Diario fiscale del 16 settembre 2013: i reati di omesso versamento possono essere reatroattivi?

Pubblicato il 16 settembre 2013



al via le detrazioni sulle erogazioni liberali ad istituti di alta formazione e alle università; é retroattivo sia il reato di mancato versamento dell’Iva sia quello di mancato versamento delle ritenute; TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di agosto 2013; misure per la crescita: nota di Assonime; conversione del decreto Fare: funzionamento della PA, appalti e società pubbliche

 

 

Indice:

1) Al via le detrazioni sulle erogazioni liberali ad istituti di alta formazione e alle università

2) È retroattivo il reato di mancato versamento dell’Iva

3) È retroattivo il reato di mancato versamento delle ritenute

4) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di agosto 2013

5) misure per la crescita: nota di Assonime

6) Conversione del decreto Fare: funzionamento della PA, appalti e società pubbliche

 

 

1) Al via le detrazioni sulle erogazioni liberali ad istituti di alta formazione e alle università

Sono ora detraibili al 19% anche le erogazioni agli istituti dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e alle università.

La novità (art. 10, comma 3), che decorre dal 2013, è contenuta nel Decreto Legge n. 104 del 12 settembre 2013 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 214 del 12 settembre 2013) che ha aumentato l’imposta di registro a decorrere dal 2014, si veda nel diario fiscale del 13 settembre 2013.

La lett. i-octies) dell’art. 15, comma 1 del TUIR, inserita dall’art. 13, comma 3, lett. a) del D.L. n. 7/2007, convertito nella Legge n. 40/2007, prevede infatti la detrazione IRPEF del 19%, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2007, in relazione alle erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro appartenenti al sistema nazionale di istruzione di cui alla Legge n. 62/2000, finalizzate:

- all’innovazione tecnologica;

- all’edilizia scolastica;

- all’ampliamento dell’offerta formativa.

Adesso, con il neo D.L., tra i soggetti a favore dei quali possono essere effettuate erogazioni liberali detraibili vengono inserite anche:

- le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica;
- le università.

Oltre che all’innovazione tecnologica e all’ampliamento dell’offerta formativa, le erogazioni liberali in esame possono essere finalizzate anche all’edilizia universitaria.
Non sono previsti limiti massimi agli importi detraibili delle erogazioni liberali in esame.

L’ampliamento della detrazione d’imposta del 19%, ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. i-octies) del TUIR, si applica anche ai fini IRES, in relazione agli enti non commerciali residenti, giacché richiamata dall’art. 147, comma 1 del TUIR.
Le modifiche non hanno invece effetto in relazione all’analoga disposizione contenuta nella lett. o-bis) dell’art. 100, comma 2 del TUIR, inserita dall’art. 13, comma 3, lett. b) del citato D.L. n. 7/2007, in base alla quale è consentita la deducibilità dal reddito d’impresa delle erogazioni liberali in esame, nel limite del 2% del reddito d’impresa dichiarato e, comunque, nella misura massima di 70.000 euro annui.

Le nuove disposizioni si applicano a partire dall’anno di imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 104/2013 in esame, quindi in pratica già dalle erogazioni liberali effettuate quest’anno da persone fisiche ed enti non commerciali “solari”, che potranno beneficiare della detrazione IRPEF/IRES del 19% nella prossima dichiarazione dei redditi (Modello 730/2014 o Unico 2014).

Forme di pagamento “tracciabili”

Occorre fare attenzione alle modalità di effettuazione delle erogazioni liberali, poiché la detrazione spetta a condizione che il versamento sia eseguito:
- tramite banca (es. bonifico) o ufficio postale (es. versamento su conto corrente);
- oppure mediante gli altri sistemi di pagamento “tracciabili” previsti dall’art. 23 del D.Lgs. 9 luglio 1997 n. 241, cioè mediante carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari (non trasferibili).

Per le erogazioni liberali effettuate tramite carta di credito è sufficiente la tenuta e l’esibizione, in caso di eventuale richiesta dell’Amministrazione finanziaria, dell’estratto conto della società che gestisce la carta di credito.
Negli altri casi (es. assegni, bancomat), il soggetto beneficiario deve rilasciare al soggetto erogante apposita ricevuta.

Non sono quindi detraibili le erogazioni liberali effettuate in contanti.

 

 

2) È retroattivo il reato di mancato versamento dell’Iva

È retroattivo (perciò applicabile anche al 2005) e cumulabile con la sanzione amministrativa il reato di mancato versamento dell’Iva, per un ammontare superiore ai 50 mila euro, entro il termine per l'acconto relativo al periodo d’imposta successivo.

Infatti, la norma introdotta con il D.L. 223/2006 va applicata anche per le omissioni precedenti la sua entrata in vigore.

Lo hanno stabilito le sezioni unite penali della Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 37424 del 12 settembre 2013, hanno risolto un contrasto di giurisprudenza.

Inoltre, viene precisato che il reato è punibile a titolo di dolo generico. È quindi sufficiente la presentazione della dichiarazione ai fini della punibilità penale. E ancora: la crisi di liquidità dell’azienda non è una scriminante del nuovo reato.

 

 

3) È retroattivo il reato di mancato versamento delle ritenute

È retroattivo (applicabile anche all’anno d’imposta 2004) il reato di mancato versamento delle ritenute che superano 50 mila euro: Perciò, il sostituto d’imposta risponde della sanzione penale e amministrativa che sono cumulabili. È il principio sancito dalle sezioni unite penali della Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 37425 del 12 settembre 2013 hanno dato un’interpretazione restrittiva all’art. 10-bis del D.Lgs. 74 del 2000. La Suprema Corte ha affermato che “fra l’art. 10-bis dlgs 10 marzo 2000, n. 74, inserito dall’art. 1, comma 414, legge 30 dicembre 2004, n. 311, ed entrato in vigore in data 1° gennaio 2005, e il comma 1 dell’art. 13 dlgs 18 dicembre 1997, n. 471 (che assoggetta alla sanzione amministrativa pari al 30% di ogni importo non versato chiunque non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze mensili, i versamenti delle ritenute alla fonte), intercorre un rapporto non di specialità ma di progressione illecita, che comporta l'applicabilità congiunta delle due sanzioni”. Sul punto della retroattività della nuova disposizione i massimi giudici hanno invece stabilito che “l’art. 10-bis dlgs n. 74, entrato in vigore in data 1° gennaio 2005, è applicabile anche alle omissioni dei versamenti delle ritenute alla fonte relative al 2004, senza che ciò comporti violazione del principio di irretroattività”.

 

 

4) TFR: aggiornato il coefficiente di rivalutazione per il mese di agosto 2013

Il TFR accantonato al 31 dicembre 2012 va rivalutato per i lavoratori che hanno cessato il loro rapporto tra il 15 agosto ed il 14 settembre 2013, del 1,774648%.

L’Istituto centrale di statistica ha reso noto che l’indice dei prezzi al consumo per il mese di agosto 2013 è pari a 107,6 punti.

L’incidenza percentuale della differenza rispetto all’indice in vigore al 31 dicembre 2012 è pari a 1,032864; il calcolo del coefficiente di rivalutazione si esegue sommando il 75% di tale valore con un tasso fisso dell’1,5% annuo, per cui si avrà 1,774648.

 

 

5) misure per la crescita: nota di Assonime

Con Legge 9 agosto 2013, n. 98, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 194 del 20 agosto 2013, è stato convertito, con modificazioni, il Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69.

Assonime, con una nota del 13 settembre 2013, ha illustrato alcune delle principali novità introdotte in sede di conversione con riguardo alle misure per la crescita e in materia di giustizia.

a) Sostegno alle imprese

Con la modifica dell’articolo 1 del Decreto Legge, la legge di conversione ha introdotto ulteriori misure volte al potenziamento del Fondo di garanzia per le PMI. In particolare:

- è previsto che la misura massima di copertura della garanzia dell’80%, già introdotta per specifiche tipologie di operazioni (anticipazioni di credito verso imprese creditrici di pubbliche amministrazioni/operazioni finanziarie di durata non inferiore a 36 mesi), si applichi anche alle operazioni in favore di imprese ubicate in aree di crisi (definite dall’articolo 27 del decreto legge n. 83/2012) e ai finanziamenti accordati a PMI di autotrasporto merci per conto di terzi e garantiti a valere su una sezione speciale del Fondo;

- l’accesso al Fondo di garanzia viene esteso alle imprese e alle cooperative sociali, per le quali dovranno essere definiti specifici criteri di valutazione ai fini dell’ammissione alla garanzia.

- è ora stabilita in misura non inferiore al 50%, anziché all’80%, la quota delle disponibilità finanziarie del Fondo riservata a interventi non superiori a 500.000 euro d’importo massimo garantito per singola impresa;

- viene abrogata l’estensione della garanzia del Fondo alle grandi imprese limitatamente ai finanziamenti erogati con la partecipazione di Cassa depositi e prestiti;

- è prevista, previa adozione di un apposito decreto interministeriale, l’estensione degli interventi del Fondo, entro il limite massimo del 5%, ai professionisti iscritti agli ordini professionali e a quelli aderenti alle associazioni professionali iscritte nell’elenco tenuto dal Ministero dello Sviluppo economico ai sensi della legge n. 4/2013;

- infine è stabilito che al fondo potranno confluire, secondo modalità da definire con successivo decreto ministeriale, contributi volontari di enti, associazioni, società o cittadini da destinare alla microimprenditorialità.

In virtù della modifica dell’articolo 2 le PMI, anche agricole e del settore della pesca, potranno beneficiare di finanziamenti a tassi agevolati non solo per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature ma anche per investimenti in hardware, software e tecnologie digitali.

La legge di conversione interviene inoltre sulle disposizioni introdotte dal decreto Fare per l’utilizzo efficiente dei fondi strutturali europei (articolo 9).

Una prima modifica riguarda il meccanismo sostitutivo operante in caso di inadempimento o inerzia delle PA nell’attuazione dei programmi cofinanziati con fondi strutturali europei: è ora previsto che il Governo eserciti il potere sostitutivo ex articolo 120, comma 2, della Costituzione, anche attraverso la nomina di un commissario straordinario per lo svolgimento delle attività di competenza delle PA. A tal fine le amministrazioni interessate possono avvalersi di convenzioni con l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa SpA.

Sono poi introdotte nuove misure al fine di accelerare le procedure di certificazione delle spese europee relative a programmi cofinanziati dai fondi strutturali europei 2007-2013. Viene stabilito che le autorità di gestione dei programmi operativi regionali o nazionali attingano direttamente agli interventi (coerenti con le finalità dei programmi stessi) candidati dai comuni al Piano nazionale delle città, stipulando accordi diretti con i comuni. Ad un successivo decreto è demandata l’istituzione, con funzioni di supporto, di un tavolo tecnico composto dalle autorità di gestione dei programmi operativi regionali/nazionali e dall’ANCI. La definizione degli indirizzi per la conclusione degli accordi diretti tra comuni e autorità di gestione e per il coordinamento delle attività di supporto è rimessa alla stipula di un’apposita convenzione tra l’ANCI e i Ministri per la coesione territoriale, per gli affari regionali e le autonomie, e delle infrastrutture e dei trasporti.

Infine, il nuovo articolo 9 bis introduce la possibilità per le amministrazioni competenti di far ricorso allo strumento del contratto istituzionale di sviluppo per il conseguimento della finalità di accelerare sia l’utilizzo dei fondi strutturali europei che la realizzazione di nuovi progetti strategici di rilievo nazionale, interregionale e regionale finanziati con risorse nazionali, dell’UE e del Fondo per lo sviluppo e la coesione. Per l’attuazione del contratto di sviluppo è stabilito che le amministrazioni centrali, ed eventualmente regionali, si avvalgano dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimento e lo sviluppo d’impresa SpA.

In sede di conversione è stata introdotta una nuova misura di sostegno a favore delle imprese creditrici di comuni dissestati. In virtù della modifica apportata dall’articolo 12 bis all’articolo 1 del decreto legge n. 35/2013 una quota annua fino all’importo di 100 milioni di euro delle risorse stanziate per il pagamento dei debiti scaduti degli enti locali viene destinata ai comuni che abbiano deliberato il dissesto finanziario negli ultimi due anni per il pagamento dei debiti commerciali al 31 dicembre 2012.

b) Potenziamento dell’Agenda digitale italiana

La legge di conversione provvede ad integrare le disposizioni del decreto Fare sulla governance dell’Agenda digitale, precisando in particolare la nuova composizione del Comitato di indirizzo dell’Agenzia per l’Italia digitale. Viene inoltre introdotta una procedura accelerata per l’approvazione delle misure attuative, non ancora adottate, del decreto legge n. 179/2012 in materia, ad esempio, di anagrafe informatizzata della popolazione, censimento della popolazione, pagamenti elettronici, sistemi di bigliettazione elettronica, identificazione delle banche dati di interesse nazionale, domicilio digitale. Se non approvate tempestivamente, tali misure potranno essere adottate, entro trenta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, dal presidente del Consiglio dei ministri.

Una novità introdotta in sede di conversione è rappresentata dalla previsione di piattaforme accreditate per gli acquisti da parte delle pubbliche amministrazioni di beni e servizi delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione (nuovo articolo 13 bis). Le linee guida per l’accreditamento di conformità alla normativa in materia di contratti pubblici delle piattaforme saranno definite con apposito decreto e gli operatori accreditati verranno inseriti nell’elenco dei fornitori qualificati del sistema pubblico di connettività.

Con le modifiche apportate all’articolo 14 viene precisato che l’attivazione di una casella PEC come domicilio digitale può essere chiesta dal cittadino non solo contestualmente alla richiesta del documento digitale unificato ma anche all’atto dell’iscrizione anagrafica o della dichiarazione di cambio di residenza. È inoltre chiarito che il documento unificato sostituisce a tutti gli effetti di legge il tesserino di codice fiscale rilasciato dall’Agenzia delle entrate. Viene infine espressamente esclusa la trasmissione dei documenti tra le pubbliche amministrazioni a mezzo fax.

Con l’inserimento dell’articolo 16 bis la legge di conversione interviene sul decreto legislativo n. 141/2010, al fine di rafforzare la sicurezza circa l’utilizzo delle banche dati pubbliche. È previsto che gli aderenti al servizio possano inviare all’ente gestore della banca dati una richiesta di verifica dei dati contenuti nella documentazione fornita dalle persone fisiche quando risulti utile accertare l’identità delle stesse.

Infine, l’articolo 17 bis apporta alcune integrazioni al Codice dell’Amministrazione digitale. Per favorire la diffusione dei servizi in rete è prevista l’istituzione, a cura dell’Agenzia per l’Italia digitale, del sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese (SPID). Il sistema si configurerà come un insieme aperto di soggetti pubblici e privati che, previo accreditamento, gestiscono i servizi di registrazione e messa a disposizione delle credenziali e degli strumenti di accesso in rete per conto delle pubbliche amministrazioni ovvero direttamente, su richiesta degli interessati. E’ prevista la facoltà delle imprese, ai fini dell’erogazione di servizi in rete, di avvalersi del sistema per la gestione dell’identità digitale dei propri utenti. E’ demandata ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri la definizione delle caratteristiche del sistema con riguardo ad una serie di aspetti specifici (modello architetturale, modalità di accreditamento ecc.).

c) Rilancio delle infrastrutture

In materia di trasporto ferroviario (articolo 24), la legge di conversione introduce una precisazione con riguardo agli standard di sicurezza. E’ chiarito che le modifiche apportate dall’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie agli standard di sicurezza nazionali non possono prescrivere livelli di sicurezza diversi da quelli minimi definiti dagli obiettivi comuni di sicurezza (CST), salvo che siano accompagnate da una stima dei sovra costi e un’analisi di sostenibilità economica e finanziaria. Con il nuovo articolo 25 bis viene stabilito lo spostamento da Roma a Torino della sede dell’Autorità dei trasporti.

d) Edilizia e ambiente

In sede di conversione sono state apportate alcune modifiche all’articolo 30 del decreto Fare dedicato alle semplificazioni in materia edilizia.

In primo luogo è introdotta la facoltà delle Regioni e delle Province autonome di emanare, con proprie leggi e regolamenti, disposizioni in deroga al DM n. 1444 del 1968 sui limiti di distanza tra fabbricati nonché sugli spazi da destinare agli insediamenti residenziali o produttivi, al verde e ai parcheggi.

E’ inoltre previsto l’obbligo dei comuni di individuare entro il 30 giugno 2014 le aree, all’interno dei centri storici, in cui la SCIA non è applicabile per interventi di demolizione e ricostruzione o varianti a permessi di costruire che comportino modifiche della sagoma. Nelle restanti aree gli interventi cui è applicabile la SCIA non possono avere inizio prima di 30 giorni dalla presentazione della segnalazione.

Novità di rilievo sono state introdotte anche in materia di ambiente. In particolare, con la modifica dell’articolo 41 è chiarito che i materiali di scavo provenienti dalle miniere dismesse presenti nei siti di interesse nazionale possono essere utilizzati nelle stesse aree minerarie per reinterri, riempimenti, rimodellazioni e altre forme di miglioramenti ambientali, a condizione che non siano superate le concentrazioni soglia di contaminazione di cui all’allegato 5 alla parte quarta del Codice dell’ambiente e siano rispettati i limiti del test di cessione di cui al decreto ministeriale 5 febbraio 1998.

Con riguardo alla situazione di emergenza nella gestione dei rifiuti nella regione Campania risultano meglio precisati i poteri dei commissari ad acta di cui il decreto prevede la nomina da parte del Ministro dell’ambiente, per un periodo di sei mesi, per provvedere, in sostituzione degli enti locali, alla realizzazione e alla gestione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti già previsti e non ancora realizzati. E’ fatto inoltre espressamente divieto, fino al completamento degli impianti e per un periodo massimo di due anni, di introdurre in Campania rifiuti speciali e rifiuti urbani pericolosi destinati allo smaltimento.

Con il nuovo articolo 41 bis viene inoltre introdotta, in deroga alla disciplina dettata dal decreto ministeriale n. 161/2012 una procedura semplificata per la gestione come sottoprodotto delle terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri di piccole dimensioni, la cui produzione non superi i sei mila metri cubi di materiale. La procedura è tuttavia applicabile anche a tutte le altre ipotesi di materiali da scavo provenienti da opere non soggette a VIA o AIA e quindi escluse dall’ambito di applicazione del DM n. 161/2012.

L’articolo 41 ter contiene infine alcune novità in materia di emissioni in atmosfera: con la modifica della parte I dell’allegato IV alla parte quinta del Codice dell’ambiente viene ampliato il novero degli impianti che godono della deroga prevista per le emissioni in atmosfera scarsamente significative; con la modifica della parte II dell’allegato IV alla parte quinta del Codice dell’ambiente viene esteso l’ambito delle attività soggette all’autorizzazione generale alle emissioni in atmosfera di cui all’ articolo 272, comma 2, del codice.

e) Giustizia

In materia di giustizia, con la legge di conversione è stata eliminata la previsione sulla semplificazione della motivazione della sentenza civile e quella sul foro delle società con sede all’estero. Sono state inoltre inserite nella nuova disciplina della mediazione obbligatoria alcune precisazioni per rendere più agevole la procedura.

 

 

6) Conversione del decreto Fare: funzionamento della PA, appalti e società pubbliche

Sulla Gazzetta Ufficiale del 20 agosto 2013, n. 194, suppl. ordinario n. 63 è stata pubblicata la Legge 9 agosto 2013, n. 98 che ha convertito il decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 (cd. decreto “Fare”).

La legge di conversione ha introdotto alcune modificazioni alle disposizioni del decreto legge ed ha previsto alcune integrazioni.

Tra le modifiche alle disposizioni Assonime, con una nota del 13 settembre 2013, segnala:

- l’allungamento del termine entro cui l’istante è tenuto ad azionare il potere sostitutivo al fine di ottenere l’indennizzo per il ritardo della pubblica amministrazione nella conclusione del procedimento amministrativo (articolo 28). L’originario periodo di sette giorni è stato prolungato fino a venti giorni dalla scadenza del termine di conclusione per il procedimento in questione;

- la riduzione del termine di validità del documento unico di regolarità contributiva rilasciato per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Il decreto legge n.69/2013 aveva esteso la sua validità fino a 180 giorni dalla data di emissione, ma in fase di conversione il termine è stato ridotto a 120 giorni (articolo 31). Lo stesso articolo prevede inoltre che l’esercizio dell’attività di impresa di spedizione non sia più soggetta a licenza di pubblica sicurezza e ai relativi controlli (articolo 31, comma 8-septies).

Alcune disposizioni introdotte in fase di conversione riguardano la disciplina degli appalti pubblici.

Il periodo transitorio, durante il quale la dimostrazione dei requisiti di qualificazione per la partecipazione alle gare d’appalto è comprovata dalla documentazione relativa ai migliori cinque anni del decennio antecedente la data di sottoscrizione del contratto con la SOA, è prorogato fino al 31 dicembre 2015. Il periodo di attività preso in considerazione ai fini della valutazione dei requisiti è estesa all’intero decennio (articolo 26). Inoltre al fine di favorire la partecipazioni alle gare delle piccole e medie imprese attraverso la suddivisione degli appalti in lotti, l’articolo 26-bis prevede l’obbligo per le stazioni appaltanti di motivare, nella determina a contrarre, l’eventuale mancata suddivisione dell’appalto in lotti. Infine l’articolo 26-ter prevede una deroga al divieto di anticipazione del prezzo per i contratti di appalto relativi a lavori affidati a seguito di gare bandite successivamente all’entrata in vigore della legge di conversione (e cioè dal 21 agosto 2013) fino al 31 dicembre 2014. In questi casi l’appaltatore ha diritto all’anticipazione del prezzo pari al 10% dell’importo contrattuale. Per i contratti di appalto di lavori di durata pluriennale l’anticipazione è compensata fino alla concorrenza dell’importo sui pagamenti effettuati nel corso del primo anno contabile; mentre per i contratti sottoscritti nel corso nell’ultimo trimestre dell’anno, l’anticipazione è effettuata nel primo mese dell’anno successivo ed è compensata nel corso dello stesso anno.

La legge di conversione ha introdotto due modifiche alla disciplina sull’incompatibilità:

1) L’articolo 29-bis, modificando la disciplina prevista dal Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138, prevede l’esclusione dell’incompatibilità tra le cariche di deputato, di senatore nonchè di membro di Governo e le cariche elettive di natura monocratica relative ad organi di governo di enti pubblici territoriali con popolazione tra 5.000 e 20.000 abitanti, le cui elezioni si siano svolte prima dell’entrata in vigore del decreto.

2) l’articolo 29-ter contiene alcune precisazioni in fase di prima applicazione delle disposizioni di cui ai capi V e VI del Decreto Legislativo 8 aprile 2013, n. 39 relative all’incompatibilità tra gli incarichi nelle pubbliche amministrazioni e le cariche negli enti di diritto privato regolati o finanziati dalle pubbliche amministrazioni e lo svolgimento di attività professionale nonchè all’incompatibilità tra gli incarichi nelle pubbliche amministrazioni e le cariche di componenti di organi di indirizzo politico. Tali disposizioni non si applicano agli incarichi conferiti e ai contratti stipulati prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo e fino alla scadenza stabilita per i medesimi incarichi e contratti.

Inoltre la legge di conversione ha previsto ulteriori misure per il rafforzamento della spending review. Al fine di coordinare l’azione di Governo e le politiche volte all’analisi e al riordino della spesa pubblica e migliorare la qualità dei servizi pubblici offerti, l’articolo 49-bis istituisce un Comitato interministeriale, presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Esso svolge attività di indirizzo e di coordinamento in materia di razionalizzazione e revisione della spesa delle amministrazioni pubbliche, degli enti pubblici e delle società controllate direttamente o indirettamente dalle amministrazioni che non emettono strumenti finanziari quotati in mercati regolamentati. L’attività del Comitato si concentrerà in particolare sui programmi di spesa, sulla razionalizzazione delle attività e dei servizi offerti, sul ridimensionamento delle strutture, sulla riduzione delle spese per gli acquisti di beni e servizi e sull’ottimizzazione dell’uso degli immobili. Ai fini della razionalizzazione della spesa e del coordinamento della finanza pubblica, il Presidente del Consiglio dei Ministri può nominare con proprio decreto un Commissario straordinario con il compito di formulare indirizzi e proposte, anche di carattere normativo, alle pubbliche amministrazioni,agli enti pubblici e alle società non quotate controllate direttamente o indirettamente dalla pubblica amministrazione.

Con finalità di semplificazione, la legge di conversione prevede che per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture sottoscritte dalle amministrazioni pubbliche a partire da tre mesi successivi ala data di entrata in vigore della stessa (cioè dal 21 novembre 2013), la documentazione comprovante il possesso dei requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativo ed economico-finanziario è acquisita esclusivamente attraverso la banca dati nazionale dei contratti pubblici (articolo 49-ter).

La legge di conversione ha introdotto alcune modifiche sui compiti dell’Autorità nazionale anticorruzione. In particolare l’articolo 54-bis ha previsto l’obbligo di richiedere il parere dell’Autorità sugli atti di direttiva e di indirizzo nonchè sulle circolari del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione in materia di conformità di atti e comportamenti dei funzionari pubblici alla legge, ai codici di condotta e ai contratti regolanti il rapporto di lavoro pubblico. L’Autorità nazionale anticorruzione è altresì tenuta ad esprimere pareri obbligatori sulle direttive e le circolari ministeriali concernenti l’interpretazione delle disposizioni del Decreto Legislativo 8 aprile 2013, n. 39 e sulla loro applicazione alle diverse fattispecie di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi (articolo 54-ter).

Infine, al Decreto Legge n. 69/2013 è stato aggiunto l’articolo 84-ter sui compensi per gli amministratori di società controllare dalle pubbliche amministrazioni. Le nuove disposizioni si inseriscono nell’ambito dell’articolo 23-bis del Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201. In particolare viene previsto che nelle società direttamente o indirettamente controllate dalle pubbliche amministrazioni che emettono strumenti finanziari, diversi dalle azioni, quotati in mercati regolamentati e nelle società da queste controllate, il compenso degli amministratori con deleghe e del presidente del consiglio di amministrazione non può essere stabilito in misura superiore al 75% del trattamento economico complessivo a qualsiasi titolo determinato nel corso del mandato antecedente al rinnovo. Tale criterio si applica anche alle società direttamente o indirettamente controllate dalle pubbliche amministrazioni che emettono titoli azionari quotati nei mercati regolamentati e alle loro controllate; per tali società è inoltre previsto che la proposta in materia di remunerazione degli amministratori con deleghe sia approvata dall’assemblea degli azionisti; in tale sede l’azionista di controllo pubblico è tenuto ad esprimere il proprio assenso alla proposta. Queste disposizioni si applicano al primo rinnovo dei consigli di amministrazione successivo alla data di entrata in vigore della disposizione (e cioè al 21 agosto 2013); se si è già provveduto al rinnovo, si applicano ai compensi ancora da determinare. Le nuove disposizioni non si applicano invece qualora, nei dodici mesi precedenti all’entrata in vigore di tali disposizioni, siano state già adottate riduzioni dei compensi dell’amministratore delegato o del presidente del consiglio di amministrazione almeno pari al 75%.

 

Vincenzo D’Andò