Diario quotidiano del 24 ottobre 2013: attenzione agli errori di calcolo in fase di ravvedimento operoso

Pubblicato il 24 ottobre 2013



Albo unico nazionale dei Commercialisti é online; abitazione di lusso, agevolazione prima casa, superficie non calpestabile; consulenti del Lavoro: tagli al cuneo fiscale, si rischia di fare peggio; errori relativi alle somme dovute col ravvedimento operoso; disabilità (SLA): il Governo riceve il Comitato 16 Novembre ONLUS; ragioni extrafiscali escludono la natura elusiva dell’operazione

Diario fiscale del 24 ottobre 2013

 

 

Indice:

1) L’Albo unico nazionale dei Commercialisti é online

2) Abitazione di lusso, agevolazione prima casa, superficie non calpestabile

3) Consulenti del Lavoro: tagli al cuneo fiscale, si rischia di fare peggio

4) Errori relativi alle somme dovute con il ravvedimento operoso

5) Disabilità (SLA): il governo riceve il Comitato 16 Novembre ONLUS

6) Ragioni extrafiscali escludono la natura elusiva dell’operazione

 

 

1) L’Albo unico nazionale dei Commercialisti é online

Sul sito internet del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (www.cndcec.it) è disponibile la sezione dedicata all’Albo unico nazionale che contiene l’anagrafe di tutti gli iscritti, con l’indicazione degli eventuali provvedimenti disciplinari adottati nei loro confronti.

Lo ha comunicato lo stesso Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili con la nota informativa n. 8/2013, inviata agli Ordini territoriali, che richiama l’attenzione sui contenuti dell’art. 3, D.P.R. n. 137/2013, secondo cui:

- Gli albi territoriali relativi alle singole professioni regolamentate, tenuti dai rispettivi consigli dell’ordine o del consiglio territoriale, sono pubblici e recano l’anagrafe di tutti gli iscritti, con l’annotazione dei provvedimenti disciplinari adottati nei loro confronti;

- l’insieme degli albi territoriali di ogni professione forma l’albo unico nazionale degli iscritti, tenuto dal consiglio nazionale competente. I consigli territoriali forniscono senza indugio per via telematica ai consigli nazionali tutte le informazioni rilevanti ai fini dell’aggiornamento dell’albo unico nazionale.

In attuazione delle novità introdotte con la riforma delle professioni, il Consiglio nazionale ha dunque reso noto di avere proceduto all’aggiornamento del software sul portale istituzionale, affinché possano essere pubblicati nei dati relativi agli iscritti anche gli eventuali provvedimenti disciplinari.

La suddetta nota invita pertanto gli Ordini territoriali a rendere disponibili tutti i dati relativi agli iscritti, accedendo nell’area riservata del sito internet. In particolare, viene fatto notare come in relazione ai provvedimenti disciplinari debbano essere indicate non solo le sanzioni in corso, ma anche quelle comminate in passato. I successivi aggiornamenti dell’albo unico nazionale dovranno essere effettuati dall’Ordine territoriale contestualmente alle variazioni che saranno apportate nell’albo territoriale.

 

2) Abitazione di lusso, agevolazione prima casa, superficie non calpestabile

Agevolazione prima casa: La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21287/2013, chiarisce la nozione di abitazione di lusso.

Dunque, la Suprema Corte affronta la questione relativa alla nozione di abitazione di lusso rilevante ai fini della cd. agevolazione prima casa in materia di imposta di registro e di imposte ipocatastali.

L’art. 6 del D.M. 2 agosto 1969 qualifica abitazioni di lusso - escluse dal beneficio fiscale di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, tariffa 1, art. 1, nota 2 bis -, le unità immobiliari “aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 240 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine)”, e tale norma va interpretata nel senso di dover escludere dal dato quantitativo globale della superficie dell’immobile indicata nell’atto di acquisto (in essa compresi, dunque, i muri perimetrali e quelli divisori) solo i predetti ambienti e non l’intera superficie non calpestabile.

Il citato D.M. 2 agosto 1969 indica le caratteristiche che consentono di qualificare "di lusso" le abitazioni:

- Le abitazioni realizzate su aree destinate dagli strumenti urbanistici, adottati od approvati, a “ville”, “parco privato” ovvero a costruzioni qualificate dai predetti strumenti come di lusso;

- le abitazioni realizzate su aree per le quali gli strumenti urbanistici, adottati od approvati, prevedono una destinazione con tipologia edilizia di case unifamiliari e con la specifica prescrizione di lotti non inferiori a 3000 mq., escluse le zone agricole, anche se in esse siano consentite costruzioni residenziali;

- le abitazioni facenti parte di fabbricati che abbiano cubatura superiore a 2000 mc. e siano realizzati su lotti nei quali la cubatura edificata risulti inferiore a 25 mc. v.p.p. per ogni 100 mq. di superficie asservita ai fabbricati;

- le abitazioni unifamiliari dotate di piscina di almeno 80 mq. di superficie o campi da tennis con sottofondo drenato di superficie non inferiore a 650 mq;

- le case composte di uno o più vani costituenti unico alloggio padronale aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 200 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine) ed eventi come pertinenza un’area scoperta della superficie di oltre sei volte l’area coperta;

- le singole unità immobiliari aventi superficie utile complessiva superiore a mq. 240 (esclusi i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine);

- le abitazioni facenti parte di fabbricati o costituenti fabbricati insistenti su aree comunque destinate all’edilizia residenziale, quando il costo del terreno coperto e di pertinenza supera di una volta e mezzo il costo della sola costruzione.

 

3) Consulenti del Lavoro: tagli al cuneo fiscale, si rischia di fare peggio

La Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro ha elaborato due ipotesi di riduzione del cuneo fiscale per valutare gli impatti della manovra finanziaria sulle busta paga, ma dai risultati emersi si riscontra l’inutilità di questo intervento.

Secondo Rosario De Luca, infatti, “la misura proposta dal governo rischia di sprecare denaro senza ottenere il risultato sperato, in quanto lo stanziamento di 5 miliardi in 3 anni è del tutto insufficiente per produrre una reale e significativa riduzione del cuneo fiscale”.

La riduzione del cuneo fiscale nei termini che vengono ipotizzati rischia di produrre più danni che benefici.

In Italia ci sono circa 15 milioni di lavoratori privati ai quali sono corrisposte retribuzioni per un ammontare di circa 295 miliardi euro (dati provvisori 2012).

Lo stanziamento di 5 miliardi in tre anni è del tutto insufficiente per produrre una reale e significativa riduzione del cuneo fiscale.

Dai testi in bozza della norma che sono a disposizione le ipotesi di riduzione sono due.

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha elaborato il calcolo in entrambe le ipotesi e hanno valutato gli impatti di questo intervento sul netto in busta paga; ossia, la reale valutazione che fa ogni singolo lavoratore.

In primo luogo, è sbagliato lo strumento: Il riconoscimento di una detrazione fiscale determina delle ingiustizie non comprensibili all’opinione pubblica.

Come viene riportato nella tabella esplicativa, chi guadagna di meno (9.000 euro l’anno) avrà un vantaggio annuale da questa operazione di 5 euro, peraltro nella ipotesi più generosa.

Chi guadagna di più, invece, (40.000 euro) avrà un vantaggio annuale di 106 euro.

Queste anomalie emergono poiché oggi il sistema delle detrazioni è riconosciuto sulla base di un calcolo matematico e prescinde dalle reali esigenze delle persone e della finalità di questo intervento.

Appare paradossale che un lavoratore possa aumentare i consumi con 5 euro l’anno, quando poi sono aumentate le addizionali locali o si concretizza l’aumento dell’IVA di 1 punto percentuale.

In questo modo si rischia di sprecare miliardi senza ottenere il risultato sperato.

Allora, è necessario ridurre la platea a lavoratori che dichiarino un reddito non superiore a 35/40 mila euro.

Peraltro, lo stanziamento riconosciuto alle imprese potrà essere beneficiato solo in caso di incremento dell’occupazione, cosa non coerente con la situazione attuale.

Le imprese italiane hanno infatti bisogno di ridurre il cuneo fiscale sulle assunzioni in essere e non quelle che eventualmente produrranno.

In realtà, è necessario destinare maggiori risorse per abbattere il costo del lavoro. Per recuperarle basterebbe effettuare tagli shock tra i costi pubblici, cosa non concretizzatasi al momento.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 23 ottobre 2013)

 

4) Errori relativi alle somme dovute con il ravvedimento operoso

Come è stato rammentato da Assonime, i contribuenti che commettono errori in sede di versamento delle imposte dovute possono fruire dell’istituto del ravvedimento operoso (art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997) ottenendo una riduzione:

- a un 1/10 delle sanzioni previste per l’omesso versamento delle imposte (pari al 30% dell’omesso versamento - art. 13, comma 1, D.Lgs. n. 471/1997), se il pagamento viene effettuato entro trenta giorni dalla data di scadenza del termine di versamento - c.d. ravvedimento nel termine breve;

- ovvero a 1/8 delle sanzioni, qualora il predetto versamento sia effettuato entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è stata commessa la violazione (art. 13, comma 1, lett. b) del D.Lgs. n. 472/1997) - c.d. ravvedimento nel termine lungo.

Oltre alla sanzione, i contribuenti devono provvedere anche al pagamento del tributo, degli interessi moratori calcolati al tasso legale con maturazione giorno per giorno.

Al riguardo, taluni Uffici dell’Amministrazione finanziaria, in un primo momento, avevano ritenuto che anche errori di lievissima entità nella determinazione degli importi dovuti a titolo di ravvedimento (imposta, sanzioni e interessi) rappresentassero fattori che impediscono il perfezionamento del ravvedimento, con conseguente comminatoria delle sanzioni in misura integrale.

L’Amministrazione finanziaria ha adesso superato questa rigida posizione interpretativa, riconoscendo l’efficacia del c.d. ravvedimento parziale e dunque, ai fini del perfezionamento del ravvedimento, è necessario che siano corrisposti interessi e sanzioni commisurati alla frazione del debito d’imposta versato tardivamente.

Gli organi accertatori hanno interpretato le indicazioni fornite dall’Amministrazione finanziaria in modo assai formale, ritenendo che il ravvedimento parziale dovesse ritenersi perfezionato solo nella misura in cui la sanzione versata fosse commisurata all’imposta versata.

Tuttavia, è spesso accaduto e ben può continuare ad accadere ancora che i contribuenti abbiano commesso errori non sul quantum dell’imposta da versare, bensì sull’importo della sanzione dovuta a titolo di ravvedimento.

Assonime ha fatto notare come l’efficacia (parziale) del ravvedimento si sarebbe dovuta correttamente valutare in “termini quantitativi complessivi”, ponendo attenzione, appunto, al versamento totale effettuato dal contribuente, a prescindere da come egli abbia ripartito la somma versata nel relativo modello di pagamento.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 27/E del 2013, ha condiviso questa soluzione interpretativa, confermando che in questi casi il ravvedimento deve intendersi perfezionato in misura proporzionata al versamento complessivamente effettuato dal contribuente e che gli uffici, a tal fine, devono

provvedere, ove occorra, a variare i codici tributo e a suddividere l’importo versato in modo tale riallocare correttamente la somma versata nelle varie componenti di debito nascenti dalla disciplina del ravvedimento.

 

5) Disabilità (SLA): il governo riceve il Comitato 16 Novembre ONLUS

Il Governo, rappresentato dal Viceministro del Lavoro e delle politiche sociali Maria Cecilia Guerra, dal Sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze Pier Paolo Baretta e dal Sottosegretario di Stato alla Salute Paolo Fadda ha incontrato il 23 ottobre 2013, una delegazione del Comitato 16 Novembre ONLUS.

Il Governo si è impegnato:

- A convocare in tempi rapidi un incontro con le Regioni e i Comuni per discutere le modalità per favorire, sia nella filiera sociale che in quella sanitaria, l’assistenza domiciliare delle persone non autosufficienti nel rispetto della libertà di scelta;

- a sostenere che l’intesa con le Regioni per il riparto 2014 del fondo per le non autosufficienze confermi la destinazione, già prevista nel 2013, dell’intero ammontare delle risorse a favore della domiciliarietà e il vincolo minimo dell’utilizzo del 30% delle risorse a favore delle disabilità gravissime. Il Ministero del Lavoro si impegna a confermare la costante azione di monitoraggio circa il rispetto dell’intesa;

- a proseguire nei confronti tecnici già avviati coinvolgendo l’INPS, Regioni e Comuni, per il riconoscimento dell’invalidità al 100% e la conseguente applicazione della Legge Turco e discutere dell’aggiornamento dei Lea e del nomenclatore tariffario;

- ad accelerare attraverso adeguati provvedimenti normativi e amministrativi la distribuzione del Fondo FNA alle Regioni;

- ad aumentare nell’iter di approvazione della Legge di Stabilità il fondo per la non autosufficienza.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze comunicato stampa n. 188 del 23 ottobre 2013)

 

6) Ragioni extrafiscali escludono la natura elusiva dell’operazione

Il carattere abusivo di un’operazione va escluso quando sia individuabile una compresenza, non marginale, di ragioni extrafiscali, che non si identificano necessariamente in una redditività immediata dell’operazione medesima, ma possono rispondere a esigenze di natura organizzativa e consistere in un miglioramento strutturale e funzionale dell’azienda.

In tal senso Cassazione 28 giugno 2012, n. 10807, e 21 gennaio 2011, n. 1372), come commentata in Giurisprudenza delle imposte edita da Assonime, pubblicata il 23 ottobre 2013.

Sotto il profilo probatorio, inoltre, la Suprema corte ha evidenziato come la prova sia del disegno elusivo sia delle modalità di manipolazione e di alterazione degli schemi negoziali classici, considerati come irragionevoli in una normale logica di mercato e perseguiti solo per pervenire a quel risultato fiscale, incombe sull’Amministrazione finanziaria, mentre grava sul contribuente l’onere di allegare la esistenza di ragioni economiche, alternative o concorrenti, di reale spessore che giustifichino operazioni in quel modo strutturate (in senso analogo, la giurisprudenza di legittimità già richiamata).

La sentenza in epigrafe, inoltre, in adeguamento a copiosa giurisprudenza comunitaria, ha ribadito come, sotto il profilo Iva, in via generale, non sia consentito all’Amministrazione finanziaria di rideterminare il valore delle prestazioni acquistate dall’imprenditore, “escludendo il diritto a detrazione per le ipotesi in cui il valore dei beni e servizi sia ritenuto antieconomico e, dunque, diverso da quello da considerare normale o comunque sia tale da produrre un risultato antieconomico” (così: Corte di giustizia Ue, 26 aprile 2012, cause riunite nn. C-621/10 e C-129/11; 9 giugno 2011, causa n. C-285/10; Corte di

giustizia Cee, 20 gennaio 2005, n. C-412/03).

Siffatta verifica può trovare luogo unicamente quando la riscontrata antieconomicità rileva quale indizio di “non verità della fattura, nel senso di non verità dell’operazione, oppure di non verità del prezzo o, ancora, di non esistenza dell’inerenza e cioè della destinazione del bene o del servizio acquistati ad essere utilizzati per operazioni assoggettate ad Iva”; in ogni caso, la rilevanza indiziaria dell’antieconomicità della condotta dovrà essere dimostrata a cura dell’Amministrazione finanziaria.

 

Vincenzo D’Andò