Novità fiscali del 30 luglio 2013: operazioni intracomunitarie ed enti no profit

Pubblicato il 30 luglio 2013



studi di settore: il regime premiale per i contribuenti virtuosi; evasione fiscale internazionale e riciclaggio; Iva sugli acquisti intracomunitari: enti non profit come imprese; approvato modello di opzione per l’imponibilità Iva dei contratti di locazione e specifiche tecniche per la trasmissione telematica; responsabilità amministrativa dell’ente e responsabilità penale dell’autore del reato; il giudizio del Tribunale sulla fattibilità del concordato preventivo

 

 

Indice:

1) Studi di settore: il regime premiale per i contribuenti virtuosi

2) Evasione fiscale internazionale e riciclaggio

3) Iva sugli acquisti intracomunitari: enti non profit come imprese

4) Approvato modello di opzione per l’imponibilità Iva dei contratti di locazione e specifiche tecniche per la trasmissione telematica

5) Responsabilità amministrativa dell’ente e responsabilità penale dell’autore del reato

6) Il giudizio del Tribunale sulla fattibilità del concordato preventivo

 

 

1) Studi di settore: il regime premiale per i contribuenti virtuosi

Nel regime premiale, previsto per i contribuenti soggetti agli studi di settore (art. 10 commi 9-13 D.L. n. 201/2011, c.d. Decreto salva Italia), sono preclusi gli accertamenti basati sulle presunzioni semplici, sono poi ridotti di un anno i termini di decadenza per l’attività di accertamento, infine, avviene la determinazione sintetica del reddito complessivo ex art.38 D.P.R. n. 600/73, soltanto se sia superiore di almeno un 1/3 del reddito dichiarato.

Come è noto, il Legislatore (con il citato Decreto salva Italia) ha introdotto un regime premiale per i soggetti che risultano congrui e coerenti agli studi di settore, applicabile a condizione che siano stati correttamente adempiuti gli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti.

L’Agenzia delle entrate, con il Provvedimento n. 102603 del 12 luglio 2012, aveva definito i requisiti per fruire delle agevolazioni ed indicato i soggetti che potevano accedere al regime premiale, per l’anno d’imposta 2011.

Adesso con il Provvedimento del 05 luglio 2013, dopo aver sentito le associazioni di categoria, al fine di definire le modalità di applicazione del regime premiale per l’anno 2012, è stato stabilito che accedono al regime i contribuenti che applicano gli studi di settore indicati nel’allegato 1 del Provvedimento del 05 luglio 2013.

A seguito delle modifiche introdotte con il citato D.L. n. 201/2011, l’originaria funzione degli studi di settore è stata stravolta; con il riconoscimento di benefici fiscali in favore di quei soggetti risultati in linea con le risultanze di Gerico, gli studi di settore si sono trasformati da strumento di accertamento di massa in un vero e proprio strumento di compliance fiscale.

I benefici previsti nei confronti dei contribuenti soggetti al regime di accertamento basato sugli studi di settore che dichiarano, anche per effetto dell’adeguamento, ricavi o compensi superiori a quelli risultanti dall’applicazione degli stessi studi sono previsti i seguenti benefici:

- sono preclusi gli accertamenti basati sulle presunzioni semplici di cui all’art. 39, comma 1, lettera d), secondo periodo, D.P.R. n. 600/1973 e all’art. 54, comma 2, ultimo periodo, D.P.R. n. 633/1972;

- sono ridotti di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento ex art. 43, comma 1, D.P.R. n. 600/1973 e art. 57, comma 1, D.P.R. n. 633/1972. Tale previsione non si applica nel caso in cui la violazione commessa comporti l’obbligo di denuncia ai sensi dell’art. 331 c.p.c. per uno dei reati previsti dal D.Lgs. n. 74/2000;

- è ammessa la determinazione sintetica del reddito complessivo di cui all’art. 38, D.P.R. n. 600/1973, ma solo a condizione che lo stesso ecceda almeno 1/3 quello dichiarato.

Tali benefici restano comunque subordinati al rispetto delle seguenti condizioni:

- il contribuente deve aver regolarmente assolto gli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore;

- sulla base dei dati dichiarati, la posizione del contribuente deve risultare coerente con gli specifici indicatori a tal riguardo previsti.

L’applicazione del regime per il 2012

Per il periodo d’imposta 2012, secondo le indicazioni dell’Agenzia fornite nel neo Provvedimento del 05 luglio 2013, accedono al regime premiale i contribuenti che applicano gli studi di settore indicati nell’allegato 1 del provvedimento, individuati tra quelli per i quali risultano approvati indicatori di coerenza economica riferibili ad almeno:

- quattro tra le tipologie di indicatori , relativi all’ efficienza e produttività del fattore lavoro, di efficienza e produttività del fattore capitale, di efficienza di gestione delle scorte, di redditività, di struttura (UG98U, VD05U, VD11U, VD15U, VD17U, VD22U, VD23U, VD25U, VD29U, VD30U, VD31U, VD36U, VD37U, VG38U, VG52U, VG36U,VG37U,VG76U,VG79U,VG85U,VG89U,VM01U);

- oppure

- tre delle precedenti tipologie di indicatori , che siano contemporaneamente riferibili a settori di attività economica per i qual è stata stimata una percentuale del valore aggiunto del sommerso economico inferiore alla percentuale di valore aggiunto sommerso del totale economia (UD39U, UD40U, UD41U, UD42U, UD43U, UD44U, UD46U, VD49U,VD01U,VD02U,VD03U,VD04B,VD06U,VD07A, VD07B, VD08U,VD09A,VD09B,VD10U,VD12U,VD13U,VD14U,VD16U,VD18U,VD19U,V20U,VD21U,VD24U,VD26U,VD27U,

VD28U,VD32U,VD33U,VD34U,VD35U,VD38U,VD47U,VG4 6U);

- oppure

- tre delle precedenti tipologie di indicatori , che contemporaneamente prevedano il nuovo

indicatore di coerenza “Indice di copertura del costo per il godimento di beni di terzi e degli ammortamenti”, introdotto con il Dm del 28 marzo 2013

(UM87U,UM88U,VG46U,VG48U,VG53U,VG54U,VG68U,VG78U,VG81U,VG88U,VM11U,VM12U,VM13U,VM17U,VM23U,

VM24U,VM31U,VM33U,VM34U,VM36U,VM37U,VM39U,VM40B,VM42U,VM43U,VM44U,VM45U,VM46U,VM48U,WK21).

 

2) Evasione fiscale internazionale e riciclaggio

Evasione fiscale internazionale e riciclaggio - Sequestrati 8 milioni di euro. La Guardia di Finanza di Palermo, nei giorni scorsi, ha eseguito a Palermo, Roma e Milano un provvedimento di sequestro d’urgenza emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo siciliano, per un valore complessivo di 8 milioni di euro in titoli di credito, nei confronti di due imprenditori palermitani operanti nel settore del trasporto marittimo internazionale di merci.

L’operazione, diretta dai Sostituti Procuratori e svolta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Palermo, con il supporto del II Reparto del Comando Generale del Corpo, si inserisce in un più ampio contesto investigativo internazionale che ha tratto le mosse dalle indagini svolte dal F.I.O.D. olandese - unità specializzata nel contrasto delle frodi finanziarie ed economiche - nei confronti di un’organizzazione transnazionale operativa in Italia e Olanda e con interessi ramificati in diversi Stati, tra cui le Isole Vergini Britanniche, Bahamas, Svizzera e Principato di Monaco, facente capo a due imprenditori originari dei Paesi Bassi, i quali si sono prestati, utilizzando alcune società riconducibili al proprio gruppo societario, ad emettere fatture per operazioni inesistenti di importi rilevantissimi, triangolate con società con sede in paradisi fiscali, al fine di permettere la fuoriuscita di capitali dai Paesi ove erano ubicate le società destinatarie delle fatture stesse.

Proprio per i suoi risvolti transnazionali, l’inchiesta è coordinata a livello europeo dall’unità di cooperazione giudiziaria E.U.R.O.J.U.S.T. (European Union’s Judicial Cooperation Unit), organo dell’Unione Europea con sede all'Aia, composto da 27 Membri Nazionali (magistrati del pubblico ministero, giudici o funzionari di polizia appartenenti agli Stati membri dell’Unione) istituito, allo scopo di rafforzare la lotta contro le forme più gravi di criminalità transnazionale, con decisione del Consiglio Europeo 2002/187/GAI del 28 febbraio 2002, recepita ed attuata nell’ordinamento italiano con legge n. 41 del 14 marzo 2005.

Tra i destinatari della fatture false emesse dall’organizzazione con base in Olanda, sono emerse due aziende palermitane che, grazie all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per circa 12 milioni di euro ed alla contabilizzazione delle fittizie movimentazioni di denaro in queste documentate, hanno potuto costituirsi all’estero riserve finanziarie occulte nel complesso ammontanti a circa 14 milioni di euro, trasferite su un conto corrente acceso presso un istituto bancario del Principato di Monaco formalmente intestato ad una società off-shore con sede nelle Bahamas, ma risultato, di fatto, nella disponibilità dei titolari delle imprese palermitane.

Tre sono i sistemi con cui, nel dettaglio, questo meccanismo è stato concretamente realizzato.

Con il primo, in occasione della cessione di navi per il trasporto di idrocarburi da parte di una delle imprese palermitane, è stata fatta figurare una falsa intermediazione da parte di una società olandese che, per questo, ha emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti della prima per circa 3.400.000 euro, effettivamente incassati ma poi trasferiti, in virtù di un simulato accordo di agenzia, sul conto corrente di una società bahamense, risultata essere di fatto nella disponibilità delle imprese siciliane.

Con il secondo sistema, la stessa società olandese ha emesso fatture per operazioni inesistenti per circa 10.000.000 di euro nei confronti delle società palermitane in relazione ad una simulata joint-venture, che prevedeva la condivisione al 50% degli utili e delle perdite relativi alla gestione commerciale di tre navi date in noleggio dalle stesse società siciliane; anche in questo caso, in virtù di un simulato accordo di agenzia, la società olandese, una volta ricevuta la somma di denaro, l’ha poi trasferita sul conto intestato alla stessa società off-shore dianzi citata, acceso presso la medesima banca monegasca.

Nel terzo sistema infine, alcune società olandesi si sono fittiziamente inserite, sempre mediante fatture per operazioni inesistenti, nei lavori connessi ad un appalto per la costruzione di 12 navi presso i cantieri di una società coreana interamente eseguiti dalle imprese palermitane, incassando 1.300.000 euro a titolo di benefits da terze imprese fornitrici di servizi, che invece dovevano essere corrisposti alle società italiane; pure in tal caso, le somme incassate sono state poi girate sul conto corrente della società delle Bahamas di fatto riconducibile alle imprese nazionali.

Le risultanze investigative sono state supportate, tra l’altro, dagli accertamenti effettuati nell’ambito di una rogatoria internazionale effettuata in Svizzera da parte dei magistrati della Procura della Repubblica di Palermo, con il supporto dei finanzieri, presso un professionista elvetico che ha curato gli interessi delle imprese siciliane nella costituzione della società caraibica con sede nelle Bahamas.

I reati contestati ai responsabili delle società olandesi e palermitane vanno dalla appropriazione indebita, al riciclaggio e all’intestazione fittizia di beni, nonché all’emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, aggravati dalla transnazionalità delle condotte, in quanto commesse in più Stati, ai sensi della Legge 146 del 2006 che ratifica la Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità transnazionale sottoscritta nella Conferenza di Palermo del 15 dicembre 2000.

La valenza del consistente quadro probatorio portato a conoscenza dell’Autorità Giudiziaria, ha permesso ai magistrati titolari del fascicolo processuale di disporre d’urgenza la misura cautelare del sequestro preventivo, prodromico alla confisca per equivalente, per un valore di oltre 8.000.000 di euro, eseguito dalla Guardia di Finanza su titoli di credito liquidabili di pari valore sottoscritti dai titolari delle imprese palermitane, i quali, preso atto degli elementi probatori acquisiti, li hanno messi a disposizione della stessa Autorità Giudiziaria.

Il G.I.P. del Tribunale di Palermo ha poi convalidato il sequestro d’urgenza disposto dalla Procura della Repubblica.

L’operazione rappresenta uno dei più importanti casi concreti di effettivo coordinamento “sul campo” da parte di EUROJUST e uno dei più significativi, finora, per numero di Stati interessati e per rilevanza della frode scoperta.

 

3) Iva sugli acquisti intracomunitari: enti non profit come imprese

Enti non commerciali come imprese quando acquistano beni e servizi oltreconfine.

Per gli acquisti intracomunitari di beni, essi sono infatti tenuti ad applicare l’Iva in Italia, ma è previsto un limite di esonero per gli enti che non svolgono attività d’impresa. Per gli acquisti di servizi, poi, l’obbligo di imposta si estende al di fuori dell’Ue e non sono previste franchigie.

Acquisti intracomunitari di beni

In base all’art. 38, comma 1, del D.L. n. 331/93, l’Iva si applica agli acquisti intracomunitari di beni effettuati nel territorio dello stato da soggetti operanti nell’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione, “o comunque da enti, associazioni o altre organizzazioni di cui all’art. 4, quarto comma del DPR 633/72”, soggetti passivi d’imposta nel territorio dello stato.

Gli enti non commerciali che svolgono, accanto all’attività istituzionale, anche attività d’impresa, sono quindi tenuti in ogni caso ad applicare l’Iva sugli acquisti intracomunitari, ancorché riferibili alla stessa istituzione.

Ma non è tutto. Il comma 3, lett. c), dello stesso art. 38, qualifica inoltre acquisti intracomunitari quelli posti in essere da enti, associazioni o altre organizzazioni “non soggetti passivi d’imposta”; in tal caso, tuttavia, il successivo comma 5, lett. c), stabilisce una soglia di esenzione, entro la quale gli acquisti degli enti non soggetti passivi non devono essere assoggettati all’imposta.

Secondo l’art. 38, comma 3, lett. d), infine, costituisce acquisto intracomunitario anche l’introduzione nel territorio dello stato, da parte o per conto degli enti non soggetti passivi, di beni che essi hanno precedentemente importato in altro stato membro.

Questa disposizione mira a evitare che gli enti in questione, al fine di ridurre il prelievo fiscale, localizzino le loro importazioni in paesi membri nei quali l’aliquota Iva è più bassa (per es., Lussemburgo), imponendo loro l’applicazione dell’imposta in Italia (con il diritto al rimborso dell’imposta assolta nel paese di importazione) all’atto del successivo trasferimento dei beni nel territorio nazionale.

Peraltro, che lo stesso avviene per l’introduzione di beni da parte di enti soggetti passivi, in forza della previsione della lettera b) del comma 3, concernente i trasferimenti intracomunitari “a se stessi”.

In sostanza, considerate le caratteristiche degli enti associativi, il legislatore comunitario ha ritenuto di assimilarli alle imprese, assoggettandoli al principio di tassazione “a destinazione” degli scambi intracomunitari, allo scopo di evitare possibili distorsioni del mercato.

Ragioni di semplificazione, però, hanno indotto a stabilire, nei soli riguardi degli enti che non svolgono alcuna attività d’impresa e non sono, pertanto, soggetti passivi dell’Iva, un limite massimo al di sotto del quale essi possono evitare la tassazione “a destinazione” e pagare invece l’Iva al fornitore, come i consumatori persone fisiche.

Acquisti degli enti soggetti passivi Iva

Gli enti non commerciali, se svolgono anche attività commerciali o agricole per cui rivestono la qualifica di soggetti passivi, sono tenuti “comunque” ad applicare l’Iva sugli acquisti intracomunitari, indipendentemente dall’importo e dalla circostanza che l’acquisto riguardi la sfera istituzionale o quella commerciale.

Ai fini dell’applicazione dell’imposta, tuttavia, gli adempimenti sono diversificati

a seconda che l’acquisto riguardi la sfera istituzionale oppure l’attività commerciale dell’ente.

Più precisamente:

- se i beni sono destinati a fini istituzionali, l’ente osserverà gli stessi adempimenti previsti per la tassazione degli acquisti intracomunitari degli enti non titolari di partita Iva;

- se i beni sono destinati all’attività commerciale, l’ente osserverà gli adempimenti stabiliti per la generalità dei contribuenti Iva (integrazione della fattura d’acquisto, registrazione ecc.);

Esenzione entro il limite di 10 mila euro

Gli enti non soggetti passivi possono evitare l’applicazione dell’Iva sugli acquisti in altri paesi Ue, se contenuti entro il limite massimo annuo di 10.000 euro.

Il comma 5, lett. c), dell’art. 38 prevede infatti che non costituiscono acquisti intracomunitari gli acquisti di beni (diversi dai mezzi di trasporto nuovi e dai beni soggetti ad accisa) effettuati dagli enti non titolari di partita Iva, se l’ammontare complessivo degli acquisti stessi effettuati nell’anno solare precedente non ha superato 10.000 euro e fino a quando, nell’anno in corso, tale limite non è superato.

Peraltro, in base all’art. 21 del D.M. 24 dicembre 1993, le disposizioni sugli acquisti intracomunitari degli enti non soggetti Iva si applicano anche per gli acquisti fatti nella Repubblica di San Marino, per i quali la soglia di esonero è rimasta a 8.263,31 euro.

Nella soglia non si computano gli acquisti intracomunitari di mezzi di trasporto nuovi e di beni soggetti ad accisa, in quanto tali particolari beni sono in ogni caso tassati a destinazione.

Opzione per l’applicazione dell’Iva

L’esonero dal pagamento dell’imposta in Italia degli acquisti sotto soglia  comporta, ovviamente, la tassazione della cessione nel paese membro in cui è stabilito il fornitore.

Viene data la possibilità agli enti di potere rinunciare all’esonero e di optare per il pagamento dell’Iva in Italia anche sugli acquisti intracomunitari al di sotto del limite.

L’opzione per la tassazione italiana è efficace fino a quando non sia revocata, e comunque almeno per un triennio (compreso l’anno nel corso del quale è attivata) purché ne permangano i presupposti.

In base al DPR n. 442/97, la validità dell’opzione (e della revoca) è subordinata soltanto al comportamento coerentemente adottato a partire dall’inizio dell’anno, anche se vi è l’obbligo di darne comunicazione all’atto della dichiarazione annuale Iva presentata per l’anno nel corso del quale l’opzione ha

avuto effetto, pena l’applicazione della sanzione da 258 a 2.065 euro.

Qualora l’ente non sia tenuto a presentare la dichiarazione annuale dell’Iva, la comunicazione dovrà effettuarsi allegando il quadro VO del modello Iva alla dichiarazione presentata ai fini del reddito.

Adempimenti per gli acquisti non tassabili

Per quanto riguarda gli acquisti intracomunitari entro la soglia di esonero, prima di ogni operazione d’acquisto l’ente è tenuto a presentare all’Agenzia delle entrate, per via telematica, ai sensi dell’art. 50, comma 4, la speciale dichiarazione modello Intra13.

Nel momento in cui, in corso d’anno, il limite di 10.000 euro viene superato, scatta l’obbligo di presentare la dichiarazione per chiedere il numero di partita Iva, al fine di assoggettare all’imposta gli acquisti successivi.

Adempimenti per gli acquisti tassabili

Per gli acquisti superiori alla soglia di 10.000 euro (o comunque in caso di opzione per la tassazione in Italia), l’ente non soggetto passivo diventa un contribuente Iva, limitatamente però agli acquisti intracomunitari.

Ottenuto dall’ufficio il numero di partita Iva, dovrà comunicarlo al fornitore comunitario al fine di permettergli di fatturare la vendita senza l’addebito dell’imposta.

L’ente dovrà inoltre osservare gli adempimenti previsti dall’art. 49 e dall’art. 47, comma 3 del D.L. n. 331/93, per cui sarà tenuto a:

- numerare progressivamente la fattura del fornitore e a integrarla indicandovi l’aliquota applicabile e la relativa Iva dovuta;

- annotare la fattura integrata, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricevimento, su un apposito registro (non bollato);

- emettere, qualora non abbia ricevuto dal fornitore la fattura entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, autofattura in unico esemplare entro il giorno 15 del terzo mese, annotandola nel predetto registro entro lo stesso termine di emissione;

- presentare telematicamente all’Agenzia delle entrate, entro ciascun mese, una dichiarazione relativa agli acquisti intracomunitari registrati per il secondo mese precedente (modello Intra12); la dichiarazione non deve essere presentata se per il mese di riferimento non sono stati registrati acquisti;

- nello stesso termine pagare l’Iva dovuta in base alla predetta dichiarazione,

utilizzando il modello F24 e riportando gli estremi di pagamento nella dichiarazione stessa;

- presentare, nei termini ordinari, l’elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari, modello Intrastat.

A parere di dottrina, il possesso della partita Iva per la tassazione degli acquisti intracomunitari non fa acquisire all’ente la veste di soggetto passivo dell’imposta: Pertanto non dovranno essere osservati gli altri adempimenti previsti dal DPR n. 633/72 per i soggetti passivi, in particolare l’ente non sarà tenuto a presentare la dichiarazione annuale Iva.

 

4) Approvato modello di opzione per l’imponibilità Iva dei contratti di locazione e specifiche tecniche per la trasmissione telematica

Sul sito dell’Agenzia delle entrate è disponibile il modulo che consente di scegliere, per i contratti di locazione degli alloggi sociali e quelli dei fabbricati a uso abitativo effettuati dalle imprese costruttrici o di ripristino, già in corso alle date di entrata in vigore dei due provvedimenti, l’imponibilità Iva rispetto all’ordinario regime di esenzione.

Con lo stesso stampato, inoltre, può essere esercitata l’opzione nel caso di subentro di altro locatore prima della scadenza del contratto.

L’approvazione del modello e delle relative specifiche tecniche è avvenuta con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate Prot. 2013/92492 del 29 luglio 2013.

L’art. 57, comma 1, lettera a) del D.L. n. 1/2012, e l’art. 9 del D.L. n. 83/2012, hanno modificato il regime IVA rispettivamente per i contratti di locazione destinati ad alloggi sociali e per le locazioni di fabbricati abitativi effettuati da imprese costruttrici o di ripristino.

La circolare dell’Agenzia delle entrate n. 22/2013, ha precisato che tali tipologie contrattuali, in linea di principio esenti da IVA, sono assoggettabili ad imposta a condizione che il locatore manifesti tale scelta nel contratto di locazione.

Inoltre, l’opzione è vincolante per tutta la durata del contratto. È possibile optare, relativamente alle tipologie contrattuali previste dalla norma, anche per i contratti in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore dei sopra citati decreti legge.

L’opzione, formalizzata mediante un atto integrativo del contratto, deve essere portata a conoscenza dell’Amministrazione Finanziaria mediante la registrazione dell’atto integrativo (corrispondendo l’imposta di registro di euro 67,00) o utilizzando il modello approvato con il presente provvedimento.

Il modello è inoltre utilizzato per comunicare la suddetta opzione qualora, prima della scadenza del contratto di locazione, si verifichi il subentro di un terzo, in qualità di locatore.

Il modello “Opzione per l’imponibilità Iva dei contratti di locazione” può essere presentato esclusivamente in via telematica.

Il presente provvedimento approva, altresì, le specifiche tecniche per la sua trasmissione.

In conclusione, se si intende applicare il regime Iva ai rapporti già in essere (in particolare, ai contratti di locazione di fabbricati abitativi effettuati da imprese costruttrici o di ripristino, in corso di esecuzione al 26 giugno 2012, e a quelli destinati ad alloggi sociali, in corso di esecuzione al 24 gennaio 2012), è possibile formalizzare e comunicare all’Amministrazione finanziaria l’opzione (vincolante per la durata residua del contratto), scegliendo una delle due strade:

- Atto integrativo del contratto, da registrare corrispondendo l’imposta di registro nella misura di 67 euro;

- trasmissione all’Agenzia delle Entrate del modello “Opzione per l’imponibilità Iva dei contratti di locazione”, approvato con il provvedimento odierno.

Nel secondo caso, il modulo va inviato esclusivamente per via telematica, direttamente dagli interessati oppure attraverso i soggetti incaricati o gli intermediari abilitati, secondo le specifiche tecniche contenute nell’Allegato B.

Il modello è composto da due quadri: il quadro A, che contiene gli “Estremi del contratto” (codice ufficio, anno, serie, numero e - se esistente - sottonumero, ovvero, in alternativa a tali dati, se la registrazione è avvenuta on line, l’ID telematico), e il quadro B, in cui indicare i “Dati del locatore” (codice fiscale, nome e cognome ovvero denominazione o ragione sociale, dati anagrafici e, in caso di subentro, il codice fiscale del precedente locatore).

 

5) Responsabilità amministrativa dell’ente e responsabilità penale dell’autore del reato

La Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 20060 del 9 maggio 2013, affronta in modo espresso, per la prima volta, il delicato tema dei rapporti tra responsabilità amministrativa dell’ente (ex D.Lgs. 231/2001) e responsabilità penale dell’autore del reato.

La sentenza della Suprema Corte, rileva Assonime nel caso 4/2013 del 29 luglio 2013, conferma la peculiarità e l’autonomia del “sistema 231” di responsabilità degli enti, sia sotto il profilo della prescrizione, sia sotto il profilo dell’accertamento della responsabilità dell’ente in assenza di condanna dell’autore del reato.

Sul rapporto tra prescrizione del reato e prescrizione dell’illecito amministrativo, la Cassazione sancisce il principio secondo cui l’avvenuta prescrizione del reato determina il venir meno per l’accusa del potere di contestare l’illecito amministrativo all’ente, ma se l’illecito è contestato all’ente prima della compiuta prescrizione del reato, il giudizio può essere proseguito e può anche concludersi con condanna dello stesso.

Questa tesi presenta la criticità di rendere sostanzialmente imprescrittibile l’illecito amministrativo contestato nei termini ed è un aspetto su cui l’auspicata riforma del D.Lgs. 231/2001 dovrà intervenire.

L’altro profilo rilevante affrontato dalla Cassazione è quello di stabilire se possa configurarsi un’autonoma responsabilità dell’ente anche quando l’imputato sia stato assolto.

La Corte afferma che la responsabilità amministrativa delle società, anche se presuppone la commissione di un reato, è autonoma rispetto a quella penale e personale dell’agente.

Ne consegue che si può affermare la responsabilità dell’ente in tutte le ipotesi in cui per la complessità dell’assetto organizzativo interno, non sia possibile ascrivere la responsabilità penale in capo ad un determinato soggetto e, ciò nondimeno, risulti accertata la commissione di un reato.

 

6) Il giudizio del Tribunale sulla fattibilità del concordato preventivo

La Corte di Cassazione a sezioni unite, con la sentenza n. 1521 del 2013, interviene sul tema dei limiti del controllo del Tribunale sul requisito della fattibilità del concordato preventivo, risolvendo il contrasto giurisprudenziale sorto sul punto dopo l’entrata in vigore della riforma della legge fallimentare.

Con una motivazione complessa, la Corte chiarisce che al Tribunale spetta – in ogni fase della procedura – un controllo diretto sulla conformità del piano di concordato alle norme di legge (cd. “fattibilità giuridica”), nonché sulla sua idoneità a consentire il superamento della crisi e una soddisfazione – seppur minimale – dei creditori in tempi ragionevoli.

Spetta, invece, ai creditori il giudizio sulla convenienza della proposta ad essi rivolta e quello sulla effettiva realizzabilità della percentuale di pagamento in concreto offerta (cd. “fattibilità economica”).

La sentenza si apprezza perché, in linea con le più recenti evoluzioni della legge fallimentare, consente una riflessione sul rapporto tra l’autonomia negoziale delle parti e il vaglio giudiziale nelle soluzioni concordate della crisi. E’ vero, infatti, che la riforma ha fortemente valorizzato il ruolo dell’autonomia delle parti nella gestione della crisi, rimettendo il controllo del tribunale nell’alveo dei profili di legalità. Tuttavia, non va dimenticato che il concordato preventivo rimane una procedura concorsuale il cui fine ultimo, sulla cui realizzazione il tribunale deve vigilare, è rappresentato dalla necessità di tutelare i creditori sociali. In questo quadro di riferimento, la verifica sulla capacità della procedura di soddisfare anche in misura modesta i creditori, evocata dalle Sezioni Unite, coincide con questo ruolo di garanzia del corretto impiego della procedura che il tribunale è chiamato a svolgere.

(Assonime, caso n. 5/2013 del 29 luglio 2013)

 

Vincenzo D’Andò