Perchè Lecce (come altri Enti Locali) dovrebbe diventare una Zona Franca Urbana

Lecce sta perdendo la possibilità, sino al 2013, di diventare non solo zona franca urbana ma anche zona a burocrazia zero e di conseguenza, sfruttarne i relativi vantaggi. E’ questo l’assurdo in un momento di grave crisi economica per colpa di una classe politica nostrana disattenta ed incapace di cogliere le opportunità previste sia dal Decreto Crescita del Governo Monti n. 179/2012 e sia dal Decreto Del Fare del Governo Letta n. 69/2013. Cerchiamo di capirne il perché mettendo a fuoco quelle che sono le caratteristiche predominanti delle due agevolazioni e soprattutto l’evoluzione storica legislativa.

Innanzitutto le Zone Franche Urbane sono aree infra-comunali di dimensione minima prestabilita dove si concentrano programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole e micro-imprese. Obiettivo prioritario delle ZFU è favorire lo sviluppo economico e sociale di quartieri e aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale, e con potenzialità di sviluppo inespresse.

Le zone a burocrazia zero, invece, dovrebbero puntare a uno snellimento burocratico nello start up di un’impresa.

Con l’art. 37 del D.l. n. 179/2012 del 18 Ottobre 2012 l’esecutivo Monti, per dare un aiuto all’economia di alcune zone d’Italia, ha inteso riprogrammare le agevolazioni fiscali e contributive previste dalla legge 296 del 2006 (legge finanziaria 2007) – prevedendo a favore delle piccole e micro imprese localizzate nelle Regioni Convergenza (tutte meridionali) l’esenzione dal pagamento delle imposte sui redditi, dell’Irap, dell’IMU e dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente. Tra le “zone franche” anche Lecce. Il 19 marzo 2013, il Ministro dello Sviluppo Economico ha approvato il Decreto attuativo delle Zone Franche Urbane, pari complessivamente a 44, individuate tutte nelle Regioni meridionali: Campania, Puglia (Andria, Lecce, Taranto, Barletta, Foggia, Lucera, Manduria, Manfredonia, Molfetta, San Severo, Santeramo in Colle), Calabria, Sicilia più (in via sperimentale) i Comuni della Provincia Sarda di Carbonia-Iglesias. I finanziamenti provengono dalla riprogrammazione dei fondi europei del periodo 2007-2013, dalle risorse regionali e dalla terza fase della riprogrammazione del Piano di azione e coesione che ha già liberato a fine 2012 ben 377 milioni di euro”. Per rendere attuativo il decreto è necessario individuare al più presto le risorse necessarie a finanziare i bandi. La dotazione complessiva è di 377 milioni e per questo, è stato presentato un ordine del giorno bipartisan che sarà discusso nella prossima seduta del consiglio regionale e che impegna il presidente del Consiglio e la Giunta ad avviare tutte le iniziative presso il Consiglio dei Ministri ed il Parlamento per ottenere i fondi necessari a rendere operative le Zone franche pugliesi.

Nel frattempo, però, Il Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, con Decreto firmato lo scorso 10 aprile 2013 e in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ha definito le condizioni, i limiti, le modalità e i termini di decorrenza delle agevolazioni fiscali e contributive per le imprese delle Zone Franche Urbane (ZFU) del Mezzogiorno.

Nello specifico, si tratta di 33 Zone delle regioni Calabria, Campania e Sicilia, e in via sperimentale, del territorio dei comuni della provincia di Carbonia-Iglesias nell’ambito dei programmi di sviluppo e degli interventi compresi nell’accordo di programma “Piano Sulcis”. (Puglia non compresa).

Nel provvedimento, emanato in attuazione dell’articolo 37 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (Decreto Sviluppo-bis), sono riportate le disposizioni attuative cui seguiranno i bandi per la presentazione delle domande.

Le risorse disponibili, come si legge nel comunicato dello scorso 5 luglio del Ministero dello Sviluppo Economico, ammontano a complessive 303 milioni di euro, integrabili con fondi messi a disposizione dalle Regioni interessate. Per i comuni della provincia di Carbonia-Iglesias la dotazione finanziaria sarà individuata con un successivo decreto interministeriale, a valere sulle somme destinate all’attuazione del “Piano Sulcis”.

E’ bene ricordare che le Zone Franche Urbane (ZFU), introdotte con la Finanziaria 2007 (Legge n. 296 del 2006), ispirandosi al modello attuato in Francia, intendevano favorire lo sviluppo economico e sociale, anche tramite interventi di recupero urbano, di aree e quartieri degradati nelle città del Mezzogiorno.

Furono individuate 22 città, di cui in Puglia, Lecce, insieme a Taranto ed Andria.

Ma operativamente le Z.F.U. non sono mai “decollate”, forse per esigenze di gettito, nonostante l’allora Ministro dello Sviluppo Economico, in data 28 ottobre 2009, arrivò ad avviare anche la stipula dei “contratti di zona franca urbana” con i sindaci dei Comuni interessati (impegni reciproci assunti dal Ministero e dai singoli Comuni per accompagnare e rafforzare l’azione di sviluppo nelle ZFU).

Successivamente, con l’art. 43 del D.L. n. 78/2010, le suddette ZFU sono state integralmente sostituite dalle c.d. Zone a Burocrazia Zero (ZBZ), estese a tutta l’Italia con l’ultima legge di stabilità (Legge n. 183/2011), in via sperimentale fino al 31 dicembre 2013. Diciamo subito che, dal punto di vista fiscale, le misure recate dalla legge di stabilità per il 2012 (art. 14) non incidono su agevolazioni che sostanzialmente erano già state riconvertite con l’art. 43, lett. b), del D.L. n. 78/2010, provvedimento che aveva sostituito l’interessante meccanismo di esenzione da IRES, IRAP, ICI, e di esonero dai contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, con un sistema basato sulla concessione di contributi diretti da parte del Sindaco.

Di conseguenza, per le nuove iniziative produttive costituite dopo il 1° gennaio 2012, i vantaggi erano i seguenti:

– i provvedimenti conclusivi dei procedimenti amministrativi di qualsiasi natura ed oggetto avviati su istanza di parte, fatta eccezione per quelli di natura tributaria, di pubblica sicurezza e di incolumità pubblica, sono adottati in via esclusiva dall’ufficio locale del Governo che vi provvede, ove occorrente, previe apposite conferenze di servizi;

– i provvedimenti conclusivi di tali procedimenti si intendono senz’altro positivamente adottati entro 30 giorni dall’avvio del procedimento, se un provvedimento espresso non è adottato entro tale termine;

– per i procedimenti amministrativi avviati d’ufficio, fatta eccezione per quelli di natura tributaria, di pubblica sicurezza e di incolumità pubblica, le amministrazioni che li promuovono o li istruiscono trasmettono all’ufficio locale del Governo i dati ed i documenti occorrenti per l’adozione dei relativi provvedimenti conclusivi;

– sul fronte fiscale, ove la zona a burocrazia zero (ZBZ) nelle regioni meridionali coincida con una delle zone franche urbane (ZFU), come Lecce (delibera CIPE dell’08 maggio 2009 n. 14), le risorse finanziarie per queste ultime sono utilizzate dal Sindaco per la concessione di contributi diretti alle nuove iniziative produttive avviate nelle zone a burocrazia zero.

Ecco che l’iter procedimentale appena delineato si blocca e grazie al decreto Monti si torna a parlare di zone franche urbane di cui all’art. 37 e di zone a burocrazia zero di cui all’art. 37 bis, laddove l’art. 43 del D.L. n. 78/2010 è espressamente abrogato e le zone a burocrazia zero non prevedono più l’accentramento di tutte le competenze in capo al commissario di Governo, limitandosi a una semplificazione più blanda.

Tra gli incentivi di cui all’art. 37 del D.l. n. 179/2012 il provvedimento Economia-Sviluppo, definisce condizioni, limiti, modalità e termini di decorrenza delle agevolazioni che saranno concesse secondo il regime “de minimis” (tetto di 200mila euro in tre anni).

È prevista l’esenzione dalle imposte sui redditi fino a 100mila euro per periodo di imposta, limite maggiorabile di 5mila euro per ogni nuovo dipendente assunto a tempo indeterminato. Lo sgravio è discendente, dal 100 al 20%, nell’arco di quattordici periodi di imposta. Esenzione anche dall’Irap, in questo caso quinquennale, con esclusione di plusvalenze e minusvalenze dal calcolo del valore della produzione netta. Per i soli immobili collocati nella Zfu e utilizzati per l’esercizio dell’attività economica, scatta inoltre l’esenzione dall’Imu per quattro anni. Infine, per i soli contratti a tempo indeterminato oppure che non abbiano una durata inferiore a 12 mesi (e a condizione che almeno il 30% degli occupati risieda nell’area della Zfu), è riconosciuto l’esonero al versamento dei contributi, anche in questo caso a scalare, dal 100 al 20%, fino a quattordici anni.

Tra i requisiti di cui all’art. 37 del decreto Crescita, le agevolazioni sono aperte a micro e piccole imprese, già costituite alla data di presentazione dell’istanza, che svolgono la loro attività all’interno della Zfu e che non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali. Tra le condizioni per l’accesso agli incentivi, le aziende «che svolgono attività non sedentaria» dovranno dimostrare di avere almeno un lavoratore dipendente a tempo pieno o parziale che svolga nella sede collocata nella Zfu la totalità delle ore e di realizzarvi non meno del 25% del volume d’affari complessivo.

Per fruire delle agevolazioni, le aziende in possesso dei requisiti dovranno presentare domanda nei termini che saranno indicati nel bando del ministero dello Sviluppo economico. Nella domanda, dovranno essere indicati l’importo delle agevolazioni richiesto e le eventuali.

Con l’art. 37 bis del D.l. n. 179/2012, di poi, al comma 3 viene evidenziato che: << Per le aree ubicate nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, ove la zona a burocrazia zero coincida con una delle zone franche urbane di cui all’articolo 37, le risorse previste per tali zone franche urbane, ai sensi dell’articolo 1, comma 340, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono utilizzate dal sindaco territorialmente competente per la concessione di contributi diretti alle nuove iniziative produttive avviate nelle zone a burocrazia zero>>. Nell’ambito delle attività di sperimentazione – di cui all’articolo 12, comma 1, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35- le zone a burocrazia zero sono una specie di zone franche del territorio nazionale le quali sono state espressamente sottratte (addirittura) a ogni «vincolo paesaggistico-territoriale o del patrimonio storico-artistico» (così l’articolo 37-bis, comma 1, del decreto legge n. 179 del 2012, convertito dalla legge n. 221 del 2012) e dove il rilascio delle autorizzazioni sono sostituite da una comunicazione che l’interessato deposita presso lo sportello unico delle attività produttive.

Di recente, la disposizione sulle “Zone a burocrazia zero” è rafforzata dal “Decreto Del Fare” del Governo Letta (Dl 69/2013, articolo 37) laddove ai fini di facilitare la vita burocratica delle imprese propone un rilancio delle forme di semplificazione già adottate di cui all’art. 37 bis accennato sopra.

Si tratta, in particolare, degli accordi sperimentali tra amministrazioni e associazioni di categoria, lanciati dal Governo Monti con l’articolo 12 del decreto legge n. 5 del 2012, convertito in legge n. 35 del 2012 (e poi ulteriormente disciplinate con successiva decretazione d’urgenza), ossia di convenzioni che possono essere stipulate tra le amministrazioni competenti e le varie associazioni di categoria «per attivare percorsi sperimentali di semplificazione amministrativa per gli impianti produttivi e le iniziative e attività delle imprese sul territorio, in ambiti delimitati e a partecipazione volontaria, anche mediante deroghe alle procedure e ai termini per l’esercizio delle competenze facenti esclusivamente capo ai soggetti partecipanti, dandone preventiva e adeguata informazione pubblica» (così la definizione offerta dall’art. 12, comma 1, del decreto legge n. 5 del 2012).

L’obiettivo rimane quello di semplificazione basato, sostanzialmente, su accordi che derogano alle vigenti norme di legge, al fine di snellire le procedure e abbreviare i termini dei procedimenti amministrativi; ciò, alla condizione che venga data adeguata pubblicità preventiva (informazione pubblica) a tali iniziative.

Le novità adesso inserite dal decreto legge “del fare” consistono nell’estensione a tutto il territorio nazionale di queste sperimentazioni, anche al fine di creare un sistema integrato di dati telematici tra le varie amministrazioni coinvolte e di permetterne un monitoraggio complessivo che è affidato al ministero dello sviluppo economico.

Uniche limitazioni alle attività economiche così liberalizzate, la tutela dei «principi fondamentali della Costituzione, la sicurezza, la libertà e la dignità dell’uomo e l’utilità sociale, il rispetto della salute, dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio artistico e culturale» (così adesso dispone il comma 5 dell’art. 37 qui in esame).

 

CONCLUSIONI

Alla luce di quanto detto a proposito del decreto attuativo delle ZFU del 19 marzo 2013 che prevede anche Lecce ma il cui progetto è ancora in fase di completamento e definizione, ed a proposito del decreto del 10 aprile 2013 già andato a buon fine che ha definito le condizioni, i limiti, le modalità e i termini di decorrenza per accedere ai contributi per l’attuazione delle 33 zone franche urbane, tra cui Lecce non compare, è il caso che la classe politica leccese si attivi nel più breve tempo possibile per beneficiare delle opportunità sia dell’interessante meccanismo di esenzione da imposte sui redditi, Irap, imposta sugli immobili nonché l‘esonero dai contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente previsto dall’art. 37 del Governo Monti come zfu, ma allo stesso tempo delle semplificazioni di carattere amministrativo per le imprese ribadite dal Decreto legge “Del Fare” del 21 giugno 2013 (peraltro già consentite dal Decreto Monti) come zbz e, pertanto, si sbrighi ad utilizzare le limitate risorse ancora disponibili.

 

15 Luglio 2013

Avv. Maurizio Villani

Avv. Iolanda Pansardi


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