Novità fiscali dell’1 agosto 2013: nuovo redditometro, ecco la circolare con le istruzioni operative

Pubblicato il 1 agosto 2013



pubblicata in G.U. la convenzione Italia-San Marino; semplificazioni degli adempimenti: non si usa più il modello per la comunicazione dei dati catastali; parere della Fondazione studi CDL: la Corte Costituzionale riscrive l’art. 19 dello Statuto dei Lavoratori; Agenzia Entrate: soppressione di taluni uffici territoriali; contributi dovuti da artigiani e commercianti iscritti in corso d’anno: Modello F24 seconda emissione 2013; fondi interprofessionali per la formazione continua: chiusura delle adesioni a FONDAZIENDA e FOND.AGRI; IRDCEC: pubblicato l’Osservatorio Economico di maggio 2013; cartelle pagamento: Equitalia deve dimostrare il loro reale contenuto; nuovo redditometro: ecco la circolare con le istruzioni operative; relazione annuale sullo stato del contenzioso tributario

 

Indice:

1) Pubblicata in G.U. la convezione Italia-San Marino

2) Semplificazioni degli adempimenti: non si usa più il modello per la comunicazione dei dati catastali

3) Parere della Fondazione studi CDL: la Corte Costituzionale riscrive l’art. 19 dello Statuto dei Lavoratori

4) Agenzia Entrate: soppressione di taluni uffici territoriali

5) Contributi dovuti da artigiani e commercianti iscritti in corso d’anno: Modello F24 seconda emissione 2013

6) Fondi interprofessionali per la formazione continua: chiusura delle adesioni a FONDAZIENDA e FOND.AGRI

7) IRDCEC: pubblicato l’Osservatorio Economico di maggio 2013

8) Cartelle pagamento: Equitalia deve dimostrare il loro reale contenuto

9) Nuovo redditometro: ecco la circolare con le istruzioni operative

10) Relazione annuale sullo stato del contenzioso tributario

 

 

1) Pubblicata in G.U. la convezione Italia-San Marino

La Legge n. 88 del 19 luglio 2013, che ratifica l’intesa contro le doppie imposizioni tra l’Italia e San Marino, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 30 luglio 2013.

Con la ratifica dell'accordo cade definitivamente il segreto bancario. La convenzione contro le doppie imposizioni prevede, infatti, lo scambio di informazioni necessario per prevenire l’elusione e l’evasione fiscale.

In particolare, viene previsto che i due stati non potranno opporsi allo scambio di informazioni reciproche adducendo la “copertura da segreto istruttorio”, ovvero la detenzione delle stesse “da parte di una banca, un’altra istituzione finanziaria, un mandatario o una persona che opera in qualità di agente o fiduciario”.

Un’ulteriore novità dell’accordo raggiunto riguarda la risoluzione dei casi di doppia residenza fiscale dove, adesso, verrà privilegiata la sede di direzione effettiva.

La citata Legge prevede, tra le principali disposizioni, che:

- Gli Stati contraenti debbano scambiarsi le informazioni, al fine di applicare le disposizioni previste dalla Convenzione e di prevenire l’elusione e l’evasione fiscale;

- i dividendi siano esenti totalmente da ritenuta (attualmente al 20%) a patto che il beneficiario “sia una società diversa da una società di persone che ha detenuto almeno il 10% del capitale della società che distribuisce i dividendi per un periodo di almeno 12 mesi antecedenti alla data della delibera di distribuzione”.

Negli altri casi la ritenuta non potrà superare il 15% dell’ammontare lordo dei dividendi.

Inoltre, qualora non vi sia l’esenzione, la ritenuta non potrà superare:

il 13% per quanto riguarda gli interessi;

il 10%, per le royalties.

 

2) Semplificazioni degli adempimenti: non si usa più il modello per la comunicazione dei dati catastali

Inizia il processo di semplificazione annunciato nei giorni scorsi dal Direttore delle Entrate (Befera). Addio al modello per la comunicazione dei dati catastali (Cdc) nei casi di cessioni, risoluzioni e proroghe, anche tacite, dei contratti di locazione o di affitto di beni immobili.

Questa misura, introdotta dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate pubblicato il 31 luglio 2013, fa, infatti, parte del pacchetto delle semplificazioni fiscali presentate nella conferenza stampa dello scorso 3 luglio.

I dati catastali potranno essere comunicati con altre modalità:

Presentando il modello 69, presso gli uffici dell’Agenzia, in forma cartacea o per via telematica contemporaneamente al pagamento delle imposte nei casi di cessioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione e di affitto.

 

3) Parere della Fondazione studi CDL: la Corte Costituzionale riscrive l’art. 19 dello Statuto dei Lavoratori

Il 3 luglio scorso la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 19 dello Statuto dei Lavoratori, nella parte che consente la rappresentanza sindacale aziendale ai soli sindacati firmatari del contratto applicato all’unità produttiva.

Una decisione salita alla ribalta della cronaca poiché adottata nell’ambito del ricorso della Fiom, esclusa dalla Rsa, contro la Fiat.

Ma quali sono gli argomenti su cui la Consulta ha fondato la propria decisione di incostituzionalità ?

Il Parere n. 3 del 31 luglio 2013 della Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro fa luce sulla genesi di una sentenza di grande rilevanza per le relazioni sindacali nel Paese.

In conclusione, la Corte non ha mai considerato la sottoscrizione del contratto come parametro affidabile per misurare la rappresentatività del sindacato.

Al riguardo, viene osservato che la capacità del sindacato di condizionare il contenuto del contratto, ottenendo la sottoscrizione della controparte, non è un fatto del tutto neutro ai fini della misurazione della rappresentatività: è evidente, infatti, che il datore di lavoro ha interesse ad includere nell’accordo tutte le sigle effettivamente rappresentative in azienda, in grado di spiegare forme efficaci di lotta sindacale.

Ad ogni modo, l’aspetto più delicato sembra quello relativo alla definizione del concetto di “partecipazione alla negoziazione”, che rappresenta attualmente il parametro per il conseguimento dei diritti sindacali. Al riguardo, il punto di riferimento è la giurisprudenza della Corte Costituzionale sullo stesso art. 19, secondo cui è necessario che il sindacato dimostri la “capacità di imporsi al datore di lavoro come controparte contrattuale”, cioè che vi sia una “partecipazione attiva al processo di formazione del contratto” (sentenza n. 244 del 1996), concetto che viene ripreso anche dalla sentenza in commento ove si parla in più occasioni di “effettiva partecipazione alle trattative”. Il sindacato, dunque, deve essere presente al tavolo ma deve anche dimostrare di essere accreditato dalla controparte nella trattativa, anche se in mancanza di accordo finale.

Infine, rimane in piedi la questione della individuazione di un criterio selettivo della rappresentatività del sindacato, ai fini del riconoscimento dei diritti del Titolo III dello Statuto dei lavoratori, nelle aziende in cui manca del tutto un contratto collettivo applicato. Sul punto, la Corte Costituzionale – nel rimandare la questione al legislatore ordinario – suggerisce significativamente alcuni parametri alternativi, come ad esempio quello associativo basato sul numero degli iscritti ovvero l’introduzione di un obbligo a trattare con le organizzazioni che superino una certa soglia di sbarramento.

 

4) Agenzia entrate: soppressione di taluni uffici territoriali

Con Disposizione del Direttore dell’Agenzia delle entrate, pubblicata il 31 luglio 2013, vengono soppressi i seguenti uffici territoriali della stessa Agenzia:

Regione

Direzione Provinciale

Ufficio territoriale

Data di chiusura

 

Veneto

Rovigo

Badia Polesine

9 settembre 2013

 

Veneto

Vicenza

Arzignano

16 settembre 2013

 

Veneto

Treviso

Vittorio Veneto

23 settembre 2013

 

Veneto

Vicenza

Thiene

30 settembre 2013

 

Emilia Romagna

Modena

Mirandola

30 settembre 2013

 

Piemonte

Verbano-Cusio-Ossola

Domodossola

7 ottobre 2013

 

Questi i motivi della soppressione:

In linea con le previsioni della spending review è stato predisposto un piano di revisione dell’assetto organizzativo degli uffici territoriali allo scopo di razionalizzare l’impiego del personale in funzione della effettiva richiesta di servizi da parte dell’utenza e di economizzare i costi di gestione delle strutture interessate.

In attuazione di questo piano, il presente atto dispone la soppressione degli uffici territoriali di Thiene e Mirandola e stabilisce, facendo seguito a quanto già previsto nell’atto direttoriale n. 15803 del 6 febbraio scorso, le date di chiusura degli uffici territoriali di Badia Polesine, Vittorio Veneto, Arzignano e Domodossola.

 

5) Contributi dovuti da artigiani e commercianti iscritti in corso d’anno: Modello F24 seconda emissione 2013

L’INPS, con il messaggio n. 12308 del 31 luglio 2013, ricorda agli iscritti in corso d’anno alla gestione artigiani e commercianti che, come previsto nella circolare 24 dell’8 febbraio 2013, non sarà più inviata in modalità cartacea alcuna lettera di avviso dei contributi in scadenza, né le avvertenze per la compilazione del modello F24.

Essi, accedendo via internet al Cassetto, troveranno, nella sezione comunicazione bidirezionale, la lettera informativa contenente i dati relativi agli importi da pagare per la contribuzione 2013.

I modelli F24 relativi alla seconda emissione del 2013 sono in ogni caso disponibili, anche in forma precompilata e direttamente stampabile, con la relativa funzione "Dati del modello F24" presente nello stesso Cassetto previdenziale dei modd. F24.

Lo stesso Istituto ricorda di seguito le scadenze dei versamenti.

Alla scadenza del 20 agosto 2013, dovranno essere corrisposti i contributi relativi:

- al secondo trimestre 2013, determinati sul minimale di reddito;

al saldo della prima rata 2012 ed anni precedenti ed al primo acconto 2013 (50%), in riferimento alla eventuale quota eccedente il minimale, per il titolare ed i collaboratori;

- alla prima rata dei contributi afferenti il minimale di reddito per periodi pregressi.

Alla scadenza del 18 novembre 2013 dovranno essere corrisposti i contributi relativi:

- al terzo trimestre 2013, in riferimento al minimale di reddito;

alla seconda rata dei contributi afferenti il minimale di reddito per periodi pregressi.

Alla scadenza del 2 dicembre 2013 dovranno essere corrisposti i contributi relativi:

- al secondo acconto 2013 (50%), in riferimento alla quota di reddito eccedente il minimale;

- al saldo 2012 ed anni precedenti.

La terza e la quarta rata dei contributi eventualmente dovuti per periodi pregressi dovranno essere versate alle scadenze rispettivamente del 17 febbraio 2014 e del 16 maggio 2014.

 

6) Fondi interprofessionali per la formazione continua: chiusura delle adesioni a FONDAZIENDA e FOND.AGRI

Con decreti direttoriali n.827 del 25/10/2012 e n. 413 del 11/6/2013 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Direzione generale per le politiche attive e passive del lavoro) ha disposto il commissariamento, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 48 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, dei Fondi interprofessionali per la formazione continua FONDAZIENDA e FOND.AGRI. Contestualmente, sono altresì stati nominati i Commissari liquidatori dei predetti Fondi per la gestione delle attività finalizzate allo scioglimento e alla cessazione degli stessi.

Per conseguenza, l’INPS, con il messaggio n. 12306 del 31 luglio 2013, fa presente che non sarà più possibile aderire ai citati Fondi. Con effetto immediato, i codici di adesione

Codici adesione

Fondo

FAZI

FONDAZIENDA

FGRI

FOND.AGRI

non saranno più utilizzabili.

 

7) IRDCEC: pubblicato l’Osservatorio Economico di maggio 2013

Pubblicato il 31 luglio 2013, dall’Istituto di Ricerca del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, l’Osservatorio Economico di maggio 2013.

Il prolungarsi della crisi economica nell’area dell’euro indebolisce ulteriormente la già difficile situazione economica dell’Italia che vede il pil 2013 contrarsi ulteriormente insieme a un calo dei consumi e delle entrate tributarie indirette.

Continua il calo del gettito Iva

Nei primi quattro mesi del 2013, da gennaio ad aprile, le entrate tributarie complessive (dirette, indirette e territoriali) sono aumentate dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2012.

Si tratta di un andamento inferiore di quasi la metà al trend annuale previsto dai documenti di politica economica e finanziaria del governo per il 2013, che invece prevedono una crescita dell’1,2%.

Nonostante ciò, il Ministro dell’Economia ha recentemente ribadito che “l’andamento dei conti pubblici nel primo semestre è coerente con il conseguimento di un indebitamento netto al 2,9%” così come stabilito in sede di presentazione del Def il 10 aprile 2013.

Il principale elemento di preoccupazione, al momento, è la possibile nuova decrescita del pil monetario che, sulla base dei dati congiunturali e delle previsioni fino ad ora in possesso, rischia di perdere circa lo 0,5% in valore nominale rispetto al 2012, a fronte di un calo in termini reali dell'1,9%.

L’andamento debole delle entrate tributarie e il possibile calo del pil monetario derivano da un peggioramento congiunturale dell’economia che ha colpito in modo particolare l’area dell’euro nel primo trimestre dell’anno in corso, rinviando all’ultimo trimestre le prospettive di ripresa economica.

Il peggioramento è visibile negli indicatori relativi alla produzione industriale, che ha proseguito la flessione nei primi mesi dell’anno, e nell’andamento del gettito delle imposte indirette, in particolare dell'Iva, che dall’inizio dell'anno è sistematicamente in rosso.

In particolare, da gennaio ad aprile, il gettito dell’Iva è calato del 7,8% rispetto allo stesso periodo del 2012, a dimostrazione di quanto la crisi stia colpendo i consumi interni.

Tra le imposte indirette di aprile, si registra una variazione in aumento dovuta all'imposta di bollo cresciuta nel periodo gennaio-aprile 2013 di 1.351 milioni di euro (+44,8%).

L’incremento significativo - si legge nel Bollettino del Mef - riflette i versamenti affluiti nel mese di aprile a titolo di acconto su quanto dovuto dai contribuenti per l’anno 2014.

L’acconto è stato determinato sulla base del debito d'imposta relativo al 2012 e risente pertanto delle modifiche normative introdotte dall’art. 19, commi 1-5, del D.L. n. 201/2011 in materia di bollo sugli strumenti finanziari.

Continua il calo delle ritenute mensili sui redditi di lavoro autonomo

Prosegue inarrestabile l’andamento negativo del gettito delle ritenute mensili versate sui redditi dei lavoratori autonomi che ad aprile si sono ridotte del 7,6% rispetto allo stesso mese del 2012 e che nei primi quattro mesi sono diminuite del 7,5% a indicare un trend di mercato particolarmente negativo per i lavoratori autonomi.

Le ritenute sui redditi da lavoro dipendente sono, invece, in costante aumento: +4,6% nel settore pubblico e +0,7% nel settore privato da gennaio ad aprile.

Attese positive dal rimborso dei debiti della PA

Le difficoltà della ripresa in Italia sono date dall'aggravarsi della crisi nell’area dell’euro.

Secondo l'Euro-zone economic outlook, nel primo trimestre 2013, l’attività economica dell'area dell'euro, si è contratta per la sesta volta consecutiva (-0,3%).

Nel secondo trimestre è prevista una moderata accelerazione dell’attività produttiva che si rafforzerebbe nella seconda metà dell’anno.

Le maggiori preoccupazioni per la ripresa provengono dalle tensioni finanziarie sui mercati globali e dalle relativa incertezza che preoccupa gli investitori e dal difficile recupero del mercato del credito in Italia e in Europa.

Nel suo ultimo bollettino economico, la Banca d’Italia ha sostenuto che nei primi quattro mesi dell'anno si è accentuata la flessione dei prestiti alle famiglie e, in misura maggiore, alle imprese.

Sempre secondo Bankitalia, l’attività economica si stabilizzerebbe nella seconda metà dell’anno in corso e si rafforzerebbe gradualmente nel corso del 2014, grazie ad un moderato recupero degli investimenti produttivi e all'accelerazione degli scambi con l'estero.

Lo scenario di Bankitalia tiene conto del miglioramento delle condizioni di liquidità delle imprese (associato agli effetti del rimborso dei debiti delle Amministrazioni pubbliche) e, in misura più contenuta, degli ulteriori provvedimenti adottati dal governo a sostegno della crescita.

Bankitalia, nell'ipotesi di un’efficace attuazione del provvedimento del governo sui debiti della PA, stima un impatto positivo sulla crescita di 0,1 punti nel 2013 e di 0,5 punti nel 2014.

Si tratta di stime leggermente inferiori a quelle elaborate dal governo che, invece, ha previsto un effetto sul pil 2013 di +0,2 punti e sul pil 2014 di +0,7 punti.

In particolare, il governo, dal provvedimento sui debiti della PA, si attenderebbe un forte miglioramento della dinamica del gettito Iva nel secondo trimestre 2013.

Pressione fiscale

La pressione fiscale ufficiale per il 2013 è prevista pari al 44%, quella per il 2014 salirebbe, invece, al 44,4% (dati ufficiali Mef 10 aprile 2013).

Secondo i calcoli dell’IRDCEC, effettuati sui dati Mef di aprile, la pressione fiscale reale (calcolata al netto del sommerso) raggiunge il 53,4% nel 2013 e il 53,9% nel 2014.

L’Istituto di Ricerca, infine, ricorda che il Sommerso, secondo l’Istat (ultima stima effettuata sul 2008), è pari al 17% del Pil, ovvero 266 miliardi di euro attuali (proiettando il dati al 2013).

(Istituto di Ricerca dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Osservatorio pubblicato il 31 luglio 2013)

 

8) Cartelle pagamento: Equitalia deve dimostrare il loro reale contenuto

È nulla la cartella di pagamento notificata con il solo bollettino di versamento e non, quindi, il corpo dell’atto.

Peraltro, spetta a Equitalia dimostrare il reale contenuto della busta spedita con raccomandata.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 18252 del 30 luglio 2013, ha respinto il ricorso dell’esattore.

Il Collegio di legittimità ha quindi dato ragione a un contribuente che sosteneva di avere ricevuto soltanto il bollettino di versamento e non la cartella di pagamento nella sua interezza.

Per il concessionario, invece, la sola relata di notifica prova il contenuto della busta spedita con raccomandata.

Una tesi, questa, che non ha convinto né la CTP e la CTR né la Suprema corte. Infatti, l’onere della prova sul reale contenuto resta sempre a carico di chi spedisce la raccomandata al di là di una eventuale querela di falso presentata dal destinatario, in questo caso dal contribuente.

In altri termini, in questo caso, la società concessionaria ha provveduto a notificare la cartella di pagamento con invio diretto della raccomandata postale, la quale ultima (alla stregua di qualunque atto pubblico) fa fede esclusivamente delle circostanze che ivi sono attestate, tra le quali non figura certamente la certificazione circa l’integrità dell’atto che è contenuto nel plico e

neppure la certificazione della corrispondenza tra l’originale dell’atto e la copia notificata.

Quello che esclusivamente rileva ai fini della soluzione della questione esaminata dalla Corte Suprema e che sarebbe stato comunque onere del mittente il plico raccomandato fornire la dimostrazione del suo esatto contenuto, sicché, in difetto di ciò, il gravame fondato sul contrario assunto non poteva trovare accoglimento.

Questo risponde al principio generale per cui “in caso di comunicazione spedita in busta raccomandata e non in plico, ove il destinatario contesti il contenuto della busta medesima, è onere del mittente provarlo”.

 

9) Nuovo redditometro: ecco la circolare con le istruzioni operative

Sono disponibili le linee guida per il nuovo accertamento sintetico (cd. redditometro):

Sotto mira gli scostamenti significativi tra reddito dichiarato e capacità di spesa manifestata.

Anche nella nuova disciplina è contemplata una “clausola di garanzia”, in base alla quale l’accertamento sintetico è legittimo solo se lo scostamento tra reddito presuntivo e reddito dichiarato è superiore al 20%.

Lo scostamento va determinato sulla base del reddito complessivo dichiarato, per cui se questo è pari a 100, l’accertamento può scattare se il reddito accertabile è pari almeno a 121 (100 + 20% = 120).

Nella selezione dei contribuenti a maggior rischio di evasione, l’Amministrazione finanziaria prenderà in considerazione solo spese e dati certi (presenti in Anagrafe tributaria o nella dichiarazione dei redditi) e non terrà conto delle spese medie Istat, che, pertanto, non verranno prese in considerazione nel calcolo dello scostamento tra reddito dichiarato e reddito ricostruito.

Maggiore spazio al dialogo con un “doppio” contraddittorio tra fisco e contribuenti, che potranno fin dal primo incontro dimostrare che le spese sostenute sono state finanziate con redditi che l’Agenzia non conosce perché tassati alla fonte o esclusi dalla base imponibile.

Se le indicazioni sono esaustive, l’attività di controllo si chiude in questa prima fase. In caso contrario, il contraddittorio prosegue e vengono valutate anche le

spese per beni di uso corrente, calcolate sulla base delle medie Istat.

Questo è tanto altro è contenuto nella circolare n. 24/E diramata dall’Agenzia delle entrate il 31 luglio 2013 sul nuovo accertamento sintetico.

Si parte dalle novità introdotte dal D.L. n. 78/2010 che ha modificato l’art. 38 del DPR n. 600/1973 e da quanto previsto dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 24 dicembre 2012.

L’Agenzia ricorda anche che il nuovo metodo di ricostruzione del reddito si applica agli accertamenti relativi ai redditi dichiarati a partire dal 2009, mentre per quelli precedenti valgono le vecchie regole (come prevede l’art. 22, comma 1, del D.L. n. 78/2010).

Nella circolare, inoltre, le Entrate evidenziano come il nuovo redditometro non applica coefficienti alle singole voci, ma la spesa vale per il suo ammontare.

La selezione delle posizioni a rischio

Un’attenta attività di analisi delle posizioni a rischio evasione è a fondamento del nuovo metodo accertativo.

In particolare, saranno selezionate le posizioni di quei contribuenti per i quali è emerso un significativo scostamento tra reddito dichiarato e spese sostenute rientranti tra le “spese certe” (presenti nell’Anagrafe tributaria o indicate dal contribuente stesso in dichiarazione dei redditi) e le “spese per elementi certi” (le spese per mantenere i beni presenti in Anagrafe, quali l’abitazione o i mezzi di trasporto).

Ciò permette di incentrare il contraddittorio su dati certi e situazioni di fatto oggettivamente riscontrabili, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’incidenza delle presunzioni.

Come funziona il nuovo accertamento sintetico

Nella fase istruttoria, il nuovo redditometro mette a confronto la spesa complessiva ed effettiva del contribuente con il reddito dichiarato.

Per fare ciò, prende in considerazione:

- le spese certe sostenute direttamente dal contribuente o dal familiare fiscalmente a carico risultanti dall’Anagrafe tributaria o indicate dal contribuente stesso in dichiarazione dei redditi;

- le spese per elementi certi, ottenute applicando la valorizzazione ai dati certi (le spese per mantenere i beni presenti in Anagrafe: abitazione, mezzi di trasporto, ecc.);

- la quota relativa agli incrementi patrimoniali;

- la quota del risparmio formatasi nell’anno.

Solo nel caso in cui il contribuente non fornisca le necessarie indicazioni in relazione alle spese sopra elencate, l’ufficio prenderà in considerazione anche le spese correnti, quantificabili in base alla media Istat, che concorreranno alla determinazione sintetica del reddito.

Il doppio contraddittorio

Il nuovo metodo accertativo “raddoppia” i momenti di confronto con il cittadino. Fin dal primo incontro con l’Amministrazione, infatti, il contribuente può fornire chiarimenti sugli elementi di spesa individuati e sul proprio reddito. Può provare, cioè, che le spese sostenute nell’anno sono state finanziate con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta oppure con redditi legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.

Inoltre, può fornire elementi per la rettifica dei dati e per l’integrazione delle informazioni presenti nell’Anagrafe tributaria, dimostrare con prove dirette che le spese certe attribuite hanno un diverso ammontare o che sono state sostenute da terzi. Se le sue indicazioni sono esaustive, l’attività di controllo si chiude già in questa prima fase. In caso contrario, il contribuente riceve un nuovo invito al contraddittorio, con la quantificazione del maggior reddito accertabile e delle maggiori imposte e la proposta di adesione ai contenuti dell’invito.

Solo se Amministrazione e contribuente non riescono a trovare l’accordo, l’ufficio emette l’avviso di accertamento.

Tipo di prova

In sintesi sono indicate le linee guida sul tipo di prova che il contribuente può fornire, graduata in relazione alla tipologia di spesa.

Situazioni e fatti certi: il contribuente può fornire le prove certe e dirette che le spese certe sono state finanziate, ad esempio, con redditi esenti o soggetti a

ritenuta alla fonte a titolo di imposta.

Concreta disponibilità di un bene di cui l’Amministrazione possiede tutte le informazioni relative alle specifiche caratteristiche tecniche (ampiezza, categoria catastale, potenza, dimensioni, ecc.) a cui sono direttamente riconducibili le spese di mantenimento.

Per questa tipologia di spesa, il contribuente, oltre a dimostrare l’eventuale inesattezza delle informazioni contenute nell’invito, potrà dare evidenza di fatti, situazioni e circostanze, da cui si possa riscontrare l’inesattezza relativa alla ricostruzione della spesa, o la diversa imputazione della stessa (ad esempio, nel caso di spese di utilizzo e manutenzione per un’automobile di proprietà, può provare il sequestro temporaneo del mezzo di trasporto).

Infine, per quanto riguarda le spese medie Istat, che assumono rilevanza solo se il contribuente non fornisce chiarimenti in relazione alle prime due tipologie di spesa, l’Amministrazione terrà in considerazione anche le argomentazioni logiche sostenute dal contribuente.

Voci di spesa

Il Dm ha definito (tabella A) circa cento voci di spesa, connesse ai diversi aspetti della vita quotidiana e raggruppate in macro categorie (“Consumi generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature“, “Abitazione”, “Combustibili ed energia”, “Mobili, elettrodomestici e servizi per la casa”, “Sanità”, “Trasporti”, “Comunicazioni”, “Istruzione”, “Tempo libero, cultura e giochi”, “Altri beni e servizi” e “Investimenti”), che vanno confrontate con i redditi indicati dal contribuente per riscontrare se la capacità di spesa dimostrata è in linea con quanto dichiarato.

La tabella individua le “spese certe” (che il contribuente potrà comunque contestare dimostrando, con prove certe e dirette, la loro errata imputazione o l’inesattezza delle informazioni in possesso dell’Amministrazione), le “spese per elementi certi” (per le quali il contribuente potrà dare evidenza di fatti, situazioni e circostanze, supportate anche indirettamente da documentazione, da cui si possa riscontrare l’inesattezza relativa alla ricostruzione della spesa o la sua diversa imputazione), le spese per investimenti sostenute nell’anno e le informazioni relative alla quota di risparmio formatasi nell’anno.

Nella tabella, inoltre, sono evidenziate le “spese Istat”, determinabili cioè induttivamente sulla base di valori medi rilevati dai dati dell’Istituto di statistica, per le quali il contribuente potrà utilizzare evidenze e argomentazioni logiche a sostegno di una diversa rappresentazione della situazione di fatto.

Riguardo alle principali spese riconducibili alle macro categorie, le modalità utilizzate per la loro quantificazione sono illustrate nell’ultima parte della circolare. Per esse, assume particolare rilevanza la fase del contraddittorio, soprattutto in riferimento alle “spese Istat”.

Fase del contradditorio

Nell’ipotesi in cui il contribuente non si presenti al contraddittorio o gli elementi di incoerenza non vengano risolti, l’ufficio valuterà l’opportunità di utilizzare ulteriori strumenti istruttori, ad esempio le indagini finanziarie o la richiesta di dati e notizie a soggetti terzi che hanno intrattenuto rapporti con il contribuente.

Nella fase di ricostruzione sintetica del reddito, l’ufficio è obbligato ad attivare l’accertamento con adesione, convocando nuovamente il contribuente al confronto.

Nell’invito andranno indicati il maggior reddito accertabile, le maggiori imposte e le relative motivazioni, e formulata la proposta di adesione. Il contribuente che definisce l’invito versando le somme dovute entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione, fruisce della riduzione alla metà delle sanzioni.

In caso contrario, si svolge il previsto contraddittorio, attraverso il quale si può giungere al perfezionamento dell’accertamento con adesione, che consente beneficiare della riduzione delle sanzioni a un terzo del minimo.

In mancanza dell’accordo, o se il contribuente non si presenta, l’ufficio emetterà l’avviso di accertamento.

Novità dal DM 24 dicembre 2012

La circolare, dopo aver delineato un quadro generale del “nuovo redditometro”, fornisce alcuni indirizzi operativi, sulla base delle novità introdotte dal Dm del 24 dicembre 2012.

Tra queste, l’attribuzione a ogni contribuente, in sede di selezione, del lifestage (stile di vita) della “Famiglia fiscale”, ricostruita sulla base delle informazioni desunte dai prospetti dei familiari a carico dei modelli Unico, 730 e Cud.

Per determinare il maggior reddito accertabile, infatti, va individuata la tipologia del nucleo familiare e l’area geografica di appartenenza del contribuente (tabella B allegata al decreto).

Per quanto riguarda la determinazione sintetica del reddito complessivo, il DM stabilisce che questo è dato dalla somma di:

- “spese certe”, sostenute direttamente dal contribuente o dal familiare a carico

- “spese per elementi certi”, ottenute applicando, ai dati certi (abitazione, mezzi di trasporto), valori medi rilevati dall’Istat o da analisi degli operatori del settore economico di riferimento

- quota degli incrementi patrimoniali imputabile al periodo d’imposta

- quota del risparmio formatasi nell’anno

- quota delle “spese Istat” relative alla tipologia del nucleo familiare di appartenenza.

Circa le spese per beni e servizi riferite al coniuge e ai familiari a carico, le stesse sono attribuite in base alla percentuale indicata in dichiarazione per fruire delle detrazioni d’imposta.

Nella ricostruzione del reddito complessivo del contribuente va considerata anche la quota parte delle spese Istat della famiglia.

La circolare evidenzia due situazioni, a seconda che ci siano o meno redditi dichiarati.

Nel primo caso, la quota attribuibile va calcolata applicando alla spesa la percentuale corrispondente al rapporto tra reddito dichiarato (o percepito) dal contribuente e redditi complessivi dichiarati dal nucleo familiare.

Ad esempio, nel caso di nucleo familiare di due persone con reddito complessivo di 100, di cui 80 per un componente e 20 per l’altro, la spesa sarà attribuita per l’80% al primo e per il 20% al secondo.

In assenza di redditi dichiarati dal nucleo familiare, si farà riferimento al rapporto tra le spese del singolo e quelle totali della famiglia, rilevate dalle informazioni presenti in Anagrafe tributaria.

Ad esempio, se in riferimento a una coppia con un figlio a carico e senza alcun reddito dichiarato risultano spese certe e/o spese per elementi certi pari a 200 per il primo componente, a 100 per il secondo e a 80 per il figlio (da attribuire al 50% tra i genitori, quindi 40 ciascuno), le spese Istat andranno ripartite con le seguenti percentuali:

- per il primo componente, 200 + 40 / 380 = 63%

- per il secondo, 100 + 40 / 380 = 37%.

 

10) Relazione annuale sullo stato del contenzioso tributario

È disponibile sul sito del Dipartimento delle Finanze (www.finanze.gov.it ) la Relazione sul monitoraggio dello stato del contenzioso tributario e sull’attività delle Commissioni tributarie relativa al 2012.

(MEF, comunicato stampa n. 128 del 31 luglio 2013)

 

Vincenzo D’Andò