissare degli inequivocabili punti fermi, stabili e univoci, la giurisprudenza di merito sta via via riconoscendo sempre più pacificamente l’esclusione dall’imposta dei piccoli imprenditori, ancor più facilmente se in assenza di dipendenti.

D’altronde, è giusto precisare che il corpus normativo raccolto nel D.Lgs. n. 446/97 non permetteva di ottenere, dalle sentenze di legittimità, un indirizzo che, anzichè rinfocolare, lenisse la “vis pugnandi” dei contribuenti potenzialmente interessati all’esonero dall’imposta, nell’auspicata esclusione tacita per alcune fattispecie, senza necessità di una azione avanti il Giudice.

Ad oggi, tuttavia, la maggior parte della produzione giurisprudenziale è stata rivolta ai lavoratori autonomi, sicchè, se si vuole rivolgere l’analisi giurisprudenziale al settore degli imprenditori individuali, il campo si restringe nettamente.

Ecco perché la sentenza che oggi proponiamo, emessa dalla VI sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Catania (sentenza n.656 del 15/7/2013), appare un importante punto di riferimento per il popolo dei promotori finanziari (e, in genere, per i piccoli imprenditori ad essi assimilabili quanto a struttura economica, in primis gli agenti e rappresentanti di commercio). La cosa che più salta all’occhio è come la Commissione nemmeno si ponga il problema dell’ammissibilità del rimborso irap per il  soggetto-imprenditore (e non professionista), ma va direttamente ad esaminare le condizioni per la sussistenza della soggettività passiva Irap; questo è invero l’elemento più importante nella sentenza che si riporta.

I punti sviluppati in sede di discussione sono stati i seguenti:

 

  • Il concetto più ricorrente addotto a supporto delle tesi di dottrina e giurisprudenza di merito è quello che si fonda sul concetto di “autonomia”.
  • L’articolo 2 del decreto istitutivo dell’Irap (D.Lgs. n. 446/97) stabilisce che per l’assoggettamento ad imposta occorre non solo che l’attività sia organizzata, ma che essa sia autonomamente organizzata.
  • Da qui la conclusione, tratta da alcuni orientamenti giurisprudenziali e dottrinari, che è autonoma soltanto l’attività svolta senza l’apporto del suo titolare, mentre non è autonoma, e quindi non tassabile ai fini Irap, quella attività incapace di sopravvivere al suo organizzatore e di continuare a produrre reddito anche in sua assenza.
  • Ciò, si è osservato tuttavia, finisce con il provare “trroppo”, in quanto qualsiasi attività professionale, inscindibilmente connessa con l’intuitus personae, non può svolgersi senza l’apporto del professionista.
  • Occorre dunque, caso per caso, stabilire la presenza di quegli “elementi di organizzazione” a cui fa riferimento la sentenza della Corte Costituzionale n. 156/01.
  • In base alla VI Commissione di Catania, questi elementi vanno individuati nell’esistenza di una struttura costituita da mezzi e/o lavoro altrui (organizzazione), le cui peculiarità qualità le consentano di rendere in tutto o in parte la stessa prestazione ovvero svolgere la medesima attività, a prescindere dalla attività lavorativa personale del professionista o del titolare dell’impresa (autonomia).
  • La verifica della sussistenza di tali elementi può essere svolta attraverso l’analisi delle dichiarazioni dei redditi e dei beni strumentali.
  • La presenza di “fattori di dotazione necessaria senza l’impiego di altri beni strumentali od ausilio di collaboratori/dipendenti determinano l’esclusione da soggettività Irap, stante la esistenza di una struttura tecnica strettamente dipendente dalla figura del soggetto che la gestisce siccome connessa al normale esercizio della sua attività ed incapace come tale di funzionare autonomamente senza il di lui contributo personale”.

Danilo Sciuto

12 ottobre 2013

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