Le novità in materia di servizi pubblici locali e società partecipate del mese di Agosto 2013

Ricorso di società esclusa

I giudici della Corte di Giustizia europea nella sentenza 19 giugno 2003 in C-249/01 hanno stabilito che non si può negare a un’impresa la possibilità di contestare l’esito di una gara per il fatto che l’impresa che propone il ricorso avrebbe dovuto essere esclusa già nella fase antecedente alla comparazione delle offerte.

L’orientamento adottato dai giudici comunitari si pone in netto contrasto con l’interpretazione che era emersa nella giurisprudenza dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato (si veda la sentenza n. 4 del 7 aprile 2011), secondo cui il concorrente erroneamente ammesso alla gara, risulta privo di legittimazione a proporre il ricorso principale, che non va neppure esaminato.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:62012CJ0100:IT:HTML

 

Incostituzionalità dei vincoli alle società strumentali delle Regioni

La Corte Costituzionale nella sentenza del 23 luglio 2013 n. 229 ha sancito l’inapplicabilità dei vincoli posti dai commi 1, 2, 3, per. II, 3-sexies ed 8 dell’articolo 4 del D.L. n. 95/2012 convertito dalla Legge n. 135/2012 (c.d. Legge Spending review-bis) alle Regioni e agli enti da esse controllati.

Viene perciò meno per le Regioni l’obbligo di dismissione o scioglimento degli enti da esse controllate direttamente o indirettamente e che avevano conseguito nell’anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni superiore al 90 per cento dell’intero fatturato.

Le disposizioni poste all’indice dei giudici costituzionali vanno invece considerate “inoperanti” nelle Regioni a Statuto speciale, secondo il principio che in questi territori autonomi la Legge Spending Review-bis trova applicazione solo nei casi in cui sia espressamente prevista la procedura chiamata ad adattarla ai vari Statuti regionali. Da ciò deriva che i vincoli e i divieti sanciti dal D.L. n. 95/2012 non potranno di conseguenza essere attuati nemmeno nei confronti degli enti locali presenti in Regioni a statuto speciale.

ALLEGATO5

 

Incostituzionalità dell’obbligo di soppressione degli enti che esercitano funzioni proprie degli enti locali e diversa interpretazione del divieto di costituzione di nuovi enti

La Corte Costituzionale nella sentenza n. 236 del 24 luglio 2013 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 9, comma 4, del D.L. n. 95/2012 convertito dalla Legge n. 135/2012 (c.d. Legge Spending review-bis).

La norma in questione imponeva l’automatica soppressione di enti, agenzie e organismi comunque denominati e di qualsiasi natura giuridica che esercitano, anche in via strumentale, funzioni nell’ambito delle competenze spettanti a Comuni, Province, e Città metropolitane ai sensi dell’art. 118 Cost., prima che tali enti locali abbiano proceduto alla necessaria riorganizzazione. La disposizione secondo i giudici della Corte poneva a rischio lo svolgimento delle suddette funzioni, rischio ulteriormente aggravato dalla previsione della nullità di tutti gli atti adottati successivamente allo scadere del termine.

La Consulta fornisce anche un’importante interpretazione sul comma 6, che stabilisce il divieto per gli enti locali di istituire enti e organismi di qualsiasi natura giuridica. La sentenza precisa che la norma va coordinata con quanto stabilito nei commi precedenti e, in particolare, nel precedente comma 1 dell’articolo 9, poiché l’obiettivo del testo normativo è solo la riduzione dei costi relativi agli enti strumentali degli enti locali nella misura almeno del 20 per cento.

Pertanto, secondo la Corte Costituzionale, il comma 6 deve essere interpretato nel senso che il divieto di istituire nuovi enti strumentali opera solo nei limiti della necessaria riduzione del 20 per cento dei costi relativi al loro funzionamento. In tal modo, gli enti locali possono procedere all’accorpamento degli enti strumentali esistenti anche mediante l’istituzione di un nuovo soggetto, purché sia rispettato l’obiettivo di riduzione complessiva dei costi.

ALLEGATO6

 

Passaggio di dipendenti dalle società partecipati ai soggetti pubblici

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 167, depositata in data 1 luglio 2013, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale la Legge Regionale della Lombardia n. 12/2012 nel punto in cui disponeva il trasferimento del personale dipendente di società in house alle strutture organizzative regionali.

La sentenza nel censurare la disposizione precisa che in tali ipotesi, infatti, «l’automatico trasferimento dei lavoratori presuppone un passaggio di status – da dipendenti privati a dipendenti pubblici (ancorché in regime di lavoro privatizzato) – che […] non può avvenire in assenza di una prova concorsuale aperta al pubblico».

ALLEGATO7

 

Società delle reti e affidamenti del gas

La Sezione Lombardia della Corte dei Conti nella Deliberazione n. 295/2013 del 3 luglio 2013 ha proposto interessanti considerazioni in merito all’ammissibilità della proprietà di beni e impianti strumentali all’esercizio del servizio pubblico di erogazione del gas in capo a soggetti diversi dall’ente pubblico concedente.

A parere dei giudici contabili la proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni destinate al servizio di distribuzione del gas – confluita nel patrimonio indisponibile – è attribuibile, oltre che all’ente pubblico, a società patrimoniali di reti dello stesso ente e, nei limiti della unitaria circolazione della proprietà con la gestione, verso soggetti privati.

https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=3041-10/07/2013-SRCLOM

 

Fondazioni e vincoli di finanza pubblica

La Corte dei Conti del Lazio, nella Delibera n. 151/2013 del 24 luglio 2013 ha ritenuto che i limiti di finanza pubblica introdotti dalle D.L. n. 112/2008, convertito con la Legge n. 133/2008, e dal D.L. n. 78/2010, convertito dalla Legge n. 122/2010) vanno applicati anche alle Fondazioni partecipate da enti pubblici, che sono pertanto tenute anche a rispettare gli obblighi di onorificità delle cariche degli organi collegiali, i vincoli al turn over, il taglio delle collaborazioni, gli obblighi di selezione pubblica e tutte le altre regole di gestione del personale previste per gli enti partecipanti. Il tutto, a prescindere dal fatto che la quota di partecipazione in capo agli enti locali sia o meno maggioritaria.

https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=3526-29/07/2013-SRCLAZ

 

 

 

 

Obbligo di dismissione delle società partecipate e holding

La Sezione Umbria della Corte dei Conti nella Deliberazione n. 117 dell’8 luglio 2013 esclude che la costituzione di una holding possa essere uno strumento idoneo di attuazione della volontà normativa di ridurre ad una sola la partecipazione societaria dei Comuni con popolazione compresa tra 30.000 e 50.000 abitanti, ex art. 14, comma 32, del D.L. n 78/2010 e ss mm., in quanto la norma prevede la possibilità del Comune di partecipare ad “una sola società”, con il conseguente obbligo di mettere in liquidazione le altre.

https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=3079-11/07/2013-SRCUMB

 

Vincoli di finanza pubblica e società partecipate di terzo livello

La Corte dei Conti, Sezione regionale Liguria nella Deliberazione n. 57/2013 dell’11 giugno 2013 ha sostenuto che i limiti di spesa indicati nei commi 725 e 726 dell’art. 1 della Legge n. 296/2006 trovino applicazione anche nei confronti delle società controllate cd. di terzo livello e che pertanto il compenso lordo annuale attribuito al presidente e ai componenti del consiglio di amministrazione delle predette società non può essere superiore all’ammontare determinato secondo i parametri indicati nelle norme in esame.

https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=2946-04/07/2013-SRCLIG

 

Marco Castellani

31 Agosto 2013

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