Diario quotidiano del 25 ottobre 2013: non è reato non pagare l’IVA per gli effetti della crisi economica

Pubblicato il 25 ottobre 2013



imposte sostitutive per la rivalutazione dei beni immobili delle imprese; educazione alla legalità e contribuzione come strumenti di equità sociale: “Fisco e Scuola”; contratto di solidarietà espansivo e contributo ai datori di lavoro; ASpI in caso di licenziamento disciplinare; integrazione salariale in deroga; evade Iva, assolto dal reato causa crisi; IMU: dal Senato ok definitivo al Decreto; dalla UE la semplificazione della dichiarazione Iva; transfer pricing sui prezzi di origine; sulle seconde case aumenta il prelievo fiscale

 

 

Indice:

1) Imposte sostitutive per la rivalutazione dei beni immobili delle imprese:  chiarimenti delle Entrate su tasso d’interesse e modalità di versamento

2) Educazione alla legalità e contribuzione come strumenti di equità sociale: MIUR e Agenzia rinnovano il protocollo di intesa su “Fisco e Scuola”

3) Contratto di solidarietà espansivo e contributo ai datori di lavoro

4) ASpI in caso di licenziamento disciplinare

5) Integrazione salariale in deroga

6) Evade Iva, assolto dal reato causa crisi

 

7) Imu: dal Senato ok definitivo al Decreto

8) Dalla UE la semplificazione della dichiarazione Iva

9) Transfer pricing sui prezzi di origine

10) Sulle seconde case aumenta il prelievo fiscale

 

 

1) Imposte sostitutive per la rivalutazione dei beni immobili delle imprese:  chiarimenti delle Entrate su tasso d’interesse e modalità di versamento

È pari al 3% l’interesse da applicare in caso di rateazione delle imposte sostitutive per la rivalutazione di beni immobili delle imprese che non adottano i principi contabili internazionali. Ai contribuenti che in buona fede hanno erroneamente applicato il tasso d’interesse legale vigente nell’anno del versamento, invece di quello previsto dall’art. 15, comma 22, del D.L. n. 185/2008, non verranno applicate le sanzioni. Allo stesso modo, non verranno sanzionati i contribuenti che hanno versato le relative imposte sostitutive in un numero di rate superiori alle tre previste dallo stesso D.L. n. 185/2008.

Sono questi i chiarimenti diffusi dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 70/E del 23 ottobre 2013 che contiene delle aperture per chi ha commesso errori nel calcolo del tasso d’interesse e nelle modalità di versamento delle imposte sostitutive sui beni immobili delle imprese.

Quando l’interesse versato è inferiore al 3%

Non vengono applicate sanzioni a chi, in caso di versamento rateale delle imposte sostitutive, ha calcolato sulla seconda e terza rata il tasso d’interesse legale dell’anno in cui ha effettuato il versamento, invece di quello fisso, stabilito al 3% dall’art. 15, comma 22, del D.L. n. 185/2008.

L’Agenzia, infatti, applicando il principio del legittimo affidamento, riconosce la buona fede dei contribuenti che hanno applicato un diverso tasso d’interesse.

Quando le rate versate sono più di tre

Nessuna sanzione anche per le imprese che hanno versato la quota annuale dell’imposta sostitutiva a rate, facendo erroneamente riferimento all’art. 20 del D.L. n. 241/1997, che regola esclusivamente i pagamenti rateali a titolo di saldo e acconto delle imposte dovute in base alle dichiarazioni.

Come è noto, le imposte sostitutive relative alla rivalutazione di beni immobili potevano essere versate in un’unica soluzione oppure in tre rate annuali (art. 15, comma 22, Dl n. 185/2008).

 

2) Educazione alla legalità e contribuzione come strumenti di equità sociale: MIUR e Agenzia rinnovano il protocollo di intesa su “Fisco e Scuola”

Terzo rinnovo per il protocollo di intesa su Fisco e Scuola, firmato dal Capo Dipartimento per l’Istruzione, Luciano Chiappetta, e dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. Con l’accordo le due istituzioni si impegnano a proseguire il progetto di educazione alla legalità, realizzando iniziative di sensibilizzazione e informazione finalizzate a sviluppare nei giovani un’occasione di riflessione sul tema  della contribuzione ai beni e ai servizi pubblici.

Il progetto, nato nel 2004, conferma a distanza di nove anni il successo ottenuto sin dalla prima edizione, con circa 13mila iniziative organizzate fino a oggi. In linea con il 2012, nel corso di quest’anno saranno realizzati 1.400 incontri che vedranno i ragazzi impegnati in lezioni con i funzionari del fisco, visite guidate presso gli uffici, seminari, laboratori e rappresentazioni teatrali.

Grazie al MIUR, inoltre, la campagna di sensibilizzazione e informazione fa parte da tre anni delle attività promosse nell’ambito della “Nave della legalità”, l’evento che ricorda ogni anno l’anniversario della strage di Capaci. Un’occasione importante per rafforzare la collaborazione con le altre istituzioni e associazioni impegnate nel sostegno della legalità.

Il progetto Fisco e Scuola rientra a tutti gli effetti tra le attività istituzionali dell’Agenzia delle Entrate, quali l’accertamento, il contenzioso e i servizi ai contribuenti. Dal 2011, infatti, è compreso fra gli obiettivi della Convenzione triennale stipulata con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 147 del 24 ottobre 2013)

 

3) Contratto di solidarietà espansivo e contributo ai datori di lavoro

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 28 del 23 ottobre 2013, interviene, in risposta ad uno specifico quesito avanzato dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, in materia di c.d. contratti di solidarietà espansivi.

In particolare il quesito verte sulla possibilità di usufruire del contributo erogato ai sensi dell’art. 2, comma 1 della Legge n. 863/2004 in favore dei datori di lavoro, che procedono ad una riduzione stabile dell’orario di lavoro del personale in forza e alla contestuale assunzione di nuovo personale, anche per le assunzioni “in eccedenza” che producono un incremento degli occupati superiore alla contrazione di occupazione corrispondente alla riduzione di orario.

Il Ministero del Lavoro, ricordando che l’INPS già si era espresso prevedendo che “i benefici potranno essere concessi soltanto allorquando sarà stato raggiunto nelle assunzioni il numero corrispondente alla riduzione complessiva dell’orario”, ritiene che il contributo spetti limitatamente alle assunzioni corrispondenti alla complessiva riduzione dell’orario.

 

4) ASpI in caso di licenziamento disciplinare

Contributo dovuto anche in caso di licenziamento disciplinare.

Il Ministero del Lavoro, con l’interpello n. 29 del 23 ottobre 2013, si è pronunciato in merito alla possibilità che, nell’ipotesi di licenziamento disciplinare per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa, si configuri il diritto del lavoratore a percepire l’ASpI e il conseguente obbligo del datore di lavoro di versare il contributo di cui all’art. 2, comma 31 della Legge n. 92/2012 (cd. contributo di licenziamento).

L’istanza di interpello è stata avanzata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

In particolare, la Direzione generale evidenzia che il licenziamento disciplinare non può ex ante essere qualificato come disoccupazione “volontaria” e, dunque, potrebbe potenzialmente dare diritto al lavoratore a percepire l’indennità ASpI.

Pertanto, secondo il Ministero del Lavoro, “non sembrano esservi margini per negare il contributo a carico del datore di lavoro previsto dall’art. 2, comma 31 della L. 92/2012, in quanto lo stesso è dovuto per le causali che, indipendente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’ASpI”.

 

5) Integrazione salariale in deroga e ASpI

L’INPS, con il messaggio n. 16857/2013, su parere conforme del Ministero del Lavoro, ha ritenuto ammissibile per i lavoratori oggetto di sospensione, il ricorso al trattamento di ASpI anche successivamente ad un periodo nel quale sono stati fruiti trattamenti di integrazione salariale in deroga.

Tutto questo in considerazione del fatto che la Legge n. 92/2012 ha abrogato, a partire dal 1° gennaio 2013, il comma 1, lettere a), b) e c) dell’art. 19 della Legge n. 2/2009 che disciplinavano l’indennità ordinaria di disoccupazione con requisiti normali e ridotti per i lavoratori sospesi e l’indennità di disoccupazione con i requisiti normali in favore degli apprendisti sospesi o licenziati (il “godimento” era ad un massimo di 90 giorni).

Inoltre, risulta abrogato anche il successivo comma 1 – bis che subordinava il ricorso ai trattamenti di integrazione salariale o di mobilità in deroga all’esaurimento dei periodi di tutela.

 

6) Evade Iva, assolto dal reato causa crisi

Un imprenditore milanese, accusato di aver evaso l’Iva per 180mila euro, è stato assolto dal Tribunale di Milano che ha accolto la tesi della difesa, la quale sosteneva che l’imputato “non aveva versato all’Erario l’imposta, a causa della difficile situazione economica dell’impresa”. L’uomo, titolare di un’azienda informatica, è stato prosciolto perché “il fatto non costituisce reato”, ossia perché, sosteneva la difesa, mancava la “volontà di omettere il versamento”.

La sentenza riguarda l’aspetto penale, mentre resta il contenzioso tra l’imprenditore e il fisco.

In particolare, la Procura aveva avviato un procedimento penale per il reato di omesso versamento dell’Iva, punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

L’imprenditore era stato così condannato alla pena, poi convertita in una multa di circa 40mila euro, di sei mesi di reclusione. Gli avvocati si erano opposti al decreto, chiedendo che si procedesse col rito abbreviato.

Davanti al GUP i legali hanno dimostrato documentalmente che l’imprenditore non aveva versato all’Erario l’imposta a causa della crisi della sua azienda informatica e di quella finanziaria del Paese, avvertendo doverosamente l’Agenzia delle entrate dell’importo dovuto.

Alla fine del processo con rito abbreviato, l’imprenditore è stato assolto dal giudice dell’udienza preliminare perché “il fatto non costituisce reato”. Se l’imprenditore avesse voluto evadere, infatti, “non avrebbe nemmeno fatto la dichiarazione dei redditi”. Questi, invece l’aveva fatta e aveva comunicato al fisco di non poter pagare.

 

7) Imu: dal Senato ok definitivo al Decreto

L’Aula del Senato ha dato il via libera definitivo al Decreto Imu-Cig-esodati con 175 sì, 55 voti contrari e 17 astenuti.

Il Decreto ora diventerà Legge dello Stato con la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Dunque, nella seduta del 24 ottobre, l’Assemblea ha approvato definitivamente il DDL n. 1107 di conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 31 agosto 2013, n. 102, recante disposizioni urgenti in materia di IMU, di altra fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale, nonché di cassa integrazione guadagni e di trattamenti pensionistici, approvato dalla Camera dei deputati.

Con l’approvazione definitiva del provvedimento da parte del Senato, viene confermata la cancellazione del versamento della prima tranche dell’Imu per il 2013 in relazione agli immobili per i quali il Decreto Legge 54/2013 aveva inizialmente disposto la sospensione fino a metà settembre. A beneficiarne, oltre all’abitazione principale e relative pertinenze, esclusi i fabbricati classificati nelle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in villa) e A/9 (castelli e palazzi di eminente pregio artistico o storico): gli alloggi assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (Iacp), dalle Aziende territoriali per l'edilizia residenziale (Ater) o da altro ente di edilizia residenziale pubblica avente le stesse finalità degli Iacp; gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibiti ad abitazione principale (e relative pertinenze) dei soci; i terreni agricoli; i fabbricati rurali.
La legge di conversione del “Decreto Imu” prevede anche ulteriori misure in relazione all'imposta municipale sugli immobili.

In particolare:

- sono esentati dalla seconda rata dell’Imu per l’anno 2013 e dal pagamento dell’imposta, a decorrere dall’1 gennaio 2014, i “beni merce”, ossia i fabbricati costruiti e destinati dall'impresa costruttrice alla vendita, fino a che permane tale status e sempre che gli stessi non siano locati;

- per gli alloggi regolarmente assegnati dagli Iacp o dagli enti di edilizia residenziale pubblica, spetta la detrazione d’imposta nella stessa misura prevista per l'abitazione principale;

- sono esenti dall’Imu, a decorrere dal 2014, gli immobili destinati alla ricerca scientifica;

- sono equiparati all'’abitazione principale, dall'1 luglio 2013, gli immobili appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, utilizzati come abitazione principale, nonché, dal 2014, gli alloggi sociali;

- per il riconoscimento come abitazione principale dell’unica casa posseduta dagli appartenenti alle Forze armate, alle Forze di polizia, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco e alla carriera prefettizia, non sono richieste le condizioni di dimora abituale e di residenza anagrafica. L’immobile, però, non deve appartenere ad una delle categorie catastali A/1, A/8, A/9, e non risulta essere concesso in locazione;

- i Comuni, limitatamente alla seconda rata dell’Imu 2013, potranno equiparare all’abitazione principale le unità immobiliari e relative pertinenze (escluse le abitazioni di pregio) concesse in comodato ai parenti in linea retta entro il primo grado, quindi figli o genitori, che le utilizzano come abitazione principale;

- i Comuni potranno deliberare in materia di Imu 2013, per stabilire aliquote, detrazioni e regolamento, fino al 30 novembre prossimo. Le decisioni assunte andranno pubblicate sul sito istituzionale dell’Ente entro il 9 dicembre; in caso contrario, varranno le regole adottate per l’anno scorso.

Il decreto, infine, contiene l’interpretazione autentica dell’art. 13, comma 14-bis, del D.L. 201/2011 (“salva Italia”): Le domande di variazione catastale per il riconoscimento della ruralità degli immobili (ai fini Ici e Imu), nonché l’inserimento negli atti catastali della relativa annotazione, hanno valenza retroattiva, producendo effetti a decorrere dal quinto anno antecedente alla presentazione della domanda.

 

8) Dalla UE la semplificazione della dichiarazione Iva

Proposta della Commissione Europea. Per l’Italia sarà una rivoluzione. Quando arriverà la nuova dichiarazione Iva modellata sugli standard europei ( si parte il 1° gennaio 2017) si passerà da un documento con 586 voci ad uno con al massimo 26.

L’adempimento Iva oltre ad essere semplificato, avrà una scadenza mensile o trimestrale per le micro-imprese e sostituirà gli altri obblighi, come l’attuale dichiarazione annuale.

La Commissione Ue ha dunque ufficializzato la proposta di una nuova dichiarazione Iva standard diretta a ridurre gli oneri burocratici per le imprese, agevolare il rispetto degli obblighi fiscali, limitando le frodi e facilitando le indagini con uno scambio di dati più semplice tra le autorità nazionali e abbattendo nel contempo i costi per le imprese fino a 15 miliardi di euro l'anno. La riforma punta, inoltre, ad aumentare le entrate pubbliche visto che l’Iva rappresenta il 21% degli introiti dei Paesi Ue a dispetto di un'evasione che nel 2011 ha toccato quota 193 miliardi di euro.

L’obiettivo di questa iniziativa, secondo quanto recita un comunicato di Bruxelles, è ridurre gli oneri burocratici per le imprese, agevolare il rispetto degli obblighi fiscali e rendere più efficienti le amministrazioni fiscali in tutta l'Unione.

L’obiettivo della Commissione è per una entrata in vigore dal primo gennaio 2017. La procedura per questo tipo di normativa richiede unicamente l’approvazione da parte del Consiglio degli Stati europei, senza un voto necessario anche del Parlamento Ue che ha un ruolo solo consultivo. La proposta prevede un insieme uniforme di requisiti per le imprese relativi alla compilazione delle dichiarazioni Iva, indipendentemente dallo Stato membro in cui vengono effettuate. La dichiarazione Iva standard, che sostituirà le dichiarazioni Iva nazionali, farà sì che alle imprese siano richieste le stesse informazioni di base entro le stesse scadenze in tutta l’Ue. Poiché le procedure semplificate risultano più facili da rispettare e da applicare, la proposta odierna dovrebbe anche contribuire a migliorare il rispetto della normativa Iva e, secondo la Commissione, aumentare le entrate pubbliche.

 

9) Transfer pricing sui prezzi di origine

Nuova stretta sul transfer princing. La norma antielusiva contenuta nel Tuir impone il calcolo del valore normale della vendita infragruppo sul mercato italiano. La Corte di Cassazione, intervenuta in materia con la sentenza n. 24005 del 23 ottobre 2013, ha accolto il ricorso del dall’Amministrazione finanziaria che aveva attuato un recupero a tassazione delle maggiori imposte sui redditi a carico di una società, appartenente a una multinazionale con casa madre belga, avente sede in Italia e che trasferiva all'estero beni con prezzi basati sul mercato di Bruxelles.

La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto che il valore normale dei beni ceduti dalla sede italiana alla casa madre e ad altre società estere collegate, si sarebbe dovuto determinare sulla base delle transazioni comparabili operate nel mercato dell’acquirente, ovvero nel mercato belga e non – come nella specie considerato dall’Ufficio finanziario - sulla base di operazioni similari effettuate in Italia. Ma tale tesi è stata smentita dalla Suprema Corte.

In particolare, secondo il giudice di legittimità, “il criterio prioritario per stabilire il valore normale dei corrispettivi, nelle vendite tra imprese appartenenti ad un gruppo multinazionale, è quello enunciato dalla seconda parte del comma 3 dell’articolo 9 del DPR n. 917/86, che lo individua nel riferimento, in via principale ed in quanto possibile, ai listini e alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o i servizi, ed in via subordinata - in caso di mancanza o inattendibilità di tali elementi  alle mercuriali e ai listini delle camere di commercio e alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d'uso”.

 

10) Sulle seconde case aumenta il prelievo fiscale

Sulle seconde case aumenta il prelievo Irpef. Nel giro di tre anni chi tiene una casa a disposizione dovrebbe pagare il doppio di imposte se l’immobile si trova nel comune in cui possiede anche l’abitazione principale.

Ciò deriva dalle disposizioni della Legge di stabilità per il 2014, che nel quadro di riordino dell’imposizione immobiliare dettato dalla necessità di far sparire almeno formalmente l’Imu sulla prima casa, prevede anche il ritorno della cd. Irpef fondiaria, sia pure ridotta al 50%, per le case sfitte.

Irpef retroattiva

La bozza di Legge di Stabilità reintroduce l’Irpef a partire da quest’anno, quindi il nuovo balzello andrà saldato la prossima primavera dopo la compilazione dell’Unico o del 730.

Per l’anno fiscale 2014 infine è previsto un altro aumento di imposta, dovuto all’introduzione della Tasi, il nuovo tributo per coprire i costi dei servizi indivisibili dei Comuni e che con la Tari, nuova denominazione della tassa rifiuti, darà vita al Trise.

Sulle seconde case nelle maggiori città dove l’Imu è già ai massimi di legge la Tasi richiederà un ulteriore esborso dello 0,1% calcolato sulla medesima base imponibile dell’Imu.

Per citare solo le due principali città del Paese, a Roma il trilocale passerebbe da 1376 euro del periodo di imposta 2011 ai 2742 del 2014, con un incremento del 99,3%, il quadrilocale salirebbe del 70,3%, aumentando da 2.517 a 4.288 euro.

A Milano la casa di minor valore pagherebbe nel 2014 2.186 euro contro gli 882 del 2011, con +148%, il quadrilocale salirebbe da 2.265 a 4.581 euro +102,3%. L’incremento nel tempo è più forte a Milano che a Roma perché il capoluogo lombardo aveva un’aliquota Ici più bassa.

L’applicabilità dell’Irpef fondiaria agli immobili, ad uso abitativo non locati situati nello stesso comune nel quale si trova l’immobile adibito ad abitazione principale, creerà non pochi problemi di applicazione.

 

Vincenzo D’Andò