Diario quotidiano dell’8 ottobre 2013: chiarimenti sull’alternatività tra ricevuta fiscale e scontrino facile

Pubblicato il 8 ottobre 2013



no alla solidarietà del committente se l’appalto é terminato; spese di giustizia anticipate dall’Erario: decreto in G.U.; Befera: abbassare tasse per avere meno evasione; modello F24: errore sanabile anche in contenzioso; litisconsorzio necessario dei soci; SRL: come si effettua il versamento dei conferimenti in denaro; procedimento sanzionatorio della Consob; alternatività tra ricevuta fiscale e scontrino facile; entrate Tributarie gennaio-agosto 2013

 

 

Indice:

1) No alla solidarietà del committente se l’appalto é terminato

2) Spese di giustizia anticipate dall’Erario: decreto in G.U.

3) Befera: abbassare tasse per avere meno evasione

4) Modello F24: errore sanabile anche in contenzioso

5) Litisconsorzio necessario dei soci

6) S.r.l.: come si effettua il versamento dei conferimenti in denaro

7) Consultazione sulla disciplina del procedimento sanzionatorio della Consob

8) Alternatività tra ricevuta fiscale e scontrino facile

9) Entrate Tributarie gennaio-agosto 2013: gettito sostanzialmente invariato

 

 

1) No alla solidarietà del committente se l’appalto é terminato

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22728 del 4 ottobre 2013, ha stabilito che, in mancanza del nesso causale, non può essere richiesta al committente l’indennità per il mancato preavviso di un dipendente dell’appaltatore, se il licenziamento è maturato quando il contratto d’appalto è ormai già terminato.

Per la Suprema Corte “il credito invocato non era temporalmente ed eziologicamente connesso alla cessazione del contratto d’appalto e che dalla stessa motivazione del licenziamento non emergeva alcun collegamento causale tra lo stesso ed il contratto d’appalto intercorso tra le società appellate, essendo anche mancata la prova che il recesso fosse stato una conseguenza obbligata della cessazione del contratto d’appalto”.


2) Spese di giustizia anticipate dall’Erario: decreto in G.U.

E’ stato pubblicato sulla G.U. il Regolamento recante disposizioni in materia di recupero delle spese del processo penale anticipate dall’Erario.

Sulla base del Decreto Ministero della giustizia n. 111 del 08 agosto 2013, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 233 del 04 ottobre 2013, le spese del processo penale anticipate dall’Erario per la consulenza tecnica e per la perizia, per la pubblicazione della sentenza penale di condanna e per la demolizione di opere abusive e la riduzione in pristino dei luoghi sono recuperate per intero nei confronti di ciascun condannato, senza vincolo di solidarietà.

In caso di pluralità di condannati, il recupero delle spese avviene in parti uguali.

Fino all’emanazione del DM previsto dall’art. 205, comma 2, ultimo periodo, del D.P.R. n. 115 del 30 maggio 2002, le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche al recupero delle spese relative alle prestazioni previste dall’art. 96 del D.Lgs. n. 259 del 1° agosto 2003, e di quelle funzionali all’utilizzo delle prestazioni medesime.

Le disposizioni si applicano alle spese anticipate dall’Erario, relative a processi penali per i quali la sentenza di condanna é stata emessa dopo l’entrata in vigore della Legge n. 69 del 18 giugno 2009.

 

3) Befera: abbassare tasse per avere meno evasione

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate: esiste evasione di sopravvivenza? Penso di sì.

Così il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, intervistato da Radio 24, risponde a Giovanni Minoli che gli chiede se esista un’evasione di sopravvivenza, come detto dal vice ministro dell'Economia Stefano Fassina qualche tempo fa.

“Penso di sì - ha detto Befera - ma non so bene, non essendo evasore”.

“Ci sono vari tipi di evasione - ha detto Befera a Radio 24 -, noi cerchiamo di combatterli tutti con la massima intensità. In Italia bisogna pagare le imposte e se non ci fosse Equitalia non le pagherebbe nessuno. Che l’evasore sia un parassita della società è un dato di fatto”.

Sull’evasione Befera dice: “vorrei un aggiornamento di quei 100 miliardi di euro” di cui si parla sempre, “mi pare che qualcosa l’abbiamo recuperato, è stata abbattuta la forbice tra il reddito percepito e il reddito dichiarato. Ma l’evasione fa ancora parte della cultura italiana, bisogna cambiarla. Evadere non è furbizia, bisogna insegnarlo alle nuove generazioni. Siamo un Belpaese di evasori, speriamo di cambiare”.

Redditometro non si ferma

“Assolutamente no”: così Befera risponde a Giovanni Minoli che chiede se ci sia una marcia indietro sul redditometro, visto che lo stesso direttore ha detto che non si faranno tutti i 35.000 controlli previsti per il 2013 (visto che restano pochi mesi alla fine dell'anno). “Abbiamo superato tutti i controlli con il Garante della Privacy, ora stiamo mettendo a punto le ultimissime particolarità”, ha detto Befera.

Parlando della lotta all’evasione portata avanti dall’amministrazione fiscale Befera ha sottolineato che “ci sono stati dei momenti che ci siamo sentiti poco sostenuti, in questo momento va un pò meglio”.

 

4) F24: errore sanabile anche in contenzioso

In relazione ad un errore commesso nella compilazione del Modello F24, il contribuente, anche in sede contenziosa, può correggere errori materiali e solo formali.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22692 del 04 ottobre 2013.

In tal modo, osserva la Suprema Corte, si viene ad evitare la realizzazione di un prelievo fiscale indebito e più gravoso di quello previsto dalla legge, in contrasto con i principi costituzionali della capacita contributiva e della correttezza dell’azione amministrativa, che avrebbero dovuto indurre l’Ufficio a prendere atto dell’errore e annullare fatto impugnato.

Nel caso di specie, l’utilizzazione nel modello F24 di un codice (6705) al posto di un altro (6700) è stata dovuta ad un mero errore materiale del contribuente, riconosciuto come tale, in sede contenziosa, sia dall’Agenzia sia dallo stesso contribuente.

Dunque, la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal contribuente.

Viceversa, la C.T.R. aveva accolto l’appello del’Ufficio, sostenendo che l’indicazione nel modello F24 di un codice errato doveva essere corretta compilando il modello F24 con il cod. esatto (ravvedimento operoso); in mancanza non era possibile controllare l’utilizzo del credito d’imposta vantato e l’effettiva sussistenza dello stesso; dal che la legittimità dell’operato recupero.

Dal canto suo il contribuente (nel caso di specie una società) sosteneva che il ravvedimento operoso, che la CTR aveva implicitamente posto a base della gravata sentenza, era invece precluso, poiché era stata già contestata la violazione; che comunque tale società non era tenuta ad alcuna rettifica, potendo far valere in sede di accertamento la bontà della dichiarazione o del pagamento effettuato; che la società aveva dimostrato di avere diritto al credito d’imposta ex art. 4 L. 449/97, sicché non vi era dubbio che nella specie si era verificato un mero errore materiale.

In conclusione, la Corte Suprema ha accolto il ricorso della società contribuente non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto.

              CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 04 ottobre 2013, n. 22692

Tributi - Credito d’imposta incremento occupazione - Errata indicazione codice tributo in F24 - Prova dell’effettivo diritto al beneficio fiscale - Mero errore materiale - Emendabilità - Sussiste

Svolgimento del processo

La (...) proponeva ricorso dinanzi alla CTP di Benevento avverso l'avviso di accertamento con il quale la locale Agenzia delle Entrate aveva proceduto al recupero del credito d'imposta, ritenuto indebitamente utilizzato dalla detta società per incremento dell'occupazione ex art. 4 L 23-12-1998 n. 448.

Sosteneva la società che in realtà aveva proceduto ad assunzione ex art. 4 L 449/97 a non ex art. 4 L 448/98, erroneamente indicando nel modello F24 il cod. 6705 (relativo all'assunzione ex art. 4 L 448/98) al posto del codice corretto (6700) previsto per f assunzione ex art. 4 L 449/97; esibiva atto il quale il Centro Imposte dirette ed indirette di Pescara aveva comunicato di avere accolto la richiesta di credito d'Imposta ex art. 4 L 449/97.

L'adita CTP accoglieva il ricorso, riconoscendo essersi trattato solo di errore materiale e che quindi la ricorrente aveva diritto al credito d'imposta.

La CTR accoglieva l'appello dell'Ufficio, sostenendo che l'indicazione nel mod. F24 di un codice errato doveva essere corretta compilando il mod. F24 con il cod. esatto (ravvedimento operoso); in mancanza non era possibile controllare l’utilizzo del credito vantato e l'effettiva sussistenza dello stesso; dal che la legittimità dell'operato recupero.

Avverso detta sentenza proponeva ricorso per Cassazione la società, affidato a due motivi; l'Agenzia non svolgeva attività difensiva

Motivi della decisione

Con II primo motivo la società, deducendo -ex art. 360 n. 3 e 5 cpc- violazione e falsa applicazione degli artt. 13, comma 1, d.lgs 472/1997, 4 L. 449/1997 e 10, comma 1, L. 212/2000, nonché omessa, Insufficiente e contradditoria motivazione su un punto decisiva della controversia, sosteneva: che il ravvedimento operoso, che la CTR aveva implicitamente posto a base della gravata sentenza, era invece precluso, in quanto era stata già contestata la violazione; che comunque essa società non era tenuta ad alcuna rettifica, potendo far valere in sede di accertamento la bontà della dichiarazione o del pagamento effettuato; che la società aveva dimostrato di avere diritto al credito d'imposta ex art. 4 L. 449/97, sicché non vi era dubbio che nella specie si era verificato un mero errore materiale.

Con il secondo motivo la società, deducendo -ex art. 360 n. 4 cpc- nullità della sentenza, rilevava che quest'ultima non conteneva l'esposizione dei fatti, sicché era impossibile l’individuazione delle motivazioni poste a base del dispositivo.

Siffatto motivo, da esaminarsi per primo per ragioni di ordine logico, é infondato.

Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, la gravata sentenza contiene una concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei fatti rilevanti della causa, e, attraverso gli stessi, é agevole individuare i tratti essenziali della lite e gli elementi di fatto considerati o presupposti nella decisione; di conseguenza, stante anche il principio della strumentalità della forma, per il quale la nullità non può essere mal dichiarata se l'atto ha raggiunto il suo scopo (art. 156, comma 3, cod. proc civ.), il motivo non può trovare accoglimento.

Il primo motivo è, invece, fondato.

Al riguardo va preliminarmente precisato che, come risulta dalla sentenza gravata, i fatti sono pacifici, sicché deve ritenersi che l'utilizzazione nel modello F24 di un codice (6705) al posto di un altro (6700) è stata dovuta ad un mero errore materiale del contribuente, riconosciuto come tale, in sede contenziosa, sia dall'Agenzia sia dallo stesso contribuente.

Ciò posto, va rilevato che li contribuente, anche in sede contenziosa, ben può emendare errori materiali e solo formali, in tal modo evitando la realizzazione di un prelievo fiscale indebito e più gravoso di quello previsto dalla legge, in contrasto con i principi costituzionali della capacita contributiva e della correttezza dell'azione amministrativa, che avrebbero dovuto indurre l'Ufficio a prendere atto dell'errore e annullare fatto impugnato (v., In senso conforme, sia pur in tema di ritrattabilità della dichiarazione redditi, Cass. 1926/2008; Cass. 2226/2011; Cass. 5852/2012).

In conclusione, pertanto, va accolto il ricorso e cassata l'Impugnata sentenza; non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito e va accolto il ricorso introduttivo proposto dal contribuente.

In considerazione dell'evolversi della vicenda processuale, si ritiene sussistano giusti motivi per dichiarare compensate tra le patti le spese del giudizi di merito; le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa l'impugnata sentenza e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo proposto dal contribuente; dichiara compensate tra le parti le spese dei giudizi di merito; condanna l'Agenzia al pagamento del compensi di lite relativi al presente giudizio di legittimità, che si liquidano In complessivi euro 2.200,00, di cui euro 200,00 per spese; oltre accessori di legge.

 

 

5) Litisconsorzio necessario dei soci

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22700 del 04 ottobre 2013, ha stabilito che l’imputazione per trasparenza ai soci dell’Irap dovuta dalle società di persone impone il litisconsorzio necessario dei soci nel giudizio di accertamento. In assenza di tale litisconsorzio in tutte le fasi processuali scatta la nullità

Evasione fiscale

Secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 40992 del 04 ottobre 2013) non è motivo di illegittimità della misura cautelare la circostanza che la soglia di punibilità venga valutata dal giudice penale in base alle risultanze dell’accertamento induttivo.

Dolo del commercialista/consulente

La sussistenza dell’elemento soggettivo del dolo nel reato di “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”, ex articolo 2 del Dlgs.74/2000, risulta razionalmente dedotta, in caso di accertata presenza di una “cartiera”, dal fatto che il commercialista abbia redatto i bilanci e le dichiarazioni fiscali della società cooperativa truffaldina.

Questo il principio di diritto desumibile dalla pronuncia della Cassazione n. 39873 del 26 settembre 2013.

Dunque, nella “cartiera”, è pressoché certo il dolo del commercialista/consulente. Così la Cassazione, riguardo alla consapevolezza del professionista che redige le dichiarazioni fiscali della cooperativa utilizzando documenti emessi da un soggetto fittizio.


6) S.r.l.: come si effettua il versamento dei conferimenti in denaro

Come viene precisato dal Consiglio Nazionale del Notariato con la nota del 4 settembre 2013, dal 23 agosto 2013 in sede di costituzione di s.r.l. il socio deve versare i conferimenti in denaro all’organo amministrativo (art. 2464 comma 4 c.c. come modificato dall’art. 9 comma 15 bis del D.L. n. 76/2013 convertito dalla Legge n. 99/2013).

Prosegue la nota, tali versamenti possono essere effettuati con le seguenti modalità:

- Denaro contante, esclusivamente per importi inferiori a 1.000 euro (art. 49 comma 1 del D.Lgs. 231/2007);

- assegno circolare intestato a nome della costituenda società oppure a nome di uno dei nominandi amministratore;

- bonifico bancario a favore di uno dei nominandi amministratori (e non a favore della società costituenda proprio perché ancora non esiste).

Resta ammessa la possibilità per i soci di optare ancora per il versamento in banca (come accadeva prima del 23 agosto 2013): In tal caso è opportuno ricorrere ad un mandato specifico alla banca depositaria di istituire un conto vincolato, intestato alla costituenda società destinato ad essere movimentato da coloro che risultano essere gli amministratori della stessa una volta iscritta nel registro delle imprese.

Non viene ammesso, invece, l’assegno bancario, perché non dà certezza della copertura delle somme dovute e non è quindi idoneo a garantire l’effettività dei conferimenti.

 

7) Consultazione sulla disciplina del procedimento sanzionatorio della Consob

Assonime, riferisce una propria nota del 07 ottobre 2013, risponde alla consultazione avviata dalla Consob su una proposta di regolamento che modifica la disciplina del procedimento sanzionatorio.

Le modifiche previste investono essenzialmente due profili: l’articolazione della fase istruttoria, che il nuovo regolamento concentra presso l’Ufficio Sanzioni Amministrative, e la riduzione a centottanta giorni del termine di conclusione del procedimento (trecentosessanta se l’interessato ha la residenza o la sede all’estero).
L’obiettivo perseguito dalla Consob è quello di semplificare e accelerare l’iter procedurale, in linea sia con i principi di efficienza, efficacia e tempestività dell’azione amministrativa, sia con l’esigenza di certezza giuridica e con l’interesse dei soggetti coinvolti a che il procedimento si concluda in tempi ragionevoli. La scelta di concentrare la fase istruttoria presso un’unica unità organizzativa e di accorciare nettamente i termini di conclusione del procedimento risulta condivisibile sotto entrambe le prospettive.

Vi sono però alcuni aspetti – evidenziati nelle osservazioni inviate da Assonime alla Commissione – che potrebbero essere migliorati per giungere ad un assetto più soddisfacente sul piano delle garanzie procedurali.
In particolare, Assonime auspica che vengano chiarite le regole per lo svolgimento delle ispezioni in fase pre-istruttoria; chiede che venga consentito all’interessato l’esercizio del contraddittorio rispetto al quadro degli addebiti quale emerge al termine dell’istruttoria; sottolinea l’esigenza che nei casi più complessi o problematici sia possibile all’interessato richiedere un’audizione finale davanti al collegio.

Note e approfondimenti di Assonime

Pubblicato da Assonime il 07 ottobre 2013:

Gli obblighi di scioglimento o di alienazione delle partecipazioni delle società pubbliche previsti dalla “spending review”.

 

8) Alternatività tra ricevuta fiscale e scontrino facile

Un esercente l’attività di rivendita di macchine per ufficio e computer, alle prese con vendite ormai molto ridotte, peraltro con un registratore quasi a fine ciclo, può tranquillamente passare dall’emissione dello scontrino alla ricevuta fiscale. Ma ciò indipendentemente da tali circostanze di crisi economica.

Infatti, l’Agenzia delle entrate, con la nota del 07 ottobre 2013, precisa che i corrispettivi relativi alle operazioni per le quali non è obbligatoria l’emissione della fattura se non a richiesta del cliente devono essere certificati tramite emissione di ricevuta fiscale (Legge 249/1976) o di scontrino fiscale (Legge 18/1983). L’Agenzia ricorda poi che dal 21 febbraio 1997, la scelta tra le due tipologie di documenti è pienamente alternativa (Dpr 696/1996), non richiede formalità (non occorre cioè effettuare alcuna opzione o comunicazione all’Amministrazione finanziaria) e non è soggetta a limitazioni circa il numero e il tipo delle operazioni svolte e le modalità di esercizio dell’attività (circolare  ministeriale 97/1997).

 

9) Entrate Tributarie gennaio-agosto 2013: gettito 267,9 miliardi sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente

Il gettito dei primi otto mesi del 2013, pur in presenza di una congiuntura economica negativa, risulta sostanzialmente invariato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel complesso, le entrate tributarie erariali registrate nel periodo gennaio-agosto 2013, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 267.964 milioni di euro (-722 milioni di euro, pari a -0,3% rispetto allo stesso periodo del 2012).

Imposte dirette

Registrano un aumento complessivo del 2,4% (+3.467 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il gettito IRPEF si riduce dello 0,7% (-753 milioni di euro) per effetto dell’andamento negativo dei versamenti in autoliquidazione (-14,2%), delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente del settore privato (-0,9%) e della ritenute sui redditi di lavoro autonomo (-5,8%). Risultano in crescita, invece, le ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico (+3,2%).

L’IRES presenta una crescita del 7,5% (+1.317 milioni di euro).
Tra le altre imposte dirette si registra un incremento dell’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale pari a +17,9% (+1.087 milioni di euro), dell’imposta sostitutiva sui redditi di capitale e sulle plusvalenze (+879 milioni di euro), dell’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione (+441 milioni di euro) e dell’imposta sostitutiva sulle riserve matematiche dei rami vita (+843 milioni di euro). Il gettito dell’imposta sostitutiva sul riallineamento dei valori di bilancio relativi ad attività immateriali è inoltre aumentato di 1.864 milioni di euro rispetto al corrispondente periodo del 2012.

Imposte indirette

Registrano una diminuzione del 3,4% (-4.189 milioni di euro). In particolare, nei primi otto mesi del 2013 il gettito IVA risulta in flessione del 5,2% (-3.724 milioni di euro), andamento che riflette la riduzione del gettito derivante dalla componente relativa agli scambi interni (-2,0%) e del prelievo sulle importazioni (-22,1%) che risentono fortemente dell’andamento del ciclo economico sfavorevole.

Tra le altre imposte indirette si segnala la flessione registrata dal gettito dell’imposta di fabbricazione sugli oli minerali (-3,2% pari a -489 milioni di euro) per effetto del calo dei consumi, e la riduzione del gettito dell’imposta di consumo sul gas metano (-1,5%, pari a -37 milioni di euro). In flessione del 6,1% (-455 milioni di euro) le entrate dell’imposta sul consumo dei tabacchi legata, in parte, al calo dei consumi determinato dalla diffusione delle sigarette elettroniche.

In crescita l’imposta di bollo che risulta in aumento del 26,9% (+1.336 milioni di euro), per effetto delle modifiche normative introdotte dall’art.19, commi 1-5, del decreto legge n.201 del 2011.

Entrate da giochi

Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una contrazione dello 0,5% (-43 milioni di euro).

Entrate da accertamento e controllo

Le entrate tributarie derivanti dall’attività di accertamento e controllo risultano pari a 4.808 milioni di euro (+107 milioni di euro pari a +2,3%).

Sul sito del Dipartimento delle Finanze (www.finanze.gov.it ) è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio-agosto 2013, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, comunicato stampa n. 173 del 07 ottobre 2013)

 

Vincenzo D’Andò