Diario quotidiano del 9 ottobre 2013: guida all’accordo di prepensionamento

Pubblicato il 9 ottobre 2013

guida all’accordo di prepensionamento; professionisti sempre più esclusi da IRAP; frenano le iscrizioni all’Albo dei Commercialisti: trend particolarmente negativo; i commercialisti non abbassano la guardia sulla revisione legale; legge stabilità: Squinzi, fondamentale trovare 10 mld per taglio cuneo; Imu: Pd ritira tutti emendamenti DL su prima casa

 

 

Indice:

1) Guida all’accordo di prepensionamento

2) Professionisti sempre più esclusi da IRAP

3) Frenano le iscrizioni all’Albo dei Commercialisti: trend particolarmente negativo

4) I commercialisti non abbassano la guardia sulla revisione legale

5) Legge stabilità: Squinzi, fondamentale trovare 10 mld per taglio cuneo

6) Imu: Pd ritira tutti emendamenti DL su prima casa

 

 

1) Guida all’accordo di prepensionamento

Dalla struttura dell’accordo all’analisi di convenienza economica.

La circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro n. 12 del 07 ottobre 2013 è incentrata sulla “Guida all’accordo di prepensionamento”.

La Legge n. 92 del 28 giugno 2012, recante “disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, ha introdotto all’art. 4, commi da 1 a 7- ter, alcune disposizioni volte a facilitare l’uscita anticipata di lavorato vicini al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento.

L’opportunità di definire una regolamentazione organica dell’accordo di prepensionamento, che in passato era stata demandata, sostanzialmente, alla contrattazione collettiva e agli accordi individuali, non può essere ravvisata se non si prendono in considerazione gli effetti apportati al mercato del lavoro dall’art. 24 della legge 214 del 2011, la quale ha pesantemente innalzato il requisito anagrafico e contributivo per l’accesso al pensionamento di vecchiaia ed anticipato. Alle implicazioni insite nell’innalzamento dell’età pensionabile, sia sul piano sociale che su quello della produttività del lavoro, occorreva dare una risposta, potenziando, sia a favore del lavoratore che del datore di lavoro, la possibilità dell’uscita anticipata dal lavoro, in presenza di una vicinanza al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento.

Il potenziamento sopra esposto si è sostanzialmente concretizzato attraverso una “tipizzazione” dell’accordo di prepensionamento che, come già specificato, in passato era stato demandato all’autonomia negoziale delle parti. Tale “tipizzazione”, però, non esclude la possibilità delle parti, dando pieno valore al principio dell’autonomia negoziale, di vincolarsi giuridicamente con accordi di diverso contenuto che rispondano, nell’interesse sotteso alla loro causa al principio generale di meritevolezza di tutela da parte dell’ordinamento giuridico.

Struttura dell’accordo

La legislazione vigente prevede tre fattispecie di accordo.

La prima fattispecie contempla un accordo stipulato tra il datore di lavoro e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello aziendale.

La seconda fattispecie contempla la possibilità di un accordo di prepensionamento nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo ex artt. 4 e 24 della legge n. 223 del 1991. L’accordo deve essere stipulato tra il datore di lavoro e le rappresentanze sindacali aziendali.

La terza fattispecie contempla i processi di riduzione del personale dirigente

Procedura amministrativa

La procedura amministrativa rilevante per attivare tutte le prestazioni che seguono alla stipula dell’accordo e che coinvolgono l’Istituto Previdenziale, consiste, sostanzialmente, nelle seguenti quattro macro fasi:

 

Presentazione della domanda;

 

 

- Attività di verifica da parte dell’INPS sulla sussistenza dei requisiti soggettivi in capo al datore di lavoro ed ai lavoratori;

 

 

- Presentazione della fideiussione bancaria di cui al comma 3 dell’art. 4 della legge 92 del 2012;

 

 

- Comunicazione da parte dell’INPS al lavoratore dell’importo iniziale della prestazione. Con tale comunicazione ha termine la procedura amministrativa.

 

Calcolo del costo del lavoro

Il calcolo di convenienza economica dell’accordo di prepensionamento inizia necessariamente con la stima del costo del lavoro di ciascun dipendente che l’azienda sostiene alle condizioni contrattuali vigenti.

Il beneficio a favore dell’azienda è infatti commisurato al minor costo che il datore di lavoro sostiene in caso di stipula dell’accordo di prepensionamento e successiva cessazione del rapporto di lavoro.

Calcolo del costo di prepensionamento

A fronte dell’azzeramento del costo del lavoro (limitatamente ai lavoratori coinvolti), contestualmente alla cessazione del rapporto, l’azienda dovrà tenere conto dell’ammontare del costo complessivo dell’operazione di prepensionamento.

Beneficio netto

Il beneficio che l’azienda può trarre dall’accordo di prepensionamento dipende essenzialmente dai seguenti fattori:

- L’importo della retribuzione al momento della cessazione del rapporto di lavoro;

- L’importo della prestazione che spetta al lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro;

E’ evidente che a parità di trattamento retributivo in essere, tanto più basso è l’importo della prestazione calcolata al momento della cessazione del rapporto di lavoro tanto più sarà profittevole per l’azienda aderire ad un accordo di prepensionamento.

Vantaggi per l’azienda

L’azienda avrà sempre un beneficio economico derivante dalla differenza tra l’ammontare del costo del lavoro da sostenere in caso di continuazione del rapporto di lavoro e l’ammontare dei costi relativi all’ attuazione dell’accordo. Ciò perché l’importo della prestazione sconta quasi sempre una penalizzazione rispetto all’ultima retribuzione e perché con la cessazione del rapporto di lavoro viene meno l’obbligo di riconoscere al lavoratore determinate voci di costo che concorrono alla struttura complessiva del costo del lavoro: TFR, premi assicurativi, valore delle ferie e valore dei permessi.

Vantaggi per il lavoratore

L’art. 24 della Legge 214 del 2011 ha pesantemente innalzato l’età anagrafica e l’anzianità contributiva per l’accesso alla pensione di vecchiaia e anticipata. Aderendo all’accordo di prepensionamento il lavoratore ha la possibilità, praticamente, di accedere alla pensione quattro anni prima della data canonica. Egli, infatti, riceve la prestazione, dall’INPS, calcolata come se avesse potuto accedere al trattamento pensionistico alla data di cessazione del rapporto di lavoro ed in aggiunta riceverà anche l’accredito della contribuzione figurativa che sarà computata nel calcolo della pensione definitiva al momento del raggiungimento dei requisiti per l’accesso alla pensione definitiva.

 

2) Professionisti sempre più esclusi da IRAP

Professionisti: neanche il dipendente “emerso” part time giustifica l’assoggettamento ad Irap.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22022/2013, é tornata sul principio già affermato per il quale la presenza di un dipendente part time di un professionista non dà luogo ad un qualche potenziamento della sua capacità produttiva, e come tale il professionista medesimo non assoggettabile ad Irap.

Nel caso di specie, tra l’altro, il dipendente era prima inquadrato come collaboratore occasionale, e poi assunto a seguito di procedura di emersione.

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