Diario quotidiano del 27 settembre 2013: redditometro: il tenore di vita elevato può essere giustificato dai risparmi

Pubblicato il 27 settembre 2013



sisma 2012: più tempo per approvare i bilanci; redditometro: il tenore di vita elevato può essere giustificato dai risparmi; imposta di registro: applicabilità dei tributi speciali alle annotazioni di avvenuta registrazione; dichiarazione annuale IVA per il periodo d’imposta 2012: circolare di Assonime; pescatori autonomi: aliquota contributiva per l’anno 2013; avvocato con dipendente part time non soggetto ad Irap; convenzione contro le doppie imposizioni: modalità di tassazione degli emolumenti corrisposti a titolo di TFR e di indennità dal sostituto d’imposta italiano; cassaintegrati CIGS: problemi tecnici per le istanze

 

 

Indice:

 

1) Società di capitali lese da sisma 2012: più tempo per approvare i bilanci

 

2) Redditometro: il tenore di vita elevato può essere giustificato dai risparmi

 

3) Imposta di registro: applicabilità dei tributi speciali alle annotazioni di avvenuta registrazione

 

4) Dichiarazione annuale IVA per il periodo d’imposta 2012: circolare di Assonime

 

5) Pescatori autonomi: aliquota contributiva per l’anno 2013

 

6) Avvocato con dipendente part time non soggetto ad Irap

 

7) Convenzione contro le doppie imposizioni: modalità di tassazione, degli emolumenti corrisposti a titolo di TFR e di indennità dal sostituto d’imposta italiano

 

8) Cassaintegrati CIGS: problemi tecnici per le istanze

 

 

1) Società di capitali lese da sisma 2012: più tempo per approvare i bilanci

Una risoluzione dell’Agenzia delle entrate, n. 59/E del 25 settembre 2013, fa luce sui termini di presentazione della dichiarazione e di effettuazione dei versamenti che sono stati posticipati da una delibera pubblicata in Gazzetta.

Le società di capitali che in base alla delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2013, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 4 febbraio 2013, possono posticipare i termini per l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2012, versano il saldo e il primo acconto dell’Ires e dell’Irap entro il giorno 16 del mese successivo a quello di approvazione del bilancio ovvero entro i trenta giorni successivi applicando la maggiorazione dello 0,40%.

Il differimento dei termini riguarda anche i soci di società a responsabilità limitata non trasparenti, con riferimento al versamento dei contributi previdenziali, nonché i soci di società di capitali trasparenti, limitatamente alla quota dei versamenti (tributari e contributivi) afferente al reddito di partecipazione nella società che posticipa l’approvazione del bilancio.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la suddetta risoluzione n. 59/E/2013, emanata a seguito di numerose richieste di parere da parte di alcune associazioni di categoria volte a conoscere le “ricadute” fiscali della delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2013, con cui sono stati posticipati i termini per l'approvazione dei bilanci relativi all’esercizio 2012 delle società di capitali che hanno subito danni dal sisma del maggio 2012.

La risoluzione, prima di affrontare gli aspetti fiscali, ricorda che destinatari della delibera del 31 gennaio 2013 sono i soggetti tenuti all’approvazione del bilancio, cui si applicano gli articoli 2364, secondo comma, e 2478-bis del codice civile (in tema di convocazione dell’assemblea dei soci), vale a dire le società di capitali che, oltre ad avere sede legale o operativa e a svolgere attività in uno dei comuni interessati dal sisma, devono avere subito danni dal terremoto.

Con riferimento alle conseguenze fiscali della delibera, la risoluzione si concentra sui versamenti e sulla presentazione della dichiarazione dei redditi delle società interessate dalla posticipazione del termine per l’approvazione del bilancio.

In particolare, per i versamenti del saldo e degli acconti, l’Agenzia richiama l’articolo 17 del Dpr. n. 435/2001.

La disposizione prevede che i soggetti Ires devono effettuare i versamenti a titolo di saldo delle imposte derivanti dai modelli Unico e Irap entro il giorno 16 del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d'imposta. La norma prescrive, inoltre, che se in base a disposizioni di legge il bilancio è approvato oltre il termine di quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio, il saldo deve essere versato entro il giorno 16 del mese successivo a quello di approvazione del bilancio.

Tuttavia, se il bilancio non è approvato entro il maggior termine stabilito in base alle disposizioni di legge, il versamento del saldo deve in ogni caso essere effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a quello di scadenza del termine stesso.

Sempre l’articolo 17 dispone che il versamento del saldo può essere effettuato, maggiorando l’importo dovuto dello 0,40%, entro trenta giorni dal 16 del sesto mese successivo alla chiusura del periodo d’imposta ovvero entro trenta giorni dal 16 del mese successivo alla data prevista dalla legge per l’approvazione del bilancio.

Con riguardo ai soggetti che posticipano l’approvazione del bilancio ai sensi della delibera del 31 gennaio 2013, la risoluzione precisa che il versamento del saldo dell’Ires e dell’Irap va fatto entro il giorno 16 del mese successivo a quello di approvazione del bilancio ovvero entro i trenta giorni successivi applicando la maggiorazione dello 0,40%.

Nell’ipotesi di bilancio approvato nel mese di settembre 2013, quindi, il versamento deve essere effettuato entro il 16 ottobre 2013 senza maggiorazione ovvero entro i trenta giorni successivi applicando la maggiorazione dello 0,40%.

Circa i versamenti degli acconti dell’imposta sui redditi e dell’Irap, la risoluzione ricorda che, sempre ai sensi dell’articolo 17 del Dpr. n. 435/2001, la prima rata deve essere versata entro il termine previsto per il saldo dovuto in base alla dichiarazione relativa all’anno d’imposta precedente, mentre la seconda rata deve essere versata “nel mese di novembre (ad eccezione di quella dovuta dai soggetti il cui periodo d'imposta non coincide con l'anno solare, che effettuano il versamento della seconda rata entro l'ultimo giorno dell'undicesimo mese dello stesso periodo d'imposta)”. Quindi, per i soggetti che possono posticipare i termini per l’approvazione del bilancio in base alla della delibera del 31 gennaio 2013, il versamento della prima rata Ires e Irap deve essere effettuata entro lo stesso termine previsto per il versamento del saldo.

Quanto alla seconda rata di acconto, nell’evidenziare l’assenza di una specifica disposizione al riguardo, la risoluzione precisa che i termini di effettuazione del versamento restano quelli ordinari fissati dall’articolo 17 del Dpr n. 435/2001.

In assenza di una norma ad hoc non varia neanche il termine per la presentazione della dichiarazione in materia di imposte sui redditi e di Irap fissato, dall’articolo 2 del Dpr n. 322 del 1998, nell’ultimo giorno del nono mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta. La risoluzione evidenzia, infatti, che detto termine non è collegato al momento di approvazione del bilancio, ma è sempre riferito al momento di chiusura del periodo d'imposta.

La risoluzione prosegue poi nell’esame dell’impatto fiscale derivante dalla possibilità di posticipare l’approvazione del bilancio sui soci delle società destinatarie della delibera.

In particolare, viene affrontata la situazione dei soci di società a responsabilità limitata non trasparenti, artigiane o commerciali, iscritti negli elenchi IVS.

L’Agenzia, applicando il medesimo principio espresso con la risoluzione n. 173/E del 16 luglio 2007 (che riguardava la proroga dei termini di versamento disposta per l'anno 2007 dal Dpcm 14 giugno 2007 nei riguardi dei soggetti interessati dagli studi di settore), ha chiarito che il differimento dei termini dei versamenti, come specificato per le società interessate dalla delibera del 31 gennaio 2013, si applica con riguardo al versamento dei contributi previdenziali, ma non anche per il versamento delle imposte, dovuti dai soci.

I soci di società non trasparenti sono tenuti, infatti, ai fini previdenziali, alla compilazione del quadro RR del modello Unico Pf per liquidare i contributi previdenziali e l'ammontare dei contributi dovuti è determinato su un reddito “figurativo” proporzionale alla loro quota di partecipazione nella società.

Per conseguenza, gli stessi possono procedere alla corretta determinazione dei contributi solo successivamente all’approvazione del bilancio della società.

Parimenti, possono beneficiarie del differimento dei termini per il versamento delle imposte e dei contributi dovuti in base alla dichiarazione dei redditi i soci di società di capitali trasparenti i quali, in assenza di un bilancio approvato della società, non possono conoscere l’ammontare del reddito di propria spettanza, e i contribuenti che, pur essendo iscritti alle gestioni previdenziali per altra attività, sono soci delle società interessate dalla delibera del 31 gennaio 2013.

In merito, la risoluzione precisa che il differimento opera solo per la quota di versamenti afferente al reddito imputato per trasparenza dalla società che beneficia della posticipazione del termine per l’approvazione del bilancio.

 

 

2) Redditometro: il tenore di vita elevato può essere giustificato dai risparmi

Assume particolare rilievo per i contribuenti la sentenza della Corte di Cassazione n. 21994 del 25 settembre 2013 sull’illegittimità dell'accertamento sintetico.

E’, infatti, illegittimo l’accertamento sintetico basato sull’alto tenore di vita se il contribuente dimostra che è frutto di risparmi accumulati negli anni.

La Suprema Corte ha, così, accolto il ricorso di una coppia, moglie e marito, destinatari di un accertamento Irpef per l’alto tenore di vita tenuto, tra acquisti di auto, immobili e viaggi compiuti.

I due, in sede di contraddittorio, avevano, infatti, dimostrato di aver accantonato negli anni una certa ricchezza, oltre un milione di euro. Un dato, questo, che l’Amministrazione finanziaria non avrebbe dovuto ignorare.

L’atto impositivo era stato subito impugnato di fronte alla Ctp di Napoli che però aveva respinto il ricorso dei contribuenti. La Ctr partenopea aveva confermato. Ora la Cassazione ha completamente ribaltato la decisione: “Non può negarsi, infatti, che il giudice di merito, a fronte della documentazione fornita dai contribuenti, analiticamente indicata nel ricorso in ossequio al principio di autosufficienza, dalla quale, in tesi, sarebbe derivata la prova che il maggior reddito accertato per l’anno 1992 sulla base di indici di capacità contributiva rilevati dall’Ufficio (come il possesso di autovetture e abitazioni) era giustificato dalla disponibilità di capitale accumulato in anni precedenti, si è limitato a negare la produzione di qualsiasi idonea prova contraria, senza supportare tale apodittica statuizione con sufficienti argomentazioni”.

Proprio ora che dall’Amministrazione finanziaria stanno partendo migliaia di lettere agli italiani incongruenti con i parametri del nuovo redditometro, dalla Corte di legittimità, con questa sentenza, e dai giudici di merito arrivano decisioni che mettono in discussione il metodo più diffuso di accertamento fiscale.

È solo di qualche mese fa la decisione con la quale la Ctp di Campobasso (sentenza n. 117 di luglio 2013) ha dichiarato la nullità dell'accertamento fiscale basato sul redditometro approvato con DM 65648/2012, poiché regolamento “illegittimo” che, basandosi esclusivamente sull’attività Istat, non prende in considerazione i dati reali per determinare il reddito delle famiglie italiane.

Non solo. Una colpo al redditometro arriva anche dalla Ctp di Bari, sentenza n. 146/2013, secondo cui l’Ufficio non può emettere l’atto impositivo fondato sui parametri senza personalizzare la pretesa fiscale sulle indicazioni fornite dal contribuente in sede di contraddittorio. Si tratta infatti di presunzioni semplici e l’onere della prova resta a carico dell’Ufficio. In quell'occasione i giudici hanno chiarito che l’accertamento da redditometro ricade nella categoria dei c.d. accertamenti standardizzati e tende a determinare mediante l’utilizzo delle presunzioni semplici, il reddito complessivo del contribuente. Ciò impone che l’Ufficio debba adeguare la propria attività alla reale situazione del contribuente.

 

 

3) Imposta di registro: applicabilità dei tributi speciali alle annotazioni di avvenuta registrazione

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 61/E del 26 settembre 2013, ha rilasciato il proprio parere riguardo l’interpretazione del DPR 648/1972.

I dubbi sull’applicazione dei tributi speciali sono stati sollevati da uffici finanziari sul territorio in merito alla registrazione di atti, presentati in originale o in copia autenticata e, in particolare, alla pubblicazione di testamenti e contratti di cottimo fiduciario.

Già in passato, l’archivio notarile aveva chiesto delucidazioni in seguito alla pubblicazione della circolare 26/E dell’1 giugno 2011, che prevedeva l’esenzione, da questa “speciale” imposizione, per la registrazione dei contratti di locazione, sia in presenza di opzione per la cedolare secca sia senza la richiesta di opzione.

Il parere espresso dalla direzione Normativa delle Entrate supera la risoluzione 219/E del 2009, nella parte in cui si afferma che l’emissione di un attestato di avvenuta registrazione (di cui all’articolo 36 della legge 340/2000) integra il presupposto per l’applicazione dei tributi speciali.

Con la risoluzione odierna, l’Amministrazione riesamina il configurarsi del presupposto impositivo dei tributi speciali, partendo proprio dalla ratio della norma, per concludere con una nuova interpretazione.

Infatti, come sottolineato anche dagli uffici interpellanti, le annotazioni di avvenuta registrazione apposte in calce o a margine dell’atto, non hanno appunto il presupposto per l’applicazione dei “tributi”.

A questo proposito, la disamina giuridica della norma inizia dal titolo II della tabella A (annessa al Dpr 648/1972, come sostituita dall’articolo 3 della legge 549/1995) che identifica i diritti come correlati alle attività svolte dal personale, già appartenente agli uffici – allora denominati – del Registro e dell’Iva, oggi personale delle Entrate.

E proprio il titolo II della tabella A lascia intendere che presupposto del tributo sia l’esercizio materiale di una attività resa dal personale dell’Amministrazione, svolta esclusivamente nell’interesse e su richiesta di terza persona o ente.

L’annotazione di avvenuta registrazione, secondo la consulenza fiscale, rientra nel processo operativo che completa la registrazione stessa di un atto, svolta autonomamente senza alcuna richiesta dell’interessato, né nel suo specifico interesse.

Viene a mancare così il presupposto che determina l’applicazione dei tributi speciali.

Già la circolare n. 26/E del 2011, al punto 4.2, affermava che “il presupposto per l’applicazione dei tributi speciali non si realizza con riferimento alle annotazioni di avvenuta registrazione apposte dall’ufficio in calce o a margine dell’atto portato alla registrazione per carenza del presupposto impositivo” poiché rappresentano “una modalità di esecuzione della registrazione che si incardina nel procedimento di registrazione degli atti”.

Per analogia, lo stesso presupposto viene a mancare anche quando è previsto che l’ufficio debba rilasciare “una fotocopia da esso certificata conforme” nel caso in cui siano presentate alla registrazione scritture private in unico originale. Anche qui, evidentemente, mancano i requisiti dell’esclusivo interesse di un terzo e della sua richiesta.

Per quanto attiene, inoltre, alla registrazione di atti pubblici o scritture private autenticate, di cui sono depositari notai o pubblici ufficiali, ai quali è fatto esplicito divieto di spostare questo tipo di documenti dal luogo dove sono conservati o archiviati (articolo 36, legge 340/2000, fatti salvi i casi previsti dal comma 1), è ovviamente e giuridicamente impossibile produrre gli atti in originale, ai fini della registrazione presso gli uffici finanziari.

È sufficiente, pertanto, presentare una copia conforme certificata dal pubblico ufficiale che conserva l’originale sul quale egli stesso può procedere alle annotazioni sulla base di “idoneo documento scritto emesso dalla competente amministrazione”.

Questo “idoneo documento” non è specificato dalla norma, ma ha comunque una valenza dichiarativa, senza che corrisponda né a un interesse esclusivo e immediato della parte richiedente, né risulta collegato ad alcuna particolare prestazione fornita dal personale amministrativo, né tantomeno presuppone alcuna attività di ricognizione, ricerca, consultazione o estrazione da parte degli uffici. Corrisponde, invece, all’adempimento di un dovere giuridico da parte dell’Amministrazione, nell’espletamento di una delle fasi del procedimento di registrazione. Pertanto, come si desume pure dalla circolare n. 226/E del 2000, che afferma che l’idoneo documento scritto, sostituendo “gli adempimenti posti a carico della stessa dall’art. 16 comma 4 Tur”, costituisce attestato di registrazione e come tale non è procedimento autonomo e non costituisce presupposto all’applicato dei tributi speciali.

 

 

4) Dichiarazione annuale IVA per il periodo d’imposta 2012: circolare di Assonime

Avvicinandosi il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione annuale IVA relativa al periodo d’imposta 2012 (che scade il prossimo 30 settembre), Assonime, con la circolare n. 28 del 26 settembre 2013, ritiene utile riassumere con la presente circolare le novità del modello di dichiarazione, rispetto a quello utilizzato lo scorso anno.

Si tratta di novità che derivano dalle modifiche introdotte nella disciplina IVA nel corso del 2012 e che sono già state commentate da precedenti circolari di Assonime.

In particolare, le operazioni interessate da queste novità sono quelle che rientrano nel nuovo regime dell’IVA per cassa e quelle relative a fabbricati abitativi, per le quali, ricorrendo specifiche condizioni, è stata ripristinata l’imponibilità ad IVA.

Viene segnalata, inoltre, la soppressione del quadro VR del precedente modello dichiarativo: i dati che lo scorso anno dovevano essere indicati in tale quadro per chiedere il rimborso dell’eccedenza di credito IVA emergente dalla dichiarazione, devono ora essere riportati nel rigo VX4 del quadro VX del nuovo modello.

 

 

5) Pescatori autonomi: aliquota contributiva per l’anno 2013

L’INPS, con la circolare n. 137 del 25 settembre 2013, ha illustrato i seguenti temi:

- Adeguamento delle retribuzioni convenzionali;

- Aliquota contributiva per l’anno 2013;

- Proroga dello sgravio contributivo ex art. 2 della legge 22 dicembre 2008, n. 203;

- Riscossione del contributo di maternità;

- Modalità di versamento;

- Istruzioni contabili.

 

 

6) Avvocato con dipendente part time non soggetto ad Irap

Per l’avvocato la disponibilità di un dipendente part time (o con funzioni meramente esecutive) non accresce la capacità produttiva del professionista.

Ciò comporta l’impossibilità di essere assoggettato ad Irap per l’attività svolta quale libero professionista.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la decisione n. 22022 del 25 settembre 2013.

Dunque, secondo la Suprema Corte, niente automatica sottoposizione ad Irap del lavoratore autonomo che disponga di un dipendente, qualsiasi sia la natura del rapporto e qualsiasi siano le mansioni esercitate.

I giudici supremi evidenziano che vi sono “ipotesi in cui la disponibilità di un dipendente (magari part time o con funzioni meramente esecutive) non accresce la capacità produttiva del professionista, non costituisce un fattore impersonale ed aggiuntivo alla produttività del cliente, ma costituisce semplicemente una comodità per lui (e per i suoi clienti)”.

 

 

7) Modalità di tassazione, ai fini della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Regno Unito, degli emolumenti corrisposti a titolo di TFR e di indennità sostitutiva di preavviso dal sostituto d’imposta italiano

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 61/E del 26 settembre 2013, ha fornito chiarimenti riguardo le modalità di tassazione, ai fini della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Regno Unito, degli emolumenti corrisposti ex lege a titolo di TFR e di indennità sostitutiva di preavviso dal sostituto d’imposta italiano ad un soggetto non residente in qualità di familiare avente diritto, in ipotesi di decesso del lavoratore dipendente.

Il sostituto é tenuto, non solo sotto il profilo della disciplina interna, ma anche convenzionale, all’applicazione della ritenuta sulla quota parte del TFR e dell’indennità sostitutiva di preavviso, spettanti ex lege al contribuente istante (residente a Londra) e maturati dal coniuge deceduto, in ragione dello svolgimento in Italia, da parte di quest’ultimo, della prestazione di lavoro, limitatamente al periodo 2003-2011.

L’istante, all’atto della tassazione degli emolumenti in parola nel Regno Unito, suo Stato di residenza, potrà eliminare la doppia imposizione ai sensi dell’articolo 24, paragrafo 2, lettera a) della Convenzione. Tale articolo prevede che l’imposta italiana dovuta ai sensi della legislazione italiana conformemente alla Convenzione, sugli utili o redditi provenienti da fonti site in Italia è ammessa in deduzione dall’imposta del Regno Unito calcolata sugli stessi utili o redditi per i quali è stata calcolata l’imposta italiana.

Tfr e preavviso: Italia-Regno Unito

La modalità di acquisto iure proprio del diritto al Tfr e all’indennità sostitutiva di preavviso, da parte dei familiari del lavoratore dipendente deceduto, non comporta un mutamento della natura di tali emolumenti e, conseguentemente, non cambiano le modalità di tassazione degli stessi.

Pertanto, considerata la loro natura retributiva, devono essere ricondotti nell’ambito applicativo delle norme convenzionali relative all’imposizione dei redditi da lavoro dipendente, contenute nell’articolo 15 della convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Regno Unito, anche se percepiti da un soggetto diverso dal lavoratore (coniuge superstite) che li riceve iure proprio (a titolo originario) e non iure haereditatis (a titolo derivativo).

Deve invece escludersi l’applicabilità dell’articolo 22 della predetta convenzione, che attribuisce la potestà impositiva esclusiva allo Stato di residenza (il Regno Unito), in presenza di elementi di reddito di un residente di uno Stato contraente, di qualsiasi provenienza, non trattati nei precedenti articoli della stessa convenzione.

 

 

 

8) Cassaintegrati CIGS: problemi tecnici per le istanze

Una nota del Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro del 26 settembre 2013 su come procedere per richiedere la contribuzione agevolata e l’incentivo economico.

Per contribuzione agevolata e per incentivo economico legge n. 236/93 art. 4 comma 3, assunzione di soggetti in CIGS da almeno tre mesi in aziende in CIGS da almeno 6 mesi:

compilazione e invio on line moduli 236/1 codice SC09 e 236/2 codice SC10 e relativi allegati richiesti, tramite cassetto previdenziale - contatti - nuova richiesta - dati richiesta oggetto - assunzioni agevolate e sgravi - altre agevolazioni - SC09 contiene dichiarazione di responsabilità.

 

Vincenzo D’Andò