Diario fiscale del 3 ottobre 2013: le opzioni per la rateizzazione della TARES 2013

Pubblicato il 3 ottobre 2013



aumento dell’aliquota ordinaria dell’IVA: circolare di Assonime; tobin tax: elenco soggetti che hanno richiesto la disapplicazione della regola “black list”; “click day”, consulenti del lavoro: un disastro”; rateizzazione TARES 2013: nota IFEL

 

 

Indice:

1) Aumento dell’aliquota ordinaria dell’IVA: circolare di Assonime

2) Tobin tax: elenco soggetti che hanno richiesto la disapplicazione della regola “black list”

3) “Click day”, consulenti del lavoro: “Un disastro”

4)  Rateizzazione TARES 2013: nota IFEL

 

 

1) Aumento dell’aliquota ordinaria dell’IVA: circolare di Assonime

Assonime, con la circolare n. 30/2013 illustra l’aumento di un punto percentuale dell’aliquota ordinaria dell’IVA, elevata dal 21% al 22%. La nuova aliquota si applica dal 1° ottobre 2013 a norma dell’art. 11, comma 1, del D.L. n. 76 del 2013, che ha differito a tale data la decorrenza dell’aumento, dapprima stabilita al 1° luglio 2013 dall’art. 1, comma 480, della Legge n. 228 del 2012.

La nuova aliquota del 22% dovrà essere applicata quindi alle operazioni “effettuate” a partire dal 1° ottobre 2013.

Per individuare correttamente il momento di effettuazione delle operazioni (c.d. “momento impositivo”) occorre fare riferimento alle disposizioni contenute nell’art. 6 del DPR n.633/72, che prevedono criteri generali e regole comuni, sia per quanto riguarda le cessioni di beni che le prestazioni di servizi.

Nel caso di fatture “differite”, ad eccezione del caso della triangolare interna, il momento di effettuazione dell’operazione resta ancorato alle regole generali (consegna o spedizione del bene) e quindi, per verificare l’aliquota Iva applicabile è necessario rifarsi a tale momento.

In altre parole, per le cessioni relative al mese di settembre l’Iva è dovuta al 21%, anche se la fattura viene emessa ad ottobre.

Nessuna sanzione verrà applicata nel caso di eventuali errori nelle fatture e negli scontrini; un comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 30 settembre 2013 ha chiarito che: “…qualora nella fase di prima applicazione ragioni di ordine tecnico impediscano di adeguare in modo rapido i software per la fatturazione e i misuratori fiscali, gli operatori potranno regolarizzare le fatture eventualmente emesse e i corrispettivi annotati in modo non corretto effettuando la variazione in aumento (art.26, co.1, del DPR n.633/72). La regolarizzazione non comporterà alcuna sanzione se la maggiore imposta collegata all’aumento dell’aliquota verrà comunque versata nei termini indicati…”.

 

2) Tobin tax: elenco soggetti che hanno richiesto la disapplicazione della regola “black list” (aggiornamento)

L’Agenzia delle entrate ha pubblicato il 2 ottobre 2013 sul proprio sito internet l’aggiornamento dell’elenco dei soggetti localizzati in Stati o territori con i quali non sono in vigore accordi per lo scambio di informazioni o per l’assistenza al recupero dei crediti, che hanno richiesto la disapplicazione della regola “black list”.

L’imposta sui trasferimenti di proprietà di azioni e altri strumenti finanziari partecipativi e quella sulle relative negoziazioni ad alta frequenza, effettuati fino al 30 settembre, va versata entro il 16 ottobre 2013. Stesso termine per il versamento dell'imposta relativa a operazioni su derivati e altri valori mobiliari e su transazioni ad alta frequenza relativi agli stessi, eseguite a settembre 2013.

I versamenti a cura della Società di Gestione Accentrata (articolo 80 del TUF), relativi a operazioni effettuate dai deleganti fino al 30 settembre 2013, vanno eseguiti entro il 16 novembre 2013.

La Legge di stabilità per il 2013 (Legge 228/2012), all’articolo 1, commi da 491 a 500, ha introdotto un’imposta sulle transazioni finanziarie, che si applica ai trasferimenti di proprietà di azioni e altri strumenti finanziari partecipativi (comma 491 e di seguito per semplicità, anche, operazioni su azioni), alle operazioni su strumenti finanziari derivati e altri valori mobiliari (comma 492 e di seguito per semplicità, anche, operazioni in derivati) e, infine, alle operazioni “ad alta frequenza” (comma 495 e di seguito, per semplicità, anche, operazioni ad alta frequenza).

Per quanto riguarda le operazioni su azioni, il trasferimento della proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi, emessi da società residenti nel territorio dello Stato, nonché di titoli rappresentativi degli stessi, indipendentemente dalla residenza dell’emittente, è soggetto all’imposta con l’aliquota dello 0,2% sul valore della transazione, determinato calcolando il saldo netto di giornata per singolo strumento finanziario.

L’aliquota è ridotta alla metà per i trasferimenti che avvengono a seguito di operazioni concluse in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione. Per il 2013, l’aliquota si attesta allo 0,22%, ridotto allo 0,12% per i trasferimenti che avvengono in mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione.

Sono escluse dal tributo le operazioni di emissione e di annullamento dei titoli azionari e degli strumenti finanziari, le operazione di conversione di obbligazioni in azioni di nuova emissione e di acquisizione temporanea di titoli e, per finire i trasferimenti di proprietà di azioni negoziate in mercati regolamentari o sistemi multilaterali di negoziazione emesse da società la cui capitalizzazione media nel mese di novembre dell’anno precedente a quello in cui avviene il trasferimento sia inferiore a 500 milioni di euro.

Le operazioni in derivati, che abbiano come sottostante prevalente o il cui valore dipenda prevalentemente da strumenti finanziari di cui al comma 491, e altri valori mobiliari, che permettano di acquisire o vendere o che comportino un regolamento in contanti determinato prevalentemente da strumenti finanziari di cui al comma 491, sono soggette a imposta in misura fissa, determinata con riferimento alla tipologia di strumento e al valore del contratto, secondo la tabella 3 allegata alla legge di stabilità.

Per le operazioni che avvengono in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione, l’imposta è ridotta a 1/5.

Per quanto riguarda le operazioni ad alta frequenza, effettuate sul mercato finanziario italiano, l’imposta si applica con l’aliquota dello 0,02% ed è dovuta qualora il rapporto, nella singola giornata di negoziazione, tra la somma degli ordini cancellati e degli ordini modificati, e la somma degli ordini immessi e degli ordini modificati, sia superiore al 60%, con riferimento ai singoli strumenti finanziari. Si considerano ad alta frequenza le operazioni generate da un algoritmo informatico che determina in maniera automatica le decisioni relative all'invio, alla modifica e alla cancellazione degli ordini e dei relativi parametri, che avvengono con un intervallo non superiore al mezzo secondo.

Il Dm attuativo del 21 febbraio 2013 elenca agli articoli 15 e 16 i casi di esenzione e di esclusione

Riguardo alla decorrenza, l’imposta sui trasferimenti di proprietà di azioni e altri strumenti finanziari partecipativi si applica alle operazioni regolate a decorrere dal 1° marzo 2013, se negoziate successivamente al 28 febbraio.

L’imposta su derivati e altri valori mobiliari si applica ai contratti sottoscritti, negoziati, modificati o trasferiti a decorrere dal 1° settembre 2013.

L’imposta sulle negoziazioni ad alta frequenza di azioni e strumenti finanziari partecipativi si applica agli ordini inviati a decorrere dal 1° marzo 2013; quella relativa a strumenti finanziari derivati e valori mobiliari, agli ordini inviati a decorrere dal 1° settembre 2013.

 

3) “Click day”, consulenti del lavoro: “Un disastro”

Partecipare al “click day” Inps del 1° ottobre 2013 per il bonus under 30 “per molti consulenti del lavoro si è rivelata un’altra lotta contro il malfunzionamento dei sistemi della Pubblica amministrazione”.

Un “altro disastro”. L’Associazione dei Consulenti, ANCL, lo sottolinea con una nota parlando di “matricole di aziende rifiutate, comunicazioni di irregolarità nella applicazione informatica, criticità nella compilazione on line della modulistica”.

E questo con “il risultato che molte aziende rimarranno fuori dalle agevolazioni non per un loro ritardo di presentazione della domanda, ma per il disservizio”.

L’Ancl “si riserva di intraprendere azioni legali”.

Click day Inps: altro disastro

Matricole di aziende rifiutate, comunicazioni di irregolarità nella applicazione informatica, criticità diffuse nella compilazione on line della modulistica: risultato aziende che rimangono fuori dalle agevolazioni al lavoro, nonostante prospettive di investimento in nuova occupazione.

A poche ore dalla attivazione della procedura telematica di prenotazione delle agevolazioni al lavoro, la procedura fa acqua da tutte le parti. Piovono segnalazioni di disservizi da tutto il territorio nazionale, e non solo per sentito dire, ma anche riproducendo le maschere informatiche che appaiono impietose agli occhi dei Consulenti del lavoro che accedono alla procedura.

Anche l’Inps degenera in materia di procedure telematiche. Non è bastata la pessima esperienza dell’Inail in analogo click day per mettere a dura prova gli intermediari tutti e con loro le prospettive occupazionali delle aziende.

Questo è il pietoso risultato dell’ennesima procedura telematica governata esclusivamente dall’Inps senza che prima ci sia stato un accorto confronto preventivo, senza che si sia stato con i Consulenti del Lavoro una preventiva sperimentazione.

Si ha solo l’impressione – nelle prime ore dell’operazione in cui scriviamo – dell’ennesima degenerazione del sistema telematico e della prossima attribuzione delle agevolazioni – per così dire – ai più fortunati…!

Si desista una volta per tutte da queste procedure unilaterali calate dall’alto e si avvii un serio processo di confronto, sperimentazione condivisa, approvazione bilaterale dei sistemi informatici da adottarsi.

Con ogni riserva di azioni legali individuali e collettive a tutela degli interessi dei Consulenti del Lavoro.

(Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro, comunicato del 1 ottobre 2013)

 

4)  Rateizzazione TARES 2013: nota IFEL

I Comuni possono far pagare la Tares 2013 nel prossimo anno. E possono rimandare al 2014 anche l’incasso della maggiorazione di 0,30 euro al metro quadro. Se infatti è ragionevole e coerente con l’impianto generale delle norme sulla riscossione Tares che il pagamento della maggiorazione si applichi all’ultima rata in scadenza nel 2013, non può essere considerata illegittima la decisione del comune che opti per una scadenza temporale diversa. I municipi hanno inoltre pieni poteri sulla individuazione delle date di pagamento delle rate che possono essere fissate diversamente da quelle previste dalla legge

Pubblicata la nota di approfondimento IFEL del 30 settembre 2013 anche con riferimento alla risoluzione n. 9/2013 del ministero dell’economia e delle finanze

Scadenza e numero delle rate Tares

L’articolo 10, comma 2, lett. a), del dl 8 aprile 2013, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 giugno 2013, n. 64, ha disposto che, anche per il 2013, in deroga a quanto diversamente previsto per il medesimo anno dall’art. 14, comma 35, del dl n.201 del 2011, i Comuni possono stabilire autonomamente la scadenza e il numero delle rate del versamento del Tares.

Si ricorda in proposito che questa possibilità era già stata attribuita ai Comuni dalla legge 24 dicembre 2012, n.228, che all’articolo 1, comma 387, sanciva la possibilità per gli enti di variare la scadenza e il numero delle rate di versamento rispetto a quelle generali previste dalla medesima norma nei mesi di gennaio, aprile, luglio ed ottobre.

La disciplina “speciale” relativa alle scadenze di pagamento Tares, fatto salvo il blocco intervenuto ad opera del dl n. 1 del 2013 (art. 1-bis) - in base al quale la data del primo pagamento non poteva risultare anteriore al mese di luglio - è rientrata dunque nei canoni ordinari previsti dal comma 35, art. 14, del dl 201 del 2011.

Anche per il 2013 pertanto, la competenza sulla fissazione delle scadenze del pagamento delle rate Tares compete al Comune, che può utilizzare la sua discrezionalità nella maniera più ampia. In particolare, è del tutto legittimo che il Comune disponga il pagamento di una o più rate del tributo relative al 2013 oltre la scadenza dell’anno solare, come peraltro consuetudine di molti Enti già nei previgenti regimi Tarsu o Tia.

E’ opportuno ribadire, come già osservato nella Nota Ifel di approfondimento alle novità normative in materia di IMU e Tares del 29 aprile 2013, che qualora il Comune non abbia provveduto a fissare scadenze diverse da quelle generali, il termine per il versamento delle rate Tares sarà, per il 2013, quello della disciplina generale istitutiva del nuovo tributo, cioè luglio ed ottobre, come indicato dal comma 35, art. 14, DL n. 201 del 2011, essendo preclusa la riscossione delle prime due rate indicate dalla stessa norma (gennaio e aprile) per effetto della sospensione del citato dl 1 del 2013, oltre che per evidenti problemi di incertezza normativa sui quali è intervenuto il DL 35 a primavera inoltrata.

A tale materia va collegato il tema del pagamento della maggiorazione ex art. 14, comma 13, del dl 201, relativa alla componente servizi indivisibili del Tares, la cui competenza – come è noto – è stata assegnata allo Stato per il solo anno 2013, con contestuale sospensione della possibilità di manovra comunale della misura del prelievo che resta fissata al valore base (0,30 €/mq, con applicazione delle riduzioni e agevolazioni disposte dal Comune per la componente rifiuti del tributo).

La norma, poco coordinata con le modifiche via via intervenute, dispone che per il 2013 il pagamento avvenga “in unica soluzione unitamente all’ultima rata del tributo” (10, comma 2, lett. c), del citato DL 35 del 2013), senza alcuna ulteriore specificazione del termine di pagamento dell’”ultima rata”, né l’indicazione di un termine speciale per la maggiorazione stessa.

La risoluzione MEF n. 9/DF

Relativamente alle scadenze di pagamento è recentemente intervenuta la Risoluzione Mef n. 9/DF del 9 settembre 2013, con l’intento di chiarire le modalità di riscossione del TARES, con particolare riferimento alla maggiorazione standard, ripercorrendo la normativa generale e quella specifica per il 2013 ulteriormente innovata - con riferimento a materie diverse da quelle qui trattate - dal comma 4, articolo 5, del decreto legge n. 102 del 2013, attualmente in corso di conversione.

Pagamento della maggiorazione standard statale

La posizione espressa dal Mef, pur partendo da un corretto richiamo al citato art. 10 del DL 35/2013, circa l’autonomia dei Comuni nella determinazione delle scadenze di pagamento, giunge alla non condivisibile conclusione dell’esistenza dell’obbligo di porre in pagamento la maggiorazione statale entro il 2013, conclusione che deriverebbe da una “lettura sistematica delle norme” in tale materia, nonché dall’esigenza di “ assicurare che il relativo gettito venga contabilizzato nel bilancio dello Stato nell’esercizio 2013”, e poter così “determinare la dotazione del Fondo di solidarietà comunale” e l’entità delle regolazioni relative ai Comuni delle regioni Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta e delle province autonome di Trento e di Bolzano.

Si ricorda che, a fronte dello scarso coordinamento, anche lessicale, delle disposizioni di legge, già nello scorso mese di aprile, Ifel con la nota di approfondimento citata, ha sostenuto l’opportunità che il pagamento della maggiorazione sia promosso dai Comuni entro la fine dell’anno solare in corso, ferma restando l’assenza di qualsiasi obbligo normativamente stabilito, né altrimenti desumibile.

Al riguardo occorre ricordare lo stesso MEF con la circolare n. 1/DF/2013 – che per prima ha analizzato nel dettaglio la normativa riguardante il versamento Tares e della maggiorazione riservata allo Stato, anche in riferimento alle norme derogatorie per il 2013 – ha affermato testualmente che “va anche rimarcato che gli enti locali hanno la facoltà di variare le scadenze di versamento della TARES, ivi compresa, quindi, quella riferita alla maggiorazione in parola”, senza sollevare in nessun punto della lunga disamina l’esigenza di garantire il versamento della maggiorazione entro la fine del 2013.

Alla luce di quanto sopra si ribadisce quindi che appare ragionevole e coerente con l’impianto generale delle norme sulla riscossione del Tares che il pagamento della maggiorazione si applichi all’ultima rata in scadenza al 2013, ma che nei casi in cui un Comune stia procedendo diversamente, tale diversa modalità non può in alcun modo essere considerata illegittima, né censurabile alla luce della normativa vigente. Non può essere sottaciuto, in proposito, che in molti casi le modalità di pagamento adottate, comprensive delle scelte in ordine all’invio ai contribuenti di modelli precompilati, sono state fortemente influenzate dalla grave incertezza applicativa del nuovo regime Tares e che è impensabile in questo periodo dell’anno ipotizzare vincoli operativi non espressamente dettati dalla normativa primaria.

Pagamento delle rate Tares entro date prestabilite

La Risoluzione n. 9/DF in commento delinea un ulteriore vincolo operativo, derivante dal presunto obbligo di versamento delle rate Tares “entro il 16° giorno di ciascun mese di scadenza delle rate, come stabilito per i versamenti unitari dall’art. 18 del D.Lgs. n. 241 del 1997, e, per quanto riguarda il bollettino di conto corrente postale, dall’art. 4 del D.M. 14 maggio 2013, qualora l’ente locale abbia fissato la scadenza dell’ultima rata del 2013 nel mese di dicembre, il versamento dovrà essere necessariamente effettuato entro il giorno 16 di tale mese.”

Al riguardo, si deve confermare quanto già a suo tempo sottolineato da Ifel circa l’assenza di adeguato sostegno della normativa primaria a questo tipo di prescrizioni stabilite dal Mef per via amministrativa. Il richiamo al D.Lgs. 241 del 1997 effettuato dalla risoluzione n. 9 appare improprio in quanto si riferisce a scadenze di tributi erariali e delle addizionali connesse, mentre la disciplina delle scadenze Tares integra chiaramente le caratteristiche di “norma speciale”applicabile autonomamente dai comuni su base regolamentare.

La norma, nella versione vigente a seguito delle modifiche intervenute, non solo permette modalità di pagamento diverse dal “versamento unitario” (circuito F24), ma svincola le scelte comunali dalle prescrizioni del citato D.Lgs. 241, con l’esplicita e già ricordata disposizione secondo la quale i Comuni “possono variare la scadenza e il numero delle rate di versamento”.

In conclusione, la competenza a stabilire la scadenza delle rate di versamento Tares, in alternativa a quelle fissate dalla legge, spetta al Comune che potrà determinarle senza alcun condizionamento rispetto alla prassi che caratterizza altri pagamenti tributari.

 

Vincenzo D’Andò