Diario quotidiano del 13 settembre 2013: in arrivo un aumento dell’imposta di registro, tassa fissa a 200 euro

Pubblicato il 13 settembre 2013



adempimenti per la prima formazione del registro dei revisori legali: pubblicate le FAQ; rinnovata l’intesa tra Entrate e Avvocatura dello Stato; nullo l’accertamento fiscale se non è stato redatto il PVC; aumenta l’imposta di registro; società di persone: si ha litisconsorzio necessario se il socio rivendica il proprio status; riscossione incremento dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri: sanzioni sugli importi arretrati

 

 

Indice:

1) Adempimenti per la prima formazione del registro dei revisori legali: pubblicate le faq

2) Rinnovata l’intesa tra Entrate e Avvocatura dello Stato

3) Nullo l’accertamento fiscale se non è stato redatto il PVC

4) Aumenta l’imposta di registro

5) Società di persone: si ha litisconsorzio necessario se il socio rivendica il proprio status

6) Riscossione incremento dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri: sanzioni sugli importi arretrati

 

 

1) Adempimenti per la prima formazione del registro dei revisori legali: pubblicate le faq

In relazione agli adempimenti di prima formazione del registro dei revisori contabili, in scadenza il 23 settembre 2013, sul sito Rgs Mef sono state pubblicate le seguenti 23 faq:

Chi è tenuto ad adempiere alla fase di “prima formazione” del Registro dei revisori?

Sono tenuti a tale adempimento tutti i revisori, persone fisiche o giuridiche, iscritti nel Registro dei revisori legali.

Per la prima formazione del Registro dei revisori legali devo pagare un contributo di iscrizione?

No, la prima formazione non è una nuova iscrizione e non deve essere versato alcun contributo.

In cosa consiste la “prima formazione”, e quali sono i dati da comunicare?

La fase di “prima formazione”, prevista dall’art. 17 del D.M. n. 145/2012, consente a ciascun iscritto (revisore o società di revisione legale) di aggiornare, previo accesso all’area riservata del sito internet della revisione legale, il contenuto informativo del Registro dei revisori. L’aggiornamento riguarda:
- le informazioni già contenute nel precedente registro dei revisori contabili, laddove i dati risultino obsoleti o incompleti

- le informazioni appositamente richieste dal d.lgs. n. 39/2010 (artt. 7 ed 8), e dal regolamento attuativo D.M. 145/2012 (a titolo soltanto esemplificativo: iscrizioni in albi esteri; rete di appartenenza; incarichi di revisione legale assunti; sussistenza di incarichi presso Enti di Interesse Pubblico (EIP); per le sole società, i responsabili della revisione ed i revisori che collaborano allo svolgimento dell’incarico)

Qual è il termine di scadenza per tale adempimento?

Al fine di consentire una ordinata organizzazione del Registro, il termine per procedere agli adempimenti connessi alla prima formazione è il 23 settembre 2013. L’accreditamento sarà comunque possibile anche oltre questa data, sia per i nuovi che per i vecchi iscritti; sarà inoltre sempre possibile l’accesso all’area riservata ai fini del costante aggiornamento dei dati comunicati al Registro. Si ricorda che in caso di variazione dei dati anagrafici o dei dati relativi agli incarichi di revisione assunti, ciascun iscritto (revisore o società di revisione) è tenuto all’aggiornamento del Registro entro il termine di 30 giorni dalla data di variazione (art. 16 D.M. 145/2012).

Sono regolarmente iscritto, ma non riesco ad accreditarmi all’area riservata (operazione non consentita). Cosa posso fare?

E’ possibile che il codice fiscale precedentemente registrato non sia corretto. Verificare la correttezza del codice fiscale e, nel caso di difformità, inviare una segnalazione all’indirizzo indicato nella sezione “Segnalazione codice fiscale/partita IVA errato”, specificando nell’oggetto “anomalia codice fiscale”, allegando copia di valido documento di identità e del codice fiscale.

Cosa si intende per revisore “inattivo”?

L’art. 8 del d.lgs. 39/2010 prevede che i soggetti iscritti nel Registro comunicano al soggetto incaricato della tenuta del Registro gli incarichi di revisione legale assunti. La mancata assunzione di incarichi di revisione legale per tre anni consecutivi determina il passaggio nella Sezione del revisori “inattivi”.
Sono pertanto iscritti nella Sezione dei revisori “inattivi”:

a) i soggetti iscritti nel registro dei revisori legali che non hanno assunto incarichi di revisione legale per tre anni consecutivi;

b) i soggetti iscritti nel registro dei revisori legali che non hanno collaborato ad un'attività di revisione legale in una società di revisione legale per tre anni consecutivi;
c) i soggetti che, volontariamente ed in qualsiasi momento, ne fanno richiesta al Ministero dell'economia e delle finanze.

Il periodo di tre anni consecutivi rilevanti per il passaggio nella sezione inattivi (mediante la rilevazione degli incarichi assunti) decorre dal termine della prima formazione del registro (23 settembre 2013).

Il revisore “inattivo” può svolgere incarichi di revisione legale? è tenuto al versamento del contributo annuale di iscrizione?

Il revisore inattivo, salvo che non prenda volontariamente parte ai programmi di formazione continua previsti per i revisori legali attivi, può assumere un incarico di revisione legale solo dopo la partecipazione ad apposito corso di formazione ed aggiornamento della durata minima di 60 ore (art. 6 e 7 D.M. 8 gennaio 2013, n. 16). L’obbligo di formazione, da svolgersi in conformità ad appositi programmi definiti dal Ministero dell'economia e delle finanze, decorre dalla data di entrata in vigore del regolamento emanato ai sensi dell’articolo 5 del d.lgs. n. 39/2010 (formazione continua). Si precisa che alla data odierna (9 settembre 2013) tale regolamento non è ancora stato emanato. Della relativa pubblicazione in G.U.R.I. si darà avviso su questo sito.

Il revisore “inattivo” resta comunque iscritto nel Registro dei revisori legali ed è tenuto al versamento del contributo annuale di iscrizione.

Può il revisore iscritto nella sezione inattivi esercitare le funzioni di “dominus” nei confronti di tirocinanti che debbano svolgere il tirocinio ai fini della successiva iscrizione nel Registro dei revisori legali?

No, il revisore iscritto nella sezione dei revisori inattivi non può certificare lo svolgimento di attività di revisione legale svolto presso il suo studio nel periodo di permanenza nella sezione dei revisori inattivi.

La norma, sia nazionale che dell’Unione Europea, infatti, prevede che il tirocinio sia finalizzato all’acquisizione, tra l’altro, delle conoscenze pratiche necessarie allo svolgimento della professione, ciò che, evidentemente, non sarebbe possibile nel caso del revisore inattivo.

Da quando decorrono i “tre anni consecutivi” per il passaggio nella Sezione “inattivi” previsto dall’art. 8 d.lgs. 39/2010?

Il periodo triennale per il passaggio della Sezione “inattivi” decorre dal 23 settembre 2013, data di conclusione della prima formazione.

Non svolgo attualmente incarichi di revisione legale, ma ritengo di poterne assumere in futuro; devo iscrivermi nella sezione dei revisori attivi o inattivi?

Il revisore che non ha in corso almeno un incarico di revisione legale ma intende assumerne in futuro può restare iscritto nell’elenco dei revisori attivi. Se tuttavia non assumesse un incarico di revisione legale per tre anni consecutivi transiterà d’ufficio nella sezione dei revisori inattivi secondo le modalità ordinarie.

Quali incarichi devono essere comunicati al Registro dei revisori legali?

Devono essere comunicati al Registro esclusivamente gli incarichi di revisione legale, intesa come “la revisione dei conti annuali o dei conti consolidati effettuata in conformità alle disposizioni del presente decreto o, nel caso in cui sia effettuato in un altro Stato membro dell’Unione Europea, alle disposizioni di attuazione della direttiva 2006/43/Ce vigenti in tale Stato membro”, secondo la definizione contenuta nell’articolo 1 del d.lgs. 39/2010.

A titolo puramente esemplificativo, sono soggetti all’obbligo di comunicazione:

- gli incarichi di revisione legale presso società per azioni e società in accomandita per azioni, conferiti ad un revisore legale o ad una società di revisione legale, ovvero al collegio sindacale nei casi previsti dall’art. 2409-bis c.c.;
- gli incarichi di revisione legale svolti presso società a responsabilità limitata, conferiti ad un revisore legale, ad una società di revisione o al collegio sindacale nelle ipotesi previste dall’art. 2477 c.c.;

- gli incarichi di revisione legale svolti presso Enti di Interesse Pubblico (quotate, banche, assicurazioni, ecc.) conferiti ad un revisore legale o ad una società di revisione legale, a norma dell’art. 16 del d.lgs. 39/2010;

Non sono invece soggetti all’obbligo di comunicazione:

- gli incarichi svolti in qualità di componente del collegio sindacale al quale non è espressamente conferito l’incarico di revisione legale dei conti ai sensi del d.lgs. n. 39 del 2010; ciò, anche qualora il revisore sia stato nominato presso il collegio in quanto iscritto al registro dei revisori;

- gli incarichi svolti presso organi interni di controllo degli enti ed organismi pubblici non costituiti in forma societaria, nei quali i compiti dei collegi dei revisori dei conti e sindacali sono disciplinati dall’art. 20 del d.lgs. n. 123 del 2011;
- le attività consistenti nel rilascio di pareri, attestazioni e perizie, seppure in genere riservate dalla legge agli iscritti al registro della revisione legale, quali ad esempio le relazioni sulle fusioni o più in generale l’emissione di pareri in qualità di esperto ai sensi degli artt. 2501-bis e 2501-sexies del Codice Civile.

Per ulteriori approfondimenti, si rinvia alla circolare n. 34 del 7 agosto 2013 della Ragioneria generale dello Stato.

Si ricorda che gli Uffici preposti all’assistenza al pubblico non sono tenuti a fornire risposta ai quesiti con i quali si richiede se un incarico di revisione è effettuato in conformità al decreto legislativo n. 39 del 2010, in quanto al di fuori dei tipi societari in cui la revisione legale è obbligatoria per legge, la qualificazione dell’incarico richiede “una verifica caso per caso delle specifiche previsioni di legge o statutarie che regolano l’attività di controllo contabile” (circ. RGS n. 34/2013).

Sono componente di un collegio sindacale che non svolge la revisione legale (perché non sussiste l’obbligo in relazione al tipo di ente/società, o perché l’incarico è affidata ad altro revisore o società di revisione), devo comunicare questo incarico?

No, il componente di un collegio sindacale al quale non è affidata, oltre al controllo sull’amministrazione di cui all’art. 2403 c.c., anche la revisione legale dei conti non è tenuto a comunicare l’incarico. Gli incarichi da comunicare sono esclusivamente quelli di “revisione legale” conferiti e svolti ai sensi del d.lgs. n. 39/2010.

Sono sindaco supplente in un collegio sindacale incaricato della revisione legale dei conti ai sensi dell’art. 2409-bis c.c. o 2477 c.c.. Devo comunicare l’incarico?

Si, se il collegio sindacale è incaricato anche della revisione legale, il sindaco supplente è tenuto comunicare l’incarico. Nel caso per qualsiasi motivo il sindaco effettivo decada dal proprio incarico, il sindaco supplente dovrà tempestivamente comunicare il subentro nelle funzioni di sindaco effettivo.

In relazione all’incarico, quali altri dati devono essere comunicati?

L’art. 13 del D.M. 20 giugno 2013, n. 145, prevede che siano comunicati, per ciascuno incarico, la durata e i relativi corrispettivi.

In merito alla durata, occorre specificare sia la data di inizio incarico sia la data di scadenza (individuata in via presuntiva nella data di fine esercizio finanziario oggetto di revisione) avendo cura di comunicare tempestivamente la data di effettiva cessazione dell’incarico.

Riguardo ai corrispettivi, gli importi vanno inseriti al lordo e in ragione d’anno e riferiti alla sola attività di revisione (e non anche all’attività di componente del collegio sindacale).

Sono componente di un collegio sindacale incaricato della revisione legale. Il compenso è onnicomprensivo e non distingue tra la funzione di collegio sindacale e quella di revisore, quale compenso devo comunicare?

Il sindaco - revisore legale deve comunicare il solo compenso relativo all’incarico di revisione legale, scorporandolo dal compenso complessivo.
La disciplina dei compensi spettanti al collegio sindacale incaricato della revisione legale risente, infatti, delle previsioni contenute nel decreto legislativo n. 39 del 2010. In particolare, in base all’art. 10 il corrispettivo per l’incarico di revisione legale deve essere determinato in modo da garantire la qualità e l’affidabilità dei lavori. A tal fine sono determinati le risorse professionali e le ore da impiegare nell’incarico. Pertanto, i criteri per la definizione dei compensi dei componenti del collegio sindacale devono oggi tener conto sia delle funzioni di cui all’art. 2403 c.c., sia dell’attività di revisione legale dei conti. I corrispettivi della revisione legale sono inoltre oggetto di specifica indicazione in nota integrativa (art. 2427 c.c., 16-bis).

Sono dipendente di una società di revisione e non ho altri incarichi al di fuori di quelli svolti presso la società. Devo comunicare gli incarichi?

No, il dipendente di una società di revisione deve comunicare di collaborare allo svolgimento di incarichi di revisione legale presso la società di revisione e non deve comunicare direttamente gli incarichi ai quali ha preso parte. Sarà la società di revisione titolare dell’incarico ad eseguire le comunicazioni al Registro.
Nel caso in cui il dipendente di una società di revisione svolgesse in proprio incarichi di revisione legale (come revisore legale persona fisica o come componente di un collegio sindacale incaricato della revisione legale), tali incarichi devono invece essere personalmente comunicati.

I revisori degli enti pubblici devono comunicare l’incarico?

Solo se l’incarico di revisione è, per espressa disposizione normativa, conferito e condotto secondo la disciplina del d.lgs. n. 39/2010. In generale, infatti, negli enti ed organismi pubblici che non hanno forma societaria i collegi dei revisori dei conti e sindacali svolgono i compiti previsti dall’art. 20 del d.lgs. n. 123 del 2011 e provvedono, tra l’altro, all’importante funzione di “monitoraggio della spesa pubblica”, circostanza che consente di escludere l’automatica equiparazione tra i compiti amministrativi e contabili ad essi affidati con quelli assegnati al revisore legale o alla società di revisione legale ai sensi del d.lgs. n. 39/2010 (cfr. circolare RGS n. 34 del 7 agosto 2013).

Parimenti, non costituiscono incarichi di revisione legale quelli conferiti pressi i collegi dei revisori delle autonomie territoriali e locali (pur costituendo l’iscrizione al registro requisito per il conferimento degli incarichi stessi).

Cosa si intende per “ente di interesse pubblico” (EIP)?

Gli “enti di interesse pubblico” (traduzione dell’espressione “public interest entities” contenuta nella direttiva comunitaria 2006/43/CE) sono particolari entità giuridiche elencate dall’articolo 16 del d.lgs. n. 39 del 2010. Non si tratta di enti pubblici, ma di entità che per la loro dimensione o per gli interessi coinvolti sono considerate di rilevante interesse pubblico.

A titolo esemplificativo, l’articolo 16 del d.lgs. n. 39 del 2010 include nella definizione di EIP le società italiane quotate in mercati regolamentati italiani e dell’Unione europea, le banche, le imprese di assicurazione e riassicurazione, le società emittenti strumenti finanziari diffusi in maniera rilevante, le società di intermediazione mobiliare, le società di gestione del risparmio, ecc.

Ho ricevuto il PIN1 ed il PIN2, ma non riesco ad effettuare il login all’area riservata, cosa posso fare?

Se si sono tentati più accessi, è possibile che PIN1 e PIN2 inseriti per formare la prima password di accesso non siano correttamente accoppiati. In questo caso, se è stato rilasciato il PIN2, è possibile che la casella di posta sia stata comunque registrata nel sistema. Si suggerisce di richiedere una nuova coppia di PIN utilizzando la procedura self service (casella di posta registrata). Sarà rilasciato un nuovo PIN1 direttamente a video e verrà inviato contestualmente un nuovo PIN2 nella casella di posta elettronica.

Ho ricevuto il PIN1 e sono in attesa del PIN2, cosa posso fare?

Se si è indicato come casella di posta da registrare un indirizzo PEC, verificare che tale casella non sia piena e che sia abilitata a ricevere messaggi da caselle non PEC. In caso contrario si suggerisce di riprovare la procedura di accreditamento indicando una casella di posta elettronica non PEC.

Dopo il 23 settembre sarà ancora possibile accreditarsi o il sistema verrà chiuso?

Il 23 settembre 2013 scade il termine per procedere agli adempimenti connessi alla prima formazione. Il termine è previsto al fine di consentire una ordinata organizzazione del Registro.

L’accreditamento sarà comunque possibile anche oltre questa data, sia per i nuovi che per i vecchi iscritti; sarà inoltre possibile l’accesso all’area riservata per l’aggiornamento dei dati comunicati al Registro.

Quali comunicazioni è necessario rendere al Registro successivamente al 23 settembre 2013?

In caso di variazione dei dati anagrafici o dei dati relativi agli incarichi di revisione assunti ciascun iscritto (revisore o società di revisione) è tenuto all’aggiornamento del Registro entro il termine di 30 giorni dalla data di variazione (art. 16 D.M. 145/2012).

Tali comunicazioni saranno rese con le stesse modalità della prima formazione, ovvero unicamente con modalità telematiche attraverso l’area riservata del sito internet della revisione legale www.revisionelegale.mef.gov.it (login area riservata).

Cosa avviene in caso di omessa o ritardata trasmissione delle comunicazioni obbligatorie riguardanti gli incarichi o i dati anagrafici del revisore o della società di revisione?

Sono applicabili le sanzioni previste dall’articolo 24 del d.lgs. n. 39 del 2010.


2) Rinnovata l’intesa tra Entrate e Avvocatura dello Stato

Per la migliore gestione delle liti fiscali. Si rinnova la collaborazione tra Avvocatura dello Stato e Agenzia delle Entrate.

Obiettivo: rafforzare l’efficienza e l’efficacia della gestione del contenzioso tributario.

Il nuovo protocollo d’intesa per il triennio 2013-2016, firmato l’11 settembre 2013 dall’Avvocato generale dello Stato, Michele Giuseppe Dipace e dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, conferma e consolida la collaborazione tra i due organi nel settore del contenzioso tributario, parte integrante della lotta all’evasione fiscale.

L’intesa, che prevede anche un calendario di incontri periodici per l’esame delle

tematiche particolarmente rilevanti, mira a valorizzare tutte le iniziative finalizzate ad una diminuzione progressiva del contenzioso per ridurne i tempi e conseguire obiettivi di equità fiscale.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 127 del 11 settembre 2013)


3) Nullo l’accertamento fiscale se non è stato redatto il PVC

E’ nullo l’accertamento fiscale se, in sede di ispezione, la Guardia di Finanza non ha redatto il processo verbale di constatazione e a prescindere dal fatto che durante l’accesso non si sia svolta attività istruttoria ma una mera richiesta di documentazione al contribuente. Volendo pensare diversamente, il contribuente verrebbe privato della facoltà di esercitare il contraddittorio preventivo con l’Amministrazione finanziaria, previsto dallo Statuto dei diritti del contribuente.

Difatti, l’art. 12, comma 7, della Legge n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) prescrive che “nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”.

L’avviso di accertamento, dunque, non può essere emanato prima della scadenza del termine di 60 giorni dal rilascio al contribuente della copia del verbale di chiusura delle operazioni ispettive, salvo che non ricorra particolare e motivata urgenza.

Inoltre, l’art. 52, comma 6, D.P.R. n. 633/1972 prescrive che di ogni accesso deve essere redatto processo verbale da cui risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute.

Il verbale deve essere sottoscritto dal contribuente o da chi lo rappresenta ovvero indicare il motivo della mancata sottoscrizione. Il contribuente ha diritto di averne copia.

Pertanto, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20770/2013, ha accolto il ricorso del contribuente, annullando definitivamente gli atti impositivi.

I giudici di legittimità, infatti, rilevano che, nel caso di specie, non era stato redatto il verbale previsto dalla norma e, dunque, il contribuente non aveva avuto l’opportunità di esercitare la facoltà prevista dal citato Statuto del contribuente e, quindi, di presentare osservazioni e richieste. Era stata privata, pertanto, della possibilità di interloquire con l’Amministrazione finanziaria e di rendere effettivo il principio del contraddittorio, garantito dalla normativa già nella fase antecedente a quella giurisdizionale.

A nulla sono valse le eccezioni dell’Ufficio il quale sosteneva che, nella specie, in sede di verifica e di accesso presso i locali aziendali non era stata svolta alcuna attività istruttoria ma solo una richiesta di documentazione e che, quindi, non era necessario procedere alla stesura del verbale.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 20770 del 11 settembre 2013)

 

4) Aumenta l’imposta di registro

Nel D.L. approvato dal Consiglio dei ministri il 9 settembre 2013 è stato inserito l’aumento dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale.

In particolare, a decorrere dal 1 gennaio 2014, l’importo dell’imposta di registro da versare in misura fissa sale a € 200,00 (in atto è di € 168,00) e ad analogo aumento saranno assoggettate le imposte ipotecarie e catastali.

Viene, comunque, previsto, nel caso di trasferimenti di prima casa, un passaggio delle aliquote dell’imposta di registro dal 3% al 2%.

Riguardo, invece, il trattamento riservato agli immobili di lusso: questi andranno a coincidere con quelli rientranti in tale categoria ai fini del pagamento dell’Imu e cioè, accatastati nelle categorie A/1, A/8 e A/9. Tali immobili, quindi, vedranno salire l’imposta al 9% dall’attuale 7%, in modo analogo a quanto accadrà per le seconde case, capannoni, ecc.. Sempre al 9%, dall’attuale 8%, arriverà l’aliquota per i terreni edificabili e per i terreni agricoli.

L’aumento dell’imposta di registro in misura fissa (€ 200,00) riguarderà anche i contratti di comodato di immobili, i conferimenti di beni ai soci e le operazioni di ristrutturazione aziendale come fusioni e scissioni, come pure tutti i contratti soggetti ad Iva.

Inoltre, ritorna l’imposta ipotecaria e catastale su volture e iscrizioni catastali nella misura rispettivamente di € 50 euro (era stata eliminata, a decorrere dal 1 gennaio 2014, dal D.Lgs. n. 23/2011).

 

5) Società di persone: si ha litisconsorzio necessario se il socio rivendica il proprio status

Ricorre l’ipotesi di litisconsorzio necessario se il socio di una società di persone contesta il proprio status di socio.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20215 del 3 settembre 2013.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha osservato, in via preliminare che:

- Il giudizio sottoposto al suo vaglio è stato svolto nel contraddittorio della sola (presunta) socia di fatto, senza la partecipazione né della società né degli altri soci;

- la contribuente convenuta in giudizio chiede l’annullamento dell’avviso di accertamento Iva/Irap emesso nei confronti della società poiché detto atto sarebbe illegittimo “per la parte che la riguarda come presunta socia di fatto”; per cui, quest’ultima non contesta l’accertamento, operato dall’ufficio, dei ricavi e dei redditi della società ma confuta la propria qualità di socia di fatto (e, quindi, destinataria pro quota del maggior reddito accertato).

L’oggetto del giudizio non è, pertanto, la legittimità delle rettifiche effettuate dall'ufficio nelle operazioni di rideterminazione del reddito imputato alla società, quanto la sussistenza, in capo alla contribuente, della qualità di socia di fatto della società medesima.

Per cui, la Cassazione ha precisato che la partecipazione della società nel giudizio in argomento non era assolutamente necessaria giacché la materia del contendere non era il contenuto dell’avviso di accertamento notificatole.

Per converso, era imprescindibile la chiamata in giudizio di tutti gli altri soci, di diritto e di fatto, della società poiché l’eccezione di mancanza della qualità di socia di fatto, pur rivestendo carattere personale, incide direttamente sulla ripartizione del reddito sociale tra gli altri soci.

In conclusione, nel caso di specie, ricorre, quindi, l’ipotesi di litisconsorzio necessario originario tra la contribuente convenuta e gli altri soci, con il rinvio ad altra sezione della Commissione tributaria di primo grado.


6) Riscossione incremento dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri: sanzioni sugli importi arretrati

In relazione alle nuove modalità di comunicazione e versamento delle somme riscosse dalle società di gestione aeroportuale a titolo di incremento dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco di passeggeri sugli aeromobili, l’INPS con il messaggio n. 14354 del 12 settembre 2013, comunica che è disponibile on line sul sito INTERNET dell’Istituto l’applicazione Addizionale Passeggeri per la comunicazione dei dati relativi alle somme riscosse.

La procedura è supportata dal relativo manuale tecnico-amministrativo, scaricabile direttamente dalla home page, il quale descrive tutte le funzionalità della procedura.

Sanzioni civili sugli importi arretrati

Ad integrazione delle indicazioni fornite nella circolare n. 112/2013, l’INPS precisa che sugli importi già riscossi dalle società di gestione in periodi antecedenti il 1° luglio 2013 ed ancora non riversati all’Inps (da esporre sul modello Uniemens con il codice M404) devono essere applicate le sanzioni civili a partire dalla data di entrata in vigore della legge n. 92/2012 (18 luglio 2012) o dalla data di scadenza del relativo termine di versamento all’Inps, se successiva.

Pertanto, la regolarizzazione da parte delle società di gestione dovrà essere effettuata mediante versamento delle somme maggiorate delle sanzioni civili, quantificate secondo le indicazioni fornite dall’Istituto al punto 4 della circolare n. 112/2013.

L’importo delle sanzioni civili dovute sulle riscossioni avvenute in periodi antecedenti il 1° luglio 2013 dovrà essere indicato sul modello Uniemens utilizzando l’apposito codice "Q921".


Vincenzo D’Andò